Da Lettere dal mondo offeso, Christian Tito – Luigi Di Ruscio

20 gennaio 2015
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di Christian Tito

Voi lettori di poesie non scoraggiatevi, la ricerca sarà premiata, è necessario il lavoro di ogni giorno perché quello che più amiamo sopravviva.

Ho poche cose da raccomandarvi, l’amore per gli uomini innanzitutto.

Nonostante gli strazi vedo a volte segnali di un’umanità non totalmente brutalizzata. Continuiamo dunque a setacciare tonnellate di sabbia per riuscire a trovare insieme la pagliuzza d’oro.

Accettare il miracolo di questa esistenza in tutta la leggerezza dell’effimero, come il volo breve della farfalla bellissima, il fiore splendente che si apre per morire per sempre, essendo la poesia non la descrizione della cosa ma la cosa stessa che nasce precipitando sulla carta.

(Luigi Di Ruscio)

 

 Lettere estratte dal cap. I

Un vivere giocosamente eroico.

22 gennaio 2011

Caro Christian, ti regalo queste parole. Forse sono le ultime che scrivo. Sei stato per me un carissimo amico. Grazie. Luigi.

È così che capisci di andartene, gli sguardi dei tuoi cari si abbassano, le parole stentano ad essere pronunciate, i figli ammutoliscono. Divorato dalla febbre preparo la valigia per andare in ospedale.

Le mani indugiano sulla cerniera, la paura è la stessa di quel giorno di maggio del 1957. Allora vi disponevo con cura i miei libri, con gli angoli delle pagine tutti arricciati; adesso i calzini, le mutande, i pigiami,

perfettamente stirati e ricamati. Chiudo tutte le finestre, ripongo nella custodia la macchina da scrivere, ritorno tranquillamente nel niente da dove sono venuto.

Nei miei versi è la mia resurrezione.”

 

23 febbraio 2011

Luigi Di Ruscio is dead.

The 23 of february 2011 at 4:00 AM

 

Luigi Di Ruscio è morto.

Il 23 febbraio 2011 alle 04:00

 

Adrian Clemens Di Ruscio

 

 

(Dalla nota introduttiva)

Dovrai resistere all’acqua al fuoco alle tenebre

dovrai rimanere umana nonostante la capillare brutalizzazione

toccare tutti gli elementi della morte sino alla morte

vivere tutto quello che mai è stato vissuto e mai più sarà vissuto

non credere neppure una parola di tutte quelle che ti diranno

noi che viviamo anche per rappresentare tutti quelli che sono morti

sino a che rimarrà uno solo la sconfitta non è ancora avvenuta

 

In questa bellissima poesia dedicata alla figlia Caterina suo padre Luigi raccomandava:

 

“Dovrai rimanere umana nonostante la capillare brutalizzazione”

 

E questa è la vera missione che Di Ruscio si è affidata attraverso l’uso della parola.

L’ipersensibilità dei poeti è quella che al massimo livello è in grado di registrare tutte le storture e le atrocità di cui noi uomini siamo capaci, ma riuscire a cantare ed affiancare all’orrore quanto di grande e buono è anche possibile alla natura umana, è davvero appannaggio di pochi. Lui è uno di quei pochi ed è, altra cosa rarissima, riuscito a farlo lungo tutta la sua esistenza trasformandola in vera e propria resistenza.

La vita di Luigi è stata molto dura, ma lui non ha mai smesso di lottare e di cercare ovunque i segni della speranza fino ai suoi ultimi giorni. E, cercandola ovunque, ha finito con l’essere lui stesso un uomo capace di irradiarla. Davvero non ce ne sono molti e sono stati fortunati i pochi che si sono messi in ascolto della voce nascosta nella sua parola. “Sperare è più difficile che credere” ripeteva spesso David Maria Turoldo.

Luigi ha fatto per 37 anni l’operaio, ma è stato segretamente per tutti gli 82 anni della sua vita un poeta. Io faccio il farmacista, ma nel segreto sono o sogno di essere un poeta. Nel mondo, anzi, nella nostra società moderna e cosiddetta civile così come è attualmente configurata, sono convinto che si possa essere poeti solo in segreto. Un segreto nascosto proprio lì, davanti a tutti, alla luce del sole del buon Dio: il posto migliore per non essere visti.

Questo libro è dedicato a chi, sotto la superficie piatta delle cose, è in cerca di tutti i miracolosi segreti che si celano in profondità, dove la comunione e la fratellanza tra gli uomini è ancora possibile.

Di Ruscio a volte credeva, a volte no, ma di certo sperava sempre ed anche a me ha insegnato a sperare.

 

Christian Tito

 

 

Lettere estratte dal capitolo III.

Gli splendenti ricordi.

Caro Christian, non ho gatti ma vorrei tanto avere un gatto tigrato, sono i gatti più belli e più intelligenti. Sai io sono nato nel 1930, la seconda guerra mondiale iniziò nel 1940 quando io avevo anni 10, finì

nel 1945 ed io avevo 15 anni. Durante i cinque anni di guerra la fame fu terribile, tutto era tesserato e potevamo avere per ogni persona solo 15 grammi di pane, che è circa una fetta di pane neppure troppo spessa. Quindi avvenne che cominciarono a diminuire i piccioni di piazza, non erano tesserati e svolazzavano da tutte le parti. Un vicino di casa, un alcolizzato che chiamavamo Rigo si specializzò a dare la caccia ai gatti, la carne dei gatti se la mangiava e metteva alla finestra la pelle dei gatti a seccare per poi venderla. Un giorno passandomi vicino Rigo, forse commosso per la mia fame, mi regalò una coscia di un gatto arrostita, io mangiai la coscia di gatto golosamente e veramente non si capiva affattoche era carne di gatto, sembrava carne di coniglio, tu capirai che arrosto la carne di coniglio o di gatto diventa tutta uguale e Rigo mi disse che prendere e ammazzare gatti tigrati era difficilissimo tanto a prenderli e tanto ad ammazzarli e rinunciò a dargli la caccia. Rigo provò anche la carne di cane, ma era tanto puzzolente che dovette buttare anche la padella dove aveva cercato di arrostirla. Mi sarebbe piaciuto avere un gatto tigrato, ma abito all’ottavo piano, tenere un gatto senza farlo mai uscire di casa è cosa tristissima e i gatti non sono adatti a fargli prendere l’aria come ai cani. Mi ha telefonato proprio ora mia nipote e mi dice che Celestini, scrittore importante che lavora in televisione, vuole prendere contatto con me e vuole il mio indirizzo e-mail, io lavoro alle prose corte e ci voglio mettere anche questo episodio di mangiatore di gatti. Luigi.

*

Caro Luigi, immagino che in guerra saltino tutti gli schemi e, per la fame, mangiare carne di gatto golosamente, mi sembra l’ultimo dei mali. Io e Loredana abitiamo al primo piano in un palazzo di ringhiera stile vecchia Milano. Penso che tu li conosca, sono quei palazzi con ampie balconate affacciate

all’interno, dove una volta c’erano i bagni esterni agli appartamenti, comuni a tutto il piano. Questi balconi favoriscono molto la socialità e le corse di cani e gatti. Il fatto che Ascanio Celestini ti stia cercando è cosa molto buona. Essendo persona molto capace si sarà reso conto del tuo valore e si è messo a cercarti. Lui è anche un bravissimo attore e voce narrante teatrale. Vidi un suo spettacolo: “Fabbrica”, molto suggestivo. Tu puoi immaginare allora, considerata la tua storia, quanto possa apprezzarti. Diventa sempre più famoso.

Qui in Italia di solito diventano famosi i partecipanti del “Grande fratello”, qualche omicida, molte veline, i paparazzi, i calciatori, alcuni opinionisti di mestiere, cantanti e attori costruiti a tavolino. Il fatto che una persona capace e davvero talentuosa riesca ad avere una certa visibilità è un raro, ma buon segno. Io ti auguro che lui possa fare in modo di farti conoscere a più persone possibili come meriti…

A presto, Christian.

 

Lettere estratte dal cap. IV.

In fondo è sempre colpa mia.

Caro Christian, perché mi sono sbagliato? Io frequentavo l’ambiente della sezione del partito comunista che nel periodo dei primi decenni dopo la liberazione era molto forte e in questo ambiente la mia poesia era considerata niente, tanto è vero che la mia prima raccolta fu stroncata nella pagina regionale dell’Unità. Essendo considerato un niente dall’ambiente che credevo fosse il pubblico della mia poesia non potevo far altro che pensare che la mia poesia andasse avanti per pura casualità. Poi vinsi un premio letterario per una poesia, era l’edizione dell’Unità di Genova che bandiva il concorso e vinsi questo premio perché

Salvatore Quasimodo che era il presidente della giuria volle che io vincessi. Me lo dissero, il premio lo avrei vinto perché così valutò Quasimodo che fu irremovibile. Anche la seconda raccolta fu pubblicata perché Quasimodo volle che fosse pubblicata. Improvvisamente Quasimodo nel 1968 a soli 67 anni morì. Poi mi aiutò moltissimo anche Antonio Porta, nato nel 1935 e morì nel 1989 a soli 54 anni , mi  voleva molto bene ed ha fatto tanto per aiutare la mia poesia. Con Majorino fino ad un certo periodo fummo molto amici, mi disse che portavo sfortuna e gli regalai un ferro di cavallo trovato in un bosco dei dintorni di Oslo, era ferro di cavallo autentico, c’era rimasto un chiodo e infilzato un pezzo dello zoccolo del cavallo. “Cristi polverizzati” e “Iddio ridente” forse sono libri che rimarranno. O almeno spero…

 

Carissimo Luigi, la dimensione della tua poesia non poteva essere contenuta all’interno di un certo ambiente o di un certo partito, forse di questo inizialmente non ti eri accorto, ma a volte la vita ci sorprende.  Non l’avrei mai pensato,ma ho capito che in fondo l’arte non è di destra né di sinistra, ma si spera abbia la forza di toccare delle corde universali capaci di fare comunicare al di là del tempo e delle differenze di età, di partito o religione. Ma dimmi una cosa Luigi, come mai è finita l’amicizia così importante con Majorino?

Christian

Alcune poesie

 

Ringraziare l’ignoto

per ogni boccata d’aria respirata

per ogni camminata fatta

per ogni pedalata ed ogni scritta felicemente espressa

rimarranno intatti tutti i gridi le scritte rovesciate

i versi smontabili capaci di saldarsi ovunque

neppure i ricercatori autorizzati sanno

da dove proviene tutta la gioia nostra.

 

 

Con la fine degli umani

i grattacieli si copriranno

improvvisamente di licheni spumosi

gli asfalti inizieranno fioriture

che richiameranno gli insetti più luminosi

nessun gatto

rischierà di venire castrato

nell’universo rimarrà lo splendente ricordo

di essersi visto con l’occhio umano

 

Non ingloriosamente mi addentro nelle tenebre

ho combattuto già molto

ho creduto di poter vincere

è già qualcosa essersi cimentati

la vittoria è nelle mani del fato.

 

Nota

Christian Tito – Luigi Di Ruscio, Lettere dal mondo offeso, L’arcolaio Editore, 2014

[Un libro di Luigi Di Ruscio del 1966 che trasformai in pdf  è qui  e qui una mia nota di lettura registrata su questo ‘romanzo epistolare’. B.C.]

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7 Responses to Da Lettere dal mondo offeso, Christian Tito – Luigi Di Ruscio

  1. Carla il 20 gennaio 2015 alle 14:36

    io lo so come è finita l’amicizia così importante con Majorino!;-)
    non sapevo che figurasse tra i fondatori della Casa della poesia in MIlano insieme a Cucchi …

  2. francesco il 20 gennaio 2015 alle 19:06

    Questo è un libro molto bello, una testimonianza preziosa che apre una finestra anche sul privato di Di Ruscio, sulla sua grandezza e su alcuni suoi spigoli caratteriali. Illuminante, decisamente, e Christian Tito è riuscito a costruire un diario rispettoso e insieme fedele alla realtà.

    Francesco t.

  3. mb- il 20 gennaio 2015 alle 23:05

    A me Di Ruscio fa venire letteralmente la pelle d’oca.

  4. Massimiliano il 21 gennaio 2015 alle 00:33

    Cepollaro non ne ha parlato, nel suo video dedicato a questo libro, ma vedo che lo ha profondamente capito e apprezzato: il montaggio cinematografico del libro. Perché qui lo ripropone a modo suo, creando un vero e proprio trailer. Molto bello. Il libro è prezioso e necessario che lo legga il maggior numero possibile di persone.

    Massimiliano Damaggio

  5. Dinamo Seligneri il 21 gennaio 2015 alle 14:03

    Non so cosa rimarrà di Di Ruscio nel futuro (dipende da tante cose, molte delle quali extraletterarie) ma so quali libri di Di Ruscio rimarranno più modestamente per me: Palmiro, Neve nera di Oslo e una buona cifra di poesie. Cristi polverizzati e L’iddio irridente l’ho trovati francamente noiosi e ripetitivi. Ma sono opinioni personali.

  6. nino il 26 gennaio 2015 alle 21:48

    Questo libro è il testamento privilegiato di uno dei poeti più conosciuti nei circoli antistituzionali della poesia italiana.
    Privilegiato perché affidato ad un poeta
    di una sensibilità rara: Christian Tito appunto. Questo carteggio, strutturato in forma di romanzo, ha un ritmo ed una intensità coinvolgenti. Spesso ci si commuove. Nei fatti e nei contenuti rappresenta un esempio da tramandare tra le generazioni di lettori (soprattutto di lettori poeti). Un summa di cosa dovrebbe essere la poesia, la sua funzione di ricerca della verità e della bellezza, non solo estetica, della parola, ma di tutto ciò che è veramente umano. Nino Iacovella



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