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Un frammento, due ritratti

di Davide Orecchio

Accidenti, lenzuolo!
Mi sveglio, m’alzo e scopro che sei una memoria.

bosco

FRAMMENTO
Ecco gennaio con la pioggia sui vetri e la ghisa che s’intiepidisce nella dimora. L’inverno è il ripostiglio di piccole cose, gesti minuscoli. A. sostiene un esame. S. compra un vestito e un computer. A Maccarese mangiano frittura di pesce. L’inverno è la teoria della vita, l’ansia e il progetto; è scrittura.

Ma lo sguardo tasto matita esita per via della dubitazione. Lo scrivere tiremmolla nella circospezione della navigazione cerca i fari, scansa gli scogli; lo scrivere pronostico della vita che verrà: s’interroga, interpella, avvista. Creare il teatro futuro per poi spaventarsene, descrivere e pronunciare la realtà che sarà nella speranza che sia un altro l’avveramento, è la pratica dell’inverno dove il mondo delle azioni s’abbuia.

Dopo aver concepito da sé le mosse o i prossimi fatti, la mente grafia si ferma e contempla e nel luminio diagnostica e prescrive cosa figliare, cos’abortire. Il presente e il futuro sono tane di talpa, forse pedane verso le stelle allacciate da connessioni cunicoli che si deve scavare. La mente ingegnere considera la trivella, misura il traforo ma il più delle volte s’arrende alle circostanze del mondo dove gli spiragli si divaricano nella naturalezza e gli orifizi s’aprono per geologia non volontaria e inumana. Nell’inverno c’è lo studio sottovoce di modelli, il calcolo sussurro di eventi probabili, il bisbiglio dell’asserzione: “Io credo – voglio dire – ipotizzo”. C’è quindi un diario che splende, che vive.

*

ambroise
(Immagine da www.luminous-landscape.com)

AMBROISISME
Ambroise de Maupassant (1861 – 1934). Lontano cugino del più famoso Guy. Noto per i suoi consigli sbagliati, riguardo a romanzi e a porti bretoni in particolare. Spesso ripreso dalla stampa locale e dalle guide turistiche, amava firmarsi, semplicemente, Maupassant. Da qui l’illusione nel lettore di avere a che fare col reputato Guy. Invece era lo stolto Ambroise, che ad esempio suggeriva: “Visitate quel porto incantevole, vi troverete la quintessenza dello spirito bretone”. Oppure: “Non privatevi di quel libro. È il romanzo dei nostri anni”. Per reazione si diffondevano commenti perplessi. “Guy de Maupassant è diventato stupido? Come può consigliare un libro tanto insulso? E quel porto di balordi e ostriche fradice, come gli è venuto in mente di indicarcelo?” L’equivoco, da cui la voce “Ambroisisme”, cessa a partire dal 1907, quando A. de Maupassant inizia a firmare con nome e cognome.

Citazione

“Sulle coste del Bigouden incontri il gabbiano permutante. Cacciatore di granchi, li pinza e stana col becco dal sedimento degli scogli. Li assedia dove finisce la terra, dove inizia il mare. Non li mangia, però. Raccoglie i crostacei in una rete di corda salata e poi, spiccato il volo verso il porto bretone più vicino, offre il bottino a una pescheria amica per un baratto con code di rospo o tranci di merluzzo, che preferisce.”

(Ambroise de Maupassant, Segreti e meraviglie della Bretagna)

*

vuillardeNOTA SULLA VITA E LE OPERE DI PATRICE VUILLARDE (1920-2007)
Laureato in filosofia presso l’Università di Aix-en-Provence (suo paese natale) nel 1946, dopo un’esperienza nell’insegnamento scolastico entra in ruolo nel medesimo ateneo nel 1950. Manterrà la cattedra di filosofia per oltre quattro decenni partecipando attivamente alla vita amministrativa della Facoltà e dirigendo il Dipartimento di filosofia.

Negli anni ’60 e ’70 è eletto due volte all’Assemblea nazionale nelle fila del Partito socialista. Svolge un ruolo importante, partecipando all’elaborazione della legge per l’edilizia popolare, del codice della strada, e contribuendo alla riforma dell’istruzione del 1975. In seguito abbandona l’attività politica per dedicarsi esclusivamente alla ricerca e all’insegnamento, che, in qualità di professore emerito, manterrà fino al 2006.

I suoi studi hanno dato un contributo determinante alla storia dei concetti, alla tematizzazione storico-filosofica e storiografica del rapporto tra presente e passato e a un uso non storicistico degli archivi ma, al contrario, pienamente moderno, ben imperniato entro il nuovo paradigma e metodo delle scienze sociali. Definito da molti il Koselleck francese, V. resta aperto al dialogo con la comunità internazionale, mostrando un interesse particolare per la cultura tedesca.

La bibliografia che segue, incompleta e parziale, non tiene conto dei molteplici interessi dell’“umanista” Vuillarde, dei suoi saggi scientifici, narratologici, nonché della sua fertile collaborazione col mondo del cinema e della televisione testimoniata da più di 15 sceneggiature (si pensi solo al Maigret rivisitato, TF1, 1977-1979).

Bibliografia
Le document comme un fossile. Introduction existentielle aux archives, Aix-en-Provence 1947.
Les traces du passé. Pour un répertoire philosophique, in «Journal de la bibliothèque de la science», VIII (1950), pp. 55-90.
L’expérience du passé, Paris 1953.
Malebranche – Spinoza. La correspondance de la sagesse, in «Cahiers d’histoire et de philosophie», XIV (1957), pp. 340-450.
Il filosofo volta le spalle al mondo. Colloquio con Patrice Vuillarde, in «Annali filosofici», n. 15, maggio-giugno 1958, p. 44.
Mot-à-mot, Paris 1959.
La vérité, Paris 1960.
Le deuil, la perception, la conscience, Nantes 1967.
Forgetfulness and Forgiveness. The Dittmar Case: Genealogy, Presentification, Removal, London 1970.
La famille Supernova, Paris 1978.
Dynamique des abandons, Paris 1983.
Regard au-delà du mur (Der Blick über die Mauer), Paris/Berlin 1985.
Citoyens de la fin de l’histoire, Paris 1995.

Citazione

“Ognuno di noi nella sua vita ha un punto conficcato come un chiodo al quale lo lega un elastico. Cerca d’allontanarsi; al prezzo di sforzi sovrumani avanza nel corso dei giorni, dei mesi e degli anni. Ma più si discosta, più l’elastico si tende e lo trattiene. E quanta più strada farà, tanto più violento sarà il rinculo quando il chiodo lo richiamerà a sé, forte della sua stessa forza: poiché la potenza dell’elastico l’avrà alimentata egli stesso, un passo dopo l’altro, fino al momento che, esausto, sarà stato costretto a fermarsi.”

(Patrice Vuillarde, Dynamique des abandons, Paris 1983, p. 123)

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davide orecchio
davide orecchio
Vivo e lavoro a Roma. Libri: Lettere a una fanciulla che non risponde (romanzo, Bompiani, 2024), Qualcosa sulla terra (racconto, Industria&Letteratura, 2022), Storia aperta (romanzo, Bompiani, 2021), L'isola di Kalief (con Mara Cerri, Orecchio Acerbo 2021), Il regno dei fossili (romanzo, il Saggiatore 2019), Mio padre la rivoluzione (racconti, minimum fax 2017. Premio Campiello-Selezione giuria dei Letterati 2018), Stati di grazia (romanzo, il Saggiatore 2014), Città distrutte. Sei biografie infedeli (racconti, Gaffi 2012. Nuova edizione: il Saggiatore 2018. Premio SuperMondello e Mondello Opera Italiana 2012).   Testi inviati per la pubblicazione su Nazione Indiana: scrivetemi a d.orecchio.nazioneindiana@gmail.com. Non sono un editor e svolgo qui un'attività, per così dire, di "volontariato culturale". Provo a leggere tutto il materiale che mi arriva, ma deve essere inedito, salvo eccezioni motivate. I testi che mi piacciono li pubblico, avvisando in anticipo l'autore. Riguardo ai testi che non pubblico: non sono in grado di rispondere per mail, mi dispiace. Mi raccomando, non offendetevi. Il mio giudizio, positivo o negativo che sia, è strettamente personale e non professionale.
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