Il club del lettore: Enzensberger, Pintor, Susani

New York Public Library Archives, The New York Public Library. “Books discharged here, Books charged here” The New York Public Library Digital Collections. 1875. https://digitalcollections.nypl.org/items/b5def120-c5b2-012f-2487-58d385a7bc34

di Davide Orecchio

Diceva il saggio: “I refuse to join any club that would have me as a member”. Ma questo club di lettura ha un solo membro, e mi tocca accettarlo. È lui a dettare le regole riguardo la scelta dei libri dei quali brevemente e intempestivamente (una volta al mese… una volta all’anno…) parlare; e non è detto che siano freschi di stampa.

Hans Magnus Enzensberger
La breve estate dell’anarchia. Vita e morte di Buenaventura Durruti (1971), Feltrinelli 1973 (e varie, altre edizioni)

Un classico che volevo leggere da anni ma è stato un programma radio dedicato a Goffredo Fofi, dopo la sua morte, a ricordarmi di farlo. Fofi si lasciò ispirare dal saggio narrativo di Enzensberger e ne adottò il metodo in L’avventurosa storia del cinema italiano. In effetti Enzensberger è un maestro (anche) di un genere, la letteratura documentale, il racconto della Storia attraverso tessere, testimonianze, materiali editi, interviste, che trova un pilastro in questo ritratto dell’eroe anarchico spagnolo Durruti: la sua vita e morte raccontate da una miriade di voci. Se le fonti sono per forza datate, quel metodo è ancora esemplare, e molti anni dopo Enzensberger l’avrebbe replicato in Hammerstein oder Der Eigensinn (2009). Non solo una grande lettura, ma un manuale di scrittura.

Luigi Pintor
La vita indocile (2015), Bollati Boringhieri 2025

Dieci anni fa l’editore raccolse in un solo volume le prose autobiografiche del fondatore del manifesto, da Servabo (1991) a I luoghi del delitto (2003). Una lunga vita attraverso la guerra, la Resistenza, il comunismo, la politica, il giornalismo, le passioni e i lutti del privato, ma raccontata in levare, senza fare un solo nome. Un resoconto per allusioni. Ora, nel centenario​​​ della nascita di Pintor, il volume torna in una nuova edizione. Sulla rarefazione e l’ellissi della prosa autobiografica in Pintor proverò a ragionare ancora, con più spazio e tempo, qui o altrove, perché l’opera mi sembra storicamente, e non solo letterariamente, cruciale. Se ci pensate bene, questo libro è un extraterrestre. Lo è in quanto memoria comunista, sin dal primo momento in cui è uscita negli anni Novanta. I comunisti hanno molto frequentato il genere autobiografico, credo mossi dalla convinzione di essere protagonisti della Storia, anzi portati e portatori di Storia, quindi una storia da esporre, e facendo tutti i nomi, indicando le date, raccontandola tutta. L’operazione di Pintor è opposta e quindi, ancora oggi, perturbante e misteriosa. Ma l’extraterrestre parla anche all’autobiografismo e all’autofiction di questi anni, e oppone l’argomento del proprio pudore. Guardando nello specchio di questa scrittura molti autori potrebbero verificare la propria.

Carola Susani
Il dio delle genti, minimum fax 2025

A proposito di extraterrestri, Susani conclude la trilogia nella quale appare sempre il misterioso Italo Orlando con un affascinante romanzo (non il suo primo di questo genere) scritto dal punto di vista dei bambini, o meglio di una bambina che poi diventa ragazza e che racconta (rievoca) una storia sì di bambini (le vittime) ma anche di adulti (gli assassini). Un terremoto, il crollo di una palestra, il cemento mescolato alla sabbia, la morte di molti ragazzini… Non c’è nulla che si possa davvero spiegare. Come se questo Paese, con le sue storie, avesse un fondo, una feccia, inesplicabile. Se costruisci un edificio sulla sabbia, e condanni a morte i tuoi stessi figli, sarai per sempre un enigma, e solo una fiaba potrà raccontarti, e solo la presenza fantasmatica di una creatura extraterrestre potrà illuminare la tua oscurità. È un libro profondamente italiano. “Attaccati ai miei capelli, i bambini morti pendevano, tutti in fibrillazione”.

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davide orecchio
davide orecchio
Scrittore e giornalista. Vivo e lavoro a Roma. La maggior parte dei miei romanzi e racconti tradisce un certo interesse per la storia, ma una minoranza si rifiuta di farlo. Testi inviati per la pubblicazione su Nazione Indiana: scrivetemi a d.orecchio.nazioneindiana@gmail.com. Non sono un editor e svolgo qui un'attività, per così dire, di "volontariato culturale". Provo a leggere tutto il materiale che mi arriva, ma deve essere inedito, salvo eccezioni motivate. I testi che mi piacciono li pubblico, avvisando in anticipo l'autore. Riguardo ai testi che non pubblico: non sono in grado di rispondere per mail, mi dispiace.
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