Articolo precedenteI poeti appartati: Francesca Canobbio
Articolo successivoPausa merda

Overbooking: Omar Viel

Nota

di

Massimo Rizzante

“Il romanzo breve di Omar Viel è un’eccezione nel panorama italiano. Anzi, non sembra proprio un romanzo italiano. Non ci sono morti ammazzati, né commissari, né il tipico colore locale a tinte forti delle nostre faide, né quello a tinte pastello delle nostre genealogie famigliari tanto Kitsch quanto amate dall’import-export editoriale. Il cosmopolitismo non è un valore, ma lo diventa se, in un certo momento storico, il provincialismo letterario di una nazione si vanta di avere l’esclusiva su quella che di solito viene definita “la rappresentazione della realtà”. Come se la realtà fosse l’oggetto esclusivo del romanzo, e non invece l’esistenza dei singoli personaggi che di quella realtà cercano di sperimentare le molteplici possibilità.“


di Omar Viel
“Presero alloggio fuori hora. Due letti, un fornello elettrico e, oltre il giardino, quell’isola custode di meraviglie. Ace affittò uno scooter, Luna si occupò delle provviste. Visitarono spiagge e promontori, salirono e discesero le chine di quell’isola arenata come un cetaceo sulle secche del Mediterraneo.
Solo al tramonto si resero conto che Mick non era più nei loro pensieri.
Ace, dopo settimane di apatia seguite alla causa di divorzio, sentiva di nuovo battere nel petto i tamburi dell’esaltazione. Umile, curioso, si interessava alle conchiglie corrose dal salso, ai ciottoli levigati, alla leggerezza oracolare dei rami spezzati che affioravano dalla sabbia.
Presero l’abitudine di frequentare un ristorante del porto, dove pranzavano con mezedes e ctapodaki. Poi, la sera, si stendevano dove capitava, nel baricentro delle costellazioni, gli occhi fissi sul fulcro della galassia, finché Luna puntava il dito verso la stella che annunciava l’alba.
Con il passare dei giorni il corpo della ragazza si fece più muscoloso. Era possibile che Ace conservasseancora gli album per schizzi su cui annotava le misure di quel fisico. L’equilibrio delle forme nascondeva una regola e lui sapeva dove trovarla. Almeno finché Luna non smetteva di fargli da modello, si alzava e riprendeva a camminare. Allora lo stupore di Ace andava oltre ogni spiegazione, oltre ogni scienza. Le forme perdevano la loro armonia normativa e il canone si sviluppava in meccaniche imprevedibili.
Trascorsero sull’isola sei settimane. Nei giorni di mal tempo, quando il mare schiumava in una luce incostante, dedicavano intere giornate alla ricerca di Mick. Nessuno dei due pensò mai di chiedere al porto se da quelle parti si fosse visto un inglese con la pipa e i capelli rossi. Probabilmente si aspettavano di incontrarlo in un oliveto o seduto su una roccia, il Lexicon di Roscher posato sulle ginocchia, sfogliato dal vento. Non si preoccuparono nemmeno di nascondere a se stessi che cercarlo era solo un modo per rivedere una strada già percorsa nella luce sbagliata, un panorama invisibile dalla dorsale o il punto più impervio per osservare il tramonto. Se fossero stati una coppia di entomologi, si sarebbero limitati a cercare Mick Hornby sotto un sasso.
Mick, in realtà, non si era spinto a Lipsí. Non aveva nemmeno pensato seriamente di andarci. A Mykonos era balzato da un letto all’altro, immaginando che ogni amante occasionale fosse un barbaro superbo e balbettante, prostrato davanti ai suoi lombi di ellenista. Si era dimenticato di aver parlato con Ace. Londra era lontana e lui si sentiva in pace con se stesso. Aveva pensato persino di adottare un nuovo nome, Cleobi o Bitone – sì, il sereno Mick Hornby come Bitone, ma soltanto fino a sera, prima di scivolare nelle oscurità del mito e trasformarsi in un Atride, truce e infantile.
Dopo la telefonata, era rimasto a Mykonos solo un’altra settimana. Sei giorni in tutto, il tempo di imbarcarsi sul volo per casa in compagnia di un’infezione che in quegli anni seminava il panico tra gli dèi, senza spegnere la sete di Afrodite.”

 

 

Print Friendly, PDF & Email

articoli correlati

La vie en bleu ( France): laboratorio di scritture

di effeffe
Dossier a cura di Giulia Molinarolo, Patrizia Molteni, Francesco Forlani, Wu Ming 2, con la partecipazione degli “scrittori” dell’atelier condotto da Wu Ming 2 e sostenuto dalla Consulta per gli emiliano-romagnoli del mondo su un progetto di Alma Mater, UniBo. Racconto fotografico di Sergio Trapani

Colonna (sonora) 2023

di Claudio Loi
Come ogni anno eccoci alle solite classifiche, un’operazione che non serve a nulla e proprio per questo indispensabile. Un giochino che serve – così spero - a tenere viva una passione che a sua volta ci tiene vivi e a continuare a divertirci ascoltando musica, cercando di cogliere i nuovi fremiti che arrivano dalle diverse parti del mondo conosciuto.

Lost in translation

di Francesco Forlani
Manuel Cohen che mi aveva voluto nell'antologia mi chiese di provvedere alla traduzione in italiano dei testi scritti in furlèn, nel mio idioletto come del resto ogni poeta aveva fatto per le proprie composizioni in dialetto. È stata la sola volta in cui ho tentato di autotradurmi e sinceramente non so se l'esperimento sia andato a buon fine

Così parlò Malatestra

di Errico Malatesta
Ma è possibile abolir la famiglia? È desiderabile? Questa è stata, e resta ancora, il più gran fattore di sviluppo umano, poiché essa è il solo luogo dove l'uomo normalmente si sacrifica per l'uomo e fa il bene per il bene, senza desiderare altro compenso che l'amore del coniuge e dei figli.

Diaporama

di Enrico De Vivo
La sera del 15 settembre 2022 Salvatore Cuccurullo, maestro di pianoforte di Angri ed emigrato in Veneto circa vent’anni fa per insegnare, stava morendo in un ospedale di Vicenza. Dopo aver ricevuto la notizia, ho trascorso la serata fino a tardi a guardare le sue foto

Limina moralia: Méli Mélo

di Francesco Forlani
Com’è possibile che tra il XIX e il XX secolo, mentre in tutta Europa nascevano i grandi classici, in Italia esce solo un romanzo considerato degno di nota, "I promessi sposi" di Manzoni? Si parte da questa affascinante anomalia per ricostruire il complesso rapporto tra letteratura e musica, delineando i contorni d'una invenzione made in Italy: il melodramma.
francesco forlani
Vivo e lavoro a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman . Attualmente direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Spettacoli teatrali: Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet, Miss Take. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Métromorphoses, Autoreverse, Blu di Prussia, Manifesto del Comunista Dandy, Le Chat Noir, Manhattan Experiment, 1997 Fuga da New York, edizioni La Camera Verde, Chiunque cerca chiunque, Il peso del Ciao, Parigi, senza passare dal via, Il manifesto del comunista dandy, Peli, Penultimi, Par-delà la forêt. , L'estate corsa   Traduttore dal francese, L'insegnamento dell'ignoranza di Jean-Claude Michéa, Immediatamente di Dominique De Roux
Print Friendly, PDF & Email
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: