Il male naturale di Giulio Mozzi

di Marco Rovelli

E’ in tempi di censura ai libri che viene ristampato da Laurana Il male naturale di Giulio Mozzi. Nel 1998 in libreria durò poco, ritirato (e anche sparito dal sito della Mondadori che lo aveva pubblicato) dopo le accuse di pedopornografia ad opera del deputato leghista che vi fece sopra un’interrogazione parlamentare minacciando denunce. Il male naturale è uno straordinario libro di racconti, che riflettono (su) il male naturale della vita. Racconti teologali, quasi, che stanno nel solco della secolare riflessione agostiniana sul male “consustanziale” all’umano e sul peccato originale. Soggetto di questi racconti – che sono tanto più belli e intensi quanto più non “succede” niente (non c’è successione: è tutto lì, in un tragica incompiutezza) – è il corpo. Anzi, paolinianamente, la carne. La carne che muore, la carne che desidera nutrimento e ri/fusione, la carne mutilata che pure, anch’essa, desidera il piacere. C’è, sempre, un corpo si confronta con se stesso, con la distanza da se stesso, con la mancanza che lo sforma. Ma tutto appare in chiave oggettuale, quasi clinica: tutto viene semplicemente mostrato, come osservato dall’occhio di un biologo, o di un angelo. Un occhio che scruta, in una sorta di assoluta aderenza, profondato nella loro “datità”, direbbe il filosofo. In questa “datità” delle cose naturali l’occhio che scruta e scrive scorge il male, nella sua naturalità assoluta, e le cose, raffigurate nei proprio esatti contorni, sembrano irredimibili. Il male, nella sua verità ultima, è morte. E questo è un libro sulla morte. Anzi, non sulla, ma corpo a corpo con la morte: avvertita nella sua incontrovertibile presenza/assenza. Anche nella pienezza della vita, là dove la vita si riproduce e prolifera, ovvero nell’attività sessuale, si scorge la presenza della morte:  “L’attività del desiderio sessuale ci dà la sensazione di essere vivi e invece noi siamo animali che si riproducono perché siamo mortali”. Che è sommamente presente in quel breve racconto, Amore, che fu l’origine dello scandalo. Un testo di nemmeno tre pagine in cui viene messo in scena un rapporto sessuale tra un adulto e un bambino, rappresentato con il massimo di “occhio clinico”, e proprio per questo arrivando al massimo possibile della violenza: raffigurando quell’atto dunque nella sua verità esistenziale. E la verità è la materia eminente dell’arte. In tutto questo, come un soffio a margine, si percepisce, sempre, lo scarto ulteriore, il momento che viene: che poi, agostinianamente, è la grazia possibile, e la parola che salva.

(pubblicato in versione ridotta su l’Unità. 5/2/2011)

Print Friendly, PDF & Email

8 Commenti

  1. Bel titolo, fa riflettere. E’ solo apparentemente paradossale. Il male infatti esiste in natura e pare proprio non si possa esimersi dal fare, in qualche modo, la sua conoscenza. Purtroppo l’incontro col sor Male coincide con la perdita della speranza, con l’inizio della morte differita, postdatata.

  2. Nulla Marco, sono un cretino. Concetratomi troppo sulla “censura” e sulla “descrizione” del libro (ero davvero curioso di vedere nel XXI secolo cosa avesse potuto spingere alla censura di un libro!) mi sono completamente dimenticato del primo rigo del post: E’ in tempi di censura ai libri che viene ristampato da Laurana Il male naturale di Giulio Mozzi.

    Mi sono risposto da solo :)

    Grazie!

    Luigi B.

  3. Tra gente balbettante uno dei migliori libri di questi ultimi tempi, che non sono ultimi tempi. Noi lo leggemmo altrove.

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

Bonanza accende la luce

di Giorgio Mascitelli
Le cose e gli uomini differiscono per i segni che il tempo vi lascia: nelle prime la modificazione può essere talvolta reversibile, qualora il guasto sia riparabile, e la cosa tornerà come nuova, affidabile nella sua staticità...

Nei regni di Michele Mari

di Antonella Falco
Con Le maestose rovine di Sferopoli l'autore torna a una delle forme letterarie a lui più congeniali, il racconto

Il romanzo enciclopedico

di Marco Drago
Il 26 maggio sarà in libreria "Ferrovie del Messico" di Gian Marco Griffi. Il romanzo, ambientato nel febbraio del 1944, racconta l’avventura di Cesco Magetti, un milite della Guardia nazionale repubblicana ferroviaria che riceve l’ordine di compilare una mappa delle ferrovie del Messico. Riproduciamo qui la postfazione di Marco Drago.

Gli immateriali

di Gian Piero Fiorillo
Non vedrò la fine. La città è ormai stabilmente occupata dagli Immateriali, che ne hanno decretato la distruzione. Non possiamo contrastarli, non conosciamo la loro grandezza, né forma o altro.

I cambiamenti climatici dentro di me

di Giacomo Sartori
Dentro di me c’è un io che tanti anni fa ha deciso di studiare agronomia, vallo a sapere da dove gli è venuta di preciso l’ispirazione, molti aspetti di noi stessi restano un mistero.

L’occhio di Joyce

di Vittorio Giacopini
Ecco, a me colpiva questo doppio movimento. Voler denunciare menzogne, convenzioni, ipocrisia, e sapere di essere imbevuto di questa roba, di essere cattolico, e irlandese (o romano, per quanto mi riguarda) fino al collo.
marco rovelli
Marco Rovelli nasce nel 1969 a Massa. Scrive e canta. Come scrittore, dopo il libro di poesie Corpo esposto, pubblicato nel 2004, ha pubblicato Lager italiani, un "reportage narrativo" interamente dedicato ai centri di permanenza temporanea (CPT), raccontati attraverso le storie di coloro che vi sono stati reclusi e analizzati dal punto di vista politico e filosofico. Nel 2008 ha pubblicato Lavorare uccide, un nuovo reportage narrativo dedicato ad un'analisi critica del fenomeno delle morti sul lavoro in Italia. Nel 2009 ha pubblicato Servi, il racconto di un viaggio nei luoghi e nelle storie dei clandestini al lavoro. Sempre nel 2009 ha pubblicato il secondo libro di poesie, L'inappartenenza. Suoi racconti e reportage sono apparsi su diverse riviste, tra cui Nuovi Argomenti. Collabora con il manifesto e l'Unità, sulla quale tiene una rubrica settimanale. Fa parte della redazione della rivista online Nazione Indiana. Collabora con Transeuropa Edizioni, per cui cura la collana "Margini a fuoco" insieme a Marco Revelli. Come musicista, dopo l'esperienza col gruppo degli Swan Crash, dal 2001 al 2006 fa parte (come cantante e autore di canzoni) dei Les Anarchistes, gruppo vincitore, fra le altre cose, del premio Ciampi 2002 per il miglior album d'esordio, gruppo che spesso ha rivisitato antichi canti della tradizione anarchica e popolare italiana. Nel 2007 ha lasciato il vecchio gruppo e ha iniziato un percorso come solista. Nel 2009 ha pubblicato il primo cd, libertAria, nel quale ci sono canzoni scritte insieme a Erri De Luca, Maurizio Maggiani e Wu Ming 2, e al quale hanno collaborato Yo Yo Mundi e Daniele Sepe. A Rovelli è stato assegnato il Premio Fuori dal controllo 2009 nell'ambito del Meeting Etichette Indipendenti. In campo teatrale, dal libro Servi Marco Rovelli ha tratto, nel 2009, un omonimo "racconto teatrale e musicale" che lo ha visto in scena insieme a Mohamed Ba, per la regia di Renato Sarti del Teatro della Cooperativa. Nel 2011 ha scritto un nuovo racconto teatrale e musicale, Homo Migrans, diretto ancora da Renato Sarti: in scena, insieme a Rovelli, Moni Ovadia, Mohamed Ba, il maestro di fisarmonica cromatica rom serbo Jovica Jovic e Camilla Barone.
Print Friendly, PDF & Email
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: