Un fiore

di Marco Rovelli
Alla Rina, che l’anno passato ha smesso di dare notizie di sé

La Rina ha novantasei anni, e un grande orto che zappa da sola, sotto il cimitero. Curva e luminosa, impugna l’attrezzo con le sue mani nodose di chi ha fatto solo la prima elementare. Vive nella sua baracchetta tra madonne e padripii, e un numero imprecisato di gatti. Con la madonna ci parla, o meglio è la madonna che parla traverso lei, la Rina si fa canale con le sue braccia in croce, e gli occhi arrovesciati. Poi riapre gli occhi, e ride, della risata più gioiosa che sia possibile immaginare. E mi dice del suo ‘dialogo senza rumore’ con il suo Dio. Non ha mai letto la Nube della non-conoscenza, né san Giovanni della Croce. Ha fatto soltanto la prima elementare.
La Rina sa che non credo in dio (per quanto lei possa intendere con questa affermazione; per quanto quest’enunciato voglia dire – e per quanto possa dire). Ma lei, pur profetizzandomi un avvenire redento e convertito, come quello di Sant’Agostino, non mi esorta alla penitenza. Mi guarda, e ride.
Non così invece gli adoratori. Come ogni stella, ha i suoi adoratori. Coloro che non sanno brillare di luce propria. Ogni Cristo ha i suoi Paolo. Né tutti i Paoli sono uguali.
Un giorno ero da lei, ‘mi dici che sono un fiore’, le dico, ‘e i fiori non credono in dio’. Interviene un signore sapiente, che vorrebbe spiegare alla Rina, la ragione, il libero arbitrio, il bene e il male… Ma la Rina sa in altro modo – nel modo di un fiore autentico. Allora mi guarda, e dice, ‘è vero, i fiori non credono in dio. Però lo lodano continuamente’.

marco rovelli

Marco Rovelli nasce nel 1969 a Massa. Scrive e canta. Come scrittore, dopo il libro di poesie Corpo esposto, pubblicato nel 2004, ha pubblicato Lager italiani, un "reportage narrativo" interamente dedicato ai centri di permanenza temporanea (CPT), raccontati attraverso le storie di coloro che vi sono stati reclusi e analizzati dal punto di vista politico e filosofico. Nel 2008 ha pubblicato Lavorare uccide, un nuovo reportage narrativo dedicato ad un'analisi critica del fenomeno delle morti sul lavoro in Italia. Nel 2009 ha pubblicato Servi, il racconto di un viaggio nei luoghi e nelle storie dei clandestini al lavoro. Sempre nel 2009 ha pubblicato il secondo libro di poesie, L'inappartenenza. Suoi racconti e reportage sono apparsi su diverse riviste, tra cui Nuovi Argomenti. Collabora con il manifesto e l'Unità, sulla quale tiene una rubrica settimanale. Fa parte della redazione della rivista online Nazione Indiana. Collabora con Transeuropa Edizioni, per cui cura la collana "Margini a fuoco" insieme a Marco Revelli. Come musicista, dopo l'esperienza col gruppo degli Swan Crash, dal 2001 al 2006 fa parte (come cantante e autore di canzoni) dei Les Anarchistes, gruppo vincitore, fra le altre cose, del premio Ciampi 2002 per il miglior album d'esordio, gruppo che spesso ha rivisitato antichi canti della tradizione anarchica e popolare italiana. Nel 2007 ha lasciato il vecchio gruppo e ha iniziato un percorso come solista. Nel 2009 ha pubblicato il primo cd, libertAria, nel quale ci sono canzoni scritte insieme a Erri De Luca, Maurizio Maggiani e Wu Ming 2, e al quale hanno collaborato Yo Yo Mundi e Daniele Sepe. A Rovelli è stato assegnato il Premio Fuori dal controllo 2009 nell'ambito del Meeting Etichette Indipendenti. In campo teatrale, dal libro Servi Marco Rovelli ha tratto, nel 2009, un omonimo "racconto teatrale e musicale" che lo ha visto in scena insieme a Mohamed Ba, per la regia di Renato Sarti del Teatro della Cooperativa. Nel 2011 ha scritto un nuovo racconto teatrale e musicale, Homo Migrans, diretto ancora da Renato Sarti: in scena, insieme a Rovelli, Moni Ovadia, Mohamed Ba, il maestro di fisarmonica cromatica rom serbo Jovica Jovic e Camilla Barone. 

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  6 comments for “Un fiore

  1. carla bariffi
    5 gennaio 2007 at 21:34

    ….si può conoscere la Rina?
    mi aiuterebbe a conoscere i nomi dei fiori….

  2. 5 gennaio 2007 at 23:14

    purtroppo, come ho scritto, la Rina non è più tra noi – almeno credo…

  3. Luminamenti
    6 gennaio 2007 at 08:36

    Infatti, non nominare Dio invano.
    P.S sopratutto indirizzato ai preti delle alte sfere…

  4. vera blau
    6 gennaio 2007 at 14:31

    è un bel testo!

    grazie!

  5. franz krauspenhaar
    6 gennaio 2007 at 18:46

    sì, molto bello. Ciao Marco

  6. Lady Lazarus
    6 gennaio 2007 at 19:12

    Inno all’amore (San Paolo)

    Il famoso Inno all’amore tratto dalla Prima Lettera ai Corinti:

    “Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
    ma non avessi l’amore,
    sono come un bronzo che risuona
    o un cembalo che tintinna.
    E se avessi il dono della profezia
    e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza,
    e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne,
    ma non avessi l’amore,
    non sarei nulla.
    E se anche distribuissi tutte le mie sostanze
    e dessi il mio corpo per esser bruciato,
    ma non avessi l’amore,
    niente mi gioverebbe.
    L’amore è paziente,
    è benigno l’amore;
    non è invidioso l’amore,
    non si vanta,
    non si gonfia,
    non manca di rispetto,
    non cerca il suo interesse,
    non si adira,
    non tiene conto del male ricevuto,
    non gode dell’ingiustizia,
    ma si compiace della verità.
    Tutto copre,
    tutto crede,
    tutto spera,
    tutto sopporta.
    L’amore non avrà mai fine”.

    Il testo scritto da M.Rovelli è un inno all’amore dedicato alla signora Rina. San Paolo non seppe fare di meglio.

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