Elba Book Festival: navigare oltre gli stereotipi

di Claudia Mirrione

Torna Elba Book. Giunto alla dodicesima edizione, il festival conferma la sua vocazione originaria: essere una rassegna dedicata all’editoria indipendente e alla difesa della bibliodiversità. Da martedì 21 a venerdì 24 luglio, il borgo di Rio nell’Elba ospiterà incontri, presentazioni e dibattiti con scrittori, editori, giornalisti e artisti. Il filo conduttore di questa edizione è “Naviganti”, una parola che racchiude la condizione stessa dell’uomo: l’essere sempre in movimento tra mari reali e metaforici, alla ricerca di conoscenza, trasformazione e nuovi orizzonti. Dal viaggio di Ulisse alle rotte migratorie del Mediterraneo, il navigante diventa una figura letteraria ma anche politica, capace di interrogare il nostro presente. Fil rouge che attraversa tutte i palinsesti del 2026 delle manifestazioni appartenenti alla Rete Pym.

Intervisto il direttore artistico Marco Belli.

Il tema di quest’anno di Elba Book è “Naviganti”: un concetto che riguarda il viaggio come esperienza umana, conoscitiva e politica. Da Ulisse ai migranti delle rotte mediterranee, il viaggio è anche un tema profondamente contemporaneo. Nel programma trovano spazio dibattiti dedicati all’associazione Mediterranea, alle sfide della Global Sumud Flottilla e alle fragilità della giustizia internazionale. Di fronte a una politica europea e mondiale sempre più attratta dal concetto di sostituzione etnica e sempre più propensa a normalizzare il tema della re-migrazione, quale ruolo può assumere oggi un festival culturale nel costruire uno spazio di confronto e riflessione?

«Un festival culturale oltre che prendere posizione, deve assumersi la responsabilità di creare le condizioni per una discussione pubblica informata, critica e plurale. Deve farsi atto di resistenza contro la semplificazione per restituire complessità ai fenomeni in luoghi fisici deputati alla discussione come le piazze. Elba Book ha sempre voluto dare voce a esperienze inascoltate che spesso restano ai margini del discorso pubblico. Gli incontri dedicati a Mediterranea, alla Global Sumud Flotilla e alla giustizia internazionale non servono a dare risposte definitive, ma per aprire domande, mettere in dialogo prospettive diverse e riflettere sul significato dei diritti, della solidarietà e della responsabilità civile e collettiva. Se il viaggio è apertura verso lo stupore dell’ignoto, allora un festival dedicato ai “Naviganti” può diventare esso stesso un luogo di attraversamento di una molteplicità di visioni, storie e coscienze».

Venerdì 23, Elena Stancanelli terrà una lectio magistralis dedicata a Jack London, uno scrittore che prima di raccontare il mondo lo ha attraversato. Marinaio lui stesso, ci lascia tantissimi racconti e romanzi legati al mare e anche un vero e proprio diario di viaggio, La crociera dello Snark, in cui narra il lungo viaggio che lui e sua moglie intrapresero nel 1907 attraverso il Pacifico mediorientale. Però Jack London è stato soprattutto un grande narratore che con le sue storie piene di avventure, di colpi di scena, di azione ha solleticato e continua a solleticare la fantasia di grandi e adolescenti. In un’epoca dominata dagli schermi, cosa significa tornare all’idea della letteratura come esperienza?

«La letteratura credo che sia soprattutto esperienza del corpo all’interno dello spazio fisico; tornare a Jack London significa riscoprire una letteratura che non è semplice intrattenimento: i suoi romanzi mettono in cammino il lettore: lo portano dentro paesaggi estremi, lo costringono a confrontarsi con la paura, con il desiderio di libertà e con le grandi domande sull’esistenza. Credo che oggi ci sia un bisogno crescente di questo tipo di esperienza. Abbiamo bisogno di percorrere i luoghi della letteratura per decifrarne i corrugamenti, le discontinuità per evocarne i fantasmi. Gli schermi ci offrono uno scrolling perpetuo di immagini superficiali e informazioni asettiche, la lettura conserva una qualità unica: richiede tempo, immaginazione e partecipazione attiva. Elba Book Festival e la Rete Pym (una rete di festival italiani nata nel 2018 di cui siamo co-fondatori) continuano a investire nella lettura come esperienza condivisa. Non solo un momento individuale, ma un’occasione di incontro pubblico in cui i libri diventano strumenti per comprendere meglio noi stessi e la realtà attorno a noi».

Per raccontare London è stata scelta una grande narratrice contemporanea come Elena Stancanelli. Una lectio magistralis non è una semplice presentazione, ma un’interpretazione critica dell’autore: quale viaggio vi aspettate che Stancanelli proponga al pubblico dentro la vita e l’opera di London?

«Ci aspettiamo che la sua non sia una semplice rilettura biografica o letteraria, ma un attraversamento dell’immaginario di London per metterne in luce la straordinaria attualità. Elena Stancanelli ha la capacità di intrecciare letteratura e contemporaneità, mostrando come i grandi classici continuino a interrogarci sulle questioni essenziali del nostro tempo. Sarà quindi un viaggio dentro l’opera di London, ma anche dentro le tensioni che la attraversano: il desiderio di libertà, il rapporto tra individuo e collettività, la ricerca di un’identità, il conflitto tra civiltà e natura, tra giustizia e sopraffazione».

Come ogni anno Elba Book riserverà uno spazio alle scuole superiori. È prevista infatti la presentazione del laboratorio degli studenti del liceo “R. Foresi” di Portoferraio dedicato a I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift, in dialogo con i sindaci elbani. Swift, attraverso Gulliver, costruisce una critica radicale ai sistemi di potere e invita a osservare la realtà da una prospettiva diversa, prima tra i lillipuziani, poi tra i giganti che guardano con distanza e ironia la presunta superiorità della civiltà europea. I giovani, attraverso la loro lettura del presente, possono rappresentare una voce critica nei confronti dell’establishment. Quanto è necessario oggi ascoltare queste voci e quale segnale vuole dare Elba Book Festival rispetto alla partecipazione delle nuove generazioni alla vita politica e sociale?

«Abbiamo sempre mantenuto un forte legame con il mondo della scuola anche perché molti di noi organizzatori sono insegnanti. Crediamo che i giovani non rappresentano soltanto il futuro, ma sono il nucleo portante del presente. La loro capacità di mettere in discussione ciò che appare acquisito dai noi vecchi, di leggere il mondo con sensibilità diverse e di interrogare con radicalità  le istituzioni è una risorsa fondamentale per qualsiasi società che si vuol chiamare democratica. Abbiamo sempre promosso il confronto tra generazioni perché crediamo che sia uno degli strumenti più efficaci per comprendere i cambiamenti in corso di natura sociale, politica e ambientale. La cultura può svolgere un ruolo decisivo proprio perché offre strumenti per interpretare la complessità, sviluppare spirito critico e immaginari alternativi. Elba Book Festival vuole dare un segnale chiaro in questa direzione: non considerare i giovani come semplici consumatori di un’offerta culturale, ma come interlocutori e protagonisti».

All’interno di Elba Book si terrà l’undicesima edizione del Premio Lorenzo Claris Appiani per la traduzione, istituito dalla famiglia Appiani in collaborazione con l’Università per Stranieri di Siena, in ricordo del giovane avvocato elbano ucciso nel 2015 al Palazzo di Giustizia di Milano. Quest’anno la lingua scelta è il neogreco, considerato nella continuità di una storia linguistica e culturale millenaria. Perché questa scelta e perché è importante guardare a una lingua non come a un reperto del passato, ma come a un organismo ancora vivo?

«Il greco è stato scelto dal nostro comitato tecnico di cui andiamo da sempre estremamente fieri. Abbiamo avuto anche quest’anno, grazie a Ilide Carmignani, la possibilità di annunciare in anteprima al Salone del Libro di Torino i vincitori del premio proprio allo stand della Grecia che è stato il paese ospite 2026. Le lingue non sono semplicemente strumenti di comunicazione, ma luoghi in cui si sedimentano memoria e visioni del mondo. Il greco, nella sua continuità tra antico e moderno, rappresenta in modo esemplare questa dimensione: una lingua che attraversa i secoli senza interrompere il proprio dialogo con l’oggi, capace di conservare una straordinaria eredità culturale continuando al tempo stesso a evolversi. Il Premio Lorenzo Claris Appiani nasce proprio da questa convinzione: valorizzare la traduzione come pratica del dialogo e di apertura verso l’altro. Dedicare l’edizione di quest’anno al greco significa riconoscere il valore di una tradizione mediterranea che continua a parlare al nostro tempo e ribadire che la cultura non è mai qualcosa di immobile, ma un patrimonio che si rinnova ogni volta che viene letto, interpretato e condiviso».

Elba Book rappresenta da sempre un luogo della bibliodiversità, dove trovano spazio editori indipendenti, prospettive differenti e forme diverse di produzione culturale. La bibliodiversità può essere letta però anche in senso storico: quest’anno verrà presentato alla cittadinanza il ritrovamento dello studioso tedesco Peter Zahn, che nel 1991, durante lo studio degli Statuta Rivi, individuò nella legatura del codice un frammento delle Enarrationes in Psalmos di Sant’Agostino, contribuendo con nuove varianti alla storia testuale dell’opera. Codici, manoscritti, decifrazioni delle scritture antiche e apparati critici sembrano spesso appartenere a un mondo distante dalla contemporaneità, quello degli specialisti e dei filologi. Quale rapporto ha il festival con il mondo classico e perché ritiene importante restituire alla comunità cittadina una scoperta di valore scientifico internazionale?

«Abbiamo voluto dedicare l’ultimo giorno del festival alla comunità di Rio nell’Elba, un luogo con una storia affascinante ancora poco conosciuta dal grande pubblico. Quando nel 2014 abbiamo incominciato a pensare alla prima edizione di un festival dedicato all’editoria indipendente italiana abbiamo voluto costruirlo su misura per il paese mettendoci in ascolto del suo genius loci. Ci siamo poi concentrati sul concetto di bibliodiversità che non significa solo dare spazio a una pluralità di editori e testi, ma anche riconoscere che la miniera culturale di un territorio è composta da elementi di epoche diverse che continuano a dialogare tra loro. La cultura contemporanea non nasce dal nulla: si alimenta continuamente della riscoperta, della rilettura e della trasmissione di testi che ci hanno preceduto. Inoltre Elba Book Festival nei suoi dodici anni di storia ha sempre cercato di costruire un ponte tra il rigore della ricerca e il pubblico più ampio. Crediamo che il sapere accademico non debba rimanere confinato nelle università o nei convegni specialistici, ma possa diventare patrimonio condiviso nelle piazze quando viene raccontato con chiarezza e passione. Restituire alla comunità elbana una scoperta di valore scientifico internazionale significa anche valorizzare il territorio come luogo di cultura e di memoria, mostrando come un documento conservato sull’isola possa dialogare con la storia della tradizione manoscritta europea».

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Giorgiomaria Cornelio
Giorgiomaria Cornelio
Giorgiomaria Cornelio è nato a Macerata nel 1997. È poeta, scrittore, regista, performer e redattore di «Nazione indiana». Ha co-diretto la “Trilogia dei viandanti” (2016-2020), presentata in numerosi festival cinematografici e spazi espositivi. Suoi interventi sono apparsi su «L’indiscreto», «Doppiozero», «Antinomie», «Il Tascabile Treccani» e altri. Ha pubblicato La consegna delle braci(Luca Sossella editore, Premio Fondazione Primoli), La specie storta (Tlon edizioni, Premio Montano, Premio Gozzano), L’Ufficio delle tenebre e il saggio Fossili di rivolta. Immaginazione e rinascita (Tlon Edizioni). Ha curato il progetto Ogni creatura è un popolo (NERO Editions)e per Argolibri, l’inchiesta letteraria La radice dell’inchiostro. La traduzione di Moira Egan di alcune sue poesie scelte ha vinto la RaizissDe Palchi Fellowship della Academy of American Poets. Con le sue opere ha partecipato a festival e spazi come Biennale Venezia College, Mostra internazionale del nuovo cinema, Rencontres internationales paris/berlin, Centrale Fies. È il vincitore di FONDO 2024 (Santarcangelo Festival), uno dei direttori artistici della festa “I fumi della fornace” e dei curatori del progetto “Edizioni volatili”. È laureato al Trinity College di Dublino e dottorando allo Iuav di Venezia.
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