Tag: Marina Massenz

Il poeta è un fingitore?

di Marina Massenz

 

Che cosa voleva dire esattamente Pessoa, autore dai molti eteronimi, quando scriveva: “Il poeta è un fingitore. / Finge così completamente / che arriva a fingere che è dolore / il dolore che davvero sente”?[1] Penso che parlasse del “distanziamento” dell’Io dal testo poetico di cui è autore.… Leggi il resto »

Nè acqua per le voci

di Marina Massenz

( i due testi qui presentati sono tratti da Nè acqua per le voci, Dot Com Press, 2018, ultima raccolta poetica di Marina Massenz,g.m.)

 

Siamo usciti dalla scatola proprio stamattina

 

Siamo usciti dalla scatola proprio

stamattina giunture e riflessi crac

crac arrugginiti messa in moto

lenta ma efficace infine attivi… Leggi il resto »

Gli zoccoletti rossi

di Marina Massenz

Nella penombra della stanza, rilassata sul letto, ripensava al loro ultimo viaggio. Erano stati in un paese lontano, un paese d’Oriente.

Un giorno si trovavano in riva al mare; Peter giocava con altri bambini, a tratti si immergeva con maschera e tubo, poi ricompariva.… Leggi il resto »

Il mondo nuovo

di Marina Massenz

Appena toccammo terra, uscendo da una valigia aperta alla dogana, capimmo di essere nel Nuovo Mondo. Dal nostro primo punto d’osservazione, una rientranza del bordo del marciapiede, vedevamo infatti marciare una serrata flottiglia di scarpe da ginnastica. Tutti si muovevano sportivamente.… Leggi il resto »

Tre poesie sul non esserci

di Marina Massenz

 

 

Con un pennello di martora

 

Con un pennello di martora

molto delicato passare

la biacca sul viso come farsi muro

 

incidere i ricordi come graffitaro

la notte sfregia portoni e vagoni

insieme a pensieri di sogno

 

non temere il parlarti né vedere

come vivo il tuo volto che sorride

e piuttosto soddisfatto se ne va.… Leggi il resto »

Due poesie

di Marina Massenz

                                                 Peli di gatto lingua di delfino

Peli di gatto lingua di delfino

per la tavola del generale

unghie di pecora testa di zebù

per lo spettacolo dei draghi

a tre teste e paladini è solo teatro

illustra il mondo globale alcoolico

abusante con armature smargiasse

ma vero di sangue è sparso il ridotto

tra fari imposture e teste mozzate

 

si tratta perciò di un guasto generale

non si può imputare nessun distretto

se manca la luce e ad intervalli si sfonda

la mente o il cuore intermittenze vitali

come svuotare con un secchio piccolo

tipo ditale un sacco una catastrofe

nucleare enorme di rifiuti un disavanzo

nella fame globale tra più più e meno

meno pochissimo un ditale non basta

si sa nemmeno tuffarsi a testa bassa

nel mare per salvare niente basta

né avanza  solo un accanito assistere

come se l’essere presente di chi guarda

vede facesse baluardo, come se.… Leggi il resto »