Il tuo bene

15 settembre 2007
Pubblicato da

di Francesca Piccoli Bianchi

a Gemma Gaetani

Io sono stata lacerata e poi
chirurgicamente infetta.

Chi parla di dolore non sa
cosa è essere il boccone degli altri.

Qualcuno ti vede per strada,
proprio nel momento
in cui stai imparando a morire
senza paura.

Allora ti prende di peso
e ti riporta sull’orlo.

La polvere che stavi per essere
è tornata un corpo di carne
bruciata e non sai cosa farne.

I vangeli, i vangeli! ripeti,
ma come leggerli?
quando non è il male
ciò che fa male
ma l’instabilità degli occhi.
Le mani sono secche
e le parole soltanto se stesse.

Ieri mi hai detto: la terra è ferma,
oggi mi sveglio
e la casa è distrutta.

Perdi sangue. È tuo questo?
Posso stare una vita
a raccogliere il sangue che perdi
senza che tu te ne accorgi?

Fa male. Chi parla di autobombe
con cognizione di causa
lo fa per un gesto di compensazione.
Vorrebbe stare dove io sono.
Nel centro del niente,
nella cavità tumorale
in cui ogni cosa cambia di segno.
La maschera è identica al volto,
la calma è rabbia,
e un giorno un bambino nasce
un giorno un bambino crepa.

Quest’esistenza del mondo allora
diventa un argomento di conversazione
come tanti altri,
il suicidio una tecnica di distrazione,
il tempo un passatempo tra i peggiori.

Tu non migliori, non cerchi la grazia,
non ti vendi una gamba, né rinunci
alle tue ore di sonno e di veglia,
sei l’attore professionista
dell’intero cartellone teatrale.
Hai una coerenza sindacale
e una buona uscita ogni volta
che la mia colonna vertebrale
si schianta.

È questo il mio destino.
Tu non ne hai uno.
Chi è tra noi due il perdente?

Poi ti potrei dire gli occhi,
buona giornata,
una grammatica disastrata
l’unica cosa nostra,
la sola non-eredità che abbiamo.

Tutto quello che invece ti manca
è la mia sentenza di morte,
un boia allenato come un atleta,
rispettato, sterile, magro.
La prima volta che l’ho conosciuto
non mi era neanche antipatico:
uno che fa il suo mestiere.
Il tuo bene.

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16 Responses to Il tuo bene

  1. fm il 15 settembre 2007 alle 17:18

    Un testo bellissimo, che mi ha profondamente turbato, emozionato, scosso nel pensiero, costretto a inseguire qualcuna delle mille possibili chiavi di lettura a cui si presta: come solo la vera poesia può, deve, sa fare, fa.

    I miei complimenti.

    fm

  2. Blackjack il 15 settembre 2007 alle 17:56

    Madames et Messieurs, rien ne va plus. Les jeux son faits.

    Blackjack.

  3. fm il 15 settembre 2007 alle 18:27

    Ho solo, e semplicemente, detto la mia.

    La poesia non contempla giochi, per quanto mi riguarda, nemmeno linguistici: solo “necessità” che, eventualmente, può concretizzarsi nella dimensione del gioco verbale. E, qualora li contemplasse, non sarebbero mai “fatti”, chiusi per sempre: perché ogni lettura ulteriore non fa che aggiungere un tassello, una chiave al mazzo delle possibilità, quelle di aprire la porta e varcare la soglia verso la pluralità di sensi che il testo contiene.

    Saluti.

    fm

  4. Marco Saya il 15 settembre 2007 alle 19:10

    “Quest’esistenza del mondo allora
    diventa un argomento di conversazione
    come tanti altri,
    il suicidio una tecnica di distrazione,
    il tempo un passatempo tra i peggiori.”

    Una poesia che PARLA e che non sussurra le solite “sciocchezze”!

    I miei complimenti!

  5. the O.C. il 15 settembre 2007 alle 20:16
  6. Mauro Marino il 15 settembre 2007 alle 20:19

    La poesia talvolta ci fugge innanzi.
    Poesia:ciò può significare una svolta del respiro. Chi può saperlo?

    da Paul Celan

  7. Chapuce il 15 settembre 2007 alle 22:36

    il tuo bene, nel dolore
    si respira con misura.
    L’ultima incide.
    ciao
    chapuce

  8. cristiano prakash dorigo il 16 settembre 2007 alle 08:17

    piaciuta.
    restituisce il lusso del poter decidere di sé.
    qui, ora.

  9. sparz il 16 settembre 2007 alle 11:07

    di una bellezza che ti prende e non ti molla, non si discute, si capisce subito, niente ragione, niente dibattito, pura essenza di essere umano, là così. Wow!

  10. xyz il 16 settembre 2007 alle 11:47

    scura e vera
    ma non enfatica

  11. razgul il 16 settembre 2007 alle 15:44

    Bei versi davvero. Dolorosi senza enfasi, lievi senza frivolezza.

  12. véronique v il 16 settembre 2007 alle 17:59

    Sono come fm, silenziosa, pensosa,
    davanti al corpo lacerato, di femminilità tormentata.
    Spaccata, lo sono nel mio ventre, quando ti leggo.

    Complimenti e ammirazione.

  13. ruggero solmi il 16 settembre 2007 alle 20:16

    la poesia non è affatto necessaria. come vivere.

  14. Ana il 16 settembre 2007 alle 21:27

    la poesia è necessaria
    come il respiro.
    perchè essa è libertà.

  15. nevermore il 16 settembre 2007 alle 22:35

    bum!
    altri candidati al premio nobel per il pensierino della sera?

  16. ruggero solmi il 16 settembre 2007 alle 22:36

    sì, ci sei tu, cervellone.



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