Due poesie

di Marina Massenz

                                                 Peli di gatto lingua di delfino

Peli di gatto lingua di delfino

per la tavola del generale

unghie di pecora testa di zebù

per lo spettacolo dei draghi

a tre teste e paladini è solo teatro

illustra il mondo globale alcoolico

abusante con armature smargiasse

ma vero di sangue è sparso il ridotto

tra fari imposture e teste mozzate

 

si tratta perciò di un guasto generale

non si può imputare nessun distretto

se manca la luce e ad intervalli si sfonda

la mente o il cuore intermittenze vitali

come svuotare con un secchio piccolo

tipo ditale un sacco una catastrofe

nucleare enorme di rifiuti un disavanzo

nella fame globale tra più più e meno

meno pochissimo un ditale non basta

si sa nemmeno tuffarsi a testa bassa

nel mare per salvare niente basta

né avanza  solo un accanito assistere

come se l’essere presente di chi guarda

vede facesse baluardo, come se.

 

 

Occhio di Pernice

Per l’assenza del figlio

meglio affidare l’indagine

all’agenzia investigatrice

Occhio di Pernice

 

affinché con l’occhio strambo

affondi nei suburbi di città

nel vaporoso rumore s’intrattenga

e trovi così di lui le tracce i suoni

 

mentre la madre nella gabbia

abbindolata si astiene desiste

dall’andare dal fare dal dire

attende info indirette pertinenti

 

perché egli nulla sa né sappia

della presenza annidatasi in lei

anticamente in forma di assenza

conclamata subìta inabitata

 

del gelo in cima al grattacielo

la bimba nuda attende riso

e latte e arrivi impossibili

quattro appoggi sulle piastrelle

bianche nere bianche nere.

     

 

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6 Commenti

  1. Mi dispiace, ma per quanto mi sforzi di comprendere, queste poesie parlano una lingua a me sconosciuta e non possono far altro che allontanarmi dalla poesia. Ma certamente si tratta di un mio limite.

  2. a me piacciono: hanno un’esuberanza audace, tra la favola nera e i fauves, e un versificare elegante, classico. molto interessanti, complimenti.

  3. Grazie a chi ha letto i miei testi… Mi spiace se il mio linguaggio risulta oscuro a qualcuno. Soprattutto voglio dire a Mirella che mi ha fatto il complimento forse più grande che mi sia finora arrivato;”solo la poesia stana lo strazio e lo fa con delicatezza”. Esattamente, è proprio così; questo mi dice che la mia poesia è stata capita molto profondamente. Dunque ha ottenuto il suo scopo, creare una forma/linguaggio che riesca a parlare intensamente anche di quello che non si può dire con altre parole.

    Marina

  4. Sono d’accordo con Mirella, sia l’oscurità sia la leggerezza sono ambedue solo apparenti e funzionali a dire quanto è difficile dire in altro modo. Grazie!

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