La Nato e le vite umane (una notizia pubblicata ieri dal «Guardian»)

9 maggio 2011
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Unità della NATO hanno lasciato morire di fame e di sete 61 migranti africani alla deriva nel Mediterraneo, non ieri o l’altro ieri, ma a fine marzo. La notizia è stata pubblicata solo ieri in esclusiva dal Dal Guardian.

Di seguito pubblico la traduzione che ne ha fatto Maria Adele Cipolla che così scrive sul suo blog nel sito «Accamuora»: «Mi scuso per la mia traduzione, frettolosa e forse imprecisa e mi assumo ogni responsabilità per eventuali equivoci derivanti da una traduzione errata. Tuttavia avevo fretta di far giungere questa notizia in Italia».

Lo stile non sarà dei migliori, ma le notizie sono riportate con esattezza.

Chi vuole può comunque leggere l’articolo di Jack Shenker in inglese qui: Nato units left 61 African migrants to die of hunger and thirst (Sunday 8 May 2011)

Evelina Santangelo

Una imbarcazione che tentava di raggiungere Lampedusa è stata lasciata nel Mediterraneo per 16 giorni, nonostante era stato lanciato l’allarme.

Una barca che trasportava 72 passeggeri, tra cui diverse donne, bambini e rifugiati politici, ha avuto problemi alla fine di marzo dopo aver lasciato Tripoli per l’isola italiana di Lampedusa. Nonostante gli allarmi diramati dalla Guardia costiera italiana e il contatto della barca con un elicottero militare e una nave da guerra della Nato, non è stato fatto alcuno sforzo per tentare un salvataggio.

Tutti, tranne 9 delle persone a bordo, sono morti di sete e di fame dopo che la loro nave è stata lasciata andare alla deriva in acque aperte per 16 giorni. “Ogni mattina ci si svegliava e si trovavano altri corpi, che avremmo lasciato a bordo per 24 ore per poi buttarli a mare”, ha detto Abu Kurke, uno dei nove sopravvissuti. “Gli ultimi giorni, non ci riconoscevamo più, ognuno di noi o stava pregando, o stava morendo”.

Il diritto marittimo internazionale obbliga tutte le navi, comprese le unità militari, a rispondere alle chiamate di soccorso dalle barche vicine e ad offrire aiuto dove possibile. L’agenzia dei rifugiati delle Nazioni Unite ha chiesto un’intensificazione della cooperazione tra le navi commerciali e militari nel Mediterraneo, nel tentativo di salvare vite umane.

“Il Mediterraneo non può diventare il selvaggio west”, ha detto la portavoce Laura Boldrini. “Coloro che non soccorrono le persone in mare non possono rimanere impuniti”.

Le sue parole hanno trovato eco in quelle di padre Mosè Zerai, un sacerdote eritreo a Roma, che gestisce l’organizzazione per i diritti dei rifugiati Habeshia, e che è stata una delle ultime persone ad essere in comunicazione con la barca dei migranti prima che si esaurisse la batteria del telefono satellitare.

“C’è stato un rimpallo di responsabilità che ha portato alla morte di oltre 60 persone, compresi bambini”, ha dichiarato. “Questo costituisce un delitto, questo crimine non può rimanere impunito, soltanto perché le vittime erano immigrati africani, e non turisti su una nave da crociera”.

Le turbolenze politiche di quest’anno e il conflitto militare in Nord Africa hanno alimentato un forte aumento del numero di persone che hanno tentato di raggiungere l’Europa via mare, si crede che circa 30.000 migranti abbiano fatto il viaggio attraverso il Mediterraneo negli ultimi quattro mesi. Gran parte di essi sono morti durante il viaggio. Nel mese scorso oltre 800 migranti di diverse nazionalità imbarcatisi in Libia non sono mai arrivati ​​sulle coste europee e si presume siano morti.

Per fare un esempio dei pericoli in cui questa gente incorre, domenica più di 400 migranti sono stati coinvolti in un drammatico salvataggio quando la loro barca ha colpito degli scogli a Lampedusa.

Il Papa, nel frattempo, in un discorso a più di 300.000 fedeli, ha invitato gli italiani ad accogliere gli immigrati che giungono sulle loro rive.

L’indagine del Guardian sul caso della barca di 72 immigrati salpati da Tripoli, il 25 marzo, ha stabilito che nell’imbarcazione c’erano 47 etiopi, sette nigeriani, sette eritrei e circa sei immigrati ghanesi e sudanese. Venti erano donne e due i bambini piccoli, uno dei quali aveva appena un anno. Il capitano ghanese della barca puntava per l’isola italiana di Lampedusa, 180 chilometri a nord-ovest della capitale libica, ma dopo 18 ore in mare la piccola imbarcazione ha avuto un’avaria e ha iniziato a perdere carburante.

Grazie alle testimonianze dei sopravvissuti e di altre persone che erano in contatto con i passeggeri durante il loro sfortunato viaggio, il Guardian ha ricostruito quello che è successo dopo. Le testimonianze danno il quadro straziante di un gruppo di migranti disperati, condannati a morte da una combinazione di sfortuna, burocrazia e indifferenza delle autorità europee e delle forze militari che hanno avuto l’la possibilità di tentare un salvataggio.

I migranti hanno usato il telefono satellitare della barca per chiamare Zerai a Roma, che a sua volta ha contattato la guardia costiera italiana. La posizione della barca è stata circoscritta a circa 60 miglia al largo di Tripoli, e funzionari della guardia costiera hanno assicurato che l’allarme è stato dato e che tutte le autorità in questione sono state avvertite della situazione.

Presto è apparso sopra la barca un elicottero militare contrassegnato con la parola “esercito” . I piloti, che indossavano uniformi militari, hanno calato bottiglie d’acqua e pacchi di biscotti avvisando i passeggeri di tenere quella posizione fino a quando un battello di emergenza non sarebbe andato a portare loro  aiuto. Dopo che l’elicottero è volato via, però, non è mai arrivata nessuna scialuppa di salvataggio.

Nessun paese ha ancora ammesso l’invio di un elicottero in contatto con i migranti. Un portavoce della guardia costiera italiana ha dichiarato: “Abbiamo informato Malta che la nave si stava dirigendo verso la loro zona di salvataggio, e abbiamo lanciato un avviso alle navi perché cercassero la barca, imponendo loro di tentare un salvataggio”. Le autorità maltesi hanno negato di aver avuto qualsiasi contatto con la barca.

Dopo diverse ore di attesa, la barca aveva solo 20 litri di carburante, ma il capitano ha detto ai passeggeri che Lampedusa era abbastanza vicina e non c’era bisogno di aiuto. È stato un errore fatale. Il 27 marzo, la barca aveva perso la sua rotta, era a corto di carburante e stava andando alla deriva.

“Abbiamo finito il petrolio, abbiamo finito il cibo e l’acqua, abbiamo finito tutto”, ha detto Kurke, un migrante di 24 anni che era in fuga da conflitti etnici nel suo paese, la regione di Oromia in Etiopia. “Siamo rimasti alla deriva in mare,  il tempo era molto brutto.” A un certo punto, il 29 o il 30 marzo la nave è giunta nei pressi di una portaerei della Nato – così vicino che sarebbe stato impossibile non essere vista. Secondo i sopravvissuti, due jet sono decollati dalla nave e hanno volato basso sopra la barca, mentre i migranti in piedi sul ponte gridavano che due bambini stavano morendo di fame. Ma da quel momento in poi non è arrivano alcun aiuto. Privi di carburante, di cibo, di acqua di carburante e di contatti, i migranti hanno cominciato a morire uno ad uno.

Il «Guardian» ha fatto indagini estese per accertare l’identità della portaaerei Nato, e ha concluso che è probabile si trattasse della nave francese Charles de Gaulle, che operava nel Mediterraneo in quelle date.

Le autorità navali Francesi inizialmente hanno negato che la nave si trovasse in quell’area in quei giorni. Dopo che è stato dimostrato, però, che ciò non poteva essere vero, un portavoce ha rifiutato di commentare.

Un portavoce della Nato, che sta coordinando l’azione militare in Libia, ha detto di non aver registrato alcun segnale di soccorso dalla barca, né aveva registrazioni dell’incidente. “Le unità della NATO sono pienamente consapevoli delle loro responsabilità per quanto riguarda il diritto marittimo internazionale in materia di sicurezza della vita in mare”, ha detto un funzionario. “Navi Nato rispondono a tutte le chiamate di pericolo in mare e sono sempre in grado di fornire aiuto quando necessario. Salvare vite è una priorità per le navi della NATO.”

Per la maggior parte dei migranti, il mancato salvataggio da parte della nave Nato così come l’assenza di qualsiasi altro tentativo di soccorso, si è rivelato fatale. Nei seguenti 10 giorni, quasi tutti coloro che erano a bordo dell’imbarcazione sono morti. “Abbiamo salvato una bottiglia di acqua da un elicottero per i due bambini, nutrirli e dissetarli anche dopo che i loro genitori erano morti”, ha detto Kurke, che è sopravvissuto bevendo la propria urina e mangiando due tubi di dentifricio. “Ma dopo due giorni, i bambini sono morti, perché erano troppo piccoli.”

Il 10 aprile, la barca è  arrivata su una spiaggia vicino alla città libica di Zlitan vicino a Misurata. Dei 72 migranti che si erano imbarcati a Tripoli, solo 11 erano ancora vivi, uno di questi è morto quasi subito una volta portato a terra. Un altro sopravvissuto è morto invece poco dopo in carcere, dopo che le forze di Gheddafi avevano arrestato i migranti e li avevano tenuti in cella per quattro giorni.

Nonostante il trauma, i migranti – adesso nascosti nella casa di un etiope nella capitale libica – sono disposti ad affrontare di nuovo il Mediterraneo, pur di raggiungere l’Europa e ottenere asilo.

“Queste sono persone che vivono un’esistenza inimmaginabile, in fuga da persecuzioni politiche, religiose ed etniche”, ha dichiarato Zerai. “Dobbiamo ottenere giustizia per loro, per quelli che sono morti al loro fianco, e per le famiglie che hanno perso i loro cari”.

Segnalazione supplementare da John Hooper e Tom Kington a Roma, e Kim Willsher a Parigi

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7 Responses to La Nato e le vite umane (una notizia pubblicata ieri dal «Guardian»)

  1. giorgio mascitelli il 9 maggio 2011 alle 14:43

    Innanzi tutto un grazie a chi diffonde queste notizie ( giornalisti, traduttori ecc.) perchè questa forma di documentazione è uno dei pochi elementi di democrazia sostanziale che sopravvive nel contesto attuale. Nel trattamento degli immigrati stiamo vedendo crescere uno di quelle aree di stato di eccezione che rappresentano la natura più profonda del sistema politico attuale.

  2. véronique vergé il 9 maggio 2011 alle 17:45

    Ho il cuore rivoltato.
    Rimpiango di non avere nessuna notorietà per scrivere un testo di indignazione nel mio paese natale che amo. C’è un silenzio assordante dalla parte degli artisti, degli scrittori, degli intellettuali. Siamo sordi?
    E’ orribile. Non avevo conoscenza di questa notizia: mi chiedo quale è l’impegno dei giornalisti.
    Credo che dopo anni, dovremo rispondere di questa inumanità.

  3. Mariateresa il 9 maggio 2011 alle 17:49

    Il Mediterraneo ormai è un mare di morte…ma vi rendete conto di come vengono date queste notizie ormai? Un barcone è affondato al largo di Tripoli, un altro al largo di Malta, ah beh, sì beh, l’Italia è salva…ma c’è una guerra, c’è un esodo, giustamente queste persone dovrebbero essere prese dalle portaerei Nato dalle coste libiche per essere tratte in salvo nel grande Paese occidentale, faro di luce e civilità, che idealmente dovrebbe essere (e certo non è) l’Italia: invece vengono lasciati a morire in mare a milioni ormai e solo l’eroismo dei marittimi (gurdia costiera, Finanza, ecc.) di Lampedusa, impedisce il peggio, quando si può…La Nato, l’alleanza del cavolo, è capace solo di bombardare…che vergogna!

  4. véronique vergé il 9 maggio 2011 alle 18:51

    La strada della fame,

    Sono le ombre del mare, sulla superficie dell’acqua,
    niente impronta.
    Sono madri con il ricordo di un embrione,
    un vuoto di fame
    il mare ha mangiato gli occhi dei bambini.
    il fame non ha grido,
    il sale brulica il corpo,
    tortura dell’acqua per bocca di sete.
    i bambini cercavano i seni delle madri
    e il sole era il deserto senza parola.
    le madri hanno visto i piccoli raggiungere
    il mare bara, è il néant in più,
    hanno perso identità di madre
    era un cielo di guerra senza visibilità
    Africa, un continente sparito nel mare,affogato
    quando la terra natale muore
    pozzo di sale
    i gridi si alzano verso la terra
    nella nebbia sileziosa,
    una spiaggia dei tigri
    senza lucidità
    Vedo queste ombre stasera,
    la mia lingua natale ha perso la parola,
    nominare la fraternità,
    si allontana dalla spiaggia,
    sorda- nel griggio- i gridi della fame
    non sbarcano- siamo davanti alla tazza di caffè
    con preoccupazione del giorno-
    siamo madri, maestre.

  5. Pisacane il 9 maggio 2011 alle 19:05

    Abbiamo superato le quattordicimila morti, il Mar Mediterraneo è un immenso cimitero che ci guarda immoto come un bambino, gelato dalla nostra indifferenza.

    Siamo gli stessi che si accapigliano per salvare gli embrioni. Affolliamo le chiese se muore Pavarotti o Mike Bongiorno. Piangiamo se muore Lady D. Festeggiamo Natale e Pasqua, abbiamo anche il coraggio di levare gli occhi al cielo.

  6. transit il 10 maggio 2011 alle 20:04

    Maria e figlio piccerillo Samir

    E’ viento ‘e scirocco stà lengua streuza ‘e l’Afreca.
    E’ sabbia ca secca ‘e vvene aint’’e mmane.
    E’ chianto ‘e terradura ‘na stella muciasorda.

    E’ vint’e scirocco ‘na femmena prena.
    E’ ‘nu viaggio partuto e già fernuto.
    E’ n’ommo senza lavoro stà faccia scura.

    E’ vient’e scirocco pane, furmaggio e lengua ‘e silenzio.
    E’ ‘na famiglia ca nun vò murì ‘nchiuvata ‘a miseria.
    E’ vient’e scirocco ‘o sole busciardo ca spont’e notte.

    E’ ‘a fatica ‘e chi chiagne prianno dint’o scuro.
    E’ vient’e scirocco ‘o friddo dint’a ll’ossa.
    E’ dulore antico ca strascina arraggia p’e capille.

    E’ vint’e scirocco d’e cannarune d’e lupe e d’ muntagne.
    E’ ‘o viento ‘e pecundria ca furiuso addiventa maletiempo.
    E’ vint’e scirocco ‘o sciato ‘e sta terra ‘e nuvole.

    E’ ‘o core d’a storia ca s’è mparato ‘o silenzio d’e pprete.
    E’ vint’e scirocco stù viaggio ‘e criature timbrati a morte,
    auniti tra ‘o cielo e ‘a terra, tra ‘e stelle e ll’onne d’o mar’,

    ca mò doce, e mmò senza pietà, ‘nganna stì penziere ‘e carne;
    guardalo ‘o criaturo, janco e nniro, p’a morte fa ‘o stesso,
    ma isso comm’a nu canillo, cerca ‘o calore d’o cuorpo e ‘o latte

    d’a zizza ‘e mamma soja.
    Sta vota a mamma nun è morta mmiezzo a ll’onna e ‘n funn’e mare.
    Samir è ‘nu criaturo affurtunato. Ringrazianno a dio cu a faccia ‘nterra.

  7. transit il 10 maggio 2011 alle 20:07

    Tra chello ca dice ‘a televisone e chello ca dice ‘o mar’

    E’ una cosa ‘na mamma nera cu ‘nu criaturo niro.
    e quaccuno parla di dio, la madonna e Gesù Cristo.
    è una cosa ‘na mamma janca cu ‘nu criaturo janco.
    la forza maledetta del sangue e del suo rovescio.
    è una cosa padre, figlio e spirito santo.
    e quaccuno parla ‘e legge ‘e ll’uommene comme si fosse ‘a bibbia.
    è una cosa pelle nera cu pelle nera un cielo di notte di luna e stelle.
    ma nun ve pare strano ca in nome di dio ‘a ggente, i popoli se accideno?
    è una cosa pelle janca cu pelle janca una giornata di sole.
    ce sta ‘a fame e ce sta a miseria e a sotto ce sta ‘nu rasiere ‘e violenza.
    p’a legge ‘ e ll’uommene s’accide: a legge ‘e ll’interesse materiali.
    ce sta ‘o criaturo janca figlio ‘e poveri ca se more ‘e fame.
    e ‘a guerra come livellatrice di carne umana in eccedenza.
    ce sta ‘o criaturo niro figlio ‘e poveri ca se more ‘e fame.
    a pelle janca e ‘a pelle nera li divide; e ppo’, li unisce n’ata cosa.
    forse dio o il verbo o la parola.
    spesso, indegna parola, perchè ormai formula svuotata, recitata, chiusa.

    forse.
    forse, ma forse, però, non è sicuro come la morte.
    forse è incerto.

    invece, d’a morte possiamo dire tutto: che la morte è coerente; che è onesta e, innanzitutto, di parola. Il contrario dei politici nostrani.
    forse, tituba. si assilla. quasi sempre si nasconde e, piange.
    forse; forse: sta a ccà e stà a llà, o nientedimeno mmiezzo.
    forse dio o il verbo, forse la parola. nientedimeno che parola santa o snata parola. ma p’o mumneto ‘e ccriature moreno: o stanno a ccà o stanno a llà, ma in conclusione moreno. chesta si che è ‘na santa allenza tra l’ommo e dio. ninetdimeno ca pe’ ‘na mela he maleritto ‘o genere umano e mmò ca sti cateste e criature moreno faje orecchie da mercante. forse, si tu esiste, chello si, n’affarista; ‘nu mercante d’armi.
    e nemmeno dio unisce ‘o criaturo janco e chillu niro.
    i due, il bianco e il nero, li unisce, come cento e altri cento e a milioni, lo squallore materiale della fame, della miseria e della morte … spartana.

    e queste son catene. le catene della legge umana;
    le catene della legge del capitale; le catene della legge imperialista.

    ma, badate bene,(mi raccomando: badate, badate) questi son termini e concetti idelogici che non ci fanno ragionare e ci portano lontani, al largo.
    appunto dove posson morire … i figli di chi ha questo mare di condanne.



indiani