«Dio ti ha morso la gola». Teologia elettrica

di Giorgiomaria Cornelio

 

«La natura vivente deve operare

in sé un’operazione elettrica»

Václav Prokop Diviš

Voce: parla Jeoffrey, il gatto del poeta Christopher Smart, confinato nella Mr Potter’s madhouse.

Perché considero il mio padrone Christopher. Perché in primo luogo non si pulisce le pulci del cervello. Perché in secondo luogo non guarda solo in alto. Perché mi fissa come un foro nel muro. Perché venera quel foro e allora non gli serve uscire dalla stanza in cui è richiuso. Perché piuttosto graffia la pagina con le unghie spuntate e crede di suonarle alla maniera delle pietre. Perché le sue orecchie non pungono come le mie. Perché è docile, e poi indocile. Perché prega. Perché mangia pane secco e non lo sputa come fanno i vecchi gatti di strada, e se il cibo non basta lo divide comunque. Perché dimentica il nome delle cose ma non il modo in cui puzzano. Perché questo lo ha appreso da me. Perché è tenace e maestoso come la sua tristezza. Perché l’affare della sua tristezza è soltanto un momento della gioia, e io lo so quando aspetto che la ciotola si riempia un’altra volta di latte. Perché per trentatré volte fa il giro di ogni cosa prima di descriverla. Perché ha un odore di carbone ma non l’ho mai visto annerito. Perché rotola le parole per farle funzionare, e così fanno tutti i poeti. Perché anche lui è un misto di gravità e scherzo. Perché si lascia avvicinare quando trema. Perché una volta ha toccato il mio pelo e il suo cuore ha fatto un salto. Perché da allora mi accarezza come se cercasse una scossa. Perché mi chiama corrente o fuoco elettrico. Perché sono il suo unico amico. Perché fa versi che nessuno capisce ma io sì. Perché ogni secolo ha almeno un poeta. Perché anche lui ora è dei poveri del Regno e così infatti lo chiamo per benevolenza perpetuamente qui dentro nella stanza chiusa – Povero Christopher! Povera bestia! Dio ti ha morso la gola e ora siamo in due a miagolare.

3 Commenti

  1. Non si discosta molto dal modello di Smart, che è altissimo e commovente (e molto divertente). Un garbato omaggio.

  2. Tocca quello che cerco. Lambisce come una preghiera. E’ costante. Come balsamo. Come vino buono.

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Giorgiomaria Cornelio
Giorgiomaria Cornelio
Giorgiomaria Cornelio è nato a Macerata nel 1997. È poeta, scrittore, regista, performer e redattore di «Nazione indiana». Ha co-diretto la “Trilogia dei viandanti” (2016-2020), presentata in numerosi festival cinematografici e spazi espositivi. Suoi interventi sono apparsi su «L’indiscreto», «Doppiozero», «Antinomie», «Il Tascabile Treccani» e altri. Ha pubblicato La consegna delle braci(Luca Sossella editore, Premio Fondazione Primoli), La specie storta (Tlon edizioni, Premio Montano, Premio Gozzano), L’Ufficio delle tenebre e il saggio Fossili di rivolta. Immaginazione e rinascita (Tlon Edizioni). Ha curato il progetto Ogni creatura è un popolo (NERO Editions)e per Argolibri, l’inchiesta letteraria La radice dell’inchiostro. La traduzione di Moira Egan di alcune sue poesie scelte ha vinto la RaizissDe Palchi Fellowship della Academy of American Poets. Con le sue opere ha partecipato a festival e spazi come Biennale Venezia College, Mostra internazionale del nuovo cinema, Rencontres internationales paris/berlin, Centrale Fies. È il vincitore di FONDO 2024 (Santarcangelo Festival), uno dei direttori artistici della festa “I fumi della fornace” e dei curatori del progetto “Edizioni volatili”. È laureato al Trinity College di Dublino e dottorando allo Iuav di Venezia.
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