Da Curae e altre poesie

di Antonio Perrone

Da Curae

Contravvenuto

Eri il cambiamento necessario
quello inatteso, e da me non voluto
non ricercato e perciò straordinario
insostenibile, contravvenuto.

* * *

Ciente

Tu tiene ciente nomme
e ciente mane e ciente
uocchie e ciente culure
‘e capille diverse.
Ciente vocche tu tiene
e ciente voce ‘e femmene
e ‘e mascule e ‘e creature,
ciente voce pe’ ddicere
ca ssì, ca nno, ca tiene
paura, ca me vuo bbene
ca sî ggelosa…
Ma i’ sulo na penna
pe’ scrivere sti ccose.

* * *

Anagramma

20 milligrammi di anafranil
tra la seconda e la terza di lorazepam.
Un ottavo di mirtazapina al riposo
per stare forti e sereni al mattino.
L’assenza ha il peso
di poco più di un grammo
di qualche medicina amara.
Stamattina ho scoperto
che l’anagramma di mirtazapina
contiene il nome Mara.

* * *
Cancellare

I mozziconi sporchi di rossetto
che le morbide mani riponevano
semispente sui tavoli del bar
in vitrei posaceneri.
Gli scuri occhiali da sole intarsiati
che portavi sul naso sbarazzina
a copertura dei grandi occhi chiari
nei quali si leggeva ogni pensiero.
E poi i silenzi, i tuoi lunghi silenzi
improvvisi, giganti, imprevedibili
durante i quali mi guardavi
e mi prendevi la mano impaurita.
Sono queste le cose, mia rosa,
che non saprò mai più cancellare.

* * *

M.a.M

Occhi neri, occhi rari come perle
imbrunite dal sale, dalla sabbia,
nane brune che il fuoco delle stelle
che un tempo erano soli rossi e arancio
ha spento inesorabile. Occhi neri
che adesso sono i miei, dentro l’azzurro,
dentro il violaceo delle occhiaie stanche
dentro il bianco dei miei ricordi persi
nella neve che copre la memoria.
Occhi candidi, occhi sporchi, occhi
persi, i tuoi, come i miei, nel passato
nel tempo ch’era nostro e adesso è mio
e tuo, e suo, e loro. Occhi di pece
di petrolio, oro nero, occhi di lutto
e di amore sottratto alla cinèrea
polvere. Occhi di carbone, d’ebano
occhi d’inchiostro, stasera, Michele.
Occhi i tuoi come il buio delle sere
che passo in silenzio, nel silenzio
delle cose gridate, che il cuore
non sente e gli orecchi non vedono
e gli occhi, i tuoi, Michele, i tuoi occhi
accesi come perle e rari come
stelle e innevati come il petrolio
e fumanti come l’inchiostro, e spenti
come l’azzurro dei miei anni.

* * *

Da Sonetti

Verba volant

verba volant
scripta manent
etsi volant
tamen manent
scripta volant
verba manent
semper volant
nempe manent
sunt qui dicunt
falsum esse
etiam dicunt
dubium esse
alii dicunt
certum esse

5 Commenti

  1. Una poesia reale, con un linguaggio vero, non distante per sembrare insensatamente originali (come molti); una poesia impregnata di vissuto, di ricordi sensoriali…

  2. Delle parole potenti, sentite e che penetrano nell’anima. Si ha l’impressione di leggere versi scritti con il cuore prima che con la penna.

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daniele ventre
Daniele Ventre (Napoli, 19 maggio 1974) insegna lingue classiche nei licei ed è autore di una traduzione isometra dell'Iliade, pubblicata nel 2010 per i tipi della casa editrice Mesogea (Messina).