La responsabilità dell’autore: Giulio Mozzi

27 febbraio 2010
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[Dopo gli interventi di Helena Janeczek, Andrea Inglese, abbiamo pensato di mettere a punto un questionario composto di 10 domande, e di mandarlo a un certo numero di autori, critici e addetti al mestiere. Dopo Erri De Luca, Luigi Bernardi, e Michela Murgia, le risposte di Giulio Mozzi]



Come giudichi in generale, come speditivo apprezzamento di massima, lo stato della nostra letteratura contemporanea (narrativa e/o poesia)? Concordi con quei critici, che denunciano la totale mancanza di vitalità del romanzo e della poesia nell’Italia contemporanea?

Non mi risulta che vi siano dei critici che «denunciano la totale mancanza di vitalità del romanzo e della poesia nell’Italia contemporanea». Forse sono poco informato. Posso avere una  bibliografia?
Quanto alla letteratura contemporanea: sta bene, grazie, come al solito.

Ti sembra che la tendenza verso un’industrializzazione crescente dell’editoria freni in qualche modo l’apparizione di opere di qualità?

Mi sembra che la tendenza verso un’industrializzazione crescente dell’editoria freni, per ovvie ragioni, la pubblicazione presso case editrici caratterizzate da una tendenza verso un’industrializzazione crescente di opere adatte a essere pubblicate da un’editoria caratterizzata da una tendenza verso un’industrializzazione crescente.
Nel momento in cui un giovane aspirante autore mi domanda: «Che cosa devo scrivere per essere pubblicato da una casa editrice caratterizzata da una tendenza verso un’industrializzazione crescente?», e alla mia risposta «Scrivi quello che ti pare, e affronta il rischio di non essere pubblicato affatto» reagisce con irritazione, scherno e accuse di mafiosità – in quel momento, mi convinco che la tendenza verso un’industrializzazione crescente dell’editoria non solo frena la pubblicazione di opere non adatte a essere pubblicate da un’editoria caratterizzata da una tendenza verso un’industrializzazione crescente, ma ne frena addirittura l’apparizione, e prima ancora il concepimento, e prima ancora il desiderio.

Ti sembra che le pagine culturali dei quotidiani e dei settimanali rispecchino in modo soddisfacente lo stato della nostra letteratura (prosa e poesia), e quali critiche faresti?

Non so rispondere. Compro ogni giorno due quotidiani: uno è politico, e dell’altro – che è generalista – leggo solo la cronaca. Non compro settimanali.

Ti sembra che la maggior parte delle case editrici italiane facciano un buon lavoro in rapporto alla ricerca di nuovi autori di buon livello e alla promozione a lungo termine di autori e testi di qualità (prosa e/o poesia)?

No, non «la maggior parte». Solo il 36,25%.

Credi che il web abbia mutato le modalità di diffusione e di fruizione della nostra letteratura (narrativa e/o poesia) contemporanea? E se sì, in che modo?

Sì, credo che il web abbia mutato le modalità di diffusione della nostra letteratura; no, non credo che il web abbia mutato le modalità di fruizione della nostra letteratura.
Il nodo è, come sempre, la promozione e distribuzione. Lavorando bene e sodo nel web un editore può promuovere le proprie pubblicazioni, presso il pubblico dei lettori forti, con investimenti contenuti o addirittura modesti.

Pensi che la letteratura, o alcune sue componenti, andrebbero sostenute in qualche modo, e in caso affermativo, in quali forme?

Penso che la letteratura, e tra le sue componenti in particolare la poesia, dovrebbe essere sostenuta dai lettori in una forma precisa: mediante l’acquisto di libri.

Nella oggettiva e evidente crisi della nostra democrazia (pervasivo controllo politico sui media e sostanziale impunità giuridica di chi detiene il potere, crescenti xenofobia e razzismo …), che ha una risonanza sempre maggiore all’estero, ti sembra che gli scrittori italiani abbiano modo di dire la loro, o abbiano comunque un qualche peso?

Rispondo alla domanda dando al termine «scrittori» quello che mi sembra l’unico senso possibile: sono «scrittori» tutti coloro che hanno scritto una cosa qualunque, e l’hanno finita, con l’intenzione di fare una di quelle cose che vengono normalmente catalogate (ad es. dal punto di vista merceologico) come «letteratura». Che poi quella cosa qualunque sia stata pubblicata o no, sia considerata bella o no, eccetera, è irrilevante.
La risposta è dunque: sì, mi sembra che gli scrittori italiani abbiano modo di dire la loro; no, non mi sembra che abbiano un qualche peso.

Nella suddetta evidente crisi della nostra democrazia, ti sembra che gli scrittori abbiano delle responsabilità, vale a dire che avrebbero potuto o potrebbero esporsi maggiormente e in quali forme?

Ogni cittadino è responsabile del governo della città.
Quanto al resto, vale la parabola dei talenti: chi ha avuto in dono un talento, e lo ha seppellito per non farselo portare via, è da licenziare.

Reputi che ci sia una separazione tra mondo della cultura e mondo politico e, in caso affermativo, pensi che abbia dei precisi effetti?

Be’, Veltroni e Franceschini hanno pubblicato dei romanzi.

Ti sembra opportuno che uno scrittore con convincimenti democratici collabori alle pagine culturali di quotidiani quali “Libero” e il Giornale, caratterizzati da stili giornalistici non consoni a un paese democratico (marcata faziosità dell’informazione, servilismo nei confronti di chi detiene il potere, prese di posizione xenofobe, razziste e omofobe …), e che appoggiano apertamente politiche che portano a un oggettivo deterioramento della democrazia?

Mi sembra opportuno non farsi ossessionare dal desiderio di purezza.
Non mi pare che la «marcata faziosità dell’informazione» sia uno «stile giornalistico non consono a un paese democratico». Ovvero non credo che uno Stato democratico dovrebbe far chiudere i giornali che esibiscono una «marcata faziosità dell’informazione».
Non mi pare che la «marcata faziosità dell’informazione» sia uno «stile giornalistico» tipico solo di «quotidiani quali Libero e Il Giornale», ovvero di quotidiani attualmente filogovernativi. Non mi sembra che La Repubblica, ad esempio, esibisca uno «stile giornalistico» meno marcato dalla «faziosità dell’informazione»; non mi sembra che La Repubblica, ad esempio, sia meno attenta che Il Giornale agli interessi della proprietà; non mi sembra che La Repubblica vada esente da «xenofobia, razzismo e omofobia» – benché, senza dubbio non prenda apertamente posizioni «xenofobe, razziste e omofobe». Ma nemmeno Libero e Il Giornale lo fanno («Razzista io? Ma si figuri! Che colpa ne ho se gli zingari rubano i bambini?»).

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62 Responses to La responsabilità dell’autore: Giulio Mozzi

  1. Sascha il 27 febbraio 2010 alle 11:20

    Beh, almeno Mozzi la prende in ridere ed è anche discretamente spiritoso.
    Queste discussioni sulla responsabilità degli autori provocano sempre i thread più lunghi, segno che il ‘mercato’ le premia: si può parlare di politica, cioè il prodotto che in Italia da sempre tira di più, facendo finta di parlare di letteratura. Alla fine ne esce fuori una versione monstre di un fondo di P.G.Battista e tutti sono contenti e aspettano il prossimo dibattito.

  2. chiara il 27 febbraio 2010 alle 11:33

    forte mozzi

  3. sergio garufi il 27 febbraio 2010 alle 12:08

    Eh, mica per niente io avevo chiesto subito chi fosse l’autore delle domande. Quello sì che è “uno stile non consono a un paese democratico”.

  4. véronique vergé il 27 febbraio 2010 alle 12:31

    “Che cosa devo scrivere per essere pubblicato… ”

    Scrivere con lo scopo di accontentare i clienti lettori? E’ davvero il peggio per lo scrittore.
    Per me ( non sono scrittrice), inizia con un’impressione, un’incontro, un volto, in realtà un’ossessione che mano a mano occupa la mente come un amore. Sono invasa dalle immagini, dalle parole che stanno per nascere, prendere forma – dal monologo dentro me- Non mi sento libera
    se non ho scritto. Non penso più al quotidiano, divento distratta, mi accade guai, perché sono altrove, o piuttosto sono in una storia parallela alla mia.
    Peggio scrivere senza questa linea immaginaria che sfiora un’esperienza strana del quotidiano invaso della scrittura che si fa.
    Peggio scrivere per fabbricare un libro ben calibrato, senza avere il coraggio di creare una lingua diversa, allontanata di questo stile senza sapore, senza colore; un libro letto e dimenticato nell’istante dove è lasciato, un livre prêt à consommer- rimane allora un gusto amaro e un po’ triste, con questa idea falsa: anch’io potrei avere scritto questo libro.
    Si diffonde l’idea che scrivere un libro si fabbrica con una ricetta sempre la stessa.

  5. Fabrizio il 27 febbraio 2010 alle 12:41

    l’ironico nominalismo di mozzi risulta più realistico ed efficace di tante altre speculazioni. e “Ogni cittadino è responsabile del governo della città.
    Quanto al resto, vale la parabola dei talenti: chi ha avuto in dono un talento, e lo ha seppellito per non farselo portare via, è da licenziare.” è già tutto quello che si doveva dire sulla noiosa tematica.

  6. lorenzo galbiati il 27 febbraio 2010 alle 13:33

    Il problema è che Mozzi è serio, non la prende sul ridere né fa dell’ironia.

  7. callettino il 27 febbraio 2010 alle 13:53

    …io so solo che non leggo (non riesco proprio a farlo) gli autori di narrativa di oggi: anno 2010; anzi preciso, li vado leggiucchiando (me compreso, che ahimé, scrivacchio; ma roba di un centinaio di pagine, giusto il tempo di) e piango. piango.

    ‘nzomma, è un canto del morto: uno stabat mater coi seperti mobili che cercano di azzannarti continuamente il cervello.

    poi, la responhsabilità dell’autore… vabbè è che in fondo si dovrebbe avere il coraggio di restituire i soldi ai lettori, che fiduciosi comprano libri a destra e a manca.
    invece uno deve subire (oltre al danno di avere letto una emerita cagata) anche la beffa di apprendere da altri, che trattasi di capolavori. siamo alla frutta.

    il tempo, dicono, è galantuomo, vedremo tutti ‘sti talenti di destra e di sinistra che fine faranno tra una ventina di anni. siamo fiduciosi.

  8. AMA il 27 febbraio 2010 alle 14:35

    Io semplicemente non leggo Giulio Mozzi. Alla prossima.

  9. Sascha il 27 febbraio 2010 alle 14:57

    Mettiamola così.
    All’età che ho e stante le statistiche dovrei contare su un altra ventina d’anni di vita. Se mi sarà concessa oltre agli anni anche una continua lucidità fra una ventina d’anni sarò in grado di sapere quali degli scrittori d’oggi (e non solo scrittori) avranno retto alla prova del tempo e quali no. Soprattuto mi divertirà sentirmi chiedere dai nipotini come ho fatto a non rendermi conto che X o Y erano i più grandi scrittori del secolo, degni eredi di Elsa Morante e Italo Calvino e Luigi Pirandello e Carlo Emilio Gadda. Io farò finta di averlo sempre saputo, sperando che i vari pseudomini internettiani coprano il fatto che ritenevo X un idiota alla moda e non sapevo nemmeno che Y esistesse. Insieme rideremo del tono di superiorità tipico del ‘popolo del web’ secondo cui tutto era merda e favoritismi e decadenza e signora mia che tempi. Il tono di chi leggiucchia e piange e vorrebbe i soldi indietro e signora mia siamo alla frutta. Il tono di chi non ci sono più grandi scrittori ma solo mediocri.
    Chi indica uno scrittore o un libro come ‘grande’ corre il rischio di sbagliare; chi non indica nessuno sbaglia per principio.

  10. callettino il 27 febbraio 2010 alle 15:29

    …vabbè punti di vista, io mi affido in toto alla qualità letteraria: qualità che per me è l’incontro tra il lettore e l’opera (pia); se poi son fiori fioriranno. o no?
    ma lasciamo da parte gli scrittori mediocri: qui si parlava di talenti e capolavori letterari, sono costoro che sono soggetti alle critiche, i mediocri avranno pure il diritto di dire la sua. oppure devono solo leggere e comprare i libri degli altri.

  11. callettino il 27 febbraio 2010 alle 15:30

    …ehm… di dire la loro… è che sono un mediocre, che volete.

  12. callettino il 27 febbraio 2010 alle 15:54

    Del resto se un’opera è di qualità lo è soprattutto nello stile, nella scrittura, mica lo si può scoprire nei commenti sprovveduti di un sprovveduto lettore. Un lettore può certamente dire la sua minchiata leggendo un libro valutato da altri un capolavoro, il tempo – quello che io tiro in ballo, e uso come un’arma – dirà se quel lettore aveva detto effettivamente la minchiata oppure no. Voglio dire, se leggi Calvino non te lo scordi più. Ditemi un nome di oggi, 2010, che non dovrei scordarmi. Io sono fermo a Pasolini, per esempio. Magari mi sto perdendo qualcosa e non lo so. Non sono voci di web o di invidiosi autori frustrati: qui c’è un lettore appassionato che desidera leggere cose di qualità. Scrivere per me è una pazzia: lo faccio e mi quasi vergogno, ma lo dico, perché penso alla letteratura alle mie spalle mica quella che ho davanti. Con lo stesso metro giudico gli altri, anzi come lettore lo posso pretendere. Sennò dovrei pensare che la cultura è una bestia che solo alcuni privilegiati hanno il diritto di discutere.

  13. AMA il 27 febbraio 2010 alle 15:58

    “Il tono di chi non ci sono più grandi scrittori ma solo mediocri.”

    Questo sono io ed ho solo trent’anni. Certo, sono conciato proprio male!

  14. callettino il 27 febbraio 2010 alle 16:03

    be’ AMA non ti conosco come autore, ma ho letto di te commenti interessanti, che condivido: ma i commenti per me non significano un nulla: voglio la narrativa e poi mi convinco.

    posso solo dire che i 30nni autori di oggi, quelli che ho letto, mi hanno un po’ deluso, mentre qualche quarantenne di mia conoscenza l’ho apprezzato e sto aspettando che venga fuori.

  15. Sascha il 27 febbraio 2010 alle 16:09

    “Voglio dire, se leggi Calvino non te lo scordi più. Ditemi un nome di oggi, 2010, che non dovrei scordarmi.”

    Ecco, lascia passare un po’ di tempo. L’ideale sarebbe sapere oggi gli scrittori che ricorderai nel 2020 o nel 2030 ma ovviamente è difficile.

    ‘Magari mi sto perdendo qualcosa e non lo so’

    Questo è poco ma sicuro. Ma sei in buona compagnia: in tutti i tempi, anche in quelli che oggi ci paiono più ricchi di grandi, c’era gente come te che lamentava non ci fosse più nessuno. Contenti voi…
    Per quanto mi riguarda il problema non è nei tempi ma in voi.

    “Scrivere per me è una pazzia: lo faccio e mi quasi vergogno, ma lo dico, perché penso alla letteratura alle mie spalle mica quella che ho davanti. Con lo stesso metro giudico gli altri, anzi come lettore lo posso pretendere. Sennò dovrei pensare che la cultura è una bestia che solo alcuni privilegiati hanno il diritto di discutere”

    Con questi gusti dovrebbe piacerti Moresco, che a me non piace ma indubbiamente prende la letteratura molto sul serio. Ma scommetto che non l’hai letto…

  16. […] Per approfondire consulta la fonte: La responsabilità dell'autore: Giulio Mozzi – Nazione Indiana […]

  17. callettino il 27 febbraio 2010 alle 16:18

    …vero, non l’ho letto Moresco, se non me lo consigliano non leggo più nessuno :-)

    l’autore 40nne che mi piace un sacco è uno di qui (c’è traccia di luii), quindi non sono un bastian contrario: quando leggo e mi emoziono, calo le penne.

  18. bgeorg il 28 febbraio 2010 alle 10:51

    mozzi for president

    (mi permetto anche di citarvi questa piccolo contributo di un autorevole scrittore morto.

    «

    “Sei coinvolto nel movimento contro la guerra? Che paragone puoi fare tra il movimento sull’Iraq e quello dei temi del Vietnam?”

    Quando si fece evidente lo stupido, crudele e rovinoso errore che, a livello spirituale, finanziario e militare, era metterci in una guerra contro il Vietnam, tutti gli artisti di valore di questo paese, tutti gli scrittori, pittori, uomini di teatro, musicisti, attori, attrici e altri ancora si sollevarono contro questa aberrazione. Formammo quel che si potrebbe descrivere come un raggio laser di protesta, tutti puntati nella medesima direzione, con molto fuoco e intensità. Questa arma mostrò di avere la stessa potenza di una torta di crema alla banana di un metro di diametro quando la si scaglia da una scala di due metri di altezza.

    “Come scrittore e artista, hai notato qualche differenza tra i leader culturali del passato e quelli di oggi, quanto alla loro responsabilità verso la società?”
    Responsabilità con quale società? Con la Germania nazista? Con l’Unione sovietica stalinista? Perché non responsabilità verso l’umanità in generale? Leader di quale attività culturale, in particolare? Spero che ti riferisca alle belle arti. Tutto quel che riguarda il comporre musica, per cinico, ambizioso o codardo che sia, non può che servire l’umanità. La musica fa sì che tutti abbiamo un po’ più di amore per la vita. Perfino le bande militari, benché io sia pacifista, mi rallegrano sempre.
    Però questo potere è esclusivo della dolcezza per le orecchie. È impossibile creare una confezione tanto universale per l’occhio, attraverso la poesia scritta, l’invenzione letteraria, la storia, i saggi, le memorie o altri generi. La letteratura, per definizione, è portatrice di opinioni. È destinata a provocare discussioni in molti luoghi, senza escludere la città natale o perfino la famiglia dell’autore. Qualunque autore che si dedichi a versare inchiostro sulla carta può aspirare solamente a sembrare responsabile a piccoli gruppi o a persone a lui affini. Potrebbe concedere un’intervista al direttore di una pubblicazione a bassa circolazione.
    Magari potremmo parlare della responsabilità che hanno avuto, verso le loro società, architetti, pittori e scultori di altre epoche. E aggiungerei questo: i telefilm, anche se non vengono classificati come arte, hanno prestato un servizio meraviglioso agli statunitensi che cercano di essere meno paranoici, più giusti e più compassionevoli. “Mash” o “Law and order”, per citare solo due serie, sono state maestre, in questo ruolo.

    »

    da un’intervista a Kurt Vonnegut, 2003

    )

  19. Enrico Macioci il 28 febbraio 2010 alle 12:36

    In questi giorni mi trovo per lavoro nel varesotto, sto in albergo; stamani nella hall dell’albergo ho visto IL GIORNALE, mi sono seduto e l’ho sfogliato; vergognosamente di parte le pagine politiche, discrete quelle di cronaca estera, buone quelle culturali: si parlava di Borges, Bolano, Chopin, e se ne parlava in modo esauriente; unico neo: il tono sempre vagamente aggressivo, del tipo “occhio che se non capisci quello che ti sto spiegando ti picchio”. Ma non avevano da invidiare alle pagine culturali di REPUBBLICA, anzi. E su REPUBBLICA Mozzi ha perfettamente ragione.

  20. francesco pecoraro il 28 febbraio 2010 alle 15:18

    scrive Mozzi:
    “Compro ogni giorno due quotidiani: uno è politico, e dell’altro – che è generalista – leggo solo la cronaca”.
    non so cosa voglia dire mozzi quando afferma che uno dei due giornali che legge uno è “politico” e l’altro è “generalista” (?).
    che giornale è un giornale “generalista”?
    non sarà che è politico anche quello “generalista”?
    non sarà che, semplicemente, un giornale che non sia politico non esiste?
    non sarà che non esiste “verità” che non sia di parte?
    non sarà allora che l’unica cosa che conta è il modo in cui si è di parte? (oltre alla parte cui si appartiene, natural.)
    poi una domanda a mozzi:
    se le domande ti sembravano ridicole (in parte lo sono), perché hai risposto? solo per poter fare ironia & scioglilingua?

  21. lorenzo galbiati il 28 febbraio 2010 alle 16:41

    Ma non nascondiamoci dietro la critica della formulazione delle domande.

    Le domande di nazione indiana non sono scritte in modo ineccepibile, e a volte il tono è inappropriato, però alla fine qui quel che conta è che cosa ha da dire un autore su certi temi, quei temi sollevati in modo comprensibilissimo dalle domande. E poichè si tratta di temi molto vasti e complessi, e le domande non scendono di solito nello specifico, l’autore che vi risponde ha tutta la libertà di fare il discorso cui è più interessato, e di svilupparlo come gli pare.

    Il problema insomma non sono le domande.

    Il problema è l’atteggiamento dell’autore nel rispondervi o nello scrivere (De Luca, Mozzi) o la vacuità, il tutto e nulla delle risposte (Bernardi): la voluta deresponsabilizzazione invocata per sè e la “categoria”

    – discorso questo che non vale per la Murgia, che ha risposto esponendosi in modo netto e coraggioso, e lo dico pur avendo criticato un punto delle sue risposte: ciò non mi fa velo dall’apprezzare comunque la sua posizione complessiva, il suo modo di porsi
    – mentre Mozzi è stato il più deludente e irritante, proprio per come si è posto verso questo impegno di NI: una posizione, la sua, direi quasi gratuitamente offensiva verso NI.

  22. effeffe il 28 febbraio 2010 alle 18:46

    secondo me Giulio Mozzi in questa intervista ha dato il meglio di sé
    effeffe

  23. cf05103025 il 28 febbraio 2010 alle 18:48

    Mi irrita sempre, o quasi, la dialettica di Mozzi.
    Questo suo rispondere riprendendo pari pari il testo della domanda.
    Oppure opporre a domanda un’ altra richiesta.
    Per dire assai poco e trincerarsi dietro ‘sto gioco.
    Non so: era un bravo scrittore, mi piacquero le sue prime opere,
    e ora resto infastidito.

    MarioB.

  24. simona il 1 marzo 2010 alle 02:41

    Ti sembra che la maggior parte delle case editrici italiane facciano un buon lavoro in rapporto alla ricerca di nuovi autori di buon livello e alla promozione a lungo termine di autori e testi di qualità (prosa e/o poesia)?

    No, non «la maggior parte». Solo il 36,25%.

    Non lo so, davvero non capisco, perchè MOzzi ha dato una risposta del genere. Qualcuno potrebbe aiutarmi a capire ?

  25. Tonino Pintacuda il 1 marzo 2010 alle 09:46

    Qui è sempre un gran bel leggere.
    P.S. ci sarebbe da correggere il link al contributo di Michela Murgia che punta direttamente al pannello di gestione del blog.

  26. Alan Fard il 1 marzo 2010 alle 10:00

    ne ha parlato anche la stampa estera stamattina, mozzi qui è veramente al top come dice ff
    inarrivabile
    il times addirittura ha scomodato larry semon

  27. francesco forlani il 1 marzo 2010 alle 10:12

    corretto ! grazie
    effeffe

  28. giuliomozzi il 1 marzo 2010 alle 10:37

    Francesco Pecoraro scrive:
    “Compro ogni giorno due quotidiani: uno è politico, e dell’altro – che è generalista – leggo solo la cronaca”.
    non so cosa voglia dire mozzi quando afferma che uno dei due giornali che legge uno è “politico” e l’altro è “generalista” (?).

    Intendo dire che uno è un quotidiano politico, e l’altro è un quotidiano generalista.
    Poi mi fa una domanda:

    se le domande ti sembravano ridicole (in parte lo sono), perché hai risposto? solo per poter fare ironia & scioglilingua?

    Le domande non mi sembravano ridicole: mi sembravano mal formulate. Ho risposto per far notare che le domande mi sembravano mal formulate.

    A Lorenzo Galbiati domando se un’affermazione come “chi ha avuto in dono un talento, e lo ha seppellito per non farselo portare via, è da licenziare” gli sembra deresponsabilizzante.

    A Simona rispondo: ho risposto in quel modo per mostrare che alla domanda, così formulata, non è possibile dare risposte sensate.

    Resto in attesa di sapere quali siano i critici che «denunciano la totale mancanza di vitalità del romanzo e della poesia nell’Italia contemporanea».

  29. stefano gecchele il 1 marzo 2010 alle 11:11

    Risponde lei per la letteratura contemporanea?
    “Quanto alla letteratura contemporanea: sta bene, grazie, come al solito.”
    Leggeremente ma appena appena presuntuoso direi.

  30. francesco forlani il 1 marzo 2010 alle 11:26

    Impossible! Impossible! (l’intervista)

    effeffe

  31. Lucio Angelini il 1 marzo 2010 alle 12:08

    Domanda: “Ti sembra che gli scrittori italiani abbiano un qualche peso”

    Risposta: “No, non mi sembra che abbiano un qualche peso.”

    Per coerenza con il resto delle sue dichiarazioni, Mozzi avrebbe dovuto rispondere:

    Dilettanti

    Categoria Limite di peso in kg
    Minimosca 48
    Mosca 51
    Gallo 54
    Piuma 57
    Leggeri 60
    Superleggeri 64
    Welter 69
    Medi 75
    Mediomassimi 81
    Massimi 91
    Supermassimi oltre 91

    Si pensi al peso avuto da Gomorra, per esempio.

  32. Lucio Angelini il 1 marzo 2010 alle 12:10

    E’ saltata la categoria dei professionisti:

    Categorie dei Professionisti [modifica]
    Categoria Limite di peso in libbre (1 lb. = 0,4536 kg circa)
    Paglia^ 105lb; 42,63Kg
    Minimosca^ 108lb; 48,99Kg
    Mosca 112lb; 50,80Kg
    Supermosca^ 115lb; 52,16Kg
    Gallo 118lb; 53,52Kg
    Supergallo 122lb; 55,34Kg
    Piuma 126lb;57,15Kg
    Leggeri jr. (superpiuma) 130lb; 58,97Kg
    Leggeri 135lb; 61,24Kg
    Welters jr. (superleggeri) 140lb; 63,50Kg
    Welters 147lb; 66,68Kg
    Superwelters (medi jr.) 154lb; 69,85Kg
    Medi 160lb; 72,58Kg
    Supermedi 168lb;76,20Kg
    Mediomassimi 175lb; 79,38Kg
    Cruiser (Massimi Leggeri) 200lb; 90,72Kg
    Massimi oltre 200lb;oltre 90,72Kg

  33. Marco Candida il 1 marzo 2010 alle 17:03

    Ad ogni modo credo che Giulio su questo argomento (la “responsbilita’ dell’autore”) come minimo potrebbe scrivere una cinquantina di volumi rilegati in pelle umana – magari utilizzando per ciascuna rilegatura la pelle di ogni autore che e’ riuscito a far pubblicare in questi anni che per l’appunto sono piu’ o meno una cinquantina.

  34. lorenzo galbiati il 1 marzo 2010 alle 17:21

    @mozzi
    Certo, non dice nulla, assolutamente nulla quella citazione evangelica sulla responsabilità dell’autore (quale sia, come possa o debba essere esercitata ecc. – secondo te, si intende). Per non dire del fatto che è messa nel contesto di una intervista dove non si sa cosa sia una presa in giro e cosa no.
    E in più, hai ammesso tu stesso di aver risposto con risposte che intendevano far notare la mal formulazione delle domande: una scelta precisa di sottrarti dal rispondere nel merito delle questioni sollevate dalle domande (merito che era chiarissimo, per lo più, al di là della cattiva formulazione delle stesse).
    Una scelta precisa di non scegliere, di non esporsi, di non dire nulla con l’alibi di contestare la forma delle domande.
    Una totale deresponsabilizzazione.
    No, non totale, ti senti responsabile solo di far notare la brutta forma delle domande scritte da altri.

  35. lorenzo galbiati il 1 marzo 2010 alle 17:24

    ps ma lo fai facendolo diventare un alibi per non rispondere nel merito.
    Uno potrebbe far notare la pessima formulazione e chiedere spiegazioni, se può, o, visto che capisce lo stesso dove la domanda vuol arrivare, potrebbe riformularla lui e rispondere.
    Ma solo se uno si sente responsabile di rispondere nel merito – e uno che accetta una intervista dovrebbe sempre sentir tale responsabilità.

  36. giuliomozzi il 1 marzo 2010 alle 18:08

    Lorenzo, se Nazione indiana non è in grado di formulare delle domande che non siano generiche, ideologiche, retoriche – ciò significa forse che Nazione indiana, come laboratorio intellettuale, ha qualche problema. Non ti pare?

    Certo, io potrei benissimo capire “dove la domanda vuole arrivare”. Ma poiché non ho voglia di sguazzare nei luoghi comuni, non ho nessuna intenzione di andare “dove la domanda vuole arrivare”. Ecc.

    Per il resto rimando, in Nazione indiana, al mio articolo Preterizione.

    Peraltro, l’articolo di Helena (qui) era utile e importante. Da lì si può partire.

  37. Ares il 1 marzo 2010 alle 19:10

    Riformuliamo ste domande invece che criticarle e basta, e rispondiamo avendo anche un minimo rispetto per i lettori della rete. °-° grazie.

  38. gianni biondillo il 1 marzo 2010 alle 19:32

    Le domande formulate così male – ideologiche, retoriche e generiche – stanno ottenendo risposte molto differenti da parte degli autori interpellati.
    La vulgata para-intellettuale prevede che quello che conta non siano le risposte ma le domande.
    Inizio a credere che ciò che conta per davvero, molto più banalmente, restino sempre e comunque le risposte.

  39. francesco pecoraro il 1 marzo 2010 alle 21:13

    @mozzi
    se le domande ti sembravano mal formulate perché non hai spiegato in modo piano e disponibile perché ti sembravano mal formulate?
    @mozzi
    credi davvero che esista un giornale non politico?

  40. Lucio Angelini il 1 marzo 2010 alle 22:36

    Dice Candida: “la pelle di ogni autore che e’ riuscito a far pubblicare in questi anni”. Che nel diario dei suoi sogni ci sia quello di fare la fine di Marcantonio Bragadin?

  41. […] di autori, critici e addetti al mestiere. Dopo Erri De Luca, Luigi Bernardi, Michela Murgia, e Giulio Mozzi, seguono le risposte di Emanuele […]

  42. giuliomozzi il 2 marzo 2010 alle 08:06

    Gianni Biondillo: sono d’accordo. E non mi sembra di aver mancato nelle risposte. C’è qualche domanda che ho lasciata senza risposta – senza una risposta di sostanza? Ma davvero, Gianni, tanto per fare un esempio, quando in risposta alla seconda domanda scrivo che “la tendenza verso un’industrializzazione crescente dell’editoria non solo frena la pubblicazione di opere non adatte a essere pubblicate da un’editoria caratterizzata da una tendenza verso un’industrializzazione crescente, ma ne frena addirittura l’apparizione, e prima ancora il concepimento, e prima ancora il desiderio”, a te pare che io non risponda?

    Francesco Pecoraro: 1. perché non m’interessa solo la chiarezza, ma anche l’efficacia.
    2. mi pare che appartenga alla lingua comune la distinzione tra i giornali secondo il “genere letterario” (questo quotidiano è “politico”, quest’altro è “economico”, questo è “sportivo”, e questo infine è “generalista”). Vedi un po’: quando mi esprimo in modo piano, mi si rimprovera (giustamente, perché le parole in realtà hanno una quantità di echi); e quando non mi esprimo in modo piano, ovvero cerco di tener conto della quantità di echi che le parole hanno, mi si rimprovera ugualmente.

    Non li fai mai contenti, mai.

  43. Benito Cereno il 2 marzo 2010 alle 09:55

    A stare piani piani, queste risposte sono quelle che hanno destato meno interesse a vedere, piani piani il numero di commenti. Invece a leggerli i commenti e a stare, piani piani, si nota che hanno destato in questo caso molto interesse, le domande. Quindi Mozzi ha destato interesse non per quello che dice, ossia le risposte, ma per quello che pensa, ossia riguardo alle domande. Quindi va tutto bene, tranne per le risposte che non interessano a nessuno e per le domande che non piacciono a Mozzi.

  44. Alan Fard il 2 marzo 2010 alle 09:56

    ogni nazione ha una ricorrenza particolare da celebrare, una data in cui tutti i nazionali interni ed esterni si riconoscono
    prendi che so il 14 luglio per la francia, il 25 aprile per l’italia
    anche quella indiana è una nazione, del resto lo dice il suo stesso nome
    io proporrei il 20 novembre come festa nazionale degli indiani

  45. mauro baldrati il 2 marzo 2010 alle 15:56

    “Mi sembra che la tendenza verso un’industrializzazione crescente dell’editoria freni, per ovvie ragioni, la pubblicazione presso case editrici caratterizzate da una tendenza verso un’industrializzazione crescente di opere adatte a essere pubblicate da un’editoria caratterizzata da una tendenza verso un’industrializzazione crescente.”

    Secondo me in questa frase, presa dalla risposta alla seconda domanda, manca un “non”.

    O non?

  46. Manuel Cohen il 3 marzo 2010 alle 10:42

    colto da stipsi, Giulio Mozzi è stato alquanto ingeneroso. Ora, è auspicabile che i suoi potenziali lettori siano tanto avari da non acquistare i suoi libri.

  47. lucy il 3 marzo 2010 alle 20:49

    manuel cohen, grande!
    resto dell’idea che i giulio mozzi siano solo un epifenomeno. la cosa è molto più profonda nella sua superficialità e molto seria nella sua ridicolaggine.
    abbasta con le irresponsabilità degli autori leccaculisti. lasciateli in pace a sboconcellare la loro pagnotta.

  48. georgia il 4 marzo 2010 alle 08:47

    siete ingenerosi verso mozzi, sarà stato anche avaro (è il suo stile un po’ sofista-ironico) ma due cose intelligenti le ha dette:

    1) mi convinco che la tendenza verso un’industrializzazione crescente dell’editoria non solo frena la pubblicazione di opere non adatte a essere pubblicate da un’editoria caratterizzata da una tendenza verso un’industrializzazione crescente, ma ne frena addirittura l’apparizione, e prima ancora il concepimento, e prima ancora il desiderio.

    2) chi ha avuto in dono un talento, e lo ha seppellito per non farselo portare via, è da licenziare

    E poi ha anche ragione quando sostiene il diritto dei giornali di essere anche faziosi. Poi sceglieranno i lettori se insieme alla faziosità ci sia anche informazione valida. Un giornale non è come la tv ed è molto meno pericoloso, tutti abbiamo i mezzi per capire e difendercene al contrario della televisione che, a parte rari casi, la si subisce e basta

  49. Alan Fard il 4 marzo 2010 alle 10:27

    1) ???
    2) !!!

    1) + 2) = 0 = aria fritta

  50. giuliomozzi il 5 marzo 2010 alle 12:47

    Orpo!

    Ha ragione Mauro Baldrati. La frase corretta è:

    “Mi sembra che la tendenza verso un’industrializzazione crescente dell’editoria freni, per ovvie ragioni, la pubblicazione presso case editrici caratterizzate da una tendenza verso un’industrializzazione crescente di opere NON adatte a essere pubblicate da un’editoria caratterizzata da una tendenza verso un’industrializzazione crescente.”

    Grazie, Mauro.

  51. Sascha il 5 marzo 2010 alle 14:42

    “abbasta con le irresponsabilità degli autori leccaculisti. lasciateli in pace a sboconcellare la loro pagnotta.

    Massì, ma lasciamoli morire di fame questi ‘autori leccaculisti’. La Rete è piena di repezzini incorruttibili che passano il tempo a darsi importanza attaccando chiunque abbia avuto il cattivo gusto di farsi pubblicare e – orrore! – pagare per il suo lavoro. La Rete è piena di gente disposta a tutto per un po’ di attenzione e disposta a fare lo scrittore in nero, come secondo lavoro, dall’ufficio o sotto mutua – di certo costano meno dei famigerati ‘autori leccaculisti’.
    Come qualsiasi ‘guru della Rete’ può testimoniare, la Rete si basa sulla reputazione, cioè sul ‘tu lecchi il culo a me e io lo lecco a te’ – non c’è proprio bisogno di tutto l’apparato di critici, agenti, editor e simili…

  52. giuliomozzi il 5 marzo 2010 alle 19:38

    Ecco. Ho scritto otto domande per Nazione indiana. Sono qui.

  53. aditus il 5 marzo 2010 alle 21:03

    Giulio Mozzi o della spocchia

  54. Manuel Cohen il 6 marzo 2010 alle 11:03

    effettivamente le domande di Mozzi hanno un senso, e pongono una questione, che magari parte da una considerazione eminentemente linguistica, per alludere ad altro. Ciò non di meno, avrebbe potuto rispondere con più generosità

  55. giuliomozzi il 7 marzo 2010 alle 07:31

    Grazie a chi ha corretto il refuso.

  56. Paolo Manfroia il 9 marzo 2010 alle 10:19

    La domanda è la seguente: possibile che Mozzi sia in grado di annoiare anche quando risponde a delle semplici domande?

  57. […] numero di autori, critici e addetti al mestiere. Dopo Erri De Luca, Luigi Bernardi, Michela Murgia, Giulio Mozzi, Emanule Trevi e Ferruccio Parazzoli, ecco le risposte di Claudio […]

  58. Matteo il 24 marzo 2010 alle 19:45

    “Resto in attesa di sapere quali siano i critici che «denunciano la totale mancanza di vitalità del romanzo e della poesia nell’Italia contemporanea».”

    Mengaldo, per dirne uno.

    “Certo, io potrei benissimo capire “dove la domanda vuole arrivare”. Ma poiché non ho voglia di sguazzare nei luoghi comuni, non ho nessuna intenzione di andare “dove la domanda vuole arrivare”. Ecc.”

    Non vedo perchè a domanda fatta magari non bene una persona intelliente come lei non possa rispondere toccando temi pertineti ed inmportanti, senza far dell’inutile ironia, che è pur sempre un luogo comune, in cui lei sguazza.

  59. […] numero di autori, critici e addetti al mestiere. Dopo Erri De Luca, Luigi Bernardi, Michela Murgia, Giulio Mozzi, Emanule Trevi, Ferruccio Parazzoli, Claudio Piersanti, Franco Cordelli, Gherardo Bortolotti e […]

  60. […] numero di autori, critici e addetti al mestiere. Dopo Erri De Luca, Luigi Bernardi, Michela Murgia, Giulio Mozzi, Emanule Trevi, Ferruccio Parazzoli, Claudio Piersanti, Franco Cordelli, Gherardo Bortolotti, Dario […]

  61. […] numero di autori, critici e addetti al mestiere. Dopo Erri De Luca, Luigi Bernardi, Michela Murgia, Giulio Mozzi, Emanule Trevi, Ferruccio Parazzoli, Claudio Piersanti, Franco Cordelli, Gherardo Bortolotti, Dario […]

  62. […] numero di autori, critici e addetti al mestiere. Dopo Erri De Luca, Luigi Bernardi, Michela Murgia, Giulio Mozzi, Emanule Trevi, Ferruccio Parazzoli, Claudio Piersanti, Franco Cordelli, Gherardo Bortolotti, Dario […]



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