BERSANI E LA “QUESTIONE” OMOSESSUALE

8 luglio 2009
Pubblicato da

di Andrea Berardicurti

Il Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli commenta le parole di Pierluigi Bersani, candidato a nuovo segreterario del Pd, in riferimento alla “questione omosessuale”.

Che fosse d’accordo sulla regolamentazione delle coppie di fatto omosessuali era proprio il minimo sindacale. Speravamo anche che non avesse remore sul matrimonio e sulle adozioni delle coppie omosessuali. E invece si, eccome.

Pierluigi Bersani, intervistato su questi temi, concede una tiepidissima apertura sulle coppie di fatto e null’altro. Troppo poco per chi si candida a diventare il nuovo segretario del Pd senza nessuna seria e convincente posizione in tema di diritti civili.

Esattamente come i suoi predecessori, laici nelle parole e non nei fatti, per quanto ci riguarda egli è destinato a fallire se la nuova linea politica del Partito Democratico non affermerà in maniera netta i valori portanti di laicità e parità di tutti i cittadini.

Nelle sue parole cogliamo non solo l’opinione personale ma il dazio che anche Bersani dovrà pagare a quella componente vetero cattolica che ostacola la crescita di una vera opposizione alternativa nel nostro Paese, punto di riferimento per la comunità lgbtq.

Andrea Berardicurti
Segreteria politica Circolo Mario Mieli
065413951/ 348770843

www.mariomieli.org

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29 Responses to BERSANI E LA “QUESTIONE” OMOSESSUALE

  1. francesco pecoraro il 8 luglio 2009 alle 06:51

    sottoscrivo.
    bersani è un’altra minestrina delle suore, come franceschini e veltroni.
    nessuno aveva previsto, o forse invece sì, che il bi-polarismo porta alla coincidenza degli opposti, alla sovrapposizione politica di gran parte dei poli: lottano per ottenere voti al centro ed è lì che lo trovi il PD, col suo bersanuccio.
    la mia sensazione è che oggi in italia nessuno, nemmeno nella sinistra antagonista, ha davvero intenzione di lottare per i diritti civili di un paese moderno e laico.
    non so cosa sia successo a tutti, ma a me sembra di rivivere l’incubo degli Anni Cinquanta.

  2. pessima il 8 luglio 2009 alle 08:00

    Bersani deve giocare a bocce, mica può pensare a ‘ste cose. Mi torna in mente una vecchia canzone di Dalla , “Ciao a te e a tuo figlio finocchio”.

  3. Alcor il 8 luglio 2009 alle 10:38

    I cattolici conservatori sono più numerosi dei laici progressisti.
    E’ inutile chiedere alla politica cose di cui alla società civile non interessa un tubo.
    O crescono insieme – e non sono più i tempi, se mai sono stati – o cresce la società civile e preme sulla politica, è sulla società civile che bisogna lavorare.
    Si parla tanto, e anch’io, del legame col territorio, ma lo conoscete voi il “territorio”? Sarebbe favorevole alla regolamentazione pubblica e ufficiale delle coppie di fatto omosessuali?
    Il territorio tiene l’immaginetta di Padre Pio nel borsellino come se fosse un amuleto, o il numero della maga di turno a cui confidare le pene d’amore, e poi bada alla cassa.
    Bisogna ucire dalle città e andare nei paesi, è li che soprattutto si capisce com’è questo paese, stanno lì i sessanta milioni di italiani, tolti i sei o sette milioni che vivono in città.
    Perciò Bersani cercherà di vincere pagando il dazio.
    Bersani e chiunque altro provi a vincere, se vuol vincere.

  4. Welling il 8 luglio 2009 alle 10:40

    siamo ancora nella brodaglia dell’italia beghina.. è possibile secondo voi ottenere un onorevole risultato alla elezioni sostenendo i matrimoni gay? immediatamente le televisioni dell’ormai ricoglionente psiconano farebbero ahimè a pezzi il povero Bersani e il pd.. per tacer del resto.
    L’unico modo di salvaguardare i diritti civili sarebbe cedere la sovranità statale a un paese del nord. Manco tanto aberrante, dico io, dopo che l’hanno conquistata il Vaticano e un’emittente televisiva..

  5. Alcor il 8 luglio 2009 alle 10:54

    Persino le televisioni di B. sono più avanzate del territorio, in questa materia.
    E’ il territorio il problema, i paesi, il vicino di casa, il parroco, il chiuso, la paura di non essere come tutti gli altri, di essere additati, di essere l’unico del paese o i pochi del paese.
    Nei paesi ancora si mormora.
    A meno che uno non sia famoso, noto, ricco, potente.
    E’ sempre la solita vecchia storia di quando io ero bambina e gli omosessuali non esistevano, e i bambini captavano un dar di gomito e un borbottio e non capivano verso chi e per quali ragioni.
    I primi omosessuali con i quali sono andata a cena – che io sappia – li ho conosciuti a trent’anni. E non in Italia. Perciò siamo in ritardo di decenni, come società civile.

  6. AMA il 8 luglio 2009 alle 11:34

    Non so perché, ma trovo le posizioni di Alcor più che pragmatiche quasi qualunquiste.
    Intanto leggo sulla stampa inglese che qualcuno vorrebbe espellere l’Italia dal G8 e farvi entrare la Spagna. Non sarebbe una cattiva idea. Staremo a vedere.

  7. AMA il 8 luglio 2009 alle 11:44

    Se masticate un po’ d’inglese, date un’occhiata a questi commenti qui…

    http://www.guardian.co.uk/world/2009/jul/07/berlusconi-g8-summit-preparations?commentpage=1

  8. Alcor il 8 luglio 2009 alle 11:52

    Morgillo, è solo perché ti sono antipatica:-)

  9. jacopo galimberti il 8 luglio 2009 alle 12:09

    Secondo me Bersani avrebbe molto da guadagnare nell’assumere posizioni in favore del matrimonio omosessuale e delle adozioni (e di molte altre cose). Perderebbe le elezioni, ma eroicamente. Cosi’, se verrà eletto, le perderà ma finirà nel dimenticatoio insieme a tutti gli altri liderucci pudichi e timorati che il pd sta sviluppando in questi anni.

    Qualcuno sa cosa pensa Diliberto su queste questioni?

  10. andrea barbieri il 8 luglio 2009 alle 12:32

    Ho sentito gente mettere in dubbio l’esistenza di una “comunità lgbtq”, o perlomeno ritenerla davvero molto problematica.
    Allora mi chiedo: che senso ha chiudere questo decisissimo comunicato con la frase: “ostacola la crescita di una vera opposizione alternativa nel nostro Paese, punto di riferimento per la comunità lgbtq”?

  11. AMA il 8 luglio 2009 alle 12:49

    Alcor, ma che argomentazioni dai? Il Govermo Prodi la prima volta cadde sui Dico non perché insorse l’arretrata società civile italiana, ma perché la Binetti e amici, con quattro voti, fecero del vero e proprio terrorismo all’inteno della coalizone di governo. Si sa, i cattolici fanno una politica di sovversione, anche negli ospedali…

    Se non fosse stata legittimata la Binetti col cilicio e tutto il ciarpame che le ruotava intorno, probabilmente gli italiani si sarebbero sorbiti anche la legge sui Dico. Certo, sarebbero scesi in piazza i Cattolici. Saremo in milioni, avrebbero intimato… E allora? Manifestare sarebbe stato un loro diritto! Ma mai quel curato di Prodi avrebbe accettato la scomunica dei vescovi. La verità è che il polo di sinistra non ha nessuna idea di Paese e di futuro. La sua cultura identitaria è ormai inadeguata.

    Nella vecchia Europa le leggi sui diritti sono state approvate dai governi nazionali, anche con un consenso non plebiscitario: non credo sia necessario per una legge sulla regolamentazione delle coppie di fatto. E all’epoca di Prodi, il 60% degli italiani era favorevole ai Dico. Quindi quella della Binetti – e ciarpame senza pudore vario – fu un’azione contro l’opinione stessa della maggioranza degli italiani.

  12. AMA il 8 luglio 2009 alle 12:59

    Sia chiaro, l’associazionismo LGBTQA in Italia è frammentato, corroso da una lotta interna spesso regionalistica, e con scarso peso politico e civile. Questo è un altro grande problema. E forse qui – per vie traverse – rientra il discorso di Alcor. Dalla porta di servizio.

  13. Alcor il 8 luglio 2009 alle 13:24

    @Morgillo
    se la tua antipatia per me non ti facesse velo, vedresti che non stiamo dicendo cose tanto diverse, tu vedi “la Binetti e amici con quattro voti” e io vedo tutto quello che sta dietro “la Binetti e amici con quattro voti”.
    E lo vedo tanto più chiaramente da quando – da laica – vivo in partibus infidelium, non più in una città, ma in un paese.

  14. andrea barbieri il 8 luglio 2009 alle 13:26

    Ma nel comunicato qui sopra non si parla nemmeno di “associazionismo” che sarebbe già una parola un po’ più realistica, ma addirittura di “comunità”.
    Persino il nome di questa “comunità” è sempre in divenire:
    Comunità LGBT
    Comunità LGBTQ
    Comunità LGBTQA.

    Per non parlare della sostanza:
    Lesbo Gay Bisex sono orientamenti sessuali.
    Transex riguarda l’identità di genere che non c’entra nulla con l’orientamento sessuale.
    Queer non saprei bene spiegare cos’è se non dicendo: una filosofia di vita.
    “A” mi chiedo anch’io per cosa stia.

    Allora ritorniamo allo stile reciso del comunicato, alla critica senza appello (in sostanza un rifiuto netto) verso le parole di Bersani (che dal comunicato non mi è dato leggere nemmeno con un miserabile rimando, a svantaggio della persuasione del lettore). Io credo che sia paradossale che vengano mosse queste critiche nel nome di un’entità così problematica – qualcuno si pone addirittura il problema dell’esistenza – come la la Comunità LGBTQ.

  15. AMA il 8 luglio 2009 alle 14:17

    Sì, Alcor, ti ho riletta, e in sostanza diciamo quasi le stesse cose. Resta il fatto però che Prodi, se avesse voluto, la legge sui Dico avrebbe potuto farla passare. Gli mancò la volontà. In ogni caso, negli anni scorsi è emerso, mi spiace scriverlo, lo scarso peso politico, per essere gentili, degli attivisti LGBTQA. La colpa dell’arretratezza italiana non è dunque solo del Vaticano e delle sue indebite pressioni…

  16. AMA il 8 luglio 2009 alle 14:23

    @ Andrea Barbieri

    A sta per straight allies . La formula completa dovrebbe essere LGBTTTIQQA

    Se ti interessa puoi dare un’occhiata qui…

    http://it.wikipedia.org/wiki/LGBT

  17. andrea barbieri il 8 luglio 2009 alle 16:04

    Ho guardato il link che mi dici. Ho anche trovato scritto “stright allies” con un link attivo. Però mi portava a una pagina di wikipedia in cui si dice che ancora non esiste una voce “stright allies”, e se voglio posso compilarla io. Solo che io non so cosa vuol dire!

    In compenso ho trovato una sigla a mio parere abbastanza divertente: “LGBU, dove U sta per “unsure” (insicuro)”.

    Senti AMA, visto che sei tu ad avermi proiettato in questo girone infernale di sigle, penso che dovresti essere proprio tu come contrappasso a compilare la voce “stright allies” su wiki.

  18. AMA il 8 luglio 2009 alle 16:46

    In che pasticcio mi sono mai messo? Però forse mi tocca…
    Vedrò cosa riesco a fare!

  19. francesco pecoraro il 8 luglio 2009 alle 16:57

    Non sono convinto di questo discorso sulla mancata percezione del territorio che avrebbe chi auspica, anzi pretende, che un partito se-dicente di centro sinistra faccia proprie istanze di avanzamento dei diritti civili.
    Il territorio di cui parla Alcor esiste certamente, ma siano sicuri che ancora conti?
    Non sarà invece più importante il territorio televisivo?
    Cioè quello che ha fatto vincere Berlusconi?
    Non mi direte che Berlusconi ha qualche legame col territorio: il suo rapporto con l’elettore è esclusivamente mediatico ed è attraverso la tv che ottiene i suoi voti.
    Siamo sicuri che il popolo italiano, che già votò per divorzio e aborto, sia oggi ritornato sui propri passi al punto da non tollerare nemmeno un riconoscimento delle convivenze di fatto, gay o etero che siano?
    Io, al contrario di Alcor penso, ma è solo una percezione, che gli italiani sono complessivamente favorevoli, che siano più pagani che cattolici, che alla fine di padre pio frega a pochi e che se è vero che esistono centinaia di paesi del tipo di cui scrive Arminio, esistono devine di milioni di persone che vivono nelle grandi conurbazioni del nord, del centro e del sud, che definirei in tutto e per tutto metropolitane, cioè gente che non crede a niente, che guarda una tv essenzialmente pagana, piena di sesso, di omosessuali, di esibizionismo, eccetera.
    Contrarie sono le gerarchie cattoliche che nessun politico, in Italia, vuole inimicarsi, nemmeno Vendola, nemmeno il fiero bolscevico a nome Di liberto.
    Finché non sarà alle viste uno Zapatero italico, ci si deve rassegnare al Bersanuccio, al Chiamparino, al Franceschino, al Veltronio, alla Rutella, al perfido et cinico Dalemo e ai loro tristi, ma socialmente et economicamente assai privilegiati, accoliti.
    Senza dimenticare il Deputato Europeo, trapiantatore di fegati di babbuino, Ignazio Marino, senza dimenticare la “ventata di freschezza” della ragazza che lei sì, gliele ha cantate alla nomenclatura (come si chiama?).
    Insomma il Paese è altrove, Alcor.

  20. franco buffoni il 8 luglio 2009 alle 16:59

    Riporto questo stralcio di dialogo dal mio ultimo libro ZAMEL edito da Marcos y Marcos:

    Ti disprezzi al punto che non puoi tollerare l’idea di essere amato. Lo scopo primo della comunità lgbt è proprio questo…

    Ma figurarsi! Comunità! Sciocchezze, dici sciocchezze. Hai la testa piena di teorie insulse e di sigle ridicole…

    Se è alla sigla lgbt che alludi, ti informo che vi sono due spinte contrapposte in Italia oggi. La prima tende ad aggiungere a lgbt anche Q e I, che stanno per Queer e Inter…

    Inter?

    In transito: da maschio a femmina e da femmina a maschio. La seconda invece vorrebbe che – come nel mondo anglosassone – si parlasse di gay community e basta, per indicare tutti coloro che si collocano al di fuori del sistema eteropatriarcale (inclusi molti dalle preferenze sessuali etero). Ma so bene che non è nominalistico il tuo problema e la smetto subito… Ma non smetto di ribadirti che occorre il riconoscimento pubblico, giuridico, della coppia omosessuale e per ottenere questi sacrosanti diritti occorrono molti coraggiosi coming out. Tu con tuo fratello e con tua sorella, per esempio, mi hai detto che non ne hai mai parlato. E’ molto indicativo.

    Che bisogno c’è? Loro mi rispettano e io li rispetto. Di questa cosa non si parla.

    Ecco l’errore. Come sempre il coming out più arduo da compiere è quello coi famigliari. Non farlo significa contribuire a perpetuare l’omertà, la dissimulazione, l’ipocrisia, le discriminazioni, gli “omocidi” consumati nella riservatezza. Il coraggio, la presa di coscienza politica della necessità del coming out vanno manifestati anzitutto in famiglia, poi a macchia d’olio si allargano all’intera società. Tornando a quel dato fondamentale: un cittadino su dieci è omosessuale; se non si parte ciascuno dai propri familiari, gli altri, tutti gli altri, continueranno a supporre che tutti si sia parte del 90 per cento cosiddetto etero o normale. Occorre che il costume cambi e che il dubbio esista sempre – anche in assenza di palesi dimostrazioni di effeminatezza o di lesbismo – che la persona che ti si presenta faccia parte del 10 per cento. E dunque il linguaggio di tutti si deve adeguare, divenendo politicamente corretto.

  21. francesco pecoraro il 8 luglio 2009 alle 17:12

    no devine.
    decine.

  22. Alcor il 8 luglio 2009 alle 17:54

    @ buffoni

    sul politicamente corretto, benché mi renda conto che è un modo per costringere la gente a prendere nuove abitudini mentali e forse civili (etiche mi sembra francamente troppo), non riesco a digerirlo.
    E’ un corsetto, non una vera critica all’uso che facciamo delle parole e a quello che c’è dietro.
    E’ una pratica che nasce bene, ma col tempo ha messo il pilota automatico e si può benissimo dire nero e dargli la caccia, si può dire gay e pestarlo.

    Ma solo così, en passant, è un problema che non ho risolto.

    @tash
    quel territorio di cui parlo conta perché vota, ma sarebbe il meno.
    Il potere non si esercita in modo visibile e lineare, o semplicemente gerarchico, è un polipo (ho messo un video di Foucault, da me, se ti interessa, lo metterei qui, ma non credo che i commenti lo prendano).
    Il territorio guarda la televisione dove le ragazze hanno tutte la quarta misura siliconata di fuori e le chiappe al vento e la mattina dopo va alla festa del santo patrono. Non la vive come una contraddizione.
    Si può essere pagani, come tu dici, e al tempo stesso andare in chiesa ogni domenica, del resto le feste del santo patrono sono spessissimo vecchie feste pagane ripittate.
    Guarda l’omosessuale alla televisione e non si scandalizza perché è confinato sullo schermo, ma se è omosessuale suo figlio son dolori.
    Guarda la guerra alla televisione e vede il sangue e i morti e non prova nulla, perché la guerra è confinata sullo schermo.
    Compra questo immaginario attraverso gli oggetti, ma al tempo stesso resta arcaico.
    Ma questa storia l’ha già raccontata Siti.
    La televisione non ha eliminato tutto il resto, è una potentissima realtà parallela, pervasiva, ma nei paesi restano anche le vecchie strutture mentali.
    E poi Berlusconi se facciamo bene i conti, non copre tutto l’elettorato, togli l’opposizione, togli la lega, togli alleanza nazionale, a lui personalmente resta un 30 %, checché ne dica, è che è riuscito a fare da catalizzatore.
    Perciò il territorio è polverizzato e controllato e convive, piuttosto miracolosamente, con l’immaginario televisivo.

    C’è caos, non linearità.

  23. AMA il 8 luglio 2009 alle 21:43

    Sì, anche io credo che la televisione resti un mondo parallelo.
    La maggioranza degli italiani accetterebbe tranquillamente una legge sulle coppie di fatto. Manca la volontà politica. E il peso degli attivisti LGBT (semplifichiamo, almeno oggi, solo oggi!) è scarso, se non inesistente. Poche figure neanche tanto carismatiche, alla ricerca di visibilità, e con scarso seguito civile.
    Gli omosessuali italiani vivono nella semi-clandestinità. Non sono portatori sani di diritti. Non hanno proprio coscienza di poterli avere. Certi diritti. Quindi neanche li chiederebbero. Come tutti sono vittime di un familismo che li disinnesca. Il loro qualunquismo e la loro inettitudine poi castra ogni forma di associazionismo. Ma questo è un problema di tutti gli italiani. Credo.
    Detto questo, una legge sulle coppie di fatto avvicinerebbe forse l’Italia agli standard europei. Potrebbe essere un’azione di governo che non si piega alle dinamiche clientelari del voto di scambio, gestito dalle mafie e dalla Chiesa di Roma. Ma mi rendo anche conto che in Italia si arriverà tardissimo ad una legge sulla regolamentazione delle coppie di fatto. E sarà una leggina insulsa, frutto di mille compromessi, che risulterà solo offensiva.

  24. AMA il 8 luglio 2009 alle 22:02

    Per me l’Italia non dovrebbe più essere nel G8. E se continuà così, uscirà dal club. Merita di più la Spagna. Un paesaggio per molti chilometri disabitato. Non un’accozzaglia informe di paesotti, terra di ogni insulso particulare. A discapito dell’interesse pubblico generale.

  25. andrea barbieri il 8 luglio 2009 alle 23:33

    Sarà un po’ confuso il ragazzo dopo la lettura del dialogo.
    Sentirà la burokrazia di arcigay, ben lontana dalla civile comunità del film Le fate ignoranti, rivolgersi alle persona transessuali senza rispettare il sesso di elezione, che è una delle cose più umilianti che si possano fare.
    Conoscerà persone transessuali, scoprendo con meraviglia che non sono ‘inter’ un bel niente, dato che per loro si tratta soltanto di riassegnare il corpo al genere giusto, cioè quello psicologico. (Ma se sono spiritose, invece di incazzarsi risponderanno: meglio il milan).
    Si stupirà di conoscere sia transessuali etero (cioè esattamente come quelle persone che si professano ‘normali’) che transessuali gay.

    Chissà che tanta tempesta di stupore non regali un po’ di serenità al ragazzo.
    E magari la voglia di costruire davvero una comunità glbt.

  26. franco buffoni il 9 luglio 2009 alle 10:00

    Proprio perché nessuna sigla riuscirà mai a “coprire” integralmente una realtà tanto complessa, la mia proposta è di seguire l’esempio inglese adottando l’espressione Gay Community.

  27. andrea barbieri il 9 luglio 2009 alle 12:45

    Buffoni scusi, non è una questione ‘nominalistica’, è una questione di comportamenti concreti e incivili di certe burokrazie. Su quelli bisogna intervenire, non sulle letterine della sigla.

    Le appiccico il comunicato stampa di una associazione, così capiamo tutti. E’ solo un esempio.

    ASSOCIAZIONE TRANS GENERE

    13 Maggio 2009

    Incontro tra il Presidente della Camera ed il movimento LGB

    Il nostro non è un errore di battitura, abbiamo volutamente rimosso la lettera “T”(come transgender) dalla sigla LGBT, le motivazioni sono abbastanza chiare, per l’ennesima volta il movimento Trans italiano, non è stato invitato ad un appuntamento istituzionale. La nostra non vuole essere la solita polemica sul fatto che qualcuno debba parlare in nostra vece, ma sul fatto che non siamo stati neppure interpellati. Le associazioni trans ed il coordinamento nazionale hanno appreso di questo incontro per puro caso, dal comunicato stampa di ArciLesbica, dove spiegavano i motivi della loro assenza pur essendo invitate.

    Noi purtroppo non abbiamo avuto questa opportunità e non possiamo che registrare una modalità di esclusione dal confronto istituzionale e non ne capiamo le ragioni.

    Forse sarebbe meglio ribadire che il movimento Trans esige di autorappresentarsi e non di essere rappresentato da qualcun altro, se quest’incontro aveva lo scopo di portare all’attenzione del Presidente della camera solo le tematiche legate all’orientamento sessuale ci scusiamo fin da adesso( anche se molte persone Trans sono omosessuali!) ma nel caso le tematiche discusse fossero quelle dell’intero movimento LGBT, pretendiamo un chiarimento e delle scuse.

    La nostra associazione ha, non soltanto nel proprio statuto, nel dna dei suoi componenti, la collaborazione, la condivisione e l’unità con l’intero movimento LGBT.

    A pochi giorni dalla giornata internazionale contro l’omo/transfobia, dai gravissimi atti contro le persone Trans, dal suicidio di una nostra cara compagna per lo stigma sociale che subiva, non possiamo che indignarci per la mancata volontà di essere un reale movimento, unito e solidale. Purtroppo non bastano solo belle frasi per scrivere il libro dei nostri diritti, se l’una non è legata all’altra, saranno è rimarranno solo belle frasi ed il libro non vedrà mai la parola fine.

    Fabianna Tozzi Daneri
    presidente nazionale

    Regina Satariano
    Vice-presidente nazionale

    qui c’è il sito
    http://www.transgenere.it

  28. franco buffoni il 9 luglio 2009 alle 17:38

    Forse è persino superfluo ch’io dica che sono assolutamente d’accordo con Daneri e Satariano. La situazione italiana, quanto a riconoscimenti e – più in generale – a conoscenza è talmente arretrata… Oltre a Yes, we camp avremmo dovuto scrivere sulla collina: Italian Gay People Have No Rights At All.

  29. mtello il 11 luglio 2009 alle 20:26

    E’ patente che la sinistra abbia perso e continui a perdere elettori per una mancanza di posizioni decise, ha ragione Pecoraro, la coppia di fatto ormai ha una struttura definita nella mente di gran parte degli italiani, e parlare di matrimonio gay non penso disturbi più nessuno, anzi, fa sorridere il fatto che non si capisca la fortuna dell’assenza. La sinistra non ha più connotazioni di sinistra, e non se ne rende conto, la libertà e l’impronta serena e libera della cultura sinistrorsa degli anni passati è rifiutata da parte della sinistra attuale, soprattutto dai leader, che si arroccano su posizioni di concetto e puntano, non sull’imprinting televisivo, bensì su voti di immagine: l’artista o l’intellettuale o il personaggio di spicco di varie classi e situazioni, l’apice dell’inutilità politica in una situazione confusa come la presente. E ridono pure dietro alla destra che tra televisioni e lavoro di strada (perché la lega non ha fatto altro che lavoro di strada, che, cari leader della sinistra non fa ridere, è faticoso ma produttivo) glie l’ha messo in saccoccia bello grosso. E si accanisce su posizioni che gli tolgono pure voti connaturati ad una cultura che dovrebbe essere tipica e manifesta di questo partito.
    un fraterno abbraccio a tutti i gay.
    un elettore in sciopero.



indiani