Red Oktober – idee per la sinistra

18 ottobre 2007
Pubblicato da

Il partito
di
Vladimir Majakovskij

Il Partito è un uragano denso
di voci flebili e sottili
e alle sue raffiche
crollano i fortilizi del nemico.
La sciagura è sull’ uomo solitario,
la sciagura è nell’ uomo quando è solo.
L’ uomo solo
non è un invincibile guerriero.

Di lui ha ragione il più forte
anche da solo,
hanno ragione i deboli
se si mettono in due. Ma quando
dentro il Partito si uniscono i deboli
di tutta la terra
arrenditi, nemico, muori e giaci.

Il Partito è una mano che ha milioni di dita
strette in un unico pugno.
L’ uomo ch’ è solo
è una facile preda,
anche se vale
non alzerà una semplice trave,
né tanto meno una casa a cinque piani.

Ma il Partito è milioni di spalle,
spalle vicine le une alle altre
e queste portano al cielo
le costruzioni del socialismo.

Il Partito è la spina dorsale
della classe operaia.
Il Partito è l’ immortalità
del nostro lavoro.

Il Partito è l’ unica cosa che non tradisce

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34 Responses to Red Oktober – idee per la sinistra

  1. véronique vergé il 18 ottobre 2007 alle 14:45

    Hey, effeffe,
    E’ lo sciopero in Francia che ti dà la febbre?
    Scherzo effeffe, perché ammiro l’impegno politico.
    Ma la poesia politica non mi appassiona, tranne canti del esile.

  2. Marco il 18 ottobre 2007 alle 15:05

    Rileggiamo Orwell, che è meglio.

  3. tashtego il 18 ottobre 2007 alle 16:17

    quest’estate ho visto il palazzo d’inverno e ho capito che la rivoluzione d’ottobre deve aver avuto origine anche dall’incazzatura per tanta stupida e vuota leziosità, per l’arroganza delle dimensioni inutilmente dilatate, per quel color verde con stucchi d’oro che sicuramente avrà fatto schifo anche all’incolto mugiko, già incazzato per conto suo.

  4. Lina il 18 ottobre 2007 alle 18:31

    Auguri!

  5. Apolide il 18 ottobre 2007 alle 18:35

    Una poesia splendida, che canta l’impeto delle masse rivoluzionarie, le certezze che il riunire le proprie forze poteva dare. Peccato, doverla rileggere con una prospettiva storica che ha visto la deriva politica verso il totalitarismo e quindi l’insuccesso dell’esperimento comunista in Russia.

    ciao

  6. valter binaghi il 18 ottobre 2007 alle 19:11

    Resta una poesia splendida, perchè esprime il senso di una profonda condivisione.
    Che è a fondamento dell’essere sociale, almeno quanto la possibilità di affermare la propria irriducibile singolarità.

  7. tashtego il 18 ottobre 2007 alle 19:30

    prima o poi, binaghi, anche il mito occidentale dell’irriducibile singolarità di ciscuno di noi, farà la fine che se merita.

  8. nevermora il 18 ottobre 2007 alle 19:55

    Oh sì, finiremo in mare aperto, sospinti dal vento!
    e che Dio ce la mandi Buona!
    :-)

  9. sparz il 18 ottobre 2007 alle 20:21

    effeffe, Majakovskij è grande e quello che scrive va preso nel suo tempo e nel suo luogo.

  10. hag reijk il 18 ottobre 2007 alle 20:21

    Mi ha fatto sorridere come un sogno da cui ci si è risvegliati. Eppure qualche cosa è rimasto -fosse anche solo l’infantile carica di dire che non ci sto più a vedere le facce di merda dei neocon e del loro individualismo borsista.
    Mi ha fatto sorridere perchè a rileggerla a distanza di anni mi ha ricordato che non siamo qui -lo scriveva già Nietzsche- per un futuro, bensì per costruirci un passato.
    Senza il quale non avrem(m)o vissuto.

  11. valter binaghi il 18 ottobre 2007 alle 20:37

    @tash
    L’irriducibile singolarità si riduce a questo (ma non è poco):
    nessuno è mai stato io prima di me.

  12. nevermora il 18 ottobre 2007 alle 20:41

    ?
    è proprio vero che c’è sempre da imparare!

  13. Franz U il 18 ottobre 2007 alle 21:47

    Majakovskij è un grande, resterà unico. Ironia della (sua) sorte, la sua forza rivoluzionaria è un esempio di come solo il singolo possa avere tanta fiducia da immaginarsi una cosa così alta come una collettività unita, le spalle che portano in alto il socialismo, la spina dorsale, l’immortalità del lavoro. Tradito dalla storia quando dice “Il Partito è l’unica cosa che non tradisce”.

  14. GG il 19 ottobre 2007 alle 00:12

    ” E per non lasciare gli angeli con le mani in mano, stampate in mezzo alle stelle, ché si ficchi bene negli occhi e nelle orecchie: chi non lavora non mangia.”
    Noi angeli che ci trastulliamo a straparlare? La politica è azione, la poesia di Majakovskij era ed è tritolo. Non si può parlare con distacco, sporcatevi le mani…

  15. stefano calosso il 19 ottobre 2007 alle 00:41

    “La sciagura è sull’ uomo solitario,
    la sciagura è nell’ uomo quando è solo.
    L’ uomo solo
    non è un invincibile guerriero.”

    Questi versi contengono una verità universale che travalica tempo e spazio. Potrebbero benissimo essere versetti biblici o di un poeta della classicità o di un monaco orientale…

    Tuta la poesia esprime una fede profonda e sincera, l’adesione incondizionata ad un progetto: qualità estinte.

  16. harzman il 19 ottobre 2007 alle 09:16

    Quanto anacronismo – nella poesia, nei commenti.

  17. pa(u)per il 19 ottobre 2007 alle 11:02

    Anachronismus als Vollendung

  18. Baldrus il 19 ottobre 2007 alle 12:48

    Sottoscrivo il commento di Stefano Calosso. Ho avuto un pensiero del tutto simile.

  19. Nunzio Festa il 19 ottobre 2007 alle 12:56

    penso che Esenin, di tutto ciò, almeno sorriderebbe…

    b!

    Nunzio Festa

  20. The O.C. il 19 ottobre 2007 alle 13:01

    Harzman, si accontentano di un 5%, max 8%.

  21. tashtego il 19 ottobre 2007 alle 15:13

    @CALOSSO
    ma certo. questa è l’era della dis-appartenenza ed è un prodotto di quel fallimento, di quella tragedia storica: vladimir è morto prima di vedere lo sfacelo.

  22. Beppe il 19 ottobre 2007 alle 21:53

    Quel partito lì (quello della poesia) non è il partito nel senso che conosciamo oggi, quanto lo spirito di unione e solidarietà che caratterizza la comunità che lotta. La fratellanza, l’unione della forza che aiuta.
    Poi il partito si è contrapposto alle
    ‘milioni di spalle,
    spalle vicine le une alle altre
    e queste portano al cielo
    le costruzioni del socialismo’
    e oggi il partito sono più che altro i partiti, in Italia quasi micro aziende familiari, altre volte organizzazioni di tessere e di poltrone.
    Ma è vero, il partito può essere la condivisione di un idea in uno spirito di fratellanza attiva.
    Né anti-politica dunque né cambiali in bianco al Pd.

  23. The O.C. il 20 ottobre 2007 alle 10:09

    Secondo Canfora il PD potrebbe essere un’isomorfosi del vecchio PCI. Ma non con questi qui.

  24. magda il 20 ottobre 2007 alle 10:15

    http://it.wikipedia.org/wiki/Gilbert_Simondon

    non servono più ora i partiti aggreganti.

  25. lorpat il 20 ottobre 2007 alle 10:27

    Che tenerezza questa poesia di Majakovskij. Mi ricorda mio padre e i suoi grandi sogni. E poi mi ricorda anche quella poesia che Majakovskij non ha mai scritto. Era un incubo, un incubo spaventoso e senza fine. Mio padre è riuscito a sognare anche questo. “Sarà il mio regalo di compleanno”, diceva. Buonanotte, buonanotte a tutti. Ed ovviamente anche un bel buongiorno a tutti quelli che non si sono mai stancati di vegliare.
    Senti cosa cantava Guiraut de Borneilh settecento anni fa.

    “…e presto sarà l’alba
    dolce compagna stai dormendo o vegliando?
    più non dormire, ma alzati
    perchè ad oriente vedo sorgere la stella
    che porta il giorno, ed io bene la conosco;
    e presto sarà l’alba…”

  26. magda il 20 ottobre 2007 alle 10:54

    IL corpo sociale è ora un’altra cosa, non più assoggettabile a poche istanze ; lo stesso individuo che poteva essere nell’epoca della modernità ricondotto a pochi sistemi di credenza, pochi riferimenti assoggettanti, è nella odierna contemporaneità il ricettacolo di tutte le contraddizioni non riducibili, ( ecco perchè il partito è un’insieme pieno di persone ma vuoto di senso e quindi non rappresentativo) non standardizzabili in gruppi di appartenenza se non al grande gruppo supremo della globalizzazione economica che permea e appiattisce sensi e liguaggi (esempio: “aziende ospedaliere” ; “crediti-debiti formativi”; “raggiungere obiettivi”). Ho visto questa congenita frammentarietà in maniera evidente nel sedimento urbano più rappresentativo dell’Europa e della cultura occidentale: Berlino.

  27. Beppe il 20 ottobre 2007 alle 12:10

    @magda
    dalla tua ottima segnalazione traggo: “Il collettivo non è quindi una collezione di monadi, ma un livello ulteriore di individuazione: la trasduzione che vi si compie è produttiva di nuova soggettività.”. Sono d’accordissimo, ma tutto ciò non lo vedo in contraddizione. Certo si tratta di nuove forme di dibattito e di consenso tutte da scoprire (e parlo di nuove forme come probabilmente non sarà il Pd ma io ci provo lo stesso per ora). Forme di aggregazione che consentano di creare, certo, nuova soggettività e individualità. Resta tuttavia indubbio che nelle forme di aggregazione la creazione di nuova e dinamica individualità passa da un certo grado di ‘condivisione’ (l’avevo chiamata, romanticamente, fratellanza).

  28. The O.C. il 21 ottobre 2007 alle 11:24

    Berlino, “sedimento urbano”. Pfui.

  29. hasta la victoria siempre! il 21 ottobre 2007 alle 15:20

    Siamo arrivati al punto che neanche si scrive Krasni Oktjabr, ma Red October. Che sia un richiamo del “capolavoro” sommergibilistico di Tom Clancy? Alla faccia del sol dell’avvenire! Ma tanto, si sa, ormai “I care”, come dice Uòlter.

  30. magda il 22 ottobre 2007 alle 17:00

    in effetti Berlino è solo un cantiere, adesso. cantiere democratico? :-)
    fortunatamente c’è chi si scosta e promuove nella piazza il disappunto.

    Vendola la svolta?

  31. lambertow il 23 ottobre 2007 alle 14:35

    Minoranze condannate dalla storia.

  32. furlen il 23 ottobre 2007 alle 18:05

    volevo solo aggiungere che una grande emozione l’ho provata venerdì scorso quando insieme al maestro andrea semerano ci siamo recati in piazza San Pietro ed abbiamo letto ad alta voce il poema di Vladimir Majakovskij. Il cielo era terso, le guardie svizzere anche. Il cuppolone come un Cremlino ci guardava curioso. E quando alla lettura degli ultimi versi
    Il Partito è l’ immortalità
    del nostro lavoro.
    Il Partito è l’ unica cosa che non tradisce
    hanno cominciato a suonare potenti le campane, ho pensato davvero che se dio esistesse non potrebbe che essere comunista!
    effeffe
    ps
    il video lo si può richiedere ad Andrea Semerano, Camera Verde, Roma

  33. marina il 24 ottobre 2007 alle 17:23

    Un po’ intimidita da tutti voi (non so il russo e nemmeno il tedesco) vorrei solo
    ricordare un’altra vena di Majakovskij. So che non è in tema, ma mi piace comunque riportare una poesia differente.
    TU
    Poi sei venuta tu,
    e t’è bastata un’occhiata
    per vedere
    dietro quel ruggito,
    dietro quella corporatura,
    semplicemente un fanciullo.
    L’hai preso,
    hai tolto via il cuore
    e, così,
    ti ci sei messa a giocare,
    come una bambina con la palla.
    E tutte,
    signore e fanciulle,
    sono rimaste impalate
    come davanti a un miracolo.
    “Amare uno così?
    Ma quello ti si avventa addosso!
    Sarà una domatrice,
    una che viene da un serraglio!”.
    Ma io, io esultavo.
    Niente più
    giogo!
    Impazzito dalla gioia,
    galoppavo,
    saltando come un indiano a nozze
    tanto allegro mi sentivo,
    tanto leggiero.
    Nuova Accademia-1960-Traduzione di Giovanni Crino e Mario Socrate
    Per non essere del tutto off topic aggiungerò: il bisogno del partito dev’essere in noi reduci molto molto forte se siamo andati a votare a milioni per un partito di cui si conosce il solo nome.

  34. effeffe il 25 ottobre 2007 alle 15:59

    bellissima e assolutamente in tema
    cara marina
    besos
    effeffe



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