Di non sapere infine a memoria

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di Vito Bonito

canto dei bambini monocellulari

gli organismi monocellulari
sono la forma di vita
di maggior splendore

un’esistenza parassitaria
che non ha bisogno alcuno
di svilupparsi ulteriormente

senza cervello              senza nervi
immortali                     perfetti

solo ciò che è perfetto
non continua a svilupparsi

lo sviluppo non è altro
che un indice di imperfezione

e allora bisogna
pensare in grande
andare oltre
la striminzita misura umana

la morte non finisce mai
la morte finisce

me l’ha detto mia mamma
quando è morta per la sesta volta

anche il frigorifero muore spesso
di notte lo sento cantare
ogni notte

– i bambini sono i fiori della vita
e la terra dei ricordi
è fior che si consuma –

tutti amano i bambini
noi nuotiamo nell’aria
e abbiamo visto il bruco
prendere il colore delle foglie

da ciò abbiamo capito
che iddio non esiste

e ora crediamo
crediamo

in luce da luce per ogni lucissima
luce crediamo

alle meduse al ronzio

abbiamo sempre la febbre
ci brucia preghiamo                 sangue
dalle nostre teste di ferro

nessuno sa dirci                       nessuno
quale ipotesi di felicità
gli uomini hanno sognato

prima di morire

Koba e il grande timoniere guardano la tv

1980 –

I

– ero un uomo di chiesa

un mistico un sensore
di stelle galassie
orbite rivoluzioni
parlavo parole altrui

per tutti sognavo
meravigliosi giorni bui

ho vissuto dentro un ascensore
della vita l’ultimo pastore

su e giù dentro la storia
sovranamente fiero
dell’umana gloria –

II

– coi piedini dentro il ghiaccio
e senza comunione –

si insegnano ai malati
le arti belle

soffocato il respiro
si vedon le stelle

III

– la vita è diventata
più allegra

ho ucciso
i miei giganti immaginari
le scimmie e i serpenti

sessanta bambini
ho fatto arrestare

con l’accusa celestiale
di odiarmi
come bianchi angioletti
contro
rivoluzionari
al servizio
si sa
del fantasma capitale

altri ne ho condannati
e poi riabilitati
a una vita senza alcolici
ed occhiali

respirare…
l’unico tormento –

imperscrutabili sono il mondo
Koba
e il firmamento

IV

– i morti arrecano benefici
possono fertilizzare il terreno –

– volevo imparare il ricamo
ho fatto i pediluvi
ho pregato –

V

– i ricordi dell’infanzia
non li porteranno
a recare aiuto
là dove regna la tristezza
il dolore –

disse il giardiniere                    al timoniere

il timoniere annuì
– Sì dolce
del disìo il tormento –

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francesca matteoni
Sono nata nel 1975. Curo laboratori di tarocchi intuitivi e poesia e racconto fiabe. Fra i miei libri di poesia: Artico (Crocetti 2005), Tam Lin e altre poesie (Transeuropa 2010), Acquabuia (Aragno 2014). Ho pubblicato un romanzo, Tutti gli altri (Tunué, 2014). Come ricercatrice in storia ho pubblicato questi libri: Il famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell’Inghilterra moderna (Aras 2014) e, con il professor Owen Davies, Executing Magic in the Modern Era: Criminal Bodies and the Gallows in Popular Medicine (Palgrave, 2017). I miei ultimi libri sono il saggio Dal Matto al Mondo. Viaggio poetico nei tarocchi (effequ, 2019), il testo di poesia Libro di Hor con immagini di Ginevra Ballati (Vydia, 2019), e un mio saggio nel libro La scommessa psichedelica (Quodlibet 2020) a cura di Federico di Vita. Il mio ripostiglio si trova qui: http://orso-polare.blogspot.com/

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