New Italian Kritik : Giorgio Fontana

by effeffe

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14 Commenti

  1. invece è un saggio molto scritto, al punto quasi da dire, romanzato se il termine non scostasse il racconto dalla verità, Essai, si dice in francese che può sostenere il peso perfino di quel tipo di armadio. Costruito alla francofortese – in certi momenti pensi alla colta prosa dell’Adorno, in altri alla rapidità della frase, di un Benjamin o a certi fermo immagine di un Horkheimer. L’inizio è una raccolta dei cocci, di quel che resta dei vetri o dello specchio andato in frantumi del contemporaneo Italia. Sovrasta su ogni tipo di attenzione il nano in piedi sulle spalle di altri nani e seppure, a tratti, un po’ troppo didascalico, nel viaggio che Gorgio Fontana compie nelle prime diciamo quaranta pagine , le sai quelle pagine necessarie per definire il piano d’immanenza del discorso, direbbe Gilles Deleuze. A partire da lì si declinano i segmenti che tentano – per questo è un essai- di spiegare certo ma ancor più di partecipare all’epoca e alle sue icone. Potrebbe essere un pamphlet ma vi è troppa pacatezza, lucidità, per esserlo, a tratti perfino poesia. E’ un libro coraggioso ma del coraggio dei vent’anni – l’autore ne ha appena appena trenta- e sicuro come di chi abbia già perso l’equilibrio. effeffe

  2. e si aveva vulìa di leggerlo, in effetti.
    (poi gli armadi alla francofortese sono tra i miei preferiti).

    grazie per la segnalazione :)

    f.

  3. Forlani,

    mi perdoni, ma non capisco per quale ragione tiri in ballo nomi come Adorno, Benjamin e compagnia per un saggio molto volenteroso ma assai grezzo e, nonostante le intezioni, piuttosto scontato (e dico, purtroppo).
    senza contare l’ego smisurato di Fontana: ma questi sono gusti personali.
    mi chiedo perché si debba fare un così cattivo servizio a un amico/conoscente/collega accostando il suo lavoro a filosofi o autori che stanno troppo in alto. capisco la ragione del consiglio per acquisti, ma si potrebbe fare con più eleganza. anche per giustizia nei confronti di Fontana.
    ancora una volta, non capisco.

  4. laserta
    ritrovare l’eco dei grandi maestri in giovani intellettuali è cosa piuttosto, sorprendentemente positiva, non trovi? In fondo ho detto che certi passaggi ricordano eccetera eccetera e non che Fontana fosse il nuovo Adorno o Benjamin. Che certe letture si sedimentino nei lettori mi sembra perfino una buona notizia. Ti invito del resto a leggere per esempio con meno stati d’animo arretrati il finale, quando l’autore costruisce in una corrispondenza col padre una fiaba tutta moderna per combattere la paura del buio. Per quanto riguarda l’ego dell’autore, non so cosa risponderti. Non lo conosco né personalmente né indirettamente. Ho letto il suo libro su consiglio di una mia amica grande lettrice e ho avuto voglia di proporlo qui nella mia nuova rubrica bbuone, malamente. Se per te è malamente, per certe ragioni cui accenni, ma tralascerei la questione diciamo personale della tua nota, ti posso assicurare che per me è buone per le stesse ragioni.( un saggio mosso da volontà e aggiungo desiderio di capire l’epoca delle colonie infami. La sola cosa che non condivido è che sia un libro scontato. In casa editrice mi hanno assicurato che viene venduto al prezzo che è in copertina :-) effeffe
    ps
    approfitto della tua nota per spiegare sta cosa del bbuone malamente. In un’epoca in cui si chiedono recensioni di 2000 battute e in cui il lettore si lascia guidare dalle classifiche dei libri, una sorta di segnalazione o appello dei lettori ai lettori, la mia modesta proposta, bbuone o malamente è un invito a “comparire” alle critiche o a proporre esattamente come stai facendo tu, un punto di vista differente.

  5. assolutamente no, effeeffe (mi permetto allora di passare dal cognome al nickname..).
    che ci siano sedimentazioni, echi, citazioni di grandi autori e critici non è un elemento decisivo. bisogna vedere come entrano in gioco nella scrittura. personalmente ho trovato piuttosto acerba questa prova critica di Fontana. E non c’è nulla di male: è giovane e per padroneggiare certi nomi ci vogliono anni di esperienza. preciso anche l’appunto sull’ego smisurato: mi sembra che manchi la consapevolezza dei propri sacrosanti limiti. Fontana si atteggia un po’ troppo a profeta. E si compiace parecchio nei passaggi autobiografici.
    Infine, la tua intuzione mi pare ottima e parecchio divertente. E proprio per l’attenzione che riservo ai giovani, io non mi sbilancerei questa volta né sul bbuone né sul malamente. Diciamo rimandato alla prossima, ecco…

  6. A me, questo libro, pare necessario. La parola-chiave è proprio: resistenza! Al di là del talento dello scrittore, che c’è e si nota, è indispensabile la testimonianza, il dire, di un giovane, che si sente uomo e partecipe del momento storico, in cui vive e viviamo.

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francesco forlani
Vivo e lavoro a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman . Attualmente direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Spettacoli teatrali: Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet, Miss Take. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Métromorphoses, Autoreverse, Blu di Prussia, Manifesto del Comunista Dandy, Le Chat Noir, Manhattan Experiment, 1997 Fuga da New York, edizioni La Camera Verde, Chiunque cerca chiunque, Il peso del Ciao, Parigi, senza passare dal via, Il manifesto del comunista dandy, Peli, Penultimi, Par-delà la forêt. Traduttore dal francese, L'insegnamento dell'ignoranza di Jean-Claude Michéa, Immediatamente di Dominique De Roux
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