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Patti Smith, o lo spirito del rock

patti-smith-horses

di Marco Rovelli

Ho sempre pensato che il rock sia un linguaggio talmente articolato da permettere a una ricerca spirituale intensa di esprimersi pienamente. Il rock, con il suo battere/levare, con l’andare alla radice del ritmo, è la rappresentazione più potente del corpo e della sua immensa energia. E’ in questo senso – un senso profondamente “religioso” – che Patti Smith è stata a buon diritto chiamata la “sacerdotessa” del rock. Nel suo sciamanico mettersi in scena, Patti Smith comunica nella maniera più alta – e insieme comprensibile a chiunque – una cosa semplicissima: la celebrazione della vita. E “semplice”, del resto, è la parola che lei usa continuamente, come chiave di lettura del mondo. A Milano per presentare Dream of Life, il film di Steven Sebring sulla sua vita, risponde alla domande con un’intenzione e un sorriso assolutamente “semplice”, “innocente”. “La vita è così semplice”, dice – e non si può fare a meno di pensare quanto la semplicità sia la cifra mistica per eccellenza, da Paolo di Tarso all’Idiota di Dostoevskij. Il film di Sebring, allora, piace secondo Patti proprio per la sua “semplicità”: perché non è un “rock’n’roll film”, ma “è come se dicessi, Venite a casa mia”. Un invito immediato, a condividere l’intimità del quotidiano. In questo senso il film rappresenta perfettamente quel che un artista fa: esporre il proprio segreto. Esposizione di sé che non significa evidentemente “esibizione” da rockstar, ma una volontà di condividere con gli altri, di comunicare (e non a caso Pasolini è uno dei numi tutelari di Patti: “La morte sta nel non poter più comunicare”) – dove la condivisione è necessità di mettersi a nudo, esporsi al contagio dell’altro. Il segreto della vita, dice Patti, è “semplice”. E anzi, l’eroismo vero – oltre i miti, oltre i “grandi uomini” – sta proprio nella semplicità: in coloro che tengono pulite le strade, in coloro che riciclano, in coloro che fanno ogni giorno, nel posto in cui sono, “il meglio che possono”. E’ solo da questo riconnettersi alla profondissima semplicità della vita che risiede la salvezza del mondo. E allora la riuscita stessa di Obama – la cui bellezza sta nel fatto che è “un uomo molto intelligente ma con la semplicità del buon senso” – può venire solo se avrà il supporto del popolo americano, e del mondo intero. Si tratta per lui, dice Patti, di riscattare “il cattivo esempio che l’America ha dato negli ultimi anni al mondo”. Questo lo si potrà fare anche prendendo esempio dal rock: perché il rock insegna a cooperare, a collaborare con gli altri. “Io sono la leader del mio gruppo”, dice Patti, “ma tra di noi c’è un assoluto senso di uguaglianza: quello che importa nel rock è lo sforzo collaborativo, nient’altro”. E il film di Sebring racconta bene queste innumeri collaborazioni di Patti con gli artisti: esemplare anche in questo, nel dichiarare senza paura tutti i suoi debiti, con le persone che hanno fatto parte della sua vita, vive e morte – da Arthur Rimbaud al marito sempre amato Fred Sonic Smith. Con il quale ci lascia, recitando come poesia il testo della sua canzone manifesto, “People have the power”. Ma non me ne vado prima di essermi fatto autografare la mia copia in vinile di “Horses”. Perché, come lei stessa spiega con il suo itinerario, l’uomo nasce sempre come un fan.

(Pubblicato su l’Unità, 27/2/2009)

49 Commenti

  1. la stessa semplicità di Hanna che nel film The Reader si appoggia nuda contro il telo che a sua volta appoggia in una carezza contro il ragazzo nudo. Un gesto semplice in una vita non semplice.

  2. Ricordo la mia lettura di Babel, libro veramente caotico e cumulativo di Patti Smith, più di dieci anni fa.. Ricordo le citazioni e le dediche a Pasolini e alla Magnani. Ho cercato e trovato qualcosa Qui:
    http://www.oceanstar.com/patti/bio/pasolini.htm

    Patti’s poem “italy (the round)” from Babel is subtitled “for pasolini” and includes references to film. Near the end are these lines:

    the actress blows kisses to pierre paolo rising from the sea.
    victim of fascists and faggots and the purity of his art. waving
    goodbye. the thrust of his arm. the trust of his view.

    pasolini is dead. et morte. shower of petals. . . .

    Also, in the liner notes for Easter she writes;

    in vienna (wein) there is the area that surrounds and circulates through the hotel de france. the italian bikers. the shoppe of priests. leather jackets made in heaven fashioned from the skin of alain delon. here is the street of the trucks. here is the lantern row where hard bucks lean and strut and pose for the passing of pasolini

  3. se qualche volta mi sono sentito dentro al mio popolo, una di quelle volte è stato il concerto a Bologna di 31 anni fa. E’ pochino, e dice tanto. Thanks.

  4. la mia prima grande avventura ad un concerto rock (quante lotte in casa per andare)fu proprio quella di Firenze tanti anni orsono quando le tirarono delle zolle del comunale sul palco
    lei le raccolse dicendo ho l’italia nelle mie mani
    da vera sacerdotessa sciamante di poesia e dotata di un alone di grandezza che pochi avevano e tuttora resiste
    dai suoi testi o dal mar dei coralli mi sovviene spesso un urlo silenzioso che diventa itinerario e poi pian piano poesia e stupore
    amo ancora la sua voce e il ricordo di quel giorno
    come un pezzetto di vita sospeso tra la luce del giorno e il vento di notte
    c.

  5. che bello farsi autografare una copia in vinile di Horses, da questo bel personaggio che è Patti Smith, davvero un sapore di altri tempi e altri suoni, bei tempi e bei suoni…

  6. Delle domande idiote, si ricorderà questa: “Quali dieci album rock ti porteresti sull’isola deserta?” Non ho mai avuto in testa una lista precisa, né “Horses” sarebbe il primo degli album che prenderei. Ma di sicuro “Hosrses” sarebbe in quei dieci album, anzi è l’unico titolo su cui non esito. Totale. Ma come ha fatto?

  7. Anch’io opto per la semplicità:
    Springsteen il mio idolo maschile, la Smith il mio idolo femminile.
    E i due idoli insieme fanno l’amore, because the night…

  8. uno dei primi dischi comprati, easter.nel ’79 giù di lì. quando Gianni faceva il suo esame di Urbanistica.

    quaran tenni mò so quarantadue..
    effeffe

  9. Io continuo a preferire (ma appunto è cosa personalissima) Horses – ha quella energia radiosa e radiante che solo gli inizi hanno…

  10. immensa patti smith
    mica a tutti è data la semplicità, gran traguardo!
    per me horses
    ma magari so’ sempliciotta, che aspiro alla semplicità :)

  11. Radio Ethiopia – il primo disco che ho avuto di patti e quello che amo di più… Horses e Easter seguono in quest’ordine.

    Ivan cita Babel (ce l’ho!!! come le figurine), ma di Patti Smith il libro più bello, per me, è Mare dei Coralli, dedicato all’amico Robert Mapplethorpe (a cui si devono pure tante fotografie della sciamana – comprese quelle di Horses).

    Il film lo voglio assolutamente vedere!

  12. Lo spirito non è lo spiritualismo, anzi, alcune volte, ma forse sono solo sfrondoni miei, anima, spirito indicavano le fantastiche e inimmaginabili proprietà della materia. Sia la totipotenza, sia la capacità di differenziarsi, differenziarsi anche da sè. Non voglio mettere parole in bocca all’autore del post – vai a sapè che voleva dì- ma “ricerca spirituale” potrebbe rimandare al cercare una ulteriore e inaudita possibilità della materia che oggi non cogliamo. In questo caso materia che si dà come linguaggio poetico.

  13. “una ricerca spirituale intensa”= chi sono io, chi sei tu, che ci facciamo qui noi, dove andremo, perché ecc. Suppongo. Pongo.

  14. una ricerca spirituale intensa è, nonostante la rima, l’opposto di una ricerca spirituale melensa, ma anche l’opposto di una ricerca materiale intensa o di un’intensa ricerca corporale. tutto dipende da quale aggettivo cattura intensamente la nostra attenzione.

  15. “da” (molto bella, la totipotentia della materia), tfc e francesca – aderisco toto corde et plena ore. Però lo spirito è anche ciò che fa sobbalzare tash, e questa mi pare una sua qualità essenziale non indifferente.

  16. si, forse Horses…sicuramente qualcosa di suo nelle mie personali e strambe top five or ten ci sarebbe. Patti è qualcosa di più di una rocker o di una poetessa, è qualcosa che a casa mia non deve mancare.
    Ad esempio, a sorpresa, un paio d’anni fa è uscita con questo disco di cover di mostri sacri (hendrix, dylan, wonder, nirvana); un disco meraviglioso. Il titolo è Twelve. Vivamente raccomandato

    ciao

  17. settembre “79”: in autostop fino a Bologna per vedere una seccaccia del cazzo che sventolava sul palco una bandiera USA . bottiglie di plastica,sputacchi, in attesa del peggio che sarebbe inevitabilmente arrivato: anni ottanta,novanta,due volta mila, eccetera eccetera…

  18. “seccaccia del cazzo” che però -assieme a Janis Joplin , a Grace Slick dei Jefferson Airplane, Nico dei Velvet Underground- ha portato un tocco di sanissima follia femminile nel mondo del rock, in anni dove al massimo una ragazza poteva aspirare a fare la “groupie”. Storicizza, Riccardo…non male la “seccaccia”per i suoi tempi (e per questi).

  19. ..ma dài, che non ci accontentiamo delle canzoni!…ancora con ‘ste robe!.
    Vai, caro Riccardo, fatti una zompatina assieme alla “seccaccia” al ritmo di Wave…. E poi perchè o rock o morti?….”infinite son le terre ove voglio dissolvere il mio io e ritrovarmi nuovo al sorgere del vecchio sole con un tu un voi un noi….”

  20. adotto (provvisoriamente) come definizione di “ricerca spirituale intensa” “materia che si dà come linguaggio poetico”: anche se non ne capisco il significato, è bella in sé.

  21. riccardo, sei in guerra con la musica o il tuo orecchio assoluto ci può indicare orizzonto più vasti?

  22. @riccardo
    hai viso che bel regalo ti (ci) ha fatto Lucia Cossu?….insomma, mille sono i linguaggi (alti, bassi, medi, larghi) con cui si può “esprimere” un granello di verità….
    ah, quella robetta non è né di battiato nè della “seccaccia”… sono solo parole improvvisate lì per lì per vedere se mi riusciva farti essere meno “incazzoso e col mondo (rock) in gan dispitto”..ma vedo che ho aggravato la situazione. Che dici, vuoi provare con “Marble Index” di Nico? (1966)…. Tante belle cose

  23. Ohei Riccardo, io a Bologna ero nelle prime file coi fotografi, e quando ci alzavamo per scattare le foto qualcuno ci tirava zolle di terra sulla testa (lo stadio fu rapato a zero).
    Eri tu, dì la verità.

  24. @da
    sarà, ma in quelle grotte e in molte altre, assieme a quelle cose stupefacenti erano rappresentate un sacco di fiche, nel senso di organi sessuali femminili.
    ora qualcuno dirà che non necessariamente una “ricerca spirituale intensa” deve escludere sesso e fica, anzi: va bene, però in questo caso si tratta anche di sesso e il sesso di solito la vince su ogni istanza “spirituale”, la soverchia.
    meglio in ogni caso ammettere che la parola “spirituale” non ha senso e che la formulazione “ricerca spirituale” ne ha ancora di meno.
    ma posso sbagliare, ovviamente.

  25. Io una volta gli ho provato a tagliare lo spirito con l’accetta. E quello e mi pigliava in giro e mi faceva pernacchie. E mi diceva: ma tu sarai grulla? oh che tu credi di pigliammi?

  26. a Tashtego

    Lo spirito non piace neanche a me, nella sua accezione spiritualista. Come hai detto a volte tu, nei secoli è stato usato per giustificare la colonizzazione cattolica- penso alle donne, oggi 8 marzo, che conoscevano la natura e per questo bruciavano sui roghi. Tramite lo spirito si mistificava e negava l’immanente e profano essere dei corpi, quelli che siano. Già l’anima, come si dice in un post di ieri, è stata materia, appunto, più sfuggente per la teologia essendo “intermedio miscuglio di idee e sangue”. Ma sappiamo anche bene che la materia, la madre pudica, non si offre direttamente al nostro sguardo alienato e concupiscente. A me pare che la materia sta in un così assoluto presenziare che trascende il tempo storico del presente, il tempo del nostro cieco progettarne l’uso. In questo trascendere la semplice presenza possiamo mi pare collocare quello che spontaneamente, senza costrizione nè teologia, i popoli delle culture materiali – solo loro possono disporre di questa fine percettività , fin da Altamira e fino a ieri- collocavano nell’ambito del religioso, del culto: spirito, anima, antenati, mana etc In questo non c’è nulla di astratto, di spiritualista. Le rappresentazioni rupestri , pre-istoriche, prodotte da uomini della metastoria, mi sono sembrate, anche grazie a B. , delle vere e proprie nuove genesi di carattere artistico. Mi collego ai tuoi recenti post: rappresentare è per noi porre la distanza, per poi riunire, forse per loro no. E’ il più oscuro attributo della materia che è colto in tutto questo, anzi forse ne è il nucleo e nient’affatto una qualità. Per me molto difficilmente intelligibile, mi rompo la testa da anni sulle figure del pozzo di Lascaux, ma niente. La materia è ambiguamente – nel senso di: sia in un modo che anche nell’altro- presente, mi viene da dire, con tutti i suoi stupefacenti attributi, linguaggio e pensiero compresi. La ricerca spirituale è niente, la voce del corpo del reale, la poesia che anche tu provi a riprodurre nel tuo dire, quella importa. Poi la puoi chiamare come vuoi.

  27. ohei Mauro,no,no,io l’erba all’epoca mi limatavo a fumarla:bisognava mantenersi in forma per l’anno dopo.
    Milano. L’epocale concerto di uno scimunito convinto che Hailé Selassié (si scriverà così?) fosse Dio.
    Poi davvero non ci ho capito più niente
    fiche per fiaschi

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Marco Rovelli nasce nel 1969 a Massa. Scrive e canta. Come scrittore, dopo il libro di poesie Corpo esposto, pubblicato nel 2004, ha pubblicato Lager italiani, un "reportage narrativo" interamente dedicato ai centri di permanenza temporanea (CPT), raccontati attraverso le storie di coloro che vi sono stati reclusi e analizzati dal punto di vista politico e filosofico. Nel 2008 ha pubblicato Lavorare uccide, un nuovo reportage narrativo dedicato ad un'analisi critica del fenomeno delle morti sul lavoro in Italia. Nel 2009 ha pubblicato Servi, il racconto di un viaggio nei luoghi e nelle storie dei clandestini al lavoro. Sempre nel 2009 ha pubblicato il secondo libro di poesie, L'inappartenenza. Suoi racconti e reportage sono apparsi su diverse riviste, tra cui Nuovi Argomenti. Collabora con il manifesto e l'Unità, sulla quale tiene una rubrica settimanale. Fa parte della redazione della rivista online Nazione Indiana. Collabora con Transeuropa Edizioni, per cui cura la collana "Margini a fuoco" insieme a Marco Revelli. Come musicista, dopo l'esperienza col gruppo degli Swan Crash, dal 2001 al 2006 fa parte (come cantante e autore di canzoni) dei Les Anarchistes, gruppo vincitore, fra le altre cose, del premio Ciampi 2002 per il miglior album d'esordio, gruppo che spesso ha rivisitato antichi canti della tradizione anarchica e popolare italiana. Nel 2007 ha lasciato il vecchio gruppo e ha iniziato un percorso come solista. Nel 2009 ha pubblicato il primo cd, libertAria, nel quale ci sono canzoni scritte insieme a Erri De Luca, Maurizio Maggiani e Wu Ming 2, e al quale hanno collaborato Yo Yo Mundi e Daniele Sepe. A Rovelli è stato assegnato il Premio Fuori dal controllo 2009 nell'ambito del Meeting Etichette Indipendenti. In campo teatrale, dal libro Servi Marco Rovelli ha tratto, nel 2009, un omonimo "racconto teatrale e musicale" che lo ha visto in scena insieme a Mohamed Ba, per la regia di Renato Sarti del Teatro della Cooperativa. Nel 2011 ha scritto un nuovo racconto teatrale e musicale, Homo Migrans, diretto ancora da Renato Sarti: in scena, insieme a Rovelli, Moni Ovadia, Mohamed Ba, il maestro di fisarmonica cromatica rom serbo Jovica Jovic e Camilla Barone.