Baricco chi? Leggere (note)

9 marzo 2006
Pubblicato da

schlienger.jpg Immagine di Philippe Schlienger

Leggere uccide.

di
Luis de Miranda
(trad. di Irene Stelli)

Non solo leggere uccide, ma leggere assassina, elimina, massacra, mette fuori uso, azzoppa, liquida, strangola, lincia, decima.
Leggere rovina, sfianca, neutralizza. Leggere non fa bene alla salute- il problema è che ci ho messo ventotto anni ad accorgermene. Avrei dovuto dar retta a mia nonna: non avevo ancora dieci anni che già mi diceva di non stare tanto tempo a leggere che mi si rovinava la vista. Oggi, a trentatrè anni come sempre non porto gli occhiali, ma mi sono definitivamente rovinato il cervello; leggere mi ha reso pazzo, degenerato. Leggere ha fatto di me un uomo finito, del tutto inadatto ad una vita sociale e sessuale normale. Leggere mi ha reso altezzoso, disperato, disorientato, dissociato, cupo, maniaco-depressivo, solitario. Molto solitario: la persona a cui parlo di più è il mio gatto Aristotele.
Il peggio è che quando vado a lavorare non smetto di leggere: sono un editore. Insomma leggere è diventato per me una droga. Leggo ovunque. In ogni momento mi capita di prendere al volo un libro per verificare qualcosa o- più spesso- perché non sopporto i tempi morti: leggo a colazione, in metropolitana, in ascensore, al cinema (all‚ultima fila con una pila tascabile), nei bagni dei locali notturni. I tempi morti mi sono insopportabili. Ho della noia una paura metafisica, e quando leggo, mi calmo. Resta il fatto che la lettura se mi salva dall‚angoscia, sta distruggendo la mia vita. Tanti libri, invece, avrebbero potuto rendermi saggio- è successo proprio il contrario. Infatti a forza di leggere non si diventa più intelligenti, ma al contrario meno sicuri di sé e pieni di dubbi. Si diventa velleitari, fiacchi, evanescenti, vaghi, deboli, volubili, codardi, incapaci di avere un‚opinione personale- personale? Questa parola non vuol dire più niente per me, ormai ho mille identità, quei giorni che credo nelle identità, e gli altri giorni sono un caos di pensieri contradditori che riposano tutti sul principio filosofico di turno, sulle righe di un autore eminente o maledetto. Malraux diceva che il secolo a venire sarà spirituale o non sarà. Per me, non sarà.
Prima leggere era una gioia- i primi anni, quando ancora credevo che la saggezza fosse nei libri. Oggi, tutto quello che so è che se non ho con me, costantemente, qualcosa da leggere (sia pure il retro di una schedina del lotto) sono preda di vertigini e quasi svengo. Tutto ciò avrebbe davvero preso una brutta piega se non avessi scoperto, da qualche giorno, per caso, che un‚altra attività può calmare la mia angoscia: l’assassinio del lettore.

170 Responses to Baricco chi? Leggere (note)

  1. SNM il 9 marzo 2006 alle 09:48

    reset è compito del secolo in corso-rintracciare le forme native dal secolo chiuso-registrare dove davvero ora esercitano ruolo di matrice attiva-

  2. Giancarlo Tramutoli il 9 marzo 2006 alle 09:50

    Magnifico. Ossessione condivisa.

  3. gianni biondillo il 9 marzo 2006 alle 10:20

    come lo capisco!!!

  4. Emanuele Kraushaar il 9 marzo 2006 alle 10:26

    L’assassinio di un lettore o la strage di tutti gli scrittori?

  5. enrico de lea il 9 marzo 2006 alle 10:33

    BAR ICCO.

    Mi ci ficco?

  6. Franz Krauspenhaar il 9 marzo 2006 alle 10:39

    Bel pezzo, e molto divertente l’immagine dell’autore che legge nei bagni dei locali notturni; a me però la lettura ha salvato la vita, in un certo senso. Certo, è pur vero in un altro senso me l’ha rovinata. In termini economici, naturalmente.

  7. Emanuele Kraushaar il 9 marzo 2006 alle 10:48

    C’è questo lettore che da qualche tempo mi perseguita perché è convinto che abbia scritto qualcosa che lo riguarda. E proprio in questo momento, che la cosa effettivamente si sta avverando, ho la mano che mi trema sulla tastiera del computer, dato che questo individuo è enorme, ha unghie affilate e corre velociss

  8. Nicolò La Rocca il 9 marzo 2006 alle 11:02

    Sì, più o meno d’accordo. Io leggo e scrivo perché non so fare altro. Da piccolo avevo una zia preside. Io vivevo in Sicilia, lei a Massa. Frequentavo la scuola elementare, a quel tempo. Questa zia mi mandava ogni mese un pacco voluminoso, pieno zeppo di libri che io dovevo leggere. Poi dovevo stilare una relazione sulle mie letture. Infine le inviavo le mie brevi recensioni. Lei mi rispondeva puntualmente, approvando o contestatando le mie analisi. Da allora la lettura è diventata un dovere-piacere a cui non riesco a sottrarmi.

  9. L'orco bianco il 9 marzo 2006 alle 11:46

    Ma che c’entra Baricco (evocato dal titolo) in questo pezzo? Boh!

  10. temperanza il 9 marzo 2006 alle 12:34

    E soprattutto: dove sono le note?

  11. maline il 9 marzo 2006 alle 12:34

    la lettura? salva e rovina la vita.
    ach! i paradisi artificiali creati da questa sublime droga…

  12. francesco forlani il 9 marzo 2006 alle 12:56

    Giusto che c’entra baricco?
    effeffe
    Note sul leggere (da leggere)
    effeffe

  13. Raffi il 9 marzo 2006 alle 14:53

    Ma sì, dai, ha detto giusto enrico! Quanti di voi sono entrati per via di quel Baricco nel titolo? come ho già sostenuto nel mio blog… chi cita Baricco accumula visite. In questo caso devo dire del tutto superfluo lo stratagemma, se di questo si trattava. A me sarebbe bastata l’immagine di Schlienger… e giungendo a conclusione del pezzo non mi pento.
    Molto bello.

  14. tashtego il 9 marzo 2006 alle 15:15

    Io neppure, acido, vedo cosa c’entra Baricco col testo in questione.
    Sempre acidamente noto che l’enfasi sulla lettura, come mania e tormento, nasconde neanche tanto bene un certo auto-compiascimento, del tipo: ma quanto sarò mai fico io, così tanto maniaco della lettura come sono?
    Come se la lettura in sé fosse attività migliore di altre e più qualificante per default.
    La lettura è una stronzata se lo è quello che leggi.
    Ma la comunità dei leggenti si sente élite a prescindere da ciò e si auto-compiasce.

  15. francesco forlani il 9 marzo 2006 alle 15:37

    @Enrico
    Bar Sport, lo preferisco:-)
    @Rafi
    Non ho mai fatto il pubblicitario nella mia vita (forse a torto). Diciamo che nel titolo c’era ehm, una piccola provocazione? Quando ho letto che anche Moresco era intervenuto nel grave dèbat letterario italiano, mi sono detto che così com’è riuscito a clonare il suo romanzo attraverso le cinque copertine, il nostro è riuscito perfino a clonare (moltiplicandola per mille) la distratta frase di Citati. Io volevo solo fare meglio di Citati…
    Per quanto riguarda Philippe S. con cui collaboro da anni ti segnalo il suo bellissimo sito (codesto)
    http://www.philtenger.com/
    effeffe

  16. Emanuele Kraushaar il 9 marzo 2006 alle 15:38

    E bravo tash!

  17. lucianone freud il 9 marzo 2006 alle 16:07

    è un po’ una moda quella de dire che leggere è tremendo, che è n’vizio assurdo, che è n’ male oscuro. un po snobbistico, l’atteggiamento. il pezzo fa ridere alquanto. però la lettura fa male solo ai ciechi.

  18. gian paolo serino il 9 marzo 2006 alle 16:12

    semplicemente geniale.

  19. ale il 9 marzo 2006 alle 16:57

    Qui preferisco non partecipare.

  20. tashtego il 9 marzo 2006 alle 17:06

    La lunga elaborata e suadente lapide sotto la quale Moresco seppellisce Baricco.

  21. Giancarlo Tramutoli il 9 marzo 2006 alle 17:15

    Baricco e famoso
    Moresco e pauperesco
    note leggere a Sanremo
    leggere su Oggi
    cose sconosciute
    su persone note
    nate ieri.
    Poi è vero, che noi che leggiamo
    volentieri e spesso ci compiaciamo
    quanto più fuori della realtà precipitiamo.

  22. francesco forlani il 9 marzo 2006 alle 17:21

    In che senso?
    effeffe

  23. francesco forlani il 9 marzo 2006 alle 17:23

    In che senso, O Tashtego?
    Giancarlo dobbiamo assolutamente organizzare un tuo reading pubblico!!!
    effeffe

  24. Giancarlo Tramutoli il 9 marzo 2006 alle 17:26

    @effeeffe
    Solo un tentativo di sintesi per divertirmi.
    Mi stavo dando del “noi”. Ne senso che da tempo ho capito che questa ossessione e passione per la lettura e per la scrittura ha nel tempo aumentato la mia distanza dal mondo. Esaltato il mio latente autismo. Estremizzato e ipersensibilizzato ogni mia percezione.

  25. francesco forlani il 9 marzo 2006 alle 17:40

    Che è poi esattamente il senso di quanto scritto da Luis. Questo testo lo abbiamo letto con lui a Galassia Gutenberg, salone del libro di Napoli, in un momento in cui era editore da Max Milo (in una città europea, dico così perchè se mi scappasse Parigi tashtego mi diventa, uno yogurth)
    Nel testo avviene uno scivolamento tra il leggere per curiosità, bisogno, desiderio, e il leggere per lavoro. La conclusione un pò surrealista resta così sospesa tra lettori scrittori e lettori tout court. Io certamente non invidio i giornalisti letterari che devono per forza leggere cose, determinate cose, e nemmeno i lettori delle case editrici, che devono non solo leggere ma anche decidere (ma poi decidono veramente?). Leggerti o Tramutoli però mi ha fatto bene. Lo sarei anch’io autistico ma come Andrea Inglese non ho la patente.
    effeffe

  26. gianni biondillo il 9 marzo 2006 alle 17:53

    bene. Allora siamo in tre a non avere la patente!

  27. cadmio il 9 marzo 2006 alle 19:55

    Biondillo è simpatico. Forte. Le dice bene le parolacce. … (Biondillo è un grande).

  28. temperanza il 9 marzo 2006 alle 20:36

    In cinque

  29. tashtego il 9 marzo 2006 alle 20:46

    e il giorno che dovrai fuggire in fretta dalla nube piroclastica?

  30. ale il 9 marzo 2006 alle 21:04

    Temp (ciaociao) vale per due?
    Io come dicevo altrove tempo fa ho fatto un corso serale di giochi di parole, ed ero molto portato, nel senso che non avendo ancora la patente, mi ci accompagnavano.

  31. gianni biondillo il 9 marzo 2006 alle 22:12

    Temp: chi è il quarto?

  32. temperanza il 9 marzo 2006 alle 22:16

    Mi metto lì e osservo esattamente cosa succede, non vorrai mica che nel momento della morte certa si possa perder tempo a cercare di salvar la pelle. Muori lo stesso e per di più con l’incazzatura di morire, e magari facendoti largo a fatica tra la folla degli altri senza patente che cercano di scansarti e correre più in fretta di te, o peggio ancora, tra tutti quelli con patente che si sono tamponati e usciti di strada e sono già morti ostrunedo le poche strade utili. No, nel momento della nube piroclastica o si è già via o tanto vale guardare.

    Io e un mio amico, siamo già tre+due=cinque

  33. francesco forlani il 10 marzo 2006 alle 10:19

    siamo un vero gruppo non auto- referenziale
    effeffe

  34. temperanza il 10 marzo 2006 alle 11:00

    Ma ci è preclusa la vita solitaria in un eremo senza giornalaio né panettiere, raggiunti solo dai corrieri ibs, un orto con qualche verdura, un poco di cicoria, un cavolfiore, un pollo, se riusciamo a beccarlo mentre scappa per il cortile e una volta preso ce la sentiamo anche di tirargli il collo, o una gallina che ci faccia un uovo, pane niente, riso però, che in primavera comincia ad animarsi, fagioli, forse, e scatolette portate a dorso di mulo (perché naturalmente serve un mulo, se si è senza patente in un eremo). E se uno ha uno scazzo può solo girare intorno all’eremo, anche in cerchi larghi, volendo, ma a portata di gambe. Niente casino metropolitano che ci consoli mensilmente della solitudine, solo silenzio interminabile, cinguetii, ululati di lupo nella notte, magari, e noi chiusi in casa con il tizzone deterrente in mano a sentire i ragli disperati del mulo che ha memoria atavica di avi divorati. E se si vuole andare in paese, sempre che ce ne sia uno nei dintorni, zaino in spalla, con la neve e col sole.
    No, essere senza patente se si è di animo solitario è una iattura.
    Per fortuna io sono di città.

  35. Arturo Bandini il 10 marzo 2006 alle 11:06

    ale:
    “Io come dicevo altrove tempo fa ho fatto un corso serale di giochi di parole, ed ero molto portato, nel senso che non avendo ancora la patente, mi ci accompagnavano.”

    Veramente carina ale… :-)

    tashtego:
    “La lettura è una stronzata se lo è quello che leggi.
    Ma la comunità dei leggenti si sente élite a prescindere da ciò e si auto-compiace.”

    Giusto. La retorica del libro come bene supremo è un’idiozia conquistata a fatica. Dipende da quali libri leggiamo e da cosa hanno da dire quelli che li scrivono. Nessuno ha il diritto di giudicare se mandare al rogo o salvare un libro, ma abbiamo il diritto di scegliere cosa leggere. La lettura “tanto per fare” non serve a nulla.

    Tutti gli uomini sono mortali. Baricco è mortale. Tutti gli uomini sono Baricco.

  36. Giancarlo Tramutoli il 10 marzo 2006 alle 11:12

    @temperanza
    Si potrebbe, in questo posto solitario, per ravvivare un po’ l’ambiente, organizzare un festival di canzoni. Con un solo cantante. Autistico. Fare il festival di Sant’Eremo.

  37. francesco forlani il 10 marzo 2006 alle 11:19

    …e un lettore CD?
    effeffe

  38. temperanza il 10 marzo 2006 alle 11:41

    @ sì, Tramutoli, si potrebbe, ma quanto dura? una settimana? e gli altri trecentocinquantotto giorni? il cd di @effeffe, era già compreso nel corredo dell’eremo tra i gadget vari.
    Ma restano i problemi di cui sopra.
    E poi un eremo in quanti?
    Si può essere anche tutto il gruppo dei non auto-referenziali. ma nelle comunità ristrette, a meno che non ci sia un abate a tener l’ordine dopo un poco si litiga, chi vuol cicoria la sera e chi zampone, chi ha lavato i piatti ieri quando si è mangiato dalla minestra al dolce guarda la pila più piccola di oggi che s’è mangiato un piatto unico. E non è tutto, uno legge B e l’altro lo svlisce, allora il lettore di B se la prende perché a lui è piaciuto e fa un commento su M e lo invita alla sintesi, i due si incazzano, ma per il momento tacciono e ognuno si porta il libro nel suo angolo. Ma la sera, eh la sera uno deve cucinare e l’altro apparecchiare…
    Come vedi non è semplice, e sempre tutto a piedi o a dorso di mulo. Io a dorso di mulo non sono mai andata, ma non mi sembra così semplice come appare al cinema, si cavalca o ci si monta di lato? E se come sembrerebbe ci si monta di lato, non è che si potrebbe cader di schiena? magari nella salitella che costeggia il ruscello?
    Come vedi noi non auto-referenziali siamo dei poveracci

  39. Giancarlo Tramutoli il 10 marzo 2006 alle 11:46

    @effeffe,
    effettivamente…
    :-)

  40. Giancarlo Tramutoli il 10 marzo 2006 alle 11:48

    @Temperanza
    Si potrebbe fare un reality di vecchie glorie in declino:
    Eremo famosi.

  41. Juliette Godart il 10 marzo 2006 alle 11:59

    A proposito di reality, che mi dite dell’ultimo romanzo (acido solforico) di A. Nothomb?

  42. temperanza il 10 marzo 2006 alle 11:59

    Si potrebbe, ma adesso, for example, io esco e vado a mangiarmi un croissant vuoto e cappuccino tiepido e con poca schiuma alla cremeria Buonarroti, poi passo alla Feltrinelli e vedo se c’è qualcuno degli scrittori citati da Canzian che ancora non ho letto.
    Potrei, nell’eremo senza auto?
    No, il non-auto-referenziale è un cittadino di serie B, fuori città.

  43. ale il 10 marzo 2006 alle 12:04

    E poi se riusciamo ad avere anche qualche cantante nomade, alla fine facciamo un cd-rom.

  44. francesco forlani il 10 marzo 2006 alle 12:18

    se le mie metromorphoses fossero state pubblicate in italia te le avrei rese disponibili in quella libreria. un puro atto d’amore verso la metropoli.
    effeffe
    ps
    il mio sogno però sarebbe quello di guidare l’ape. Le api operaie, le api regine, le api-lettrici (api elettriche) Credo non ci voglia la patente…

  45. Giancarlo Tramutoli il 10 marzo 2006 alle 12:31

    Quella più dolce è l’Ape rugina.

  46. ale il 10 marzo 2006 alle 12:32

    L’ape-ricolosa…

    Dario, NAZIONE INDIANA sarà un ossimoro e sarà anche LEGGERMENTE PESANTE, o dicono alcuni PROFONDAMENTE SUPERFICIALE. Però almeno qui tutti siam LIBERI di OCCUPARCI di quel che ci pare. No?

  47. ale il 10 marzo 2006 alle 12:34

    -zzente
    -rfetta
    -ggiore
    -ccaminosa
    -rdente
    -ssimista

    ad libitum

  48. francesco forlani il 10 marzo 2006 alle 12:36

    dialett-ale
    effeffe
    ps
    @dario
    medito

  49. db il 10 marzo 2006 alle 12:38

    … a nusco conosco un deremita che fa dei bei ragggionamenti… altro che libri… l’apecultura sì… piuttosto… ah que la vie est quotidienne…

  50. Giancarlo Tramutoli il 10 marzo 2006 alle 13:15

    Ale,
    non tutto il miele viene per nuocere,
    direbbe l’Ape Nsante.
    (o tutto il miAle?)

  51. LaGiardiniera il 10 marzo 2006 alle 13:40

    È vero @ff: per l’ape non ci vuole la patente. Mi sono informata in quanto (sesta?) non auto-referenziale e amante della campagna. Inoltre ci sarebbero da considerare le auto da città, ma costano una fortuna, e se per caso hai un incidente ti trovi un motore di 200 kg confitto nello stomaco… insomma, il problema è serio. L’unica soluzione, al momento, è vivere nel centro di una città.

  52. ale il 10 marzo 2006 alle 13:44

    Sì, proprio sulla “T”.

    Poi, se viene per nuocere, l’Ape Nsante diventa l’Ape Ntita.

  53. francesco forlani il 10 marzo 2006 alle 13:56

    Ape ritivo da Temp?
    effeffe

  54. temperanza il 10 marzo 2006 alle 14:44

    OK per l’aperitivo chez moi.

    Ma voglio raccontarvi questo fatto vero.
    Qualche anno fa fui abbandonata una notte in una casa del bosco, da mia madre, per di più, che è patentemunita. Se non fosse stata mia madre mi sarei rifiutata, ma passare per fifona davanti alla propria madre, non si può, e rimasi.
    Col cane, però, un bassotto ringhioso.
    Scese la sera, mi preparai la cena, in giardino ma con le spalle al muro, fumai una sigaretta mi dedicai alla lettura (non di Poe), e mentre un occhio guardava la pagina trascinandosi anche metà del cervello, l’altro, collegato alla sua parte primordiale, guardava il cane per vedere se andava tutto bene e non c’erano da temere invasioni umane o animali.
    Finché si è in piedi la situazione è sottocontrollo, ma prima o poi, anche per un senso di dignità, si finge di andare a dormire come sempre. E così feci.
    Ora, io non lo sapevo, ma di notte, soprattutto quando si è soli, il bosco scricchiola e fruscia. E ci sono animali che strisciano e soffiano e altri che gemono piano e altri ancora che corrono sul tetto all’impazzata. In teoria dovrebbero essere ghiri, ma ogni passo nel silenzio è così pesante che sembrano yeti.
    Dopo un’ora a occhi sbarrati scesi in cucina, sempre con l’occhio al cane, che mi sembrava rilassato, e presi un coltello da caccia di mio padre con venti centimetri di lama dentellata e me lo misi sotto il cuscino.
    Ma i rumori aumentavano.
    Anche il cane dava segni di inquietudine, o almeno di solitudine, e così, per consolarlo, scesi a prenderlo col coltellaccio in mano (lì ho imparato che anche i cani baciano) e restammo tutta la notte svegli, lui e io, lui a spiare me che il ero il capo in seconda e a chiedersi se andava tutto bene e che cosa intendevo fare col coltello, io a tendere l’orecchio al cane che lo ha più fino e distingue i rumori usuali da quelli forieri di pericolo, sgozzamento e morte.
    Passò la notte, so tutto sulle sfumature della luce, dal livido al rosa, e
    finalmente arrivò mattina.

    Li capii che non avrei mai potuto essere Conrad. E che se ero una persona sedentaria e riflessiva una ragione c’era, capii di essere vigliacca. Se fossi stata automunita non lo avrei scoperto perché mi sarei messa subito in macchina. Noi non-auto-referenziali siamo gente tutto sommato più onesta intellettualmente.

  55. LaGiardiniera il 10 marzo 2006 alle 15:02

    Scusate l’OT: cara @temp, grazie per il racconto (bello). Mi permetto di suggerire una soluzione alternativa (al mettersi subito in macchina). Invece di un bassotto ringhioso, un bel pastore tedesco non ringhioso, e dormi tranquilla.
    Un giorno mia madre (automunita) mi lasciò per cinque giorni in una casa di montagna con il lupo. primo paese a due km: i ghiri scricchiolano e tonfano, i cinghiali grufolano fin sotto casa, i lupi ululano, come nelle migliori tradizioni. La lupa mia, però, abbaia solo agli uomini cattivi. Passai i giorni a leggere Don Chisciotte e furono tra i più belli che mi ricordi :-)
    Leggere Don Chisciotte salva la vita.

  56. temperanza il 10 marzo 2006 alle 15:10

    Cara Giardy, tua madre è più cattiva della mia, non c’è dubbio, ma ha un cane più grosso. Non solo, è un cane LUPO, il bassotto di mia madre credeva di essere un umano e aveva paura dei gatti. Non so se mi spiego.

    E anch’io mi scuso per l’OT

  57. francesco forlani il 10 marzo 2006 alle 16:49

    Il giorno anzi la notte che la mia padrona mi lasciò con la figlia autodemunita non avrei mai immaginato di vedermela scendere le scale armata di coltellaccio e con lo sguardo assente (gli occhi sbarrati) di chi ha fatto a botte con il dormiveglia. Povera lei- pensai- poi- povero me, le mormorai e comfondendo la mia paura con un gesto di affezione mi baciò. Come se non avesse mai saputo che i cani non baciano. ça alors!
    effeffe

  58. Giancarlo Tramutoli il 10 marzo 2006 alle 16:55

    @Ale
    e quella che vola in tribunale?
    Sarà di sicuro
    l’Ape Nale.

  59. temperanza il 10 marzo 2006 alle 17:11

    @everybody

    :–)))

  60. francesco forlani il 10 marzo 2006 alle 17:19

    L’ape dormiente siestica
    l’ape…

  61. francesco forlani il 10 marzo 2006 alle 17:19

    …nnichella!!!
    effeffe

  62. Giancarlo Tramutoli il 10 marzo 2006 alle 17:22

    Quella che ti manca?
    L’Ape Nuria.

  63. francesco forlani il 10 marzo 2006 alle 17:22

    @Juliette
    non l’ho letto. Comunque come persona mi è piaciuta molto(l’avevo intervistata) e la sua follia è autentica. Al pari de la metaphysique des tubes.
    effeffe

  64. Giancarlo Tramutoli il 10 marzo 2006 alle 17:24

    E quella che ti contagia quando stai pescando?
    L’Ape Stilenza.

  65. Giancarlo Tramutoli il 10 marzo 2006 alle 17:26

    E quella che scorazza nell’ovile?
    L’Ape Corella.

  66. Giancarlo Tramutoli il 10 marzo 2006 alle 17:27

    Quella mortale?
    L’Ape Nacapitale.

  67. francesco forlani il 10 marzo 2006 alle 17:31

    L’ape accannata?
    Ape rol
    effeffe

  68. ale il 10 marzo 2006 alle 19:32

    E quella che tutti prendono a botte e poi non si muove più?
    L’ape Sta.

  69. Giancarlo Tramutoli il 10 marzo 2006 alle 20:22

    Quella che ronza in birreria?
    L’Ape Roni.

  70. maline il 10 marzo 2006 alle 20:28

    E quella degli alpini?

    Ape nna

  71. maline il 10 marzo 2006 alle 20:29

    e quella che lavora in cucina è l’

    ape ntola

  72. maline il 10 marzo 2006 alle 20:31

    e quella che se la cava per il rotto della cuffia…

    ape na ape na

  73. lucianone freud il 10 marzo 2006 alle 21:35

    l’ape maya è quella dei cartoni, mi sembra. mica l’avete detta. non fa ridere ma fa commento.

  74. db il 10 marzo 2006 alle 22:26

    l’ape in quota rosa?

    la sen.ape

  75. f. il 10 marzo 2006 alle 22:36

    E l’erudita?
    L’ape Dante.

  76. maline il 11 marzo 2006 alle 00:20

    e dove va con la lenza?

    ape scare

  77. maline il 11 marzo 2006 alle 00:22

    e quand’è incostante va

    ape riodi

  78. f. il 11 marzo 2006 alle 00:26

    E quella che guarda un po’ più lontano?
    Ape rtura.

  79. f. il 11 marzo 2006 alle 00:32

    E quella che ha aperto uno spaccio ittico a Napoli?

    Ape scheria.

    E quella che è tornata a Napoli, aprendo lo spaccio di cui sopra, solo per stare vicino alla sua creatura?

    Ape zz’ ‘e core.

  80. maline il 11 marzo 2006 alle 00:35

    la buttafuori in discoteca

    ape date

  81. f. il 11 marzo 2006 alle 00:40

    Visto che in itaglia anche gli insetti sono religiosi, soprattutto in periodo elettorale, qual è la loro preghiera alla vergine?
    L’ape maria.

    Buona notte a tutti. Io
    l’ape nso così.

  82. maline il 11 marzo 2006 alle 00:44

    et celle qui va résumer

    ape rçu

  83. Anassimandro il 11 marzo 2006 alle 02:42

    L’ape indefinita: l’apeiron.

    il gatto Aristotele

  84. db il 11 marzo 2006 alle 07:21

    Ananassimandro è quello che diceva che il mondo è a forma ovale con un ciuffetto sopra?

    Ape Rò

  85. lucianone freud il 11 marzo 2006 alle 10:15

    l’ape svizzera: l’apenzeller.
    l’ape del mio omonimo gaucci: l’aperugia
    l’ape car: l’ape piaggio
    l’ape in usa: the ape
    l’ape a milano: l’ a-pecolla
    l’ape da bere con il mago: l’ape- rol
    l’ape sceneggiatori: ape & scarpelli
    saluto romano: ape cesare!

  86. lucianone freud il 11 marzo 2006 alle 10:19

    l’ape genovese: ma se g’ APE-nsu
    mossa del poker: ape-rtura a lato
    tra le tette e il cibbo : sen – ape

  87. lucianone freud il 11 marzo 2006 alle 12:43

    commento del mio amico egidio lanzone, che esendo mio coetaneo e avendo lavorato una vita al ministero senza computer manco alla fine è nuovo del sito, gliel’ho fatto vedere io quando è venuto ieri a farme visita dopo sei mesi che non ce vedevamo:

    a – però!

  88. Giancarlo Tramutoli il 11 marzo 2006 alle 12:44

    Quella che svolazza ai margini:
    L’Ape Riferica.
    Quella che sifa rispettare:
    L’Ape Rentoria.
    Quella da evitare:
    L’Ape Stebubbonica.

  89. Giancarlo Tramutoli il 11 marzo 2006 alle 12:45

    Quella che ti ronza fastidiosa davanti alle patatine e ai pistacchi:
    L’Ape Ritivo.
    Quella che ogni tanto ti viene a trovare:
    L’Ape Riodica.

  90. Giancarlo Tramutoli il 11 marzo 2006 alle 12:47

    Quella giustiziera che in modo definitivo ti condanna:
    L’Ape Nadimorte.

  91. furlen il 11 marzo 2006 alle 13:39

    e quella estroversa
    ape-rtura
    quella a rimorchio
    ap pesa
    quella librica-chirurgica
    appendice
    effeffe

  92. ale il 11 marzo 2006 alle 14:49

    E quella che ha un carattere difficile,
    l’ape Perina.
    Quella che ispira compassione,
    l’ape Na.
    Quella sexy,
    l’ape Rizoma.

  93. maline il 11 marzo 2006 alle 16:09

    e quella junkie

    l’ape ra

  94. f. il 11 marzo 2006 alle 19:35

    E dopo il peccato?
    L’ape nitenza.

  95. tashtego il 12 marzo 2006 alle 09:46

    e prima della cacca?
    l’ape ristalsi.

  96. f. il 12 marzo 2006 alle 10:07

    Essere sovrappeso, ma non più di tanto:
    ape santito.

  97. f. il 12 marzo 2006 alle 10:09

    Una città in cui ci si annoia mortalmente:
    ape r ugia.

  98. f. il 12 marzo 2006 alle 10:23

    Un malanno di stagione:
    l’ape rtosse.

  99. maline il 12 marzo 2006 alle 11:28

    e quella che ama le larve

    l’ape dofila

  100. ale il 12 marzo 2006 alle 13:11

    Quella che mangia verdura,
    R ape.
    Quella che combatte contro le zanzare,
    V ape.

  101. f. il 12 marzo 2006 alle 14:29

    Quella destinata a chi spara cazzate troppo grosse:
    m’ape rfavore!

  102. f. il 12 marzo 2006 alle 14:50

    La formula per il congedo immediato dall’intelligenza (praticamente il visto per diventare leghista):
    v’ape nsiero.

  103. temperanza il 12 marzo 2006 alle 15:01

    clap clap clap :–))

  104. maline il 12 marzo 2006 alle 15:25

    perchè l’intelligenza dev’essere

    ape rta

  105. db il 12 marzo 2006 alle 16:09

    quella moralista sino alla stipsi

    l’ape retta

  106. sl il 12 marzo 2006 alle 16:14

    l’ape dofila/operaia del settore marittimo

    l’ape mozza

  107. f. il 12 marzo 2006 alle 16:15

    Quella che ti ridona la tua femminilità:

    l’ape cetta.

  108. sl il 12 marzo 2006 alle 16:15

    ape regina = Ape Maia
    ape operaia = Ape Raia

  109. f. il 12 marzo 2006 alle 16:17

    Quella che fa la dieta a base di pesche:

    l’ape rcoca.

  110. f. il 12 marzo 2006 alle 16:24

    Quella che vaga nel cervello di giulio dopo aver perso le ali:

    l’ape mozza.

  111. f. il 12 marzo 2006 alle 17:02

    Il sogno irrealizzabile:

    l’ape nsione.

  112. f. il 12 marzo 2006 alle 17:07

    Il sogno irrealizzabile dell’ape mozza:

    l’ape rmuta.

  113. sl il 12 marzo 2006 alle 17:14

    l’ape mozza in pensione (giusto per arrotondare)

    l’ape racottaia

  114. f. il 12 marzo 2006 alle 18:11

    L’unico modo per cercare di mettersi in salvo quando si è inseguiti dall’ “ape mozza”, incazzata nera non solo perché non avrà mai l’ “ape nsione”, visto il lavoro precario che svolge, ma anche perché si è appena vista rifiutare l’ “ape rmuta” dell’appartamento in cui vive: correre

    ape rtamente

    ape rdifiato.

  115. Lello Voce il 12 marzo 2006 alle 20:01

    Bene! Adesso le note da leggere ci sono!

    Bell’a’ furlen!

  116. maline il 12 marzo 2006 alle 21:25

    si… le note
    apè di pagina

  117. lucianone freud il 13 marzo 2006 alle 01:03

    l’ape da stadio:apè-oh oh, apè- oh oh!

    l’ape pubblicitaria: con api si vola!

    l’ape scioglilingua: apelle figlio di apollo ecc.

  118. temperanza il 13 marzo 2006 alle 08:17

    fece una palla di pelle di pollo

  119. temperanza il 13 marzo 2006 alle 08:25

    Un’ape con l’incognita

    ape x

  120. f. il 13 marzo 2006 alle 09:29

    @ Temperanza e Lucianone

    Beh, cari ragazzi, così è troppo facile…non vale: l’ape rtura deve essere al nuovo.

  121. Giancarlo Tramutoli il 13 marzo 2006 alle 09:58

    Quella scrupolosa:
    Ape Narrivachiama.

  122. Giancarlo Tramutoli il 13 marzo 2006 alle 09:58

    Quella in bicicletta:
    Ape Dala.

  123. f. il 13 marzo 2006 alle 10:12

    Ape na finisco di lavorare, posterò qualcosa di sensazionale: aspettatevi rivelazioni che sconvolgeranno le vostre vite.

  124. francesco forlani il 13 marzo 2006 alle 10:31

    ape di strada
    aperpendicolare
    ape di strada due
    aperallela
    ape calciatrice
    apelè
    ape parca (torinese)
    apellerina
    ape funerea
    aperelachaise
    effeffe
    @lello
    bruno vespa?

  125. Giancarlo Tramutoli il 13 marzo 2006 alle 11:11

    L’Ape Relachaise…
    (pètite divagation):
    Il Padre della sedia (Geppetto?)
    sepolto al cimitero degli artisti
    presso la tomba di suo figlio (Pinocchiò?).

  126. Giancarlo Tramutoli il 13 marzo 2006 alle 11:19

    Quella che scende in picchiata:
    L’Ape Perdincolare.

  127. temperanza il 13 marzo 2006 alle 11:20

    @f:–))

    Era un omaggio alla Francia!
    va bene, mettiamola così:

    un’ape francese con l’incognita in Italia è un’ap(ic)e

  128. Giancarlo Tramutoli il 13 marzo 2006 alle 11:21

    L’Ape Rpendicolare.

    errata corrige

  129. Giancarlo Tramutoli il 13 marzo 2006 alle 11:24

    Quella futurista:
    L’Ape Perepepé

    quella di Palazzeschi
    l’Ape Relà.

  130. francesco forlani il 13 marzo 2006 alle 11:33

    l’ape tocca
    a pettè pemmè
    effeffe
    e quella comunista dandy
    apehist4.jpg

  131. maline il 13 marzo 2006 alle 13:07

    la napoletana curiosa

    m’ape cchè?

  132. fabio il 13 marzo 2006 alle 16:54

    Lo sapete cosa c’entra Baricco? molto più di quanto crediate. Se il titolo non fosse stato ” Baricco chi? ” chi avrebbe letto questo pezzo delirante? Invece l’aspettativa che si parlasse nel bene o nel male del suddetto, ci ha convinti a leggere un brano di cui non sentivamo certo la mancanza.

  133. f. il 13 marzo 2006 alle 17:26

    Si racconta che in quei tempi lontani gli abitanti della grande riserva fossero soliti trascorrere le lunghe serate estive dedicandosi essenzialmente alle cure dello spirito. Di generazione in generazione avevano lentamente selezionato, dalla messe di esercizi lungamente praticati, due soluzioni teorico-pratiche non alternative ma complementari: affittare un chilo d’erba ai contadini in pensione, oppure raccontare storie mirabolanti racchiuse nello spazio di poche succinte frasi. Quando la prima modalità esaurì la sua carica rivoluzionaria di sovversione apotropaica – non che mancasse l’erba da affittare, ma ormai non c’erano più contadini in pensione –, l’arte del narrare si affinò a un tale livello espressivo da produrre vere e proprie perle di bellezza e verità: i microracconti. Gli indigeni avevano trovato finalmente la loro vera vocazione: sapevano ormai creare delle strutture sapienziali che, tramandate in forma scritta, hanno educato nel corso del tempo, e ancora potrebbero contribuire a questo elementare umano bisogno, intere generazioni di cultores, di cui sono epigoni i pochi uomini che oggi si distinguono nei fatti per altezza d’ingegno e lungimiranza di sguardo. Poi il progresso, come spesso è avvenuto nella storia dell’evoluzione antropologica, ha quasi cancellato quella memoria, anche se i più vecchi, di tanto in tanto, col pudore di chi un po’ si vergogna di possedere ancora tracce di quel frutto proibito, parlano con nostalgia di quella felix aetas, e, per quello che il ricordo declinante consente, narrano ai loro nipoti storie senza tempo, coltivando in segreto il sogno che il domani non possa fare a meno di quel mondo, di quei valori perenni, di quelle sublimi forme di comunicazione. Volete che vi rammemori qualcuno di quei capolavori? Siete sicuri di poter reggere alla nostalgia che sicuramente vi assalirà di fronte a quei parti senza limiti dell’intelletto umano? Ricordate il racconto di Cane-Che-Fugge da cui scaturirono intere generazioni di filosofi empiristi? No? “Eccolo! Eccolo! E’ lui! Finalmente l’abbiamo conosciuto di persona. Pensa, si può anche toccare!” E quello di Aquila-Che-Spicca-Il-Volo, al quale si fa risalire la nascita contemporanea dell’ermeneutica e della pediatria clinica? Un vero e proprio rompicato sulla cui retta interpretazione ancora ci si accapiglia. “E’ nato, è nato! Bene, ora possiamo finalmente dire che la madre ha partorito”. Sublimi! Lo so che siete emozionati, anch’io lo sono; non vergognatevi, quindi, di quelle lacrime che vi stanno forzando il ciglio: state solo recuperando il vostro retaggio più autentico. C’è un intero universo in queste storie senza tempo, e fiumane di esegeti e scrittori si sono abbeverate a questi fonti inestinguibili. E’ per questo che oggi io vorrei riprendere e riannodare il filo con questo passato glorioso, postando il primo microracconto della nuova era e invitando gli indiani superstiti a riappropriarsi degli usi e dei costumi dei loro nobili padri.

    Ecco il primo parto. Microracconto: APE CHI?

    (continua…)

  134. f. il 13 marzo 2006 alle 17:32

    Errata corrige

    Rompicato = Rompicapo
    Questi fonti = Queste fonti

    Scusate, ma l’emozione è davvero tanta…

  135. temperanza il 13 marzo 2006 alle 17:57

    Ape sarà lei, disse il bombo.

  136. f. il 13 marzo 2006 alle 18:23

    Microracconto.

    APE CHI?

    1.

    L’ape mozza, fuggita dall’ape nuria in cui il suo aguzzino la costringeva, si era rifugiata ape rugia. La tensione in cui era precipitata, unitamente al fatto di essere stata costretta a mangiare larve per anni, cosa che aveva alimentato, oltretutto, la diceria che fosse diventata un’ape dofila, le provocava l’ape ristalsi, un disturbo che non solo le impediva l’ape nnichella pomeridiana, ma le provocava fortissimi dolori addominali ape riodi più o meno lunghi. Pur di liberarsi dell’ingombro, avrebbe pagato anche un’ape nale, visto che la sofferenza si stava trasformando veramente in un’ape nacapitale. In chiesa, dove si recava ogni giorno per fare l’ape nitenza, incontrò l’ape corina alla quale, tra un’ape maria e l’altra, raccontò l’ape na tremenda che stava vivendo.
    “Ape rò”, esclamò l’ape corina, “la tua è veramente un’ape nadimorte, mia cara. Ma forse ho trovato il rimedio. Vieni con me, andiamo a casa mia, ma prima passiamo dall’ape scheria, devo comprare qualcosa da mettere nell’ape ntola”. Uscirono e si incamminarono. All’ape mozza il dolore dava la sensazione di essere presa ape date a ogni passo, per cui chiese di fermarsi. “Guarda”, disse all’ape corina, “lì c’è un bar, entriamo a bere un ape ritivo”…

    (continua…)

    p.s.

    Si accettano contributi ape na ape na in tema. In caso contrario, andate tutti ape scare.

  137. db il 13 marzo 2006 alle 21:58

    incipit de “Le gemelle Dizigoti” di A.Pelazzeschi

    *L’ape Luria e l’ape Lata…*

  138. f. il 13 marzo 2006 alle 23:13

    Microracconto.

    APE CHI?

    2.

    L’ape ritivo era veramente ottimo, il locale accogliente, non fosse stato per quell’ape rtura in alto che, lasciando entrare aria ape dalate, provocava all’ape mozza non tanto lo stimolo che da tempo aspettava, quanto ripetuti colpi d’ape rtosse. L’ape corina guardò il bicchiere colmo e, prima di iniziare a sorseggiare, disse: “Cos’è, a me sembra ape rol”. “Ma cosa dici”, proruppe l’ape mozza tra un singulto e l’altro, “è l’ape roni, non senti il gusto morbido e vellutato?”. “Ape rò, non me n’ero accorta”, disse l’ape corina con tono un po’ stizzito. Poi, quasi per rivalersi sull’ape mozza, che intanto aveva ripreso a contorcersi tra spasmi d’ape ristalsi e colpi d’ape rtosse, proseguì con aria d’ape dante e mossettine compiaciute d’ape peperina: “Sì, un bel bicchiere…andrebbe accompagnato con un’ape racotta, un’ape rcoca e un assaggio di pasticcio di r’ape… Ma mi ascolti?”. L’ape mozza, semiparalizzata dagli spasmi, accennò un sorriso: quasi quasi rimpiangeva gli anni trascorsi col suo aguzzino, il tentativo di un’ape rmuta andato a male, il sogno dell’ape nsione ormai sfumato per sempre. Ormai allo stremo, con un filo di voce, sussurrò all’ape corina: “Ecco un’ape nna, prendi un foglio e scrivimi l’ordine esatto in cui vanno mandate giù le varie porzioni…Sai, non vorrei sbagliare le dosi”. Mentre l’ape corina scriveva, l’ape scatrice comprata poco prima nell’ape scheria, cominciava a dare segni d’impazienza: un sottile fetore si levava dal cartoccio che l’ape corina stringeva sotto l’ascella, avendo le mani impegnate a reggere una il bicchiere e l’altra l’ape nna.

    (continua…forse)

  139. ale il 14 marzo 2006 alle 10:20

    L’Ape Epal
    a vele
    l’ale
    leva

    (Èpal Ìndroma)

  140. temperanza il 14 marzo 2006 alle 10:48

    In quel momento passò un p ape ro e l’ape corina che non ne aveva mai visto uno prima, si fermò sbalordita e sbagliò a scrivere. Fu un guaio, perché sbagliò le dosi e l’ ape mozza il giorno dopo morì. Per lo choc l’ape corina si dimenticò dell’ ape scatrice comprata nell’ ape scheria e siccome le api, corine o mozze che siano, sentono il profumo dei fiori ma non la puzza dei pesci, se la mangiò e morì anche lei avvelenata. Allora arrivò l’ape regina, le guardò e disse: api inferiori, si sono emozionate, e così sono crepate.

  141. f. il 14 marzo 2006 alle 12:43

    Grazie, Temperanza, della tua bontà: la morte che avevo prefigurato per l’ape mozza e l’ape corina era molto più atroce. Ma va bene anche così: perché prolungare con nuovi post l’agonia delle due disgraziate?

    Mi preme far notare, comunque, che avete rinunciato per sempre a due capitoli fondamentali: il n.3 (a casa dell’ape corina, con descrizione particolareggiata dei tentativi di risolvere il problema dell’ape ristalsi che affligge – ormai: affliggeva – l’ape mozza) e, soprattutto, il n.4 (il vertice di tutta la narrazione, il momento topico, di coinvolgente -ormai non più – valore catartico-salvifico: la rivelazione della vera identità dell’ape corina: sì, avete intuito bene, l’ape corina è -era- l’antico datore di lavoro/aguzzino dell’ape mozza).

    Addio, torno a leggere i diari inediti dell’ape mozza.

  142. temperanza il 14 marzo 2006 alle 13:41

    carissimo f.
    questo tuo commento dimostra che non hai mai visto la televisione. nessuno muore mai nel mondo virtuale, e infatti:

    … ma nel pomeriggio, il segretario particolare dell’ape regina, un fuco di bell’aspetto, passò accanto alla cella mortuaria dell’alveare e vide che due delle salme non erano immobili come ci si poteva aspettare, si avvicinò e (continua) …

  143. db il 14 marzo 2006 alle 14:48

    Non vorrei interferire col racconto a 4 zampette di tempeffe, ma secondo me è un racconto infelice in quanto verosimigliante sì, ma al romanzo cavalleresco “Anore” di Fucomozzo da Padova, di cui è un’aperifrasi (l’ape rifrastica è quella che gira gira e giammai non succhia). Ma anche ammesso che sia miele del suo sacco, non si capisce se il fiore da cui è tratto è il fiorevero o il fioresimile (a quel punto perché non il classico 100fiorifioriranno?). Io, che non ho le vostre ubbie essendo ubbarchico, scelgo come sempre il vero, e vado sul sicuro i.e. su wik.apedia.com

  144. f. il 14 marzo 2006 alle 16:30

    @ db

    “Anore” è fuori concorso, caro bario dorso, e tu lo sai bene: le “alture”
    a(l)pe stri a cui quel racconto giunge sfiorano il sublime. Quindi, rassegnati: tuo è il destino di tutti gli autori seminali/inseminanti/inseminati, cioè di essere imitati, anche se l’ape mozza e l’ape corina sono craeture autoctone del mio alveare. Puoi, invece, trasformare le tue ubbie ubbarchiche in sonanti contributi al tentativo di re-suscitare quelle due naturali male-fiche creature. Intanto, per tua conoscenza, nel terzo capitolo le tue ape luria e ape lata scorazzavano che era un piacere vederle.

  145. f. il 14 marzo 2006 alle 16:56

    E poi, caro db, consentimi di dirtelo: con Fucomozzo da Padova giochi pesante! Qui siamo dei dilettanti che ape na tentano l’ape rta via delle lettere: Fuco non è un letterato: Fuco è la letteratura! N’ape rla! N’ape rcoca in un giardino di r’ape! N’ape scatrice in un acquario di c’ape sante! N’ape ntecoste in un seminario di atei! Un rubino trafugato ape saro e portato di nascosto ape rgamo!

  146. db il 14 marzo 2006 alle 18:15

    *L’ape mozzifera (Apis Apocrita), diffusa nelle zone antartiche, è l’unica conosciuta in Europa.
    L’ape borsata (Apis Apolidea) risiede in India a favo aperto, ed è di dimensioni ragguardevoli.*

    da http://wik.apedia.org/asm

  147. f. il 14 marzo 2006 alle 18:36

    Scusa, db, ma se, putacaso, l’ape borsata (volgarmente: ape lidea), svolazzando a favo ape rto, incontra l’ape mozzifera (volgarmente: ape crita) e si accoippiano nell’ape rtocielo, cosa uscia dal connubio? Un’ape lata o un’ape losa? La questione non mi sembra di poco conto, ne convieni?

  148. f. il 14 marzo 2006 alle 18:41

    Accoippiano va corretto, ma non osate correggere “uscia”: è il primo contributo visibile alla neolingua del terzo millennio partorito dai microracconti della nuova era. Che l’ape ce (innesto appulo-barèeese) sia con voi, cari sc’ape strati.

  149. db il 14 marzo 2006 alle 18:50

    io sono fatto così: le promesse si mantengono e le mantenute si promettono. perciò cara temprematamorf hai capito tutto che tradurre non in prima trad. può essere bello come tradurre in prima. solo che è un bello diverso, o un diverso sublime. in prima c’è amore, in seconda meno amorefilia e più polemosodio ad es. in seconda puoi avvertire l’orrido. ad es. tornavo prima dall’ape diatra (una diatriba che no ti) e ho buttato l’occhio sull’ubancarella di Aquila (normalmente non lo butto mai, lo conservo perchè tanto i libri usati glieli passo io, anzi sono usati/nuovi, della collana “Ossimori di seppia”, ma questo è un altro discorso…) e vabbè ho intuito il superalcoooolico! “…. distillazioni”, poi ho letto i puntini = “frammenti”, mi son detto: meglio che niente, se si è salvato un po’ di liquido, e la copertina biancandida, quella del sommelier, dell’assaggio truccato (al mercato le mele buone davanti in vista, il resto dietro secondo la massima: il mondo è bello perché è avariato) portava l’etichetta seguente:

    Was wäre noch Stunde dauernd
    In meinem zerstörten Sinn,
    es bricht sich alles schauernd
    in Augenblicken hin.

    Cosa sarebbe un’ora che dura
    nella mia mente distrutta,
    tutto va in pezzi, in attimi
    si frange rabbrividendo.

    Io dico questo: la mia grappa sarà molto molto migliore, ma siccome con queste sarpe una grappa decente la può fare tutti, inviterei il sig. Tutti (no, Barra no!) a provare il gioco delle tavolette (1 tavoletta ad es. è Augenblick = attimo ecc. ecc. blablabla) e vedere che ne sorte: d’accord, Madame la Tamorphose?

  150. temperanza il 14 marzo 2006 alle 19:03

    @db
    le mantengo anch’io, abbi fede, ma adesso ho solo qualche nano secondo, mi serve almeno qualche nanominuto:–)

  151. temperanza il 14 marzo 2006 alle 19:06

    ma siamo off topic, a questo punto, o siamo completamente off?

  152. temperanza il 14 marzo 2006 alle 19:07

    e le api? le salme si muovevano, @f, non le lascerai marcire così, semivive

  153. db il 14 marzo 2006 alle 19:14

    SOPRA UN’APE-LURIA FOSSILE NEL MIO STUDIO
    di don Aldo Lurio

    Come spesso capita, le osservazioni più interessanti sugli animali che si ospitano in casa avvengono per caso. La mia passione per l’ape-luria in genere e in studio mi aveva portato ad allevarne un esemplare della specie lurida (da non confondere con la cinerea né tantomeno con la phulcra) e, come faccio di regola, a cercare preventivamente tutto ciò che in letteratura fosse stato scritto sull’ape-luria lurida. In realtà come per la maggior parte degli abitatori del Mediterraneo allevati in cattività le informazioni sono molto vaghe: le schede sono del tutto simili tra loro e spesso compilate con una vaghezza disarmante. E così si scopre che moltissimi sono detritivori (il termine usato con meno parsimonia dagli “esperti”), altri (quando non si sa di che cosa si nutrano veramente) diventano all’occorrenza ottimi brucatori o addirittura altri cambiano famiglia e specie a seconda dell’autore! (Si pensi alla Brethella Nivea, innocuo gasteropode per la cronaca e spietata cacciatrice di Actinia equina nei fatti – e nessuna antologia ne parla!)

    tubì continuid…

  154. f. il 14 marzo 2006 alle 19:19

    @ Temperanza

    Ho un appuntamento dall’ape diatra (davvero!!!) alle 20.00. Sul tardi vedo di resuscitarle, ma ho bisogno dell’ape sante. Quanto all’off-off, voi non so, io anche (e di brutto). Ape natornovichiamo.

  155. f. il 14 marzo 2006 alle 19:27

    Sto usciando, ma un dubio a’troce m’a sale: sapete, cosi an pasànt, ke fine ano fatto i poster di un certo luci ano ne froid? Li havevo letti, ma hora sono scomparuti. Misteri e mestieri della rete! Ape natornomelodite?

  156. f. il 14 marzo 2006 alle 22:05

    Microracconto.

    APE CHI? RE SURRESCION!

    5.

    Un’ape luria fossile, colore dell’ape ce cominciò improvvisamente a infoltire sul volto smunto e pallidito dell’ape mozza: la vita lenta mente cominciò a rifluire in quel corpo martoriato dall’ape nitenza, soprattutto laddove più a fondo doleva per i tentativi d’ape netrazione e le ape rture prodotte dall’ape corina per liberarla dall’ape ristalsi. (cfr. Microracconto n.3, inedito). Si guardò intorno: lì vicino giaceva l’ape corina, con la maschera di gomma a brandelli sul viso e la bocca ancora piena di larve ape na cotte e dei resti putrefatti dell’ape scatrice. Le sembrò di scorgere un fremito su quelle membra che ben conosceva, finchè quel corpo non si levò a sedere sul freddo marmo. “Ape rò, siamo ancora vive”, esclamò l’ape corina, che ormai aveva ripreso le sue fattezze naturali. “Bene, riprendiamo l’opera interrotta nella mia casa nel residence L’Ape Tona (cfr. Microracconto n.4, inedito). Vieni qui, cara la mia ape mozza, che ti libero definitiva mente…”. Ma il vecchio aguzzino non concluse la frase. Il rumore stridulo dello scorrere della porta dell’obitorio le fece voltare pronta mente verso l’ape rtura…e, miracolo, lui era lì in tutto il suo splendore, venuto finalmente a ricompensarle di tutta l’ape na sofferta, di tutto il male del mondo che si erano cari cate sulle spalle. Il sovrano dell’universo era lì: Re Surresciòn, con ancora addosso gli stracci con cui si era offerto la prima volta ai loro occhi incapaci di riconoscerlo. Era proprio lui, il p’ape ro ai tante e palestrato che aveva dolce mente sorriso dai vetri del bar dove il giorno prima erano andate a bere l’ape ritivo. Si gettarono ai suoi piedi, imploranti. “L’ape na vostra è finita per sempre, ora vi ricomporrò nell’unico essere che siete sempre stati, rompendo il sortilegio che vi aveva così dolorosa mente tenuti separati”. Un vortice, sorto dal nulla all’improvviso, strinse nella sua morsa l’ape mozza e l’ape corina, che ora vivevano l’unico amplesso che avevano sempre sognato…

    (Continua…forse)

  157. ale il 15 marzo 2006 alle 13:43

    La Salma è la virtù dei Morti.

  158. furlen il 15 marzo 2006 alle 17:21

    io a perigi
    a pena torno
    apellero`
    @f da effeffe
    cunto fantastiz zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz

  159. f. il 16 marzo 2006 alle 09:14

    Mi dispiace per voi, cari, la “vera” arte proprio non la capite.
    Tenetevi i racconti di Fucomozzo da Padova, frutto di un canone e di una tradizione ormai sorpassati, ma state rinunciando alle delizie della letteratura del terzo millennio, vi state ponendo fuori dalla nuova arte e dalla sua fruizione. Ape narinsavite, chiamatemi pure, ma non so se avrò ancora voglia di rispondervi. Grande è l’ape na sotto questi cieli. :-(

  160. db il 16 marzo 2006 alle 14:12

    SOPRA UN’APE-LURIA FOSSILE NEL MIO STUDIO II
    di don Aldo Lurio

    Il discorso sull’ape-luria lurida prende le mosse proprio da alcune errate convinzioni che l’hanno catalogata come specie che si ciba di fiori e alghe. Detto questo, col mio esemplare mi ero limitato esclusivamente a fornire vegetali vari e in quantità rilevante per cercare di far trovare a proprio agio l’animale. Dalle osservazioni però qualcosa non quadrava: i vegetali non venivano calcolati da lui che invece preferiva stazionare vicino alla ciotola del gatto, che avevo riempito di kit-kat (pollo+tacchino). Si sa che spesso gli animali in cattività assumono dei comportamenti non proprio abitudinari per la propria specie, ma che addirittura cambiassero dieta mi pareva troppo. Dopo due ore l’ape-luria, sempre sotto attenta osservazione, aveva divorato tutto, mentre i vegetali erano perfettamente intatti. Decisi allora di non mettere più kit-kat per vedere se si era trattato solo di una questione di preferenze alimentari: l’ape-luria lurida tirò fino a sera, e poi improvvisamente morì. Togliere dal proprio studio un animale morto è sempre una sconfitta, e proprio perché si trattava di un animale che mi interessava particolarmente, la cosa mi diede fastidio e non poco. In realtà i fatti però parlavano chiaro: decisi di riprovare e ficcai un altro esemplare nel mio studio che nel frattempo era stato adeguatamente arredato con ciotole di kit-kat di vario genere. Il nuovo inquilino passava da una ciotola all’altra non calcolando minimamente i vegetali. Era chiaro che la sua dieta si basava esclusivamente sul kit-kat, ma si trattava di capire quale fosse il suo kit-kat preferito. Dopo due giorni di osservazioni e prove, sono giunto alla conclusione che il kit-kat preferito dell’ape-luria lurida è il montone+manzo. Non disdegna neppure l’agnello+dindo, ma senza dubbio il montone+manzo è il suo pasto preferito.
    Restava da chiarire ancora un dubbio: fin da subito mi ero accorto che il primo esemplare emetteva escrementi contestualmente o quasi all’assunzione di cibo sotto forma di cilindretti bluastri e scuri. L’assenza di escrementi in uno studio privo di qualsiasi altro organismo che non fosse sedentario e che non fossi io, mi aveva portato a pensare che l’esemplare in questione non mangiasse (ricordo anzi di essermi detto un po’ sadicamente: “se si tratta di anoressia, che anore sia!”). Tale situazione era rimasta inalterata fino alla morte dell’animale esattamente a distanza di circa 6,9 ore dall’ultimo avvistamento di feci. Ne consegue che si tratta di un animale che può stare anche 6,9 ore senza cibarsi. Certo, a posteriori, non ripetendo l’errore di non immettere più kit-kat nella ciotola, la mia prima ape-luria lurida forse sarebbe ancora in vita. In ogni caso spero che queste osservazioni possano aiutarci ad ospitare gli esemplari di questo bellissimo animale garantendo loro almeno una corretta alimentazione, oltre ad una temperatura dell’acqua rigorosamente mai al di sopra dei 69°C.

    fine (ma c’è l’ape-lata…)

  161. duscena il 17 marzo 2006 alle 16:53

    complimenti per le variazioni sul tema (ape)! alcune sono veramente notevoli… e divertenti!l
    L ape ofita

  162. db il 18 marzo 2006 alle 09:14

    NOTA PENE

    *fuckus a non fuckendo*

    Not ape né

  163. ov il 18 marzo 2006 alle 09:27

    Giulio, i’ vorrei che tu e l’ape ed io
    fossimo presi per incastramento
    e messi nel furgon, ch’ad ogni evento
    per terra andasse al noler vostro e mio!

    Oca Valcante

  164. om il 18 marzo 2006 alle 10:04

    Quando lavoravo all’Ocortina ero felice. Tutte le mattine prendevo su l’ape Ocar e andavo a fare le oconsegne. Tutti pomeriggi battevo a Mochina.

    Oco Mozzo

  165. db il 18 marzo 2006 alle 10:26

    ape piaggia (Apis tolida) s.f. Insetto degli Apidi di color nero con peluria grigia, oggetto da parte altrui di intenso asservimento, cui si presta remissivamente e adulatoriamente.

    ape stifera (Apis lazzula) s.m. Insetto degli Apidi di color nero con peluria rossa, soggetto di intenso asservimento altrui, accompagnato da punture e frizzi.

    A. Pelazzi, Dizionario della lingua italiana

  166. db il 18 marzo 2006 alle 17:05

    APoEsia

    Come va?

    Ape Riodi

  167. f. il 18 marzo 2006 alle 22:39

    Stai battendo la fiacca, db, mi sa mentre il tuo figliolo suona uno strumento musicale classico, tu ti stai esercitando sull’ ape ntola. :-) Suvvia, rileggi i post: ape riodi, con tutti gli annessi e connessi, risale a qualche giorno fa. C’è bisogno di novità, caro ragazzo: ape naseipronto con nuovi apporti, chiamaci. Puoi sempre dare un’occhiata meno disattenta all’Ape Lazzi della lingua italiana: un vero critico, prima di postare, le parole che usa l’ape nsate e l’ape sate per bene.

  168. db il 19 marzo 2006 alle 14:39

    APELOGO

    … la mosca Tsetsè e l’ape Psipsì incrociarono l’oca Cola…

    A.Pellegrino Ochino (TO)

  169. ale il 20 marzo 2006 alle 00:39

    Sull’Ape Nna all’arrabbiata
    l’Ape Piera è sventagliata

  170. f. il 20 marzo 2006 alle 09:51

    @ Ale

    L’Ape nna era già nel novero delle cose accadute, ma l’Ape Piera è un lampo che rimane a lungo negli occhi (e nelle narici). Piaciuta molto.



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