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Texas chainsaw massacre

philip-guston-untitled1980.jpg 

di Marco Simonelli

Il piccolo aveva dei problemi:
si dice che fu colpa della pelle
oppure di sostanze
assunte durante l’adolescenza.
Uccidendo la sua prima formica
mentre giocava all’ombra
dietro la casa, sotto la cisterna,
si sentiva onnipotente padrone:
emulava la figura paterna.

Tutta la zona vive nel terrore.
Oh, Faccia-di-cuoio, assassino seriale-
satanasso camuffato da occidentale!
La tua sega elettrica trucida e stride
sul tronco di persone ancora vive.
Vi prego, non aprite quella porta
di quella casa bianca vicino all’autostrada.
Tutta la gente che c’è andata
non è più tornata.

È  morta.

(Da: Palinsesti – Zona Editrice, in imminente uscita. Immagine: Philip Guston, Untitled, 1980)

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11 Commenti

  1. Uccidendo la sua prima formica….
    Da eventi apparentemente insignificanti nascono uragani!
    Ottima scelta Philip Guston!

  2. Un saluto a Marco!
    Direi che sono d’accordo con la provenienza infantile e crudele di queste immagini. Ma c’è anche forte, la presenza del televisore da cui filtrano: finestra distorcente sul mondo quando acceso, specchio opaco quando spento.

    @Beppe: questo è lavoro di scavo!

  3. @Francesca
    certo, non hai visto le virgolette?
    Sono andato a leggermi gli altri suoi lavori e ho voluto rendergli omaggio con una sua citazione.

  4. Cari Voi che gentilmente vi siete soffermati su questa poesia “palnseptica” del sottoscritto,

    vi ringrazio e uno per uno cerco di rispondervi qui.

    @Nina: sì, sì, vedi bene, richiama all’infanzia ma non esattamente alla mia (sebbene la figura paterna del sottoscritto crei al suddetto sottoscritto qualche problema comportamentale non è ancora arrivata all’omicidio seriale): in realtà, nelle intenzioni del suddetto sottoscritto autore c’era la volontà di parlare del signor G.W. Bush e “configurarlo” come il protagonista sanguinario di un film famoso che in italiano è stato intitolato “Non aprite quella porta”. E’ stata scritta dopo aver visto al cinema il remake di suddetta pellicola (che poi si ispira a fatti realmente accaduti in Usa, e anche questa poesia vorrebbe ispirarsi a fatti veri cercando di trasfigurarli).

    @Apolide: grazie! Ahinoi, temo che davvero le guerresche gesta riprodotte in tv ore pasti spesso ci suonino come cantilena (per giunta noiosa). Ogni tanto mi capita di dimenticarmi che i bombardati del mondo sono veri. Successivamente mi vergogno assai.

    @Erika: anche tu hai visto il film “The butterfly effect”? (Trattasi sempre di film horror o pseudo-thriller un po’ meno truculento di quello citato che da il titolo alla poesia: il fatto è che vado al cinema il mercoledì quando costa meno e se hai la tessera della Coop ti fanno pure lo sconto, in quei giorni è difficile beccare film d’essai e la scelta si limita ai rimasuglioli commerciali che qualche settimana dopo arrivano in dvd al blockbuster).

    @Beppe: ti confesso che i versi che citi mi sembravano familiari anche se quando li ho riletti nel tuo commento ho pensato fossero un po’ “boiata”. Li scrissi io, mea culpa! Temo datino circa 1996-97 quando ero appena maggiorenne e andavo in giro coi capelli a cresta metà viola metà verde stinto (punk con 20 anni di ritardo, non è mai troppo tardi!) Potrei salvarmi la faccia dicendo che è una citazione da una canzone degli Smashing Pumpkins dell’album “Mellon Collie” ma temo non sia la verità. Il fatto è che in quel periodo ero stressato dalla scuola e dalle botte ormonali adolescenziali e non ho assolutamente memoria di ciò che combinavo allora (non che adesso sia più cosciente ma almeno ho i capelli accettabili). Tale lavoro filologico/archeologico da parte tua molto m’onora e per questo ti dichiaro mio miglior amico della settimana nonchè vincitore del concorso “Simonelli Zero Cinque Cinque”: per ritirare il premio vai su http://www.marcosimonelli.net e mandami un’email così potrai scegliere se ricevere a casa una fornitura per un anno di calzini di Hello Kitty oppure una copia del prossimo libro (quando l’editore l’avrà reso disponibile).

    @Francesca: Uè, ma lo sai che m’è venuto in mente che più che “distorcente” la finestra è proprio “ottusa”? (volendo qui rendere omaggio ad un libro che ad entrambi GARBA parecchio)

    @Beppe2: grazie ancora! E non optare per i calzini di Hello Kitty ché voleva essere un deterrente!

    @massey: qualora tu ti riferissi alla mia opulenta figura, ti ringrazio ma rifiuto l’appellativo capoclasse giacchè il suddetto sottoscritto è totalmente incapace d’assumersi qualsiasi responsabilità inerente potere decisionale senza provocare disastri apocalittici. E per di più egli si sente anche un po’ imbarazzato da ciò. Sullo sgrezzarsi forse è vero ma attualmente ad una sgrezzatura sarebbe da preferirsi una liposuzione.
    grazie comunque di questo “massaggio dell’ego” che mi fai.

    Ringrazio tutti voi che commestaste e Franz K. che mi postò e ospitò qui, se ce la faccio torno a ricontrollare stasera. Baci!

    Marco

  5. infatti io non ho specificato la tua infanzia, Marco, qui ci può essere l’infanzia di molti, e questo fa un pò paura credo.
    Baci!
    Nina

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