Da “Lunga un anno”

tutto-potrebbe-esser-trasformato-in-oro.-125x83-acrilico-e-matita-bianca-su-tela-su-tela-2011di Francesco Accattoli

.

1. Quanto pesa la neve

Da queste altissime finestre si vede il bianco,
la coltre sopra quella linea retta
che in precedenza era traiettoria.
Sono venuti i giorni che non aspettavi,
i giorni della galera. Fuori. La luce tardi
sui cantieri, a piedi, sempre soli, ostinati
a dirci cose belle. Il bianco ci serra gli occhi,
vedremo bianco ancora per altri mesi,
purché qualcuno parlando si nasconda,
ci nasconda, il vento è dentro le fessure, la conta
dei moribondi non marca differenze alcune.
Crepano di schianti i rami, i nodi cedono nella
penombra che separa la notte dall’aurora.
Tutto ci pesa. Eccoci il ritorno,
in quel viluppo di aghi sotto le lenzuola.

.

4. Nessuna nuova

Così pure cadiamo lenti
lentamente come morti ammazzati,
facendo cose quotidiane,
io cucinando paste buone, tu che cerchi un diversivo
per lo sporco più ostinato.
Qualcuno in sala ha parlato – senti?
raccontano storie anche loro,
hanno imparato in fretta, oppure ci sono nati.
Qui da noi ci sono nati. Lo dico da sempre.
I merli maschi schioccano tra gli ulivi
per i crampi della fame
tutto ha bruciato il gelo delle nevi,
la terra corrugata non li mantiene.
Nessuna nuova in primavera
sui muriccioli degli orti. Altri dalla
vergogna sono volati a sud.

.

5. Guazza/ Rugiada

La nengua s’è sciolta, c’è ‘rmasa la guazza
un palmo de tera cullosa
du fiori sporcadi de malta.
Le scole riapre, la fila s’engrossa
de fronte la chiese c’è ‘l morto,
niusciù che se chiede
‘ndo riva la gioia, ‘ndo more la stizza
e fenisce ‘l dolore.
La nengua s’è sfatta, c’è ‘rmasa la porta,
ce passa davanti un cà vecchio e ce piscia,
te spetto finanta
che ‘l prete nun bussa.

La neve si è sciolta, c’è rimasta la rugiada/ un palmo di terra collosa/ due fiori sporcati di fango/ Le scuole riaprono, la fila s’ingrossa davanti la chiesa c’è il morto/ nessuno che si chieda dove arrivi la gioia, dove muoia il rancore/ e finisca il dolore/ La neve s’è disfatta, c’è rimasta la porta/ ci passa davanti un cane vecchio e ci piscia/ ti aspetto finchè il prete non bussa.

.

8. Variazione sul tema

La buccia mangiata con il succo, la medicina
nel cucchiaio, la colla vegetale delle buste
sono amare.
La fila delle auto col motore
acceso, la nuvola di fumo bianco-grigio,
la vita di paese sono amare.
La notte dormita con un occhio, la mano
che si posa sullo zigomo,
la porta di casa che si apre
sono amare.

.

14. La cruna

Ha questa forma
il lunedì di fine agosto,
lo spiazzo slabbrato dalle mareggiate
dove s’infilano i cani e la gente del nord.
Qualcuno dice che nulla
sarà come qualche tempo fa,
neppure si potranno fare bagni
illimitati, o stare bene.
Ci resta quella settimana
che vivevamo da bambini tremando,
filtrando dalle finestre uno spillo di frescura.
Anche il mare si allontana dalla rena,
la cruna del mezzogiorno è spalancata,
smisurata la conta delle onde.

.

16. Chiusura in tre mosse

I

Acre la plastica sa di saliva
hai contato le volte che
ho detto basta e dopo questo c’è la morte,
il lungo sonno delle sedie vuote.
Ora mangiano gli avanzi
di quella sera, l’unto
amaro che galleggia sul piatto,
la crosta del formaggio andato a male.
Andato al male.

II

Adesso non ti dirò le paure
che ormai non potrai più sapere.
Mi curverò come un molo del nord,
sarò il cemento di questo ponte bianco,
la vertigine delle cicogne a collo torto.
Poserò un contrafforte all’ingresso,
un argine di contenimento
al tuo ritorno
tra gli odori della cucina e della pelle
appena lavata, di amuchina.

III

Presto sputerò la buccia dei lupini,
la tua buccia bianca e amara
e berrò del vino rosato fresco
ad altre latitudini, per altre lingue che non ti sei
mai messa ad imparare;
vorrà dire che non sarà più possibile parlare
come quando si faceva giorno dopo l’amore,
come due corpi massacrati.


17. Punti di vista

Guarda la porta, la sua forma
guarda la luce che filtra
l’umidità che sosta, guarda la soglia
e la serratura. E’ tutto una menzogna,
un’impostura chiamare nostro tutto
quello che è dentro casa
o nel quartiere, o nel paese, lo spazio
che ci tiene fermi, le voci nel cortile.
A queste ore, nel ronzio degli apparati
di una casa medio borghese, si posa
la polvere che con la luce vediamo
sostare e ci molesta
spostarla e basta, senza poterla comandare.
Pensiamoci bene prima di tornare
il giorno dopo con i cenci delle lenzuola
o la stoffa dei vestiti andati a male.
La luce non nasconde ciò che indomito di natura.

**********

Dalla plaquette in tiratura limitata: Lunga un anno, con illustrazioni della pittrice Linda Carrara, Sigismundus, 2013.

Immagine di Linda Carrara

4 Commenti

  1. Una traiettoria in linea retta “sotto” la coltre. Le differenze (alcune) e i crepare di (schianti): licenziate poeti. Viluppo: “Così pure cadiamo lenti” brivido di-verso; come j-d-m (tra) “diversivo” e “detersivo”, tiene svegli la notte. Cartello da spiaggia: “Spiazzo slabbrato per bagni illimitati in mare allontanato dalla rena. Vietato contare le onde”. Se il formaggio va al male, il male dove va? A-muchina. Il grande massacro dei corpi. E anche i vestiti vanno a male nelle case medio borghesi.

  2. Bella e originale la poesia di F. Accattoli: racconta il vivere con una punta di amarezza, ma con molta misura. Bello anche il contesto: “La luce non nasconde ciò che indomito di natura”.
    Grazie per la proposta,

    Rosaria Di Donato

  3. Come dice Renata : qualcosa di straziato. Eppure, La neve s’è disfatta, c’è rimasta la porta – e dove c’è porta non è finestra, non il compiere del salto ma il compiersi, o forse il tentativo dell’argine : un “contentimento”, “la buccia dei lupini”.
    Molto belle, Francesco.

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

Lo strano caso dell’attività che non era un lavoro

di Andrea Inglese
Facciamo due ragionamenti. Uno su come si diventa anticapitalisti, il secondo sul perché uno scrittore (poeta per la precisione, ma non solo) considera la sua attività come qualcosa da difendere, preservare, anche al di fuori del mercato del lavoro e del salario.

Un appunto. A proposito di Ramstein

di Volker Braun
a cura di Anna Chiarloni
Un intervento inedito in Italia dello scrittore Volker Braun sui nuovi orientamenti politici e militaristi della Germania attuale. "La Germania ha perso il suo volto. Ha un’espressione fiacca, indecifrabile. Il mondo la ignora e lei non sorride più al mondo."

Politiche della memoria

di Niccolò Furri
Questi due monumenti (la Foiba di Basovizza e l’Ossario dei Caduti Slavi) si configurano, quindi, non solo come lieux de mémoire, ma anche come (...) luoghi in cui la memoria si perde o, meglio, viene fatta perdere e che concorrono alla ri-produzione dell'identità nazionale proprio attraverso il loro oblio.

Un libro, anzi almeno quattro, di “Rais” Perotti

di Giuseppe A. Samonà
Eccolo, il primo livello di originalità. Un romanzo che è, classicamente, un romanzo, come non se ne vedono più (la “classicità” dunque ha qualcosa di originale), che iniziato non si può smettere sino alla fine, semplicemente perché il meccanismo narrativo è accattivante...

Premio di poesia Tirinnanzi: il bando

Il Premio di Poesia Città di Legnano - Giuseppe Tirinnanzi
si divide in tre sezioni: a) Lingua italiana; b) Giovani poeti e poete c) Premio alla carriera.

Da “Frontiere erranti”

di Massimo Rizzante
Due saggi brevi: uno su Hermann Broch, in mano agli impietosi filologi della posterità, e un altro su Edward W. Said, che fa sua la lezione di Vico e di Nietzsche, per comprendere come siano complesse e instabili le identità dei popoli e delle culture, disegnate inevitabilmente da “frontiere erranti”.
andrea inglese
andrea inglese
Andrea Inglese (1967) originario di Milano, vive nei pressi di Parigi. È uno scrittore e traduttore. È stato docente di filosofia e storia al liceo e ha insegnato per alcuni anni letteratura e lingua italiana all’Università di Paris III. Ora insegna in scuole d’architettura a Parigi e Versailles. Poesia Prove d’inconsistenza, in VI Quaderno italiano, Marcos y Marcos, 1998. Inventari, Zona 2001; finalista Premio Delfini 2001. La distrazione, Luca Sossella, 2008; premio Montano 2009. Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, Italic Pequod, 2013. La grande anitra, Oèdipus, 2013. Un’autoantologia Poesie e prose 1998-2016, collana Autoriale, Dot.Com Press, 2017. Il rumore è il messaggio, Diaforia, 2023 (Premio Pagliarani 2024). Prose Prati, in Prosa in prosa, volume collettivo, Le Lettere, 2009; Tic edizioni, 2020. Quando Kubrick inventò la fantascienza. 4 capricci su 2001, Camera Verde, 2011. Commiato da Andromeda, Valigie Rosse, 2011 (Premio Ciampi, 2011). I miei pezzi, in Ex.it Materiali fuori contesto, volume collettivo, La Colornese – Tielleci, 2013. Ollivud, Prufrock spa, 2018. Stralunati, Italo Svevo, 2022. Storie di un secolo ulteriore, DeriveApprodi, 2024. Romanzi Parigi è un desiderio, Ponte Alle Grazie, 2016; finalista Premio Napoli 2017, Premio Bridge 2017. La vita adulta, Ponte Alle Grazie, 2021. Saggistica L’eroe segreto. Il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo, Dipartimento di Linguistica e Letterature comparate, Università di Cassino, 2003. La confusione è ancella della menzogna, edizione digitale, Quintadicopertina, 2012. La civiltà idiota. Saggi militanti, Valigie Rosse, 2018. Con Paolo Giovannetti ha curato i volumi collettivi Teoria & poesia, Biblion, 2018 e Maestri Contro. Brioschi, Guglielmi, Rossi-Landi, Biblion, 2024. Traduzioni Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo. Poesie 1984-2008, Metauro, 2009. È stato redattore delle riviste “Manocometa”, “Allegoria”, del sito GAMMM, della rivista e del sito “Alfabeta2”. È uno dei membri fondatori del blog Nazione Indiana e il curatore del progetto Descrizione del mondo (www.descrizionedelmondo.it), per un’installazione collettiva di testi, suoni & immagini.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: