Un colore viola per pensare l’Italia

Il colore del sito web Nazione Indiana oggi è cambiato (chi ci legge via feed venga a controllare di persona :-). Vogliamo richiamare la vostra attenzione e spingervi a E’ un momento importante per pensare al nostro paese, all’importanza della nostra democrazia, alla forza generosa che ci occorre per sopravvivere alla crisi economica. Se poi vorrete muovervi ed incontrarvi, sabato 13 marzo è un ottimo giorno per farlo:

Contro la mafia, per la legalità (No Mafia Day a Reggio Calabria, piazza Garibaldi ore 15)
Per la Costituzione e la democrazia (Piazza del Popolo a Roma ore 14)
Per il lavoro e la libera informazione (a Milano, piazza Mercanti ore 14 e Bologna piazza XX Settembre ore 14).

Reggio Calabria ore 15 piazza Garibaldi
Roma ore 14 piazza del Popolo
Bologna ore 14 piazza XX settembre
Palermo ore 16 via Principe di Belmonte
Torino ore 15 piazza Castello davanti al Palazzo della Regione
Londra ore 14-18 presso 10 Downing Street (Gordon Brown’s Office)
Milano ore 14 tra piazza Mercanti e largo Cairoli
Bruxelles ore 11 davanti all’Ambasciata Italiana in Rue Emile Claus 28
Trento ore 10-18 in via Belenzani tra la chiesa e via delle Orne
Parigi da definire luogo e orario
Siracusa ore 18 davanti Tempio di Apollo
Parma dalle 15 alle 20 la Festa democratica del Popolo Viola in piazza della Steccata
Monaco di Baviera dalle 14 alle 18 a Karlsplazt Stachus sul lato della Karlstor

21 Commenti

  1. Jan, posso andare a Parigi. Ma mi piacerebbe conoscere il luogo e l’orario nella giornata, se è possibile.

    Grazie.

  2. io lo trovo orribile (il colore), aspetterò domani. al paese Italia e al mondo penserò come sempre.

    • monica scrive:

      io lo trovo orribile (il colore), aspetterò domani. al paese Italia e al mondo penserò come sempre.

      forse è stato scelto l’ultimo colore libero, in effetti è esteticamente meno efficace rispetto ai colori primari e qui sullo sfondo ho comunque usato il porpora (viola scuro) invece del viola.

  3. Ho un’idea piuttosto negativa della democrazia. Intanto, è bene rammentare che essa è una forma di stato e non una formula astratta. Indica un modo preciso di regolare l’organizzazione sociale. E in essa rientrano tanto le regole per l’accesso alle istituzioni (leggi elettorali, etc.) che quelle dell’esercizio della sovranità (compresa la coercizione). La stessa parola “democrazia”, proprio in virtù della sua polisemia, si presta ad ambiguità; non a caso rappresenta il collante ideologico di operazioni di dubbio profilo, non da ultimo la sua esportazione manu militari. Ciò porta al paradosso presente: sabato il centro sinistra manifesta in difesa della democrazia, quello successivo il centro destra manifesta in difesa della democrazia. Il problema è che, alla fine, qualcuno se la riderà. Chi sarà costui? Chi è, insomma, colui che trarrà giovamento dall’affermazione di una delle diverse forme di democrazia agitate in questo periodo? Ora, se getto lo sguardo oltre le apparenze, il “popolo viola” non mi convince. Certo, è animato dalla sacrosanta volontà di rompere con un sistema di potere squallido; solo che il progetto politico che lascia intravedere è ambiguo quanto la stessa parola “democrazia” che chiama a difendere. Che cosa vuole il “popolo viola”? Facendo un giro veloce nei siti di riferimento di questo universo frastagliato e contradditorio ne ho ricavato alcune parole d’ordine: difendere il senso dello stato, la meritocrazia, l’esaltazione del libero mercato, la legalità, il giustizialismo. Se poi guardo chi sono i suoi principali riferimenti intellettuali (da Travaglio a Grillo, da Di Pietro a Mario Segni, con esplici plausi in favore del post-fascista Fini), è evidente che queste parole d’ordine appaiono, almeno ai miei occhi, di destra, e come tali scevri di ogni riferimento a una politica di emancipazione del (e dal) lavoro. La malattia è nei miei occhi o nell’essenza della politica viola?

    Nevio Gàmbula

    • nevio gambula scrive:

      Ho un’idea piuttosto negativa della democrazia eccetera

      Penso ci si possa mettere subito d’accordo, tra lettori di NI, individuando come bene collettivo la democrazia parlamentare, la divisione dei poteri, la supremazia delle leggi, la libertà di espressione. Insomma la Costituzione e la Carta dei diritti umani. Un sistema di regole condivise e rispettate per dare prosperità e diritti a tutti i partecipanti alla vita sociale (gli italiani e tutti coloro che in Italia vivono, lavorano, pagano le tasse o vorrebbero farlo).

  4. “Vogliamo richiamare la vostra attenzione e spingervi a pensare al nostro paese” … io non ho bisogno di nessuna spinta a pensare al mio paese, al mio paese dedico tutta la mia attenzione da quando ho iniziato ad andare a votare. Il popolo viola mi ricorda i girotondi, mi ricorda persone già viste (come Beppe Grillo) e in giro ho visto anche un libro sul popolo viola mi sbaglio? Berlusconi, mettetevelo bene in testa è stato votato, il Berlusconismo piace perchè alla base c’è un concetto che gli italiani amano, non seguire le regole. Buon divertimento e mi raccomando state attenti perchè questi non scherzano quando si tratta di dare le colpe agli altri.

    • Serafina scrive:

      io non ho bisogno di nessuna spinta a pensare al mio paese, al mio paese dedico tutta la mia attenzione da quando ho iniziato ad andare a votare.

      Hai ragione, stamattina ho scritto in fretta per spiegare che cos’è quel nuovo colore di sfondo, abbiamo deciso tutto (io e un gruppo di membri di nazione indiana) molto velocemente. Mi spiace se è stato interpretato come paternalismo, ho corretto la frase infelice.

    • Serafina scrive:

      Il popolo viola mi ricorda i girotondi, mi ricorda persone già viste (come Beppe Grillo)

      e nevio gambula scrive:

      Che cosa vuole il “popolo viola”? Facendo un giro veloce nei siti di riferimento di questo universo frastagliato e contradditorio ne ho ricavato alcune parole d’ordine: difendere il senso dello stato, la meritocrazia, l’esaltazione del libero mercato, la legalità, il giustizialismo. Se poi guardo chi sono i suoi principali riferimenti intellettuali (da Travaglio a Grillo, da Di Pietro a Mario Segni, con esplici plausi in favore del post-fascista Fini), è evidente che queste parole d’ordine appaiono, almeno ai miei occhi, di destra, e come tali scevri di ogni riferimento a una politica di emancipazione del (e dal) lavoro.

      Per me il colore è uno strumento per il pensiero, un pensiero magari insolito. Il popolo viola mi pare una cosa molto indefinita, una definizione un po’ forzata (come il popolo dei fax, il popolo di internet, che non esistono), ma calata sopra persone vere che esistono e fanno cose, e va bene così. Non sono elettori del PD (o non si qualificano principalmente per questo), hanno idee politiche molto varie dalla destra liberale in poi, sono persone che normalmente chinano il capo, si rimboccano le mani e lavorano per il paese e per le loro vite, ma che in questi mesi caso strano sentono l’esigenza di fare delle cose in più. A me questa cosa piace molto e non ho alcun problema a confrontarmicisivi.

  5. Non capisco tutto. Il popolo viola non è un partito politico? Ho visto che difende la legalità, che mi sembra una lotta che si deve fare.

  6. Vengo a Parigi e spero non avere problemi con i treni (ritardo). Ho fatto un giro per sapere di più sul popolo viola e ho visto che difende la legalità. Non sono italiana, ma voglio sostenere quelli che lottano per il loro paese.

    véronique

  7. From Parigi: il popolo colore viola era presente. Tempo grigio, freddo. Il tempo non ha scoraggiato la volontà. Corteo dietro la bara, sopra la bandiera, colori della nazione italiana, bara della democrazia. in viola lutto, la giovinezza, sotto l’acqua verde gelata della Seine. Il coraggio c’era.
    Lettura di qualche articolo della costituzione italiana.
    Il canto Bella ciao è partito dal cuore di tutti, ha spiccato il volo nel cielo, pieno di speranza.

    • A Milano c’era il sole, atmosfera molto serena e rilassata, molto grosso il concentramento di piazza Mercanti, che si è spostato subito in Cairoli.

  8. forse è stato scelto l’ultimo colore libero,

    no, è stato scelto volontariamente il colore viola dal verbo violare.

    È quanto è avvenuto in Italia nel tumultuoso inverno del 1976, quando i «circoli del proletariato giovanile» scrissero, in una delle loro fanzine, la scelta del viola come colore del loro movimento. Viola, da violare. Viola come invito a rompere il confine invisibile tra le fetide periferie di Milano, Torino, Bologna e Roma, per invadere il centro delle città

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