9 comments for “Ciao, Giuliano

  1. 16 agosto 2011 at 10:10

    un grande dispiacere

  2. 16 agosto 2011 at 10:34

    Ciao, Giuliano…

  3. Enzo Campi
    16 agosto 2011 at 10:35

    io penso che gli uomini debbano essere ricordati, anche e soprattutto, attraverso quelle parti di sé che durante il transito si staccano dal proprio nucleo per andare ad “investire” altri nuclei, animati o inanimati che siano.

    andrà a finire. e se non ora,
    o quando, sarà come se fosse,
    dentro un pensiero, trito,
    che si sgranocchia la sua noce.
    l’improvviso schiarirsi,
    o lo snodarsi, o altro che già c’è.
    finirà che se ne andranno tutti,
    i giunchi sferzati dalla bora,
    le folaghe smarrite, i rantoli,
    quelli dei ratti che fanno tana tra i rottami,
    sgranocchiano croccanti cartilagini.
    andrà a finire anche così,
    o anche chissà come
    anche come se fosse chissà che

    (Giuliano Mesa – da “chissà” – d’if – Napoli – 2002)

  4. Silvia Tessitore
    16 agosto 2011 at 11:12

    Un grande dolore. Grande come la scrittura di Giuliano, e la sua umanità.

  5. 16 agosto 2011 at 17:40

    Una grande perdita davvero, umana quanto poetica.
    Ricordiamolo ancora e ancora. Lo meritava pienamente. Lo merita!

  6. Gerardo Di Fabrizio
    16 agosto 2011 at 18:28

    Ciao Giuliano, amico , fratello , anarchico,bimbo, poeta,ciao !

  7. Marco Palladini
    16 agosto 2011 at 22:28

    Negli ultimi dieci anni non ci eravamo più parlati. Giuliano era una persona complessa, molto netta e molto fragile, generosa, ma anche assai diffidente. Ma gli ho sempre voluto bene, l’ho sempre reputato uno dei poeti (e delle ‘anime pensanti’) migliori della sua/mia generazione. Un abbraccio postumo.

  8. Canio Loguercio
    17 agosto 2011 at 12:46

    ciao Giuliano..

  9. véronique vergé
    17 agosto 2011 at 16:19

    Giuliano Mesa, l’ho scoperto grazia a Andrea Raos e oggi che ho potuto ritrovare un luogo per leggere Nazione Indiana, conosco con tristezza questa scomparsa. Non ho mai incontrato Giuliano Mesa, ma le poesie che ho letto erano il canto dell’umanità: Non era una poesia del dolore intimo, ma una poesia che facciava domande al nostro mondo. Come poeta, non era sulla sponda, ma nel mare da lottare con le parole.

Comments are closed.