Aspettando Genji

di Antonio Moresco

genji3.jpgIl 21 maggio alle ore 21 Nazione Indiana organizzerà a Milano, al Teatro i, un nuovo incontro per festeggiare la traduzione ancora in corso della Storia di Genji il principe splendente della scrittrice giapponese Murasaki Shikibu, che uscirà fra un paio di anni presso Einaudi.

Questa nuova traduzione è particolarmente importante perché fatta direttamente dal giapponese antico e non -come la precedente- da una traduzione inglese. E’ da segnalare inoltre che si tratta -a livello mondiale- della prima traduzione del “Genji” fatta da una donna.

Se un gruppo di scrittori italiani del 2000 sente il desiderio di festeggiare l’avvicinarsi dell’uscita di un libro scritto mille anni fa dall’altra parte del mondo da una loro grande sorella vuol dire che la letteratura può anche non essere vissuta come una cosa morta e separata dal proprio tempo e dalla propria vita, gestita da macchine inerti e da consegnare alla fine ai musei e alla storia, ma che può essere anche una cosa viva e forte in grado di creare legami di passione, di conoscenza, di prefigurazione e di fratellanza attraverso lo spazio e il tempo.

Organizzeranno questo incontro Dario Voltolini, Jacopo Guerriero e io. Sarà presente anche la traduttrice italiana del libro, Maria Teresa Orsi, impegnata da tempo in questa impresa. Un importante contributo ce lo darà Andrea Raos, che conosce a fondo questo libro, su cui si è laureato, che è vissuto in Giappone per un dottorato su alcuni poeti dell’epoca dei Fujiwara e che ci porterà le musiche di quel tempo (di cui il “Genji” trabocca) e ci leggerà una pagina del libro nella lingua antica di Murasaki, per farci sentire e rivivere le sonorità con cui questo impareggiabile libro è stato scritto e pensato.

  11 comments for “Aspettando Genji

  1. 20 aprile 2005 at 08:39

    Avevo letto la versione Einaudi dei primi anni Novanta. Una donna che scrive di donne infelici in perenne attesa… Sarà un incontro particolare, visto che ne parlano tre uomini!

  2. antonella
    20 aprile 2005 at 09:03

    Ecco, questo è uno dei pochi motivi per cui non mi dispiacerebbe proprio abitare a Milano.

    :(

  3. andrea barbieri
    20 aprile 2005 at 09:16

    Moresco ha scritto delle cose molto belle sul Genji Monogatari all’interno di un saggio (“La freccia” se ricordo bene il titolo) a sua volta all’interno di una raccolta di contributi di vari autori dal titolo “L’almanacco 2003. Il romanzo dell’io” (ed. Portofranco, Torino 2004). Non so, anche se sembra assurdo, c’è una specie di “amicizia” con Murasaki Shikibu. O almeno io l’ho vista così.

  4. andrea raos
    20 aprile 2005 at 19:01

    antonio, te lo dico qui perché non ho la tua mail e il telefono costa; potresti farmi avere cio’ che hai scritto sul “Genji”? sai com’è, mi piacerebbe arrivare preparato…
    grazie, ciao,

  5. geko
    20 aprile 2005 at 22:34

    Si, anche a me piacerebbe leggere ciò che Antonio Moresco ha scritto su Genji…… anche a me piacerebbe esserci a Milano. Grazie della segnalazione, da tanto tempo volevo leggerlo per intero, ora non ho più scuse….

  6. Fake di Angelini
    17 maggio 2005 at 12:06

    Festeggiare una traduzione ancora in corso e che uscirà ***fra un paio di anni*** presso Einaudi mi ricorda da vicino la strategia di marketing usata da Giulio Mozzi per Perceber. Con tutto il rispetto per il principe splendente:-/

  7. gabriella
    17 maggio 2005 at 13:37

    Caro fake, se tu leggessi Lo sbrego, capiresti cosa vive Moresco quando legge il Genji… e poi, anche tu hai usato questa strategia per l’uscita de Il violinista che io sto leggendo grazie anche allo sfiancamento operato in rete da parte tua, suvvia! :-) Non è detto che ciò sia male, anzi la rete serve anche a far passare cose belle della letteratura, o no?

  8. Fake di Angelini
    17 maggio 2005 at 14:08

    Il pezzo più bello di Moresco è quello che inviai in it.cultura.libri sotto il titolo “Come ascendere”. Eccolo:

    Sono passati già quaranta giorni…” constatò Gesù. “Mi tocca ascendere.”
    Il sentiero cominciava a salire, non si poteva guardare dalla parte di
    Betania…
    Uno degli apostoli gli si era accostato, gli stava dicendo qualcosa,
    sottovoce.
    “Sapevo da sempre che questa battuta sarebbe stata pronunciata…” mormorò
    Gesù passandosi una mano sulla fronte….
    Erano ormai arrivati quasi in cima.
    “Come posso tenerle, le mani?” si ricordò di chiedersi Gesù. “Non tutte e
    due incrociate sul petto come un bambolotto, ma neppure stecchite lungo i
    fianchi… A tenerle tutte aperte e allargate ai lati della testa assumerei
    un aspetto insopportabilmente pretenzioso durante l’ascensione… Ecco…
    potrei forse tenerle dietro la schiena, con le dita intrecciate, la testa
    leggermente inclinata da una parte, le spalle un po’ strette… Potrei
    grattarmi d’un tratto un angolo della bocca, o di un occhio, volendo, per
    minimizzare un po’ la cosa…”
    Non sentiva già più il terreno sotto i piedi, gli apostoli dovevano già
    arrovesciare la testa per vederlo, sulla cima del colle che oscillava.
    “Forse non ci sarà più nessuno ad aspettarmi…” si disse ancora Gesù,
    “troverò tutto vuoto e deserto, abbandonato, le luci spente, cartacce che
    volano, sedie rovesciate…”

    Dagli Esordi, naturalmente. Quanto al ‘Violinista’ non ricordo di averne mai parlato in rete. Ne sei sicura?:-/

  9. gabriella
    17 maggio 2005 at 18:36

    Sei senza pudore…

  10. Tre Fans
    19 maggio 2005 at 14:30

    Raul, ieri sera dalla Bignardi l’hai massacrato tu Vittorio Feltri, senza motosega ma con le parole e i sorrisi. Sei lo scrittore più fico d’Italia. Se scendi a Firenze non prendere l’albergo, faccelo sapere qui.

  11. z
    20 maggio 2005 at 23:29

    Emma, ci sarà la traduttrice che ne parla

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