A tutto campo

12 novembre 2011
Pubblicato da

 

 

 

 

 

L’orecchio perduto

di

Carmine Vitale

 

 

 

La prima parola che ho detto è stata “Arbitro”. Non   mamma o papà ho detto proprio arbitro.

Successe durante un incontro tra la  squadretta di calcio della quale  mio padre era stato da poco  nominato presidente  e una di quelle formazioni di periferia dai nomi altisonanti,segni inconfondibili di un futuro raggiungibile solo a parole. Ma questo è solo un piccolo particolare della leggenda. Nient’altro.

Mia madre ricorda che faceva freddo e tutti urlavano cornuto cornuto arbitro cornuto, perchè all’ultima giornata di andata del campionato di una di quelle sterminate sottocategorie nelle quali eravamo stati relegati ,a pochi minuti dalla fine l’uomo in nero decretò un fantomatico rigore a favore degli avversari   scatenando la furia dei sostenitori ospiti con relativa invasione di campo

Nel fuggi fuggi generale  uno dei tifosi al seguito meglio conosciuto come Gennaro o’Texas (per via dei suoi cappelli a falde larghe che osava indossare   e del suo atteggiamento da pistolero che all’epoca incuteva terrore nelle piccole  genti di provincia) si avventò sul malcapitato arbitro  reo di aver spezzato i sogni di gloria e promozione e con un morso netto gli staccò l’orecchio sinistro che  volteggiando  a mezz’aria come un coriandolo  fini a terra tra la polvere e il sangue.

 

Urla disperate e poi la ricerca affannosa tra gambe mani piedi botte che durò fino al calar della sera

 

Il caso volle che uno dei tifosi ospiti il buon nicola detto Nicola co’Bass  (caso rarissimo di ubriaco sapiente), vicino alla bandierina del calcio d’angolo (tra parentesi da qui il famoso detto salvarsi in calcio d’angolo molto in suo dalle mie parti) vedesse muoversi come la coda di un lucertola impazzita l’orecchio perduto.

 

Lo raccolse e lo infilò in tasca per mostrarlo come trofeo di guerra come fa  un indiano  con il suo scalpo

Ma purtroppo  alla perquisizione che segui all’uscita del campo ormai completamente circondato dai carabinieri , fu notato perché  grondava sangue dai pantaloni

E fermato e portato in caserma

 

La leggenda che ne seguì scatenò la fantasia popolare

Chi diceva che era l’orecchio di un altro che nella stessa battaglia lo aveva perso chi diceva che era l’orecchio di un morto che giaceva da giorni li nella polvere  senza che ne nessuno lo reclamasse che addirittura fosse stato acquistato al mercato nero degli organi,  chi ci giocò i numeri e vinse chi non li giocò e continuò a bestemmiare.

 

 

La storia mi fu riassunta con dovizia di particolari dallo stesso  Nicola co’ bass anni dopo in una di quelle notti interminabili  passate a buttare via il tempo e i ricordi accanto ad un buon bicchiere di vino. Nicola era stato  un paziente di mio padre famoso per il fatto che quando era brillo e solo in questa specifica condizione, ricordava a memoria tutti i numeri di targa delle auto del paese  cosi che quando uno voleva saper a chi e come e che targa avesse l’auto che un tempo gli era appartenuta si rivolgesse a lui e come d’incanto e senza possibilità d’errore lui rispondeva. una sorta di pra costantemente aggiornato,  oppure, almanacco del calcio alla mano  ricordava a memoria tutte le formazioni di calcio i minuti in cui era stato segnato un gol e li abbelliva di particolari che noi ragazzi nelle sere d’estate ascoltavamo in silenzio e dopo esserci fatti una canna di buonissima erba nostrana (allora cresceva come i  funghi , spontaneamente) ridevamo a crepapelle .

 

Nicola arrivava da via casa attanasio una stradina all’angolo di piazza della libertà (ah come cambiano i tempi in quella stessa piazza si è passati poi  da interminabili partite di pallone  alle perquisizioni) si sedeva sul muretto ed iniziava a rispondere alle nostre domande : nicò chi  era il portiere della polonia ai mondiali del 1974? E lui :tomazewski .nicò chi segno il gol di haiti contro l’italia e lui Sanon al ‘54 della ripresa . ma il massimo lo raggiungeva con la formazione che trionfò ai mondiali di spagna 82. Nicola  quasi in preda a delirius tremends iniziava una memorabile descrizione dei protagonisti , un’epica ,un viaggio a ritroso nei i sogni: al numero 1 tra i pali la monumentalità di dino zoff nato a mariano del friuli il  23 dicembre 1943    al numero 2 la grinta di claudio gentile il guerriero di tripoli nato il ventisette settembre del settantatrè  al numero tre cabrini antonio il bello delle donne      al numero quattro lele oriali nato sul quel ramo del lago di como  al numero 5 la signorina del calcio italiano fulvio collovati nato a theor   provincia di udine  al numero 6 l’incommensurabile eleganza del più grande libero di tutti i tempi superiore pure a kaiser franz gaetano scirea nato a cernusco su naviglio ove mosse i primi passi nel cortile dell’oratorio al numero sette il barone franco causio o caùsio come diceva  il buon pacioccone di cesare castellotti  a novantesimo minuto  (mamma mia che ricordi ve li ricordate luigi necco, tonino carino  mamma mia le interviste a costantino rozzi in un italiano che neanche dante avrebbe saputo collocare, giancarlo giannini,  ferruccio gard da verona franco strippoli paolo valenti maurizio barendson, giorgio bubba giorgio bubba!!!) al numero otto l’urlo di marco tardelli il trascinatore di capanne di careggine in provincia di lucca detto anche il guerriero della garfagnana  al numero 9 paolo rossi la volpe dell’area di rigore nato a prato a patria ra’cambiale  in un  settembre di tanti anni fa al numero dieci bruno conti il brasiliano di bahia de nettuno     al numero undici imitando alla perfezione la voce dell’avvocato peppino prisco Alessandro altobelli detto spillo o il lungagnone nato a sonnino provincia pontina di latina  e tra i  tedeschi mi ricordo karl heinz rummenigge nato a lippstad germania ovest (si diceva ancora cosi ) l’uomo venuto dal freddo che sembrava  quasi il titolo di un romanzo di forsyth

E noi a fantasticare a ridere fino a schiattare a imitare le voci di enrico ameri sandro ciotti scusa ameri sono ciotti ha segnato bruscolotti su passaggio di canè juve due napoli tre!

 

Il fatto grave  fu che gennaro o’texas  già in passato era  stato pizzicato per dei lavoretti  e  se fosse stato accusato  del morso otorinomicida l’avrebbe passata davvero brutta

Ed ecco il colpo di scena  aveva un fratello. Gemello

Che si autoaccusò  di tutto e al processo fu riconosciuto dall’arbitro in persona  e da numerosissimi testimoni (avevano tentato lo stesso scherzetto all’esame di guida e pasquale che la patente già l’aveva fu bocciato E il fratello  non prese mai la patente nonostante guidasse enormi mezzi escavatori per il paese),  prese cinque anni per lesioni gravissime e  l’arbitro rimase sordo e mio padre come dirigente  fu radiato come tutta la squadra. poi venne il 68 e tutte quelle cose belle e con la vittoria agli europei decisa da una monetina ancora una volta il destino che  rincorre, furono tutti graziati e nel 1970 la squadretta del mio papà e  dei mitici torbino cesarano di peppe pala meccanica terzino sinistro antesignano di francesco rocca detto Kawasaki del folle lelluccio savio centravanti di grande sfondamento ma dalla capa sciacquera  finalmente raggiunse l’agognata promozione.

Nella stanza dei trofei della società  nella quale mi aggiravo bambino  tra le coppe le targhe  i gagliardetti  le foto ricordo i pantaloni alla zuava corti non perché alla moda ma proprio perché di stoffa non c’era proprio più , cercavo invano con lo sguardo l’orecchio perduto che immagino passeggi  ancora tranquillo attaccatal suo posto    lieve come un innesto, un ricordo, una rosa.

Pier Paolo Pasolini scrive:
“gli accompagnatori, un po’ più anziani, dei ragazzi di Monteverde, stanchi di sfottere gli sconfitti che stavano rivestendosi, entrarono in un angolo del campo col pallone tra i piedi: formarono un piccolo quadrilatero, elastico come una gomma, e cominciarono a fare del palleggio. Colpivano la palla col collo del piede, in modo da farla scorrere raso terra, senza effetto, molto veloce. Dopo poco erano tutti zuppi di sudore, ma non volevano togliersi le giacche della festa – o le maglie di lana celeste con le strisce nere o gialle – a causa del carattere tutta casuale e scherzoso della loro esibizione. La massima preoccupazione loro era quella di non parer fanatici: e poiché – a dire il vero – un poco fanatici lo erano, giocando sotto quel sole, così vestiti, avevano sfoderato un’allegria rumorosa e minacciosa, da togliere qualsiasi voglia di trovar qualcosa da ridire nei loro riguardi. Tra i passaggi e gli stop, chiacchieravano tra loro. “Ammazzalo, quant’era moscio oggi Alvaro” disse un moro, tutto carico di brillantina. “Le donne” aggiunse poi, rovesciando. “Macché donne!” gli gridò un altro, con un espressione da incenerire l’eventuale contraddittore, “quello è suonato, quello”. “A maschio!” gridò poi, a un ragazzino, perché questi rilanciasse loro il pallone rotolato al di là del recinto. Egli infatti, conversando, nel tentare uno sprezzante e audace colpo di tacco, aveva fatto un buco, il cui esito negativo, però, non fu preso in nessuna considerazione“.

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4 Responses to A tutto campo

  1. pvitagliano il 12 novembre 2011 alle 13:26

    Carmine Vitale colpisce la traversa. E lui sa che a volte è molto più importante (e vibrante) che fare goal!
    PVita

  2. monica mazzitelli il 12 novembre 2011 alle 13:44

    Potente…

  3. viola il 12 novembre 2011 alle 14:48

    ….));

  4. carmine vitale il 13 novembre 2011 alle 12:24

    anni fa mi sono trasferito e tra le prime persone incontrate ho conosciuto il medico che riattaccò l’orecchio all’arbitro.
    monica ,pasq. e viola un saluto caro
    c.



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