Stalker

11 dicembre 2006
Pubblicato da

di Marco Mantello

[Questo testo fa parte del progetto campagnaromana.net]

1. Luce solare

Se lo fissi in posizione orizzontale
Sant’Oreste sul Monte Soratte
pare l’occhio sbarrato del duce
mentre il giovane rumeno si combatte
sopra un muro che è più giallo dell’ingiuria:

‘Nessuna patria
per Vladimir Luxuria’.

Nei bar-moca dove un frate cappuccino
fu internato dal cristiano Costantino
una slot sputava spicci
dalle sette meno un quarto del mattino.

Cominciamo a salire cercando
Mussolini fra funghi e tralicci
(Stracciabraghe e radici di cardo
se le mordi ti passa la sete).

Dopo un pezzo che in ordine sparso
come fossimo stati sul Carso
c’è la fossa di Santa Lucia
dove passano gola e palato.

Il calcare avidissimo d’aria
scioglie nulla, eppure scava
sotto forma di bicarbonato

Fra la Russia e la frontiera jugoslava
fanno pure questo centro commerciale
auspicando per i fine settimana

che la gente si possa fermare
ma è difficile promuovere il turismo
quando campi di nazifascismo.

Mussolini come parco naturale:

‘Cosa c’è nella testa?
Calcare?’

‘E kilometri di gallerie
che facevano da bunker
durante la guerra mondiale’

L’aria fresca e innaturale
dei pischelli che maturano la tresca
nel bel mezzo del rifugio nucleare:

‘E’ una cosa che si deve trasformare’

dice lei poco prima che lui
fissi il buio e ci riesca.
Per esempio la base tedesca

dove iniziano le gallerie
ne faranno Beauty Farm e fattorie.
Le signore con la scopa rattrappita

hanno appena terminato
le pulizie
e stanotte una bella dormita.

All’ingresso la ruggine ostile
della radio con l’ordine scritto:
Via Rasella, le Fosse ardeatine.

L’assessore è arrivato alla fine
non ci chiede nemmeno l’affitto
e ripete: ‘Domani mattina’

con due occhi più brillanti di una mina

2. Nella valle del Tevere

Sotto al fiume l’acqua calma in apparenza
lascia fare quasi tutto al mulinello.
Resta viva sul fondo ed aspetta
la ragazza con la sigaretta

ha raccolto funghi strani alla partenza
cotti al sole di colore rosso e giallo.
Sottoterra con i gambi di metallo
dove scorrono i metanodotti

sopra un cielo di trasformatori
e tralicci neri dentro e neri fuori
si distendono con tratto lineare
centri di ricerca, laboratori

per nutrire le piante ed i fiori.

Non è chiaro se l’acciaio se ne vada
in opposte direzioni o se ritorni
solamente per fissare le ragioni
di frequenti black-out nei dintorni:

‘Porteremo l’acqua,
la luce e il gas
in decine di villini sequestrati’.

Palombaro Felciare
col cartello ‘Attenti al cane’
messo al posto di ‘Benvenuti’
e quei denti che mai utilizzati
per sbranare anche un solo padrone
(i cancelli e le persiane
si riaprono senza ragione).

Causa vincolo ambientale
è vietato nascere
non è permesso morire
e all’interno dell’abitazione
certe cose si possono dire.

Gli abitanti di Passo Corese
danno fuoco alle zolle di paglia
per vedere il paesaggio cambiare
l’elicottero e il secchio dell’acqua
provenienti dal tratto di mare.

Quanto a quelli di Fiano Romano
all’uscita sul cavalcavia
c’è un cadavere fatto di gesso
con il capo leggermente reclinato
che le gambe si aprivano spesso.

Dentro i bossoli mezzi cerchiati
è finito quel senso di vita
che ti prende quando vedi gli affettati
annaspare nel cartone bianco
e gli ovini pascolanti fra le cave
dove passano quelli del branco.

Proseguiamo sulla linea orizzontale
a turbare la velocità
della strada statale, del fiume
del metano e l’elettricità

Ogni passo diventa normale
quanto più lentamente si va
a fissare le pesche mature
divenire infrastrutture:

‘La campagna è artificiale
naturale è la città
tutto il resto sono un mucchio di paure
questo il letto del fiume lo sa’

*
La ragazza che proviene dal Brasile

tira fuori l’uncinetto
e sedendosi sul parapetto
(Superstrada col Tevere sotto)

lavoricchia una fascia di lana
dove sgommano i coatti di Mentana.
L’antropologo spagnolo

incomincia a sottrarre cartelli
per raccogliere memorie
differenti dal sottosuolo:

‘Mirko e Laura sposi’
con la freccia, i confetti, gli anelli
quelle sfilze di macchine in fila
hanno fiori che avvizziscono i volanti
ed i clacson spalancati sui tornanti

Non ritrovano più la strada. Si sono persi
a due passi da casa loro
in un verde che davvero
potrebbe essere qualsiasi Altrove
se la cena di nozze è alle nove.

Castel Nuovo di Porto: il sociologo ambientale
riferisce della zona industriale.
La stazione sembra quella dei paesi
un solo binario,
manca il bar per la colazione
figuriamoci un capostazione.

Alle cinque di mattina i bengalesi
sulle sbarre si tengono appesi
alle sette ripartono i bianchi
favoriti dalla multinazionale.

Poi c’è Andrea che sul monte Soratte
vide un angolo di Palestina
con gli ulivi, la ricotta artigianale
ha staccato un crocefisso dalla cima

se lo porta sulla spalla benedetto
come fosse veramente un cavalletto.
Pasolini sotto forma di latrina
gli consiglia di inquadrare una collina:

‘Dentro al buco della trave
che sorregge la strada statale
trovi pure una discarica abusiva
ma cerchiamo di non mitizzare
tutto quello che non respira’

3. Tema del ritorno a casa

Sono cresciuto
non lontano da qui
e nel 1981
ho visto passare lo Shuttle.
In certi paesi, lì
ci venivo a giocare a basket.

Questa valle così
fuori Roma ma pare che sia
fine e inizio di periferia
il cantiere proprio sotto casa mia
con la polvere, il ferro e le pere

se le mangiano con gli occhi gli operai
quando passano fra le ringhiere.

Negli scheletri aperti e incompleti
di stanzoni trasparenti e senza vetri
ci va a vivere gente finita
e le mura non crollano mai
fino a che non le mettono in piedi.

Non ci sono l’entrata e l’uscita
una penna disegna la vita:
punto rosso significa i box
il cerchietto vuol dire cantina
e quel fosso già lo chiamano piscina.

C’è un mattone perfetto che ingaggia
le sue lotte col caldo e la fame
Palme nane, ai bordi della piantina
creano un effetto spiaggia.
Certe volte si vede il catrame
se ci arrivi di prima mattina

4. Questo figlio non è nato a Roma
(ma in un piccolo giardino zen)

Ha perduto la testa
per uno che mi è pure simpatico
Il suo utero non ce lo presta
ma non farti venire in mente
di iniziare per ciò una protesta.

Oltre all’assenza di utero
c’è qualcosa di meno concreto
e al contempo più essenziale
per la quale non esisti e meno male.

Roma-bene governa il paese

e tua madre non riusciva più a parlare.
Gli indizi quelli classici
da amplesso frenato:
occhi chiusi, senza labbra né
palato. A gennaio

mi spedisco tre mesi ad Alatri
a studiare da gobbo malato
l’economia sociale di mercato

Avevamo diviso i cani. Lilli la piccola
è rimasta a Via Nizza con lei
dimagrendo per un’epatosi

Rocco invece l’ho rinchiuso
nel baule della Ford
e in assenza di fuso
era tanto stordito dal nord.

Ad Alatri ci trovo nessuno
ma ho ripreso a camminare, cucinavo
mi facevo perfino le lavatrici.
Quando è venuta a trovarmi, il mese dopo
abbiamo fatto la spesa insieme

I suoi occhi non sembravano felici.

Come avessero avuto conferma
di svolgere la funzione
dei freni in bici

su quell’iride mezza malferma
dove volano ignare le mosche
e non c’era nessuna ragione
per dirmelo a parole nostre.

A Roma stavo ore sul divano
dormivo davanti ai film
e ogni sabato sera
preparavo precotti
a lume di candela.

Ritornando dal nuoto
si sentiva aspettata

Dipendente?

No, bloccata

Tua madre non si è mai laureata

Tua madre lavora a un giornale

Tua madre mi avrà prestato

tremila euro in quattro anni.
Comperava pantaloni
la domenica il gelato
a ripiegare panni

Pure l’IBM mi ha lasciato
per non sottrarmi
alla letteratura
e al contempo alla corporazione
che rinnova ogni primo di aprile
un assegno in diritto civile.

Questa (ti stavo per dire)
è la seconda ragione
per la quale sono molto sollevato
di sapere che sei un’astrazione.

La tua nascita mancata
non è giusta né sbagliata
è un difetto di riproduzione, è
come
quando uno si ammazza
perché affetto da depressione
ereditata. La trisavola pazza
generazione non saltata e siccome

non venire alla luce o
cadere da una terrazza
ti succede e non puoi fare niente
meglio a sedici che a quaranta
quando hai i figli, il conto in banca
e l’amico migliore è un parente

*

Faccio in tempo a ritornare dimagrito
e finisco pure il saggio programmato
sull’economia sociale di mercato.

Verso il nove di maggio ho capito
che lei mi considera buono.
Prova affetto, un amore minore
per come sono. Le spedisco allora

due poemetti Tora Tora
sulla cremazione della bisnonna
e tua nonna la quasi ministra
che si accolla risparmi e consumi
con le ovaie che scoppiano a vista
di antitrust e di luoghi comuni

*

Del potere corretto e altruista
ragioniamo una sola persona
tu ed io, tutto quello che vedi
era nostro, non tuo. Anche le scarpe
che porto ai piedi. Anche l’autista

Che se uno vuole essere duro
tutti i viaggi che mi hai prenotato
tutti i soldi che mi hai anticipato

li dovresti rivolere e
non li vuoi perché è questo
il lato puro dell’avere:

valutare con la voce
il tracollo dei tempi estivi
rassegnandosi alla parte dei più vivi.

Le tue acque rottamate sulla foce
di un Aniene solo lacrime e saliva
ti permettono di non irrigidirti
Quando ti grido: ‘Spingi’
non riesco nemmeno ad aprirti.

Mi nascondi la parte cattiva
di un veloce e lucidissimo passaggio
Durante il viaggio
ci sono i boschi che dipingi.

Mentre l’aria tonante ti usciva
da quel ventre senza l’ombra di un ostaggio
sono apparsi cavalieri merovingi

e ho capito fissando le sfingi
che i tuoi amici parioli e fiorai
mi avevano accolto bene
nel minuscolo villaggio
di telefoni, cene, pollai.

Sulle prime proclamavano il pareggio
consapevoli che i ferimenti
non conducono al cimitero. Per me tristi
per te contenti
testimoni troppo uguali ai differenti

ritardini dell’ultimo mese
con il tuo amore nuovo ed un vero
pallidume nel vedermi inscatolare
il pigiama e l’anello nuziale.

Auspicando quantomeno
che col tempo sarò più sereno
hanno smesso di chiamare
non mi chiedono più come stai
e con te cosa penso di fare

che non sei cosa giusta per lei
e non sei cosa buona per me.
Vorrei dirti (figlio o figlia)
vorrei dirti: ‘Ma va’ a farti congelare!’

Come vedi ci sono ragioni
molto serie che rendono già
inspiegabile e senza pariglia
questa voglia di paternità.

Eppure allo stato attuale
(è agosto
e per ora rimango in città)
mi è impossibile riunire o separare

la tua assenza giustificata
dall’impulso che ho di picchiare
le strappone che passano in strada
con le loro carrozzine color mare

5. Aurelia

A Furbara
fra il bar Sorriso
e il fiume Sanguinario
c’è un albergo che si chiama Paradiso

Per trascorrere l’anniversario, cara
ti prenoto pure un viso
e riaggiusto il fuso orario.
Nell’assenza controllata

delle rose odorate dagli altri
il giardino è veramente straordinario.
Come posso rinfilarmi sulla strada
verso Santa Severa
con migliaia di macchine in coda?

Hanno fatto il frontale
la strappona che segue la moda
ha perduto sull’asfalto uno stivale
e negli occhi si è vista la vita:

‘Per fortuna mia sorella
viene a prendermi fra un’ora
e così la facciamo finita’.

Generose vedute sul mare
recintate dall’esercito italiano
i cartelli della zona militare
messi al sole si asciugano piano:
arriviamo di fronte al castello

con un minimo di cose da mangiare.
La tua faccia di trent’anni prima
ricompare nella ressa mattutina
di palloni che urlano e quello
che si prova a rimorchiare la bagnina.

L’uomo che soffre
e la mente che crea
per un attimo sono riuniti
con l’arrivo dell’alta marea.

Poco prima di farsi annullare
dalle pinne dei sub in apnea
incominciano entrambi a captare
un incedere ritmato e progressivo
che proviene dal castello medievale

Oltre i muri coi teschi sul cavo
non vedendoti potevi immaginare
quante fila si dovessero serrare
senza essere chiamato schiavo.

In quell’ordine concluso ed esistente
i tamburi regolavano l’ascesa
delle stelle opacizzate del sergente

Era come se qualcosa
stesse sempre per arrivare
senza farlo mai, veramente.

Aspettarla con la luce ancora accesa
rivederla qualche volta sulla rai
a parziale compimento dell’attesa

Il rumore dei tamburi
si avvicina gradualmente
e al contempo rimane bloccato
nella mente liberata del soldato.

Divenuto coretto da stadio
adattatosi al ritmo del passo
fino a quando inciampato sul sasso
prende corpo e fattezze di voce:

Quaggiù
Quaggiù
finisci pure tu

Quaggiù
Quaggiù
finisci pure tu

Non li vedi. Li senti arrivare
Assomigli da molto vicino
a qualsiasi tradizione culturale
dove sono indistinguibili

il sangue dal vino
la realtà dalla morale
la notte dal netturbino
il comunista dal liberale.

Nella sua fase matura
la carriera dell’artista
pare quella di un carrista
che si allaccia la cintura:

“Una continua estinzione
della sua personalità”

“Nel nome della guerra
o della cultura?”

Sono appena ritornato
a Furbara, fra il
bar Sorriso e
il fiume Sanguinario.

C’è un albergo che
si chiama Paradiso e tu
sei scomparsa in orario

nel momento preciso
che ho portato le valigie fuori
augurandoti felice anniversario.

6. La tenuta di Campagnano

Si chiama Giovanni Merusi
il cortile dove potano le rose
con i bozzoli-presagio degli abusi.

Da trentun anni
mi saluta in canottiera bianca:
‘Scusa se te lo dico, signora
ma hai un’aria stanca’.

La tenuta di Campagnano
ti puoi chiudere dentro e gridare
giorno e notte con un petto da soprano
se Giovanni non la smette di origliare

io gli addebito le spese del trasloco.

Passionario del platano vivo
era giudice ai concorsi per i cani.
Il contratto me lo aveva preparato
fra le gabbie dove sbattono i rimorsi

e quell’indice mezzo ritratto
causa morsi di un molossoide
divenuto campione croato:

Me lo ha quasi staccato
proprio l’ultima volta
che ho giudicato.

Dividiamo al cinquanta per cento
con la sola condizione
che il salotto e le gabbie di fuori
non si muti la destinazione.

All’interno specialmente rimarrebbe
stessi roveri e la libreria
non aggiungere nulla di nuovo
alla sua collezione Agostini

Le più grandi battaglie della storia
Le origini marziane degli Etruschi
Io pittore, Io scrittore, con
la vita di Enrico Beruschi.

Quanto alle gabbie
sono tutte a due piazze
e ci vivono senza dolore
trenta alani, un pappagallo a chiazze
e il cavallo liberato nel dipinto

che introduce alla stalla reale.

Fra la quercia, i due piccoli apolli
e un accenno di prato con tavola
la morale sgangherata di una favola
recitata quando gli occhi sono folli.

In un giorno di tanti anni fa
c’era il vecchio fidanzato di mia figlia
che è ufficiale di seconda nei parà.
Venne a pranzo questo amico viterbese

laureatosi in architettura
ripartiva alla fine del mese
col progetto di ricostruzione
del museo babilonese di Bagdàd:

‘Una sorta di separazione
della guerra dalla cultura’

Ripeteva. Rispondevo: ‘Eh già’

Alla frutta si distendono sul prato.
Il ragazzo di mia figlia gli domanda
se conosce l’effetto boato.
Avambraccio disteso
tieni il gomito teso
altrimenti ti saltano i denti
e la lingua si attacca al palato.

Fa un sorriso e stringe in mano
una palla di cuoio pelato:

‘Per gli esercizi circolatori’

Le sue vene sui polsi
sono nitide e mezze di fuori.
Tutto ciò che comporta una spesa
deve avere una sua utilità.

La difesa compatibile a ogni costo
con lo stato di necessità
se lo scopo è distruggere tutto

nel modo più civile possibile
l’importante è che uno lo sa
quando deve rimettere a posto

in un giorno di tanti anni fa.

7. Anguillara è parola di dio

Sulla strada che faccio col carro
c’è un pratone dove passano il ramarro
e le antenne della radio vaticana
surriscaldano le cellule del cuore.

La sua linea di frequenza
mi ricorda alla lontana
una Dafne valletta di ‘Amore’.
Onde e gambe non avevano il colore

dell’alloro mescolato alla rughetta
ma muovendosi nel cielo nero
eran lunghe quasi come una diretta.
Il traliccio che a forma di croce

più robusto e slanciato di un pero
altri quindici messi al riparo
con i fili di ferro sospesi.
Una voce può durare sette mesi

sotto forma di luce negli occhi
o di venti freddi come sacramenti.
Questa volta la dovrebbero iniziare
fra le cinque e le sei meno venti

dove cellule, more e finocchi
si dissolvono nell’alba programmata
e magneti mescolati a processioni
attraversano il punto preciso
che divide la pioggia dal sole.

Non essendoci alcun modo di capire
se la fronte fa acqua o sudore
all’interno non mi pare che risuoni
quando cadono le bombe sul tumore.

Stamattina l’ho quasi baciata
perché è solo la sua fede nelle macchie
a evitare che il carro esca fuori
dalla sua carreggiata e quegli occhi

le diventano più duri dei miei cocchi.
Sono ore che pedala e se la ride
lì davanti a una folla di racchie
lucidate fino sotto la bandana.

La parola di dio uccide

come garze che si intonano al pigiama

8. Nel luxmetro Walter ed io

Ho pensato che siccome
la prossima notte
con tutti i limiti dei giorni perfetti
non sarà rossa, né azzurra né nera
semplicemente bianca

ho pensato che non voglio
dedicare questa poesia
a Renato Biagetti
accoltellato a Focene
in una notte di vacanza

Questa poesia la voglio dedicare
ai compagni che in questi anni
la morte l’hanno scampata
auspicando che ne facciano una strada
per le vittime incompiute
di una violenza indeterminata

Vorrei dedicare questa poesia
ai lettori di Ezra Pound
nei periodi di vacanza

alle delibere comunali
che assegnano spazi sociali
con equidistanza
ai diversi trattati da uguali.

9. Tema della seconda volta
(in un microappartamento del Circeo)

Porte solidamente sprangate e sbarrate,
solide inferriate alle finestre
tutto solidamente sprangato e sbarrato e
munito d’inferriate.
Thomas Bernhard, La fornace.

Valentina. Una ragazza normale
con la schiena inadatta alla danza
e il sogno di lavorare
senza togliersi più quel paréo
che indossava tornando dal mare.

Crocefissa due volte di fila
nella stessa stanza.
Era un microappartamento del Circeo
progettato per le coppie in gravidanza.

Sulla spiaggia frazionata a concessioni
convivevano i padroni del Gabbiano
Saporetti e la mandria del Faro

L’eternità
generava lettini e ombrelloni
a distanza di quindici anni
rinascevano le figlie dei dottori

con la felpa delle squadre americane.
Il ragazzo appassionato di motori
si chiamava sempre Vanni
e le palme producevano banane.

*

A Sabaudia verso il lago artificiale
porto Duck alle sette di sera
e la messa questo sabato non c’era
come è vero che è chiusa la banca:

Perché una seconda volta?

chiese il prete africano
alla candela bianca.

La prima

fu il 16 giugno (Saporetti)
il 20 luglio (Gabbiano)
Il 7 agosto (Faro)

Era uscito da Viale Carnaro

Arrivò con un carico indiano

Stava già dentro casa di lei.

Aspettando nell’armadio preparò
quattro chiodi perché fossero perfetti
come è vero che la luna del Panàro

era piena a Saporetti
solo assente per quelli del Faro
luccicava sui padroni del Gabbiano.

La seconda volta
a trent’anni dalla prima e lui
se hai presente gli insetti
fece molto ma molto più piano.

All’imbocco che divide la Pontina
il suo quarto di faccia percossa
con il resto coperto da un velo
uscì fuori dalla Twingo rossa.

Ora un microappartamento del Circeo
appariva come fosse la virtù
internata a Regina del cielo:
invariati arredamento e dimensioni
c’era il cellophan sui muri di cemento

e una voglia disperata di lasciare
grandi aquile romane sopra i fianchi.
Senza togliere di dosso quel paréo
Valentina si sentiva più normale

e tirando la branda dal muro
fece in tempo a ricordare che i Calanchi
sono un popolo e un gruppo montuoso.

Ha investito sei milioni nel futuro
per rifarsi la membrana vaginale
da un chirurgo con il battito del cuore
impiantato all’altezza del polso.
Glielo aveva segnalato la Meloni
quella volta che passava per il corso.

Adesso
era come se là dentro
scivolassero a collo già rotto
Elpénore e i quattro sfigati
che studiavano lettere antiche
quando a Prati dividevano l’affitto:

Perché una seconda volta?

sentì dire da sopra e da sotto.
Non capiva se la voce
provenisse dalla cantina
o dal soffitto. Non

vedeva nemmeno la croce
e sicuro non era mattina
perché fuori non passavano drogati.

Col ginocchio percorso da un crampo
rivoltava, tratteneva, riduceva
le portate dell’ultima cena
a una nave con la vela nera

Perché una seconda volta?

chiese il gambero allo scampo
dentro al microappartamento del Circeo
divenuto porticciolo di riviera.

Il suo Ulisse nel frattempo
era già sulla porta
e le tolse di dosso il paréo
come fosse un vestito da sera.

5 Responses to Stalker

  1. nanook il 11 dicembre 2006 alle 13:14

    la parte ‘Questo figlio non è nato a Roma (ma in un piccolo giardino zen)’ è veramente bellissima!

  2. Nunzio Festa il 11 dicembre 2006 alle 19:07

    mi sa che hai di nuovo preso benissimo, Christian

    Però leggerò prima, presto, tutto tutto.

    b!

    Nunzio Festa

  3. gilcagnè il 13 dicembre 2006 alle 17:40

    nessuna patria
    per vladimir luxuria.
    concordo.
    che nostalgia di cicciolina in parlamento, mi si stringe il cuore.

  4. J Galaxy il 15 dicembre 2006 alle 19:56

    Cazzo: Marco Mantello è bravo.
    Ma bravo assai.

  5. marco mantello il 16 dicembre 2006 alle 11:41

    Cazzo: grazie! Marco



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