A gamba tesa: leggiamo tutti leggiamo subito

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“plan globally and act locally”

Nel film di Paolo Sorrentino, L’amico di famiglia, il protagonista, l’usuraio, sovrappone la propria visione del mondo a quella rappresentata dal lettore tipo del Reader’s Digest. Leggo, in un’intervista, la seguente osservazione del regista:
“Selezione è stata la mia fonte di salvezza,per fare parlare l’usuraio:un linguaggio che non fosse di servizio ma nozionistico, alto e basso al tempo stesso. Fare di Giacomo un lettore avido di Selezione dal Reader’s Digest è stato molto divertente dandomi la possibilità di giocare con conoscenze nozionistiche e male utilizzate, ma – al tempo stesso- non banali”
(intervista in http://www.cinemadelsilenzio.it/index.php?mod=interview&id=3442)

In un libro di cui spero poter scrivere nelle prossime settimane, Moremò di Davide Morganti, pubblicato da Avagliano, c’è un passaggio in cui la crudeltà della scena e del personaggio che la esperisce si appoggia ancora una volta sulle citazioni eleganti del Readers Digest.
Chiamo Davide e gli chiedo perchè Reader’s Digest:

Reader’s Digest era dappertutto, in casa. Mio padre, come il padre, nel romanzo, se lo faceva arrivare sempre e restava per ore a leggerselo sul divano. Me ne ricordo dalla prima infanzia e anche per me, per via dei nomi americani, era come una finestra sul mondo, una via d’uscita dalla nostra realtà. Selezione per me non era stupido, e anche se fosse stato reazionario a quell’età, otto, nove anni, non si capiva; era naturale, e comunque se un mio libro fosse “ridotto” (ndr il dispositivo compositivo dei libri pubblicati dalla Readers digest è quello di proporre al grande pubblico una versione ridotta, previa approvazione dell’autore) per Selezione, sarei almeno certo di avere molti più lettori di quanti non ne abbia adesso.”

Su wikipedia, a proposito di Selezione (edizione francese ) leggo:

Le Reader’s Digest (Sélection en France et au Canada) est un magazine familial, généraliste et mensuel. En 2004, la version américaine du Reader’s Digest fut publiée à 12,5 millions d’exemplaires et compta 44 millions de lecteurs chaque mois. Bien qu’en légère perte de vitesse ces dernières années, le Bureau d’audit des publications (équivalent de l’Office français de la publication) a déclaré que le Reader’s Digest était le magazine généraliste le plus vendu aux États-Unis après les publications de l’Association américaine des retraités (AARP).

Il Reader’s Digest (Sélection in Francia e in Canada) è una rivista familiare, generalista e mensile. Mel 2004 , la versione americana del Reader’s Digest fu pubblicata in 12 milioni e mezzo di copie e contò 44 milioni di lettori ogni mese.Benché in leggero calo, in questi ultimi anni, il Bureau d’audit des publications (un equivalente dell’l’Office français de la publication) ha dichiarato che Reader’s Digest era la rivista generalista più venduta negli Stati Uniti dopo le pubblicazioni dell’Associazione Americana dei Pensionati (AARP).

Per concludere:

Le Reader’s Digest est connu pour présenter une vision du monde politiquement conservatrice, optimiste et pro-américaine.

Il Reader’s Digest è noto per presentare una visione del mondo politicamente conservatrice, ottimista e pro-americana.

Una cosa va rilevata e si riassume a quanto riportato nel sito ufficiale della rivista (http://www.selezionerd.it/) quando mette tra i propri obbiettivi, per la sua vocazione internazionalista, quello di fare in modo che i pubblici di tutti i Paesi siano sullo stesso piano, non esistendo lettori di “serie A” e lettori di “serie B”.
Il motto dell’azienda è del resto: “plan globally and act locally”

In casa mia i volumi del Reader’s digest rappresentavano il cinquanta per cento dei libri che allineati in biblioteca esercitavano su di noi, un fascino straordinario.
Le edizioni dei Racconti italiani recavano le più prestigiose firme della nostra letteratura e credo che nessuna avventura editoriale in Italia abbia dato così tanto peso e dignità alla forma racconto.
Cultura di massa o cultura popolare? mi chiedo allora prendendo in prestito da Christopher Lasch il titolo di uno dei suoi più bei libri (ndr. non tradotto,ovviamente, in Italiano).

francesco forlani

Vive a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman e Il reportage, ha pubblicato diversi libri, in francese e in italiano. Traduttore dal francese, ma anche poeta, cabarettista e performer, è stato autore e interprete di spettacoli teatrali come Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, con cui sono uscite le due antologie Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Corrispondente e reporter, ora è direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Con Andrea Inglese, Giuseppe Schillaci e Giacomo Sartori, ha fondato Le Cartel, il cui manifesto è stato pubblicato su La Revue Littéraire (Léo Scheer, novembre 2016). Conduttore radiofonico insieme a Marco Fedele del programma Cocina Clandestina, su radio GRP, come autore si definisce prepostumo. Opere pubblicate Métromorphoses, Ed. Nicolas Philippe, Parigi 2002 (diritti disponibili per l’Italia) Autoreverse, L’Ancora del Mediterraneo, Napoli 2008 (due edizioni) Blu di Prussia, Edizioni La Camera Verde, Roma Chiunque cerca chiunque, pubblicato in proprio, 2011 Il peso del Ciao, L’Arcolaio, Forlì 2012 Parigi, senza passare dal via, Laterza, Roma-Bari 2013 (due edizioni) Note per un libretto delle assenze, Edizioni Quintadicopertina La classe, Edizioni Quintadicopertina Rosso maniero, Edizioni Quintadicopertina, 2014 Il manifesto del comunista dandy, Edizioni Miraggi, Torino 2015 (riedizione) Peli, nella collana diretta dal filosofo Lucio Saviani per Fefé Editore, Roma 2017 

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  13 comments for “A gamba tesa: leggiamo tutti leggiamo subito

  1. 29 dicembre 2006 at 17:35

    non leggo selezione da metti 40 anni, ma ne amo perdutamente la memoria.
    parlo della selezione dei primissimi anni sessanta.
    era ottimista, filo-americana e non solo: era la cosa più ideologica che mi sia mai capitato di leggere, molto più ideologica di Stato e rivoluzione, per dire: ogni cosa che vi si leggeva, rigidamente ricostruita per essere di veloce e appetibile fruizione, serviva a ribadire le fondamenta dei valori politico-esistenziali americani, persino quando si raccontava la vita-tipo di un salmone, persino nei racconti di morte e malattia, anzi di “lotta contro la malattia”.
    erano tempi di guerra fredda e dopo si disse apertamente che Selezione era confezionata dalla CIA.
    se non è vero è molto verosimile, ma, spesso a quel tempo la CIA prendeva lucciole per lanterne: ricordo perfettamente un articolo di valutazione positiva di castro e della rivoluzione cubana: sarà stato il 1960, metti.
    la crisi dei missili è di due anni dopo.
    non sapevo esistesse ancora, Selezione, dico.

  2. franz krauspenhaar
    29 dicembre 2006 at 17:55

    Bellissimo il R.D. Lo leggeva anche Cavallero per rilassarsi prima di una rapina.
    Insomma, col Reader’s andavi tranquillo.

  3. 29 dicembre 2006 at 18:39

    Grande Selezione…! ho ancora i libri “surrogati” che spedivano agli abbonati… quattro romanzi in un solo libro…
    andrea

  4. 29 dicembre 2006 at 19:00

    non “surrogati”.
    libri “condensati”.

  5. 29 dicembre 2006 at 21:37

    si vero… condensati…

  6. antonio sparzani
    30 dicembre 2006 at 00:30

    Selezione, che girava allegramente in casa mia da piccolo, anni cinquanta, è la vivente contraddizione del secondo comandamento del decalogo dell’inerzia, quod vide, e pertanto è, automaticamente, male.
    Ma la “cultura” offerta da Sel. sarebbe di massa o popolare? Visto che non ho letto il libro di Lasch, potresti, o effeffe, dare qualche lume (elegante)?

  7. 30 dicembre 2006 at 09:29

    Cultura di massa o cultura popolare? C’ est vrai. Ho 39 anni ricordo che arrivavano dei numeri omaggio, avrò avuto 12 – 13 anni, l’ ho letta, ho vaghi ricordi, ma Salgari è cultura di massa o cultura popolare?
    Mi pare ovvio che su tanti lettori, non solo i seminaristi e gli intellettuali la leggevano….
    “Le edizioni dei Racconti italiani recavano le più prestigiose firme della nostra letteratura e credo che nessuna avventura editoriale in Italia abbia dato così tanto peso e dignità alla forma racconto. …”
    E allora … ! SCIAMBOLA…
    Baci e abbracci
    davide

  8. 30 dicembre 2006 at 10:01

    Selezione era il mio forte,
    mio padre era abbonato,
    non c’era praticamente da leggere altro in casa mia,
    Selezione ed Annabella,
    là sopra appresi l’esistenza della Latimeria Calumnae ovvero il Coelecanto, pesce fossile vivente,
    ho ancora stampate in mente le illustrazioni,
    poi mi piacevano le storie di guerra,
    roba di americani sempre vincenti,
    eroi bandiere che sventolano e russi cattivi,
    sommergibili, spie ed elogio della filantropia…

    Ma, scusate, il Reader’s Digest non era un organo finanziato e fondato dalla Chiesa riformata Christian Science?

    MarioB.

  9. furlen
    30 dicembre 2006 at 12:24

    Carissimo et veneratissimo antonello, poichè sono in partenza (ma ti prometto di dedicare a Lasch una riflessione seria e che in qualche modo si aggancia alle riflessioni dell’inglese sull’Avanguardia) mi limito a tradurti questa nota critica al libro, non mia, ma abbastanza chiara nel posizionamento del problema.

    La culture de masse est défendue à partir de l’idée qu’elle a permis de faire accéder chacun à un éventail de choix autrefois réservé aux plus riches.

    Si difende la cultura di massa a partire dall’idea che abbia permesso l’accesso di tutti a un ventaglio di scelte un tempo riservate solo ai più ricchi.

    La confusion entre démocratie et libre circulation des biens de consommation est si profonde que toute protestation contre l’industrialisation de la culture est automatiquement perçue comme une protestation contre la démocratie elle-même.

    La confusione tra democrazia e libera circolazione dei beni di consumo è così profonda che ogni critica all’industrializzazione della cultura è automaticamente percepita come una critica alla stessa democrazia.

    Alors que le marketing de masse, dans le domaine culturel comme ailleurs, n’augmente pas, mais réduit les possibilités de choix des consommateurs.

    Mentre il marketing di massa, nel campo culturale come in altri, non aumenta ma riduce le possibilità di scelta dei consumatori.

    La culture de masse, homogénéisée, des sociétés modernes n’engendre nullement une “mentalité” éclairée et indépendante, mais au contraire la passivité intellectuelle, la confusion et l’amnésie collective.

    La cultura di massa, omogeneizzata, delle società moderne non implica affatto una mentalità illuminata e indipendente ma al contrario una passività intellettuale, la confusione e l’amnesia collettiva.

    Ce pseudo pluralisme culturel appauvrit l’idée même de culture et ignore le lien intrinsèque existant entre liberté intellectuelle et liberté politique. Une culture vraiment moderne ne répudie pas les schémas traditionnels. La gauche doit donc réviser ses idées sur ce qui fait accéder les hommes à la modernité.

    Questo pseudo pluralismo culturale impoverisce l’idea stessa di cultura e ignora il legame intrinseco esistente tra libertà intellettuale e libertà politica. Una cultura veramente moderna non ripudia gli schemi tradizionali. La sinistra dovrà allora rivedere le proprie idee su cosa possa veramente far accedere gli uomini alla modernità.

    traduzione rapiidissima del furlen

    per concludere:
    Sandokan (il libro)è sicuramente cultura popolare così come il teatro e il cinema.
    la televisione è cultura di massa. Si può dire ?
    Sinceramente non lo so. Le vulgate (Reader’s digest) sono marketing o rivoluzioni culturali? Lutero ha permesso di vendere più Bibbie nel mondo?
    ecc ecc
    effeffe

  10. 30 dicembre 2006 at 22:50

    Christopher Lasch scriveva in francese?

  11. 30 dicembre 2006 at 22:50

    qual è il titolo in inglese di questo libro?

  12. effeffe
    9 gennaio 2007 at 15:34

    leggo solo ora tash e ti rispondo
    Christopher Lasch, americano, l’ho letto in francese, per cui i riferimenti che ho riportato erano appunto in quella lingua. La nota critica invece era , nell’originale, in francese.
    effeffe

  13. effeffe
    9 gennaio 2007 at 15:38

    queste le indicazioni

    Lasch, Christopher
    Culture de masse ou culture populaire ? / Christopher Lasch ; trad. de l’anglais (américain) par Frédéric Joly ; avant-propos de Jean-Claude Michéa. – Castelnau-le-Lez : Climats, 2001 (46-Cahors : Impr. France Quercy). – 80 p. ; 20 cm. – (Sisyphe).
    Titre original : Mass culture reconsidered.

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