Libro delle coniche e delle angolature

Immagine di StockSnap da Pixabay

di Danilo Paris

Dimmi ora in compagnia o a fianco di chi vivi,
ti dirò chi sei; descrivi il tuo doppio, il tuo angelo
custode o parassita, vedrò la tua identità.
Michel Serres, Atlas

I.

Adesso è l’ora di /nessuna voce
ha messo i sigilli sulle matrici in fila sul limite
le coppe del versatore/
ci riempie fino all’orlo quei loro nostri incontri
una splendida pellicola, spiluccata
qui sui nasi / le sue immagini sdoppiate
nella buccia/ essiccata riproduce il primo verso,
de-estinzione al dito sulla traccia
precede l’era dei ghiacci, mi linka il salmo sul palato
in nuova genesi, lo fa direttamente sulla cellula,
sul fossile che non c’è ancora. Forse una maniera
di trasformare ancora-vivi in già-fossili, un modo di guardare
a questi corpi come fibra-copia per la prosa vegetale.

II.

Su ognuno dei voti. Piccoli e depositati nelle nicchie.
Con le mani del vasaio ora prende
posto un dentro vuoto sortilegio- corteccia o specchio-
scollatura che si attacca fino al lembo delle cose, come il fiore
a mazzi, salvato a spaccatura e il teschio del re reietto o il capo
a stracci sfatti a schiodo per il piombo, è un punto stirato a curva
l’inflessione della piega/ senza tocco l’ambiente in cui corregge
il tiro a una colonna/ la distanzia per l’ingresso ai tramutati
gli scolonnati ||||
la serie alternata delle coniche al suo visore- tabulato
<immagine>
<immagine> / le arcate più in dettaglio in resa al suo tributo sullo spazio/
<immagine>
<immagine> / le firme fatte in dieci sussurrando sulle pietre, accovacciati
saltare, arrampicarsi e poi di nuovo intorno a un buco/ per le parti
rovesciate al suo rigetto, è solo un’altra inflessione che si fa per il calcolo
su un arco di cerchio in caduta sulla linea ___dei punti razionali-
<immagine> /definire le arcate circolari e
aggiungere un’altra cunetta/ per un totale di cinque spazi- per le serie convergenti/
distaccare la cosa dal gruppo in cerca di descrizione per far carte
senza spolpare/ dall’osso la sua icona
dove il resto del reale stona col simbionte/ un pezzo di scavo o del liceo
che ti cavi nell’unghia/ bagna il suo vacante, l’oggettile esteso in un calco continuo
la presa dei detriti in clausura all’inerente [il meta da soma inviluppato nella serie].

III.

E nella groppa dei suoi innesti ora scola/ filo a filo/ il suo vortice sdoppiato
e senza buche, senza tasche per chi bussa/
tutti gli ordini e le masse dei passanti per la Porta scontornata/
del tutto identica a una porta più piccola da cui non passa Fuori/
il somigliante non è entrato. È già dentro, per la cosa stessa//////

ad ogni perimetro senza timbro sulla sostanza termale/
e per ogni Cetera dei suoi specchi in rivoli di latte tracciato di gesso e carbone
e i sovrappiù nel libro delle transumanze, per eccedere filatori e carristi
e non corrispondergli in qualcuno che andava cercando/
il versatore tumula il credito di spugna in algoritmo di Anticitera.
È un codice binario per il genio accompagnatore che non molla la sua presa.
Nessuno prova orrore stando fuori nel vederci in assenza di ombelico.
Noi però ci vediamo. Dallo stesso pungolo mi prende le sue dita
dalle mie stesse dita/
lo vedo scrosciare sui gruppi in corsa e i tessuti rammendati quando io ci corro dietro con i sacchi dei sonagli e i più piccoli vicini/
lo vedo premere un bottone e spegnere il mondo.

Testo: Danilo Paris- Immagine: Archivio Lucido

articoli correlati

Dissonanze ballardiane nella poetica dei This Heat

di Stefano Spataro
Ballard aveva capito che il mondo del dopoguerra era diventato un flusso di eventi impossibile da mettere a fuoco. Horizontal Hold lo traduce in forma sonica

Provare a capire

di T.T.
Il fatto è questo: non c'è nessuna storia se non quella di un silenzio. Non parlare, non ricordare, non tramandare. Arrivando in Italia mio padre ha tentato di ricostruirsi, di essere altro, di dimenticare

La parola prodromi

di Davide Rigiani
Ecco una storia ispirata a fatti che mi sono realmente accaduti. È una cosa ambientata nel mondo della sanità italiana, quindi è comunque un po’ fantasy

«Le porte di ferro» di Stefano Terra

di Stefano Terra
Due amici del Tribune mi avevano affibbiato il nome di “riduttore”: quando capitava qualche grosso avvenimento, venivo incaricato scherzosamente di normalizzarlo

Discorso di Noè ai due liocorni

di Luca Bonalumi
"Noè, sei sicuro che non ci tieni qui a morire solo perché siamo due liocorni maschi innamorati? Forse ti vergogni di averci a bordo?"

L’Autarchia è un piatto freddo

di Marco Garbin
L’intollerante ignora che un piatto come la polenta, oggi vessillo d’autarchia padana, è l’erede del tlaolli azteco e non esisterebbe senza il mais giunto dalle sponde del Messico delle Americhe
davide orecchio
davide orecchio
Scrittore e giornalista. Vivo e lavoro a Roma. La maggior parte dei miei romanzi e racconti tradisce un certo interesse per la storia, ma una minoranza si rifiuta di farlo. Testi inviati per la pubblicazione su Nazione Indiana: scrivetemi a: d.orecchio.nazioneindiana(at)gmail.com. Non sono un editor e svolgo qui un'attività, per così dire, di "volontariato culturale". Provo a leggere tutto il materiale che mi arriva, ma deve essere inedito, salvo eccezioni motivate. I testi che mi piacciono li pubblico, avvisando in anticipo l'autore. Riguardo ai testi che non pubblico: non sono in grado di rispondere per mail, mi dispiace.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: