Faits Divers/ Bernard Noël

13 dicembre 2005
Pubblicato da


immagine di Roland Topor

Sonetti della morte
(Moriturus)

di
Bernard Noël

Traduzione : Paola De Luca

dell’acqua del fuoco
fanno cuocere la testa
raschiano la carne col coltello
e è un fermacarte

un cranio crudo boccia da birillo
abbiamo collo decollato

quelli che pam pam
si buscano un buco in
interiorità

noi facciamo un lavoro pulito
e loro sputano

per i polsi al soffitto
un peso ai piedi
allacciano un filo
sulla lingua

se gridano imbottire la bocca
una rasoiata
riassumerà le ammissioni

pezzi di cervello
attorno alle teste

l’occhio è un calamaio
speditamente svuotato
la pelle la trattiamo con la pinza
gran serata
una pallottola
spappola il viso

embé
gli si prende solo la vita
niente di più
invece noi

sconvolgere il dolore

segrete della legge
si sviscera dell’uomo
un chiodo nel sesso
per spazzare l’uretra
succhia un po’ sta roba

altri perdono gli occhi in un lampo
strozzati per vedere la smorfia

ridendo del loro stesso ridere
tranciano la pelle sulla fronte
e tirano
ora sbucciamo dicono

perchè far paura è
atto morale
ragionevole contro il terrore

corda al collo
impastoiato come un porco
che urla di rabbia e paura
lo trattano colla frusta

con troppa vita ancora
gonfie le gambe zampe enormi
ci spengono sopra le sigarette
tutti i boia fanno festa
colpendo infilzando incidendo

una carogna dicono
stretta al suo marciume

presto finitelo
impalatemi questo figlio di troia
lo rimanderemo
dritto dritto nella figa di sua madre

e sotto la lana d’acciaio
tutta la crudezza del corpo

li alesiamo dicono
aprendo col coltello bocche
nuove e rantoli rossi

sale grosso a mo’ di denti
e le piaghe che ridono

il corpo deve vomitare nomi
perciò uccidetegli il taciuto

appena si mette la testa sotto pressa
si vede trasudare il segreto
un po’ di bava e di sangue
il moccio del pensiero
alla fine deflagra la follia
e consuma la gola d’un tratto

solo orina e merda e sputi

mangia dicono gettandogli la faccia
a terra e il piede sopra
lui vorrebbe finire di morire
solo viene un sospiro

gettano un secchio d’acqua
e allacciano l’elettrodo sul sesso

contorcimenti grida cuore che spiantano
risate e mettetecela tutta
gli strizzano i testicoli
é divorato vivo
bastardo perchè non lo ammazziamo

a pugni a calci

finisce in una tinozza di piscio
e a garganella

Parigi, aprile 2004

30 Responses to Faits Divers/ Bernard Noël

  1. Giancarlo Tramutoli il 14 dicembre 2005 alle 09:57

    Sublime, bellissima, vitale…
    e adesso vado un po’ a vomitare.
    Ps
    La inserirei nell’antologia Poesia e Biochetasi.

  2. georgia il 14 dicembre 2005 alle 10:12

    sembra una canzone di Vinicio Capossela, la bellissima Decervellamento che, non a caso, è ispirata alla Chanson du decervelage, cantata in Ubu Re di Alfred Jarry
    geo

  3. Giancarlo Tramutoli il 14 dicembre 2005 alle 10:40

    La classica poesia di Natale.

  4. georgia il 14 dicembre 2005 alle 11:15

    cos’è la Biochetasi?

  5. Giancarlo Tramutoli il 14 dicembre 2005 alle 12:03

    Geo, un farmaco contro la nausea…
    :-)

  6. Adriano il 14 dicembre 2005 alle 12:03

    Ciao effeffe. Di noel ricordo un bel libro uscito per lo specchio mondadori. penso si chiamasse “estratti del corpo”.
    biochetasi credo serva a non vomitare, ma qui ci vorrebbe un puem farmacologico del furlan.

  7. francesco forlani il 14 dicembre 2005 alle 12:37

    a grande richiesta

    Puem L’est biù ke tasi

    @ Tramutoli

    Oh l’est qu’el gastrulo l’est à dentro
    ainsi parait selon les medecins l’acide
    ke nun l’est mik question de ce que lego

    ma sulement de causa à supportare vertad
    et si ‘l tramutolo le vene un tic – lo vego
    seria question de panse et de sinzera

    patologie qui fait ke todo ischerzo aqui
    devient le synthomo de verso patetique

    effeffe

    ps
    Bernard Noel è uno dei più grandi poeti francesi, ahimè non troppo conosciuti in italia, grazie Adriano per la nota.

  8. Giancarlo Tramutoli il 14 dicembre 2005 alle 13:08

    “Estratti del corpo”
    Titolo perfetto. A volte scrivere versi è davvero come andar di corpo.

    @effeffe
    troppo, troppo arzigogolato. In più detesto i versi in dialetto.
    E ognuno ha i suoi grandi poeti preferiti. Quando non leggo roba simile, sto benissimo, grazie. Mi vado a risciacquare la bocca e le orecchie con Beppe Salvia, per es.
    Buon Natale :-)

  9. francesco forlani il 14 dicembre 2005 alle 14:38

    @ Giancarlo Tramutoli
    (poeta dialettale)

  10. georgia il 14 dicembre 2005 alle 15:07

    già Beppe Salvia …. splendido
    Tramutoli mi sono posta una domanda nel mo blog (NON nell’ultimo post che lì mi sono posta una domanda kattiva e terribilmente provocatoria, ma nel terz’ultimo): Ma cosa è avvenuto negli ultimi anni, diciamo venti trenta anni, in lucania?
    Come mai la maggior parte dei grandi scrittori e poeti sta venendo da lì?
    Un motivo ci deve essere, ma quale?

  11. Giancarlo Tramutoli il 14 dicembre 2005 alle 15:13

    uffa effeffe uffa
    che humour di muffa
    dialettale sarai tu
    e i tuoi maccheronici scotti
    quando la poesia da buffa
    diventa una mortifera truffa.

    Una prece.

  12. Giancarlo Tramutoli il 14 dicembre 2005 alle 15:18

    non lo so, Geo.
    L’ultimo lucano emerso è Andrea Di Consoli (ieri esaltato da Cordelli sul Corsera), poi c’è Cappelli, Riviello, Salvia, Nigro. Siamo un po’ come gli indiani. Riservati. E’ un sud dove nevica e siamo in tutta la regione soli 600.00. Ho volutamente tralasciato il dialettale Pierro. Cosa vuoi di più dalla vita letteraria?

  13. francesco forlani il 14 dicembre 2005 alle 15:25

    @Giancarlo Tramutoli

    i maccheronici scotti
    mi sono piaciuti
    :-)

    il resto (post precedenti)
    no
    :-(

    effeffe
    ps
    pacienza!

  14. emma il 14 dicembre 2005 alle 15:49

    L’ironia a tutti i costi può diventare più pesante di un mattonazzo tragico.

  15. francesco forlani il 14 dicembre 2005 alle 15:56

    nevvero?
    effeffe
    ps
    l’unico rammarico è che segua a una poesia come questa
    ma
    tiremme innanzi

  16. emma il 14 dicembre 2005 alle 15:59

    A me questa poesia ricorda i pezzi postati di recente su N.I. e tratti da “Guerra” di Buffoni.
    Vi si parla di tortura, mi pare.
    Cose poco “gradevoli”, in effetti.

  17. francesco forlani il 14 dicembre 2005 alle 16:12

    perchè far paura è
    atto morale
    ragionevole contro il terrore

    questi versi, anche solo questi versi
    effeffe

  18. Giancarlo Tramutoli il 14 dicembre 2005 alle 16:23

    tirEmma innanzi, tirEmma…

  19. emma il 14 dicembre 2005 alle 16:26

    io
    che ogni giorno mi scavo sotto la pelle
    non ho sete
    né di verità né di felicità né di gloria
    ma della sorgente di questa sete
    non porto a spasso un mio piccolo demone fin troppo civile
    ne ho diecimila che mi rodono
    e io sorrido loro
    non come una Gioconda
    non come un buddha soddisfatto del suo distacco
    non come uno yoghi con i muscoli dell’anima ben esercitati
    ma come un uomo
    per cui non tutte le strade sono buone
    e
    mano a mano che lo spazio cavo là sotto si ingrandisce
    strane macchine appaiono nel mio corpo
    e prima di tutto quest’occhio che è spuntato alla radice del naso e
    mi fa dubitare del valore dei miei occhi
    condensazione dello sguardo
    triangolo all’interno del cranio
    triangolo senza base simile a un imbuto in cui si avventano
    le grida provenienti dal midollo spinale e dal ventre
    (ventre dove cresce un enorme fascio di radici flessi-
    bili e dure come aghi d’acciaio)
    triangolo le cui pareti incandescenti tracciano nel cervello
    un’ustione drenante
    un’ustione che è la presenza stessa
    la presenza delle cose che entrano in me come una scarica
    una scarica che spezza le scaglie
    spezza la paglia e la trave
    spezza il filtro e i denti…

    (Da Bernard Noël: “Estratti del corpo” – Lo Specchio Mondadori – 2001)

    Può piacere o meno. Ma si consideri la data della pubblicazione in Francia: 1958.
    Si consideri poi il “peso” del corpo nella poesia attuale, quella di oggi, 14 dicembre 2005.

  20. emma il 14 dicembre 2005 alle 16:30

    “tirEmma innanzi, tirEmma…”

    TRAMutoli

  21. georgia il 14 dicembre 2005 alle 16:38

    “Cosa vuoi di più dalla vita letteraria? ”
    :-)))))))
    dovrei rispondere …. un LUCANO?

    di consoli ho, appunto, appena finito di leggerlo e proprio lui mi ha suscitato la domanda.
    L’ossimoro della neve/sud è affascinante, ma come risposta non basta.
    geo

  22. francesco forlani il 14 dicembre 2005 alle 16:47

    @Emma
    ci sono delle cose che vorrei aggiungere – intanto ti ringrazio per il post- e mi vengono in mente come quadri di vissuto, ricordi, strette di mano furtive in una Napoli di quasi inverno un paio d’anni fa e la figura sottile – il pensiero- e agile- il corpo- del vecchio poeta – si proprio Bernard Noel- che ci diceva grazie per che mi si ricordi, e come Paola, rifugiata in Francia da una vita si interrogasse a lungo sulla frase, da tradurre e discuterla ancora con lui per schermi interposti. Insomma. dietro ogni poesia ci sono mondi e modi di non travestirsi.
    effeffe
    ps
    mi scuso per non argomentare, costruire frasi, articolare discorsi, pronunciare fede, apparire comico, respingere l’uno, e fare dell’altro nulla- e non mi dispiacevano nemmeno le sue pitture quattro on line- e passo.Però Emma vorrei che mi dicessi del corpo

  23. Giancarlo Tramutoli il 14 dicembre 2005 alle 16:51

    Tir e tram.. siamo così autistici.

    @Geo
    ci penso su. Non riesco a entrare nel tuo blog e splinder non mi fa mai postare. A me, che sono pur sempre un uomo di lettere…

  24. andrea inglese il 14 dicembre 2005 alle 18:23

    a franzisko, ma la poesia di perfetto terrore natalizio – come è giusto che sia – che hai postato appartiene ad una raccolta edita in Francia?
    miccidai i riferimenti?

    (certo che tra il tuo noel, e il novarina di raos, finiamo presto ai matti; prossima volta posto la vispa teresa l’ho presa l’ho presa!)

  25. emma il 14 dicembre 2005 alle 18:43

    @Francesco Forlani
    Francesco, io so assai poco di Noël.
    Ho però “Estratti del corpo”.
    In qualche modo NI (ed è ciò che mi piace di NI) mi “costringe” a cercare, ad associare, a ripescare, a riprendere in mano libri e cose che magari a volte ho, ma non ho letto, o ho letto superficialmente, o ho letto in modo diverso.
    La questione del “corpo” mi è tornata in mente pensando a certa poesia contemporanea (soprattutto femminile, ma non solo – penso per es. a Magrelli, visto che qui di lui si è parlato di recente).
    Mi pare che l’argomento “corpo” sia stato trattato ripetutamente dal blog di Marco Giovenale. Mi pare che Roma Poesia abbia sottolineato la forte presenza del “corpo” nella poesia delle ultime generazioni, un tipo di “corpo” tuttavia non dissimile (per quanto capisco) da quello di Noël (“Corpo, gelo, tempo, oggetti”).
    Non sono in grado di fare discorsi teoretici (che pure ho idea siano necessari).
    Mi colpisce, questo sì, la data di pubblicazione di “Estratti del corpo”.

  26. emma il 15 dicembre 2005 alle 08:25

    Poi, facendo un po’ di conti, vedo che Noël – quando ha pubblicato “Estratti del corpo” – aveva 28 anni.
    Ora ne ha 75.
    Suppongo che in questi ultimi quasi 50 anni Noël ne abbia fatte di cose, anche cose diverse da “Estratti del corpo”.
    Mi sembra che in Italia se ne sappia poco.

  27. emma il 15 dicembre 2005 alle 08:47

    Leggo in rete – su http://millennium.xnet.it/autori/c_noel.html – che Noël “nel 1969 ha pubblicato con uno pseudonimo il romanzo LE CHATEAU DE CÈNE, requisitoria contro la violenza della guerra, ambientata in Algeria ed espressa attraverso l’allegoria della violenza erotica”. Questo romanzo “gli valse, dopo quelli di Flaubert e di Baudelaire, un memorabile processo per oltraggio alla morale.”
    Dunque un “corpo” differente da quello – un po’ algido – di “Estratti del corpo”?

    Sempre sul sito citato, di Noël c’è questo pezzo:
    http://millennium.xnet.it/autori/noel.html

  28. francesco forlani il 15 dicembre 2005 alle 09:20

    Ombre : trilogia / Alain Volut ; testi Bernard Noel, Arturo Carlo Quintavalle. – Napoli : Electa Napoli, [2000]. – 127 p. : ill. ; 27 cm.

    Questo è un libro bellissimo o caro andrea o cara emma
    La poesia in questione me l’ha data per Sud ma credo che sonetti della morte sia il titolo (insomma à controller)

    effeffe

  29. Il maligno il 15 dicembre 2005 alle 12:26

    Questo è lo specchio mondadori. Un libro buono lo pubblicano ogni tanto. Ma deve essere uscito da almeno 40 anni. Oppure vi beccate i neri, benedetti, bevilacqui, cucchi e dal bianchi. O addirittura zavolate.(per corettezza c’è da dire che ogni tanto appaiono, senili, i zanzotti e i risi……..)



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