In difesa di Vittorio, un bersaglio facile

[Si riprende l’editoriale del manifesto apparso ieri, 13.01.09]

di Maurizio Matteuzzi

Vittorio Arrigoni è il pacifista italiano dell’International solidarity movement (Ism) che racconta in diretta da Gaza per il manifesto il tragico giorno per giorno della «spedizione punitiva» (parole di Massimo D’Alema) che Israele sta infliggendo al milione e mezzo di palestinesi intrappolati nella striscia. Basta leggere i giornali, a cominciare dal Corriere della Sera – il numero uno – o guardare il Tg1 – la portaerei dell’informazione «pubblica» -, per capire che Vittorio Arrigoni, e quelli come lui (sfortunatamente troppo pochi), è un testimone scomodo di fronte ai silenzi e alla (clamorosa) disinformazione della stampa italiana e, in genere, internazionale. Per questo la notizia che un sito web americano ha messo in rete il nome e la foto di Arrigoni proclamandolo «il bersaglio N.1» dell’esercito israeliano provoca rabbia ma non meraviglia.
È possibile che il sito www.stoptheism.com non sia, come dicono, troppo attendibile, che il suo animatore – tale Lee Kaplan, sedicente «giornalista investigativo» – sia un ciarlatano. Ma con il clima di impunità goduto dalle nefandezze israeliane e di omertà garantito dalla politica e dalla stampa, bisogna stare molto attenti. Fu a Gaza nel marzo 2003, durante la seconda intifada, che una pacifista Usa dell’Ism, Rachel Carrie, fu (deliberatamente)schiacciata da un bulldozer militare israeliano mentre tentava di impedire la distruzione di una casa palestinese.
A quel che si sa Stop the Ism è un sito statunitense dell’estrema destra ebraica, furiosamente anti-palestinese e anti-comunista, che sembra sia legato a Radio Arutz7, l’emittente dei coloni ebrei, i più fanatici in genere provenienti dagli Usa, insediati nelle terre palestinesi della Cisgiordania e di Gerusalemme est. Per Kaplan e soci per fermare l’International solidarity movement qualsiai mezzo è buono purché sia «definitivo». Per loro l’Ism è «un consorzio di gruppi di anarchici e comunisti americani alleati dell’Olp», ovvero «un’idra dalle molte teste» il cui obiettivo è di «aiutare l’Olp a distruggere Israele» e di «finanziare anarchici e comunisti americani a espandere le basi per la rivoluzione mondiale». E gente come Vittorio Arrigoni e altri volontari che vengono dagli Stati uniti, dall’Irlanda, dalla Spagna, dall’Australia, dalla Polonia, sono dei «terroristi alleati di Hamas».
Sembrerebbe da ridere ma non c’è niente da ridere. Vittorio Arrigoni è un bersaglio «facile». È uno di quei matti che vanno a mani nude in posti infami come Gaza per difendere i civili palestinesi. Gli israeliani lo conoscono bene e lo hanno già intercettato, arrestato ed espulso due volte prima che Arrigoni il 23 agosto tornasse a Gaza dal mare a bordo della barca Free Gaza che aveva rotto il blocco israeliano (la vera causa della fine della tregua, non certo i razzetti di Hamas come vi stanno raccontando).
Per cercare di evitare che anche Arrigoni divenga un «tragico errore» o un «danno collaterale» abbiamo chiesto alle autorità politiche e diplomatiche italiane di attivarsi urgentemente con quelle israeliane. Nell’inferno di Gaza Vittorio Arrigoni non è solo.

5 Commenti

  1. Grande vittoria del Diritto: oscurato il sito che voleva la morte di Vittorio Arrigoni PDF Stampa E-mail
    Scritto da Secondo Protocollo

    Ci è stato comunicata solo ieri sera in tarda serata la notizia che le pressioni e la denuncia all’interpol hanno sortito il loro effetto. Il sito terrorista Stop the ISM è stato oscurato e non è escluso che il suo fondatore Lee Kaplan venga perseguito legalmente per “istigazione all’omicidio”.

    In pratica è stata riconosciuta valida la tesi esposta nella nostra denuncia all’Interpol che il sito in questione venisse equiparato ad un “sito terrorista” alla stregua di altri siti internet che istigano all’uccisione di innocenti. Allo stesso tempo è il riconoscimento che l’organizzazione International Solidarity Movement, per cui Vittorio Arrigoni si trova a Gaza altro non è che una organizzazione umanitaria e come tale non legata ad alcun movimento politico.

    Riteniamo questo risultato una grande vittoria del Diritto Umanitario e delle organizzazione per la difesa dei Diritti Umani. Siamo contenti di aver contribuito con le nostre azioni al raggiungimento di questo importante risultato. Staremo comunque molto attenti che Kaplan e soci non spuntino da qualche altra parte magari con un’altra sigla. Ringraziamo quanti hanno partecipato all’impresa attraverso il loro sostegno, attraverso il gruppo su Facebook e attraverso gli attestati di stima a Vittorio.

    http://www.secondoprotocollo.org

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Domenico Pinto (1976). È traduttore. Collabora alle pagine di «Alias» e «L'Indice». Si occupa di letteratura tedesca contemporanea. Cura questa collana.
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