Minacce in Calabria

4 novembre 2007
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Comunicato stampa di Emiliano Morrone e Francesco Saverio Alessio

Lo scorso 26 ottobre, lo scrittore Francesco Saverio Alessio ha ricevuto presso la sua abitazione di San Giovanni in Fiore (Cs) un biglietto con scritto, in ritagli di giornale, «attento alle tue mosse, taci». Alessio lo ha notato in cassetta postale intorno alle 17, subito ipotizzando un collegamento con alcune sue dichiarazioni successive all’uscita del libro “La società sparente” (Neftasia editore, Pesaro, 2007), su ‘ndrangheta e politica. Il volume, scritto con il giornalista Emiliano Morrone, analizza alcune cause dell’espansione della criminalità organizzata calabrese, raccontando storie e protagonisti, fino alla strage di Duisburg e alle inchieste del pm De Magistris, di quanto in Calabria sta avvenendo dopo l’uccisione di Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale.
Emiliano Morrone aveva riferito, durante la presentazione in Campidoglio del libro, il primo ottobre scorso, d’una serie di collegamenti fra la massoneria e l’inchiesta “Why not” condotta dal pm Luigi De Magistris, al quale le indagini sono state di recente avocate dal procuratore generale reggente di Catanzaro, Dolcino Favi.
In seguito, durante il sit-in del Comitato pro De Magistris davanti alla sede del Consiglio superiore della Magistratura, i due si erano esposti, a distanza di una settimana, descrivendo rapporti fra centri di potere e la ’ndrangheta e sostenendo in modo documentato che recenti scelte amministrative sull’organizzazione regionale della sanità e della forestazione calabrese sono state compiute per allargare clientele e consenso elettorale.
Avevano aggiunto, dandone indicazioni, che ci sono legami fra politici di spicco calabresi e campani, finalizzati a finanziare attività di riciclaggio e copertura gestite dalla camorra, con la collaborazione di gruppi massonici.
Ricevuto il biglietto, Alessio ha detto che «il clima è torbido e confuso, quindi occorre non spaventarsi ma nemmeno sottovalutare». Morrone ha sottolineato, poi, che «serve un sostegno morale, corale e istituzionale, per evitare l’isolamento di scrittori scomodi che denunciano i rapporti tra politica e mafia nel profondo Sud». Ma pochi hanno raccolto l’appello: solo alcuni quotidiani calabresi hanno dato la notizia dell’episodio capitato ad Alessio. Solidarietà dalla rete “Per la Calabria”, che riunisce vari movimenti di lotta alla ’ndrangheta, a partire dai giovani di “E adesso ammazzateci tutti”. La Rai regionale, come la tv di San Giovanni in Fiore, comune simbolo dell’assistenzialismo statale, non ha accennato all’accaduto, né dalla politica è pervenuta condanna pubblica del gesto.
Dopo la minaccia, gli autori di “La società sparente” hanno anticipato all’undici novembre la presentazione del libro in quel comune, prevista, invece, per il prossimo dicembre. Immediata la disponibilità a partecipare da parte di Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, di Rosanna Scopelliti, figlia del giudice Antonio, di Aldo Pecora, portavoce del movimento antimafia “E adesso ammazzateci tutti”, di Giorgio Durante, fondatore di “Calabria libre”, e dei deputati Giacomo Mancini (Sdi), Franco Laratta (Pd) e Angela Napoli (An), membro della Commissione parlamentare contro il fenomeno mafioso. Avuta, in proposito, la disponibilità d’una sala privata da imprenditori locali colpiti da doppio lutto per mano della ’ndrangheta, Alessio e Morrone hanno poi ricevuto disdetta «per inagibilità dei servizi pubblici, causata da adolescenti» durante una festa recente. In realtà, ci sono state forti pressioni, a riguardo, da parte di un terzo imprenditore citato in “La società sparente”, peraltro non accusato dagli autori e interessato solo dalla dichiarazione d’un uomo legato a un giovane ucciso dalla droga, riportata nel testo con prudenza e garanzie per il destinatario. Questo imprenditore ha riferito a persone vicine che avrebbe «impedito in tutti i modi la presentazione del libro a San Giovanni in Fiore» nel posto in questione e avrebbe «querelato gli autori, considerando nemici quanti con loro saranno solidali». Dalla verifica di un professionista del luogo, i bagni del locale risultano funzionanti.
Nei giorni scorsi, la proposta di un funzionario comunale di inserire “La società sparente” nella settimana di lettura organizzata dalla biblioteca comunale ha ricevuto un violento diniego da esponenti politici. Né sembrano disponibili altri spazi, pubblici o privati, per la presentazione del volume nel centro silano.
In seguito a queste difficoltà, Alessio e Morrone hanno rinunciato a presentare il loro libro a San Giovanni in Fiore, spostando a Cosenza l’appuntamento del prossimo undici novembre.
Per ultimo, alcune librerie calabresi stanno informando i lettori che il testo è stato ritirato dal commercio. “La società sparente” è sempre in vendita, invece, dalla pubblicazione nello scorso ottobre.

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16 Responses to Minacce in Calabria

  1. timis il 4 novembre 2007 alle 18:33

    Secondo me e’ tutta colpa dei rumeni

  2. ndr il 4 novembre 2007 alle 23:12

    davvero interessante. stasera ho visto Saviano da Fazio su RaiTre. sono proprio curioso di vedere come proseguirà la vicenda di Alessio e Morrone, sarebbe triste, se gli organi più importanti d’informazione non ne dessero notizia. farebbero pensare che non conta tanto quel che uno dice, o le minacce ricevute, ma chi lo pubblica. ah già. in effetti è così.

  3. Chapuce il 5 novembre 2007 alle 09:43

    anche io ho visto Saviano su rai tre!
    avercene di persone così!
    Grande!

  4. Gilliat il 5 novembre 2007 alle 10:26

    @ ndr

    Invece di chiederti da chi viene pubblicato Saviano, chiediti da chi vengono pubblicati Morrone e Alessio. Un plauso a Neftasia.

  5. ndr il 5 novembre 2007 alle 11:42

    @ Gilliat

    sì, un plauso a Neftasia, hai ragione. qui: http://www.neftasia.com/

    ma non mi chiedevo da chi è pubblicato Saviano. ho nominato Saviano solo perché l’ho visto in tv, e sono stato contento di vederlo. tutto qua. poi, se vuoi, era una considerazione banale su chi ha la voce, e chi ha la possibilità di amplificarla e diffonderla di più. che vorrei, in casi di questo genere, non ci fosse solo l’eccezione che viene fuori, ma che fosse una regola parlarne. spero di essermi spiegato meglio.
    in bocca al lupo ad Alessio e Morrone ed a Neftasia.
    e che il silenzio si spezzi.

  6. Emiliano Morrone il 5 novembre 2007 alle 12:26

    Saviano ha aperto la porta della parola, e Alessio e io gli siamo molto debitori.

    Grazie per il vostro interessamento.

    Un caro saluto a tutti.

    emiliano

  7. Alessandro Morgillo il 5 novembre 2007 alle 17:20

    Saviano da Fazio? Che carini! Si saranno leccati la ferita narcisitica in diretta nazionalpopolare. Vivo a Londra. Non ho la tivù.

  8. The O.C. il 5 novembre 2007 alle 17:38

    Mister Morgillo, ma che fa come quel cicisbeo anti-italiano di Ivan Scalfarottus?

  9. Chapuce il 5 novembre 2007 alle 17:40

    ma ciao!
    :-)

  10. Alessandro Morgillo il 5 novembre 2007 alle 18:17

    Non so chi sia Scalfarotto. Io sono italianissimo. A Londra. Quelli veri sono tutti qui.

  11. Alessandro Morgillo il 5 novembre 2007 alle 18:18

    Ciau, Chapuce! :-)

  12. Beppe il 5 novembre 2007 alle 23:25

    Anche se l’omertà consiste nel non parlare e tenere la testa china (deriverebbe da umiltà), leggere (ancorché tacendo) è la nuova frontiera dell’anti-omertà.

  13. francesco il 6 novembre 2007 alle 10:26

    Buongiorno, non se ne può proprio più! Sono Francesco, milanesizzato da 20, ma sempre legato alle notizie della “mia calabria”. E’ la solita storia, una regione nelle mani di politici, amministratori,’ndranghetisti, imprenditori che vivono alle spalle dello STATO e massoni( a proposito mi dite che funzione sociale svolge questa organizzazione che mi sembra peggio degli incappucciati americani del KKK?). E’ ora proprio di finirla, finalmente questa gente inizia ad avere un minimo di timore verso chi un po ha iniziato a svegliarsi. Una massa di gentaglia che nella migliore delle ipotesi agisce affamando una intera regione, che non dà futuro a nessuno. Sono cose che sono sempre esistite ma una volta almeno c’era la speranza di un povero impiego, di un minimo di mensile senza arrivare arrivare a livelli che potesse infastidire questa GENTAGLIA incapace e disonesta. Voglio pensare che adesso esiste una gioventù che ha capito che non ha futuro e non avendone pensa che è meglio battagliare, altrimenti non resta che fare quello che ho fatto io 20 anni fa. Grazie per il vs. impegno, abbiam bisogno di intellettuali coraggiosi(sigh!) che informa i poveri calabresi onesti . PS: questa estate ho letto cose terribili in un mensile ( se ricordo bene si chiama Il dibattito) calabrese di un giornalista di nome Francesco Gangemi ( onestemante non so chi sia), incredibile le cose che scrive, invito i calabresi a leggerlo…………..purtroppo quà su non arriva e non c’è nemmeno un sito internet. Invito i calabresi a leggerlo. Non molliamo mai. Francesco

  14. Plessus il 6 novembre 2007 alle 17:00

    Anche io ho seguito l’intervista a Saviano in tv da Fazio. Di uomini come Saviano dovrebbero essercene a migliaia. Di Fazio ne bastano due…
    Per quanto riguarda la lotta alla criminalità organizzata, sto per dire una cosa orribile, per quanto è forte SEMBRA che gli uomini che la compongono siano in numero nettamente superiore alla gente onesta. Bisogna ribaltare questa prospettiva distorta. Pochi mafiosi in carcere con tanti strombazzamenti, in troppi fuori. Pochi giudici e pochi mezzi a loro disposizione nelle procure, pochi uomini veramente al servizio della giustizia. Se poi la Giustizia è rappresentata da Mastella… Informazione, cultura, denunce: i soli mezzi legali per combattere. Solidarietà alle vittime, e non solo. Anche a chi non è vittima diretta, ma piange per qualche caro o è in difficoltà perchè non riesce neanche a organizzare la presentazione di un libro.

  15. Sebastiano Gulisano il 10 novembre 2007 alle 13:52

    Il potere della parola, specie nelle regioni meridionali, può essere devastante perciò le organizzazioni mafiose (ma non solo loro) lo temono. Ché la parola intacca il muro di omertà e di segretezza, lo sbreccia, può scardinarlo.
    Le minacce ad Alessio sono l’ennesima conferma della “pericolosità” della parole in una regione, la Calabria, dove c’è voluto l’omicidio Fortugno affinché cominciasse a nascere un primo embione di movimento anti ‘Ndrangheta. E mica è facile ribellarsi, in Calabria. Il più grande comune calabrese è Cosenza, 120mila abitanti, cioè grande quanto un quartiere di Palermo. la stragrande maggioranza dei comuni calabresi ha meno di 10mila abitanti (in una regione tutta montuosa non puoi costruire metropoli, che, comunque, non sono la soluzione) e ciò consente alla ‘Ndrangheta di controllare anche i respiri delle persone, di impedire fisicamente l’esercizio della parola. perciò tutti dobbiamo farcene carico, tutti dobbiamo essere le parole che i calabresi non possono pronunciare, affinché anche i calabresi che lo vogliono possano parlare liberamente.
    Il controllo visivo, ad esempio, può spiegare perché l’informazione calabrese sia molto più paludata di quella siciliana (che è un cesso), che conta otto giornalisti assassinati da Cosa Nostra perché esercitavano il diritto-dovere alla parola. In Sicilia i giornalisti li ammazzano, in Calabria può capitare che li arrestino (non per un qualche complotto), come è successo a quel Francesco Gangemi, citato qualche commento più su, poiché il suo giornale, “Il Dibattito”, secondo la procura di Catanzaro sarebbe una sorta di organo ufficiale della ‘Ndrangheta. Insomma, caro Francesco, a volte le apparenze possono ingannare.
    Per contribuire a fare uscire dall’isolamento coloro che, come Alessio e Morrone, intendono continuare a esercitare il proprio diritto-dovere alla parola, sarebbe auspicabile che oltre alla solidarietà, cominciassimo a raccontare le cose che loro raccontano. Ché la solidarietà non basta, si smette di essere bersagli se i bersagli si moltiplicano (“E ora ammazzateci tutti”) fino a essere così tanti da azzerare il pericolo.
    Chiudo ricordando che 25 anni fa a Catania, Sicilia, Italia, nasceva un mensile che si chiamava “I Siciliani” (dove ho avuto la fortuna e il privilegio di imparare il mestiere di giornalista). Il suo direttore, Giuseppe Fava, è stato ammazzato da Cosa Nostra poco più di un anno dopo (il 5 gennaio 1984), per impedire che le sue parole (e quelle dei suoi redattori) diventassero troppo contagiose. Il giornale chiuse qualche anno dopo, ma il contagio non si è fermato. Lasciamoci contagiare anche noi dalle parole e dalle denunce dei calabresi coraggiosi, prima che anche loro debbano ritrovarsi a piangere un loro Giuseppe Fava, un loro Peppino Impastato, un loro Giovanni Spampinato, un loro Mario Francese, un loro Giancarlo Siani…

  16. francesco il 10 novembre 2007 alle 16:06

    Quanti ne servirebbero di scrittori come questo ragazzi!!!!!
    Scusate se entro a gamba tesa nella vostra discussioni sui problemi di questa splendida regione, bello questo post ed avete fatto benissimo a sottolineare le minacce allo scrittore.
    Io nel mio blog ho cercato di parlare solo della cose positive, che credo essere più numerose di quelle negative.
    Vi aspetto per un commento e per un vostro parere…..aspetto
    Complimenti per il blog.



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