II (la devastata)

di Manuel Cohen

(Eboli dal treno a Battipaglia)
“Trenitalia augura ai passeggeri Buon Viaggio”
“Avvisiamo i signori viaggiatori
Che tra 5 minuti saremo alla stazione
Di Salerno”
“Salerno stazione di Salerno
Avvertiamo i signori viaggiatori che siamo
Alla stazione di Salerno
Prossima fermata Napoli Centrale”.

fine
gennaio ghiacciato giorno di sole
nel rinnovato parco di Trenitalia
tra Freccerosse d’argento Eurostar
qualcosa del vecchio mondo motorio
è rimasto ancora vivo funzionante
ad esempio sulla tratta Potenza-Napoli-Roma
fa la sua figura l’Intercity-Littorina
sali il giorno dopo la Memoria a Bella Muro

tra campi non più arati  finite le fatiche le sementi
archeologici siti ammantati  per mancanza di finanziamenti
10 sindaci commissariati  per illeciti accaparramenti

ma questo dal treno non si vede vedi verdi
costoni monti aguzzi penetrando in gallerie
seriali che incidono il fiume le vallate zigzagando

scorci di pale eoliche pascoli vigneti

finché dopo l’ultimo traforo la vista si spalanca
l’orizzonte mentre il monte si allontana
ai lati ai piedi della piana ovvero vallata
ineducata colata edificata di cemento

rivoli neri discariche diossina
corsi d’acqua cementati
tralicci della luce allineati
fili tra filari fitti di frutteti
casupole campi capanni copertoni
rimesse di imprese Pezzullo-Oro-Di-Napoli
una piana invasa sterminata tra costoni
di monti a picco dirupanti ammassate
sgarrupate distese cementizie abitazioni
depositi palazzoni fabbrichette indotti installazioni
pratoni incolti coltivati capannoni Motta-Casa-Di-Spedizioni

a destra su palazzine a 7 piani a Battipaglia
snulleggiano parabole a sinistra scheletrici
roveti canneti acacie sconce nella piana
ebolana sagome di costruzioni spettri
abusivi mai finiti grandi firme repertuali fornaci
incenerite attività inattive e inoperose di archeologia
industriale depositi della S.L.A. Ditta Trasporti Inurbani
e una scritta sui cementi dei muri di contenimenti:

‘prendimi ora e per sempre ti amo esageratamente’

sbirri
stazionano silvani alla banchina
per controlli a fumanti marocchini
sotto il cartello: Paestum-Litoranea
tra casupole dai tetti d’amianto
ammantate alberelli di mimose
in gennaio già fiorite

mentre la corsa tra i binari

si distende
si srotola
si scorpora
s’apre ad libitum

indefinito

indefinibile

indifendibile

continuum

 

*

 

da Manuel Cohen, L’orlo (CFR, 2014)

Print Friendly, PDF & Email

18 Commenti

  1. Versi dal cuore civile come sospesi tra il reale e l’irreale. La poesia di Manuel: una costante conferma.
    Danilo

  2. Il ritmo che ci coinvolge nella visione di Manuel si accende della cadenza del treno, di questa osservazione su binari che impongono di guardare un fuori terribilmente “indifendibile”, che si mostra nella sua immutabile degradazione. Ed il ritmo di questi versi vive della sua spumeggiante diversificazione onomatopeica che, come dice giustamente Luigi, ci riporta ad altre passeggiate. Tuttavia, stavolta la proménade à l’Enfer cola a picco e sprofonda nella serie di aggettivi lapidari finali che riprendono l’icasticità di tutto il testo in cui resta in bella evidenza la veemenza dello spirito che rifiuta e denuncia, che non vuole cedere alla decadenza.

    mdp

  3. Davvero un bel testo. Ancora meglio leggerlo “inquadrato” nello splendido libro “L’orlo”. Un caro saluto a Manuel.

    • Meno male,
      qualcuno potrebbe sospettare (tra le tante ascrivibili) di una lobby marchigiana :-)
      Ti ringrazio per il passaggio. L’orlo è un po’ così, cerco di sondare altri ritmi, dopo molte ottave rime :-)

  4. Io ci passo, almeno un paio di volte all’anno anche adesso, da quelle parti. La “fotografia” di Manuel mi riporta a quel sapore ambivalente: alla gioia nel vedere una straordinaria Italia e alla tristezza dello scempio.
    Al di là delle citazioni letterarie e delle riprese stilistiche del ‘900, che appartengono alla pazienza certosina e a un rigore di studi formali, resta la precisione del contenuo, la commozione del grido, la poesia che somma in sé non soltanto la virtù letteraria, ma anche una disperazione civile (una scia pasoliniana, credo) e la forza del sentimento. Manuel assomma, come già altrove ho osservato, una grande sensibilità elegiaca, straordinarie doti di “mestiere”, una passione civile autentica, una certa ironia sapienziale e un “pensiero poetico” ustionante e provocatorio. E un’attenzione encomiabile alla lingua.

    • Ti ringrazio.
      Per le parole lusinghiere. Come è evidente a fine lettura dell’orlo,
      lo scarto va in direzione del sarcasmo,
      più accantonata la ‘scia di disperazione civile’.

      un caro saluto.

  5. Felice di trovare qui un testo che amo e che ho avuto la fortuna di ascoltare il 16 marzo scorso a Roma, proprio dalla voce di Manuel Cohen, che ha dedicato questi versi al poeta lucano Salvatore Pagliuca (e per lucane memorie personali giungono a me cari il riferimento esplicito alla Littorina, quello implicito alla linea allo scartamento ridotto, e, in generale, l’andamento ‘petroso’) . Riascolto e ripercorro qui le note più autentiche della poesia di Cohen, il ritmo rigoroso a scandire l’intreccio di memoria e constatazione, la lucidissima e inequivocabile esortazione a non sbarrare loro (alla memoria e alla constatazione)la strada, il procedere sapiente di figure, rime e metri, l’attenzione e la tensione sempre alte ed evidenti nella «tramatura di fili tesi» (come Cohen stesso scrive ne “(la dimorata)”) tra assonanze allitterazioni e enjambement.

    • Ringrazio Anna Maria Curci
      per quanto scrive, e per il riferimento a ‘La dimorata’
      testo in cui si riferisce di una ‘pratica’ domestica della cara Jolanda Insana:-)
      Grazie davvero,
      m.

  6. Poesia di passione e di rabbia, questa di Manuel Cohen, che si avverte debordare oltre l'”orlo” localistico, sottendere una deriva sottile più larga, planetaria,quella della nostra mente globale che sembra arrendersi, su cui chiama a riflettere. Tambureggiano, dalle irruzioni nel paesaggio, messaggi etici chiari, trasmessi nello stile i-ca-u-stico di Manuel, che ben conosciamo e ammiriamo nella sua incisiva scrittura.
    annamaria ferramosca

    • ti ringrazio molto per il tuo commento.
      in particolare, per i-ca-u-stico:
      ci ritrovo molto della dimensione dell’Orlo.

      un saluto.

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

L

di Francesca Del Moro
Passo dalla sua stanza
così pulita, ordinata.
Romanzi, filosofia
politica, teatro, teatro.
Marx, Leone, Morricone
Kubrick, Eduardo.
La stanza accarezzata
da un raggio di sole
d’autunno. La stanza
dove non studierà più
dove non dormirà più.
La stanza come l’ha lasciata
così pulita, ordinata.

From the river to the sea

Di Yael Merlini
supponiamo
di essere dei bravi ragazzi

che i nostri media siano obiettivi
di non essere familisti

di avere un esercito morale
e nessun piano di dislocazione

supponiamo
non ci sia occupazione

Friburgo

di Alberto Comparini
Fuggivo da me stesso quando parlavo in inglese e tedesco
il dottore ti voleva chiamare sindrome dolorosa regionale
ero una distrofia simpatico riflessa poi cronica complessa
mi aveva diagnosticato la ricerca di questo campo di senso
siamo vestiti di carne e parole ricordi ne scrutavi le forme

Poesia, dhamma e errore

di Giovanni Cianchini
La questione è ben nota e ampiamente trattata, ma ogni volta si ripresenta come un problema, credo, personale: come parlare oggi delle macerie, delle specie in fila per la minestra, di quell’incerto territorio di confine tra le ragioni individuali e collettive, del senso di perdita di terra e di patria che incrocia aggrediti e aggressori? […] qui interviene ancora Fortini: “nega l’eterna lirica pietà/ mi dico, la fantastica separazione/ del senso del vero dal vero/ delle domande sul mondo dal mondo” (6). Si potrebbe dire che è giusto chiamare le cose con il loro nome. Ma qual è il loro nome?

Per I Tolki di Ida Travi

di Daniele Barbieri
La parola, quella che caratterizza i Tolki, quella che li fa essere, secondo la intrigante espressione lacaniana, dei parlêtre, non è la parola della poesia, e nemmeno quella della letteratura in genere: è scritta, ma suona come parlata; è pensata, ma suona come spontanea, presente, non meditata; sulla pagina è muta, ma ha ugualmente tono, suono, intonazione. È per questo che questi versi si possono permettere di usare parole ormai difficilissime in poesia: luna, vento, cuore, fiore…

La prima notte al mondo

di Luigi Finucci
Tutto il senso si racchiude
in una stanza di ospedale.
Il nascituro numero due
del venti aprile duemilasedici
non proviene dalla matematica.

L’unico comandamento a cui
appellarsi, è che l’uomo
assomigli ad un fiore.
renata morresi
renata morresi
Renata Morresi scrive poesia e saggistica, e traduce. In poesia ha pubblicato le raccolte Terzo paesaggio (Aragno, 2019), Bagnanti (Perrone 2013), La signora W. (Camera verde 2013), Cuore comune (peQuod 2010); altri testi sono apparsi su antologie e riviste, anche in traduzione inglese, francese e spagnola. Nel 2014 ha vinto il premio Marazza per la prima traduzione italiana di Rachel Blau DuPlessis (Dieci bozze, Vydia 2012) e nel 2015 il premio del Ministero dei Beni Culturali per la traduzione di poeti americani moderni e post-moderni. Cura la collana di poesia “Lacustrine” per Arcipelago Itaca Edizioni. E' ricercatrice di letteratura anglo-americana all'università di Padova.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: