Non si uccide di martedì

Gianni Biondillo intervista Andrea Molesini

Andrea Molesini, Non si uccide di martedì, Sellerio, 2023

Perché questo rapporto continuo nei tuoi romanzi con la Storia? È una fuga dal contemporaneo o un modo di vederlo meglio?

Esploro il passato per interrogare il presente. Per aggirare i pregiudizi dell’oggi e scovare quel che c’è di eterno nell’Uomo di ogni epoca e luogo mi piace far vivere i personaggi nel complesso magma del già-avvenuto piuttosto che metterli in scena nell’oggi inevitabilmente condannato alla cronaca e al suo carico di banalità.

Il tuo romanzo sembra il racconto di un esperimento sociale sul potere corruttore del denaro.

Sono nato in una società di lavoratori e oggi vivo in una di consumatori. È un mutamento epocale. Quando ero studente i quotidiani non pubblicavano le classifiche di vendita dei libri. A nessuno veniva in mente che ci fosse un nesso tra la qualità letteraria e il successo commerciale. Oggi sembra che quest’ultimo sia tutto, o quasi, quel che conta. Nessuno parla più dell’anima, l’invisibile è stato esiliato dal mondo. Ma oggi come ieri l’isoletta del nostro sapere è cinta dagli oceani della nostra ignoranza. Il denaro può dare l’illusione del potere, ma proprio come potere e successo vale molto meno di quel che appare, anche se determina gran parte delle nostre vite. Troppo spesso siamo disposti a rinunciare a grandi porzioni di libertà per piccole promesse di sicurezza. Ma cosa può il denaro contro la morte? Il destino è un cavallo sempre capace di disarcionare il cavaliere che s’illude di governarlo.

Cinici, egoisti, crudeli, infingardi: non salvi nessuno dei tuoi personaggi?

In verità salvo i quattro principali: Mebel, Rita, Elena e Anita. Quattro donne intelligenti, coraggiose, una differente dall’altra, ma tutte, è vero, abitate da un cinismo e da una qualche dose di crudeltà, tutte però maledettamente affascinanti, al contrario degli uomini che si rivelano antagonisti irrisolti, pavidi e, loro sì, infingardi.

La tua è una commedia amara. È voluta questa “messa in scena” dal gusto teatrale?

Sì, questo romanzo è diviso in tre atti, secondo i dettami aristotelici, che sono anche quelli delle più classiche commedie di Hollywood: penso soprattutto ai film di Ernst Lubitsch, George Cukor e Billy Wilder. In Non si uccide di martedì c’è dell’amarezza, certo, ma è un libro profondamente ironico e a tratti sarcastico, dove l’intreccio di suspense e humour invita a uno sguardo arguto e lieto, per spaziare sul mondo.

 

(precedentemente pubblicato su Cooperazione, nel 2023)

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GIANNI BIONDILLO (Milano, 1966), camminatore, scrittore e architetto pubblica per Guanda dal 2004. Come autore e saggista s’è occupato di narrativa di genere, psicogeografia, architettura, viaggi, eros, fiabe. Ha vinto il Premio Scerbanenco (2011), il Premio Bergamo (2018) e il Premio Bagutta (2024). Scrive per il cinema, il teatro e la televisione. È tradotto in varie lingue europee.
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