Tag: Trentino

La Trento che vorrei

di  Giacomo Sartori

Pur aborrendo le scarificazioni urbanistiche, vorrei che l’intero cimitero monumentale a nord della città (“Trento Nord”) fosse decostruito, e che si riedificasse in armonia e tra viluppi di piante (includendo colture urbane).

Vorrei che nelle vie di Trento si respirasse l’alito del naturalista e socialista e anticlericale Cesare Battisti.… Leggi il resto »

Generazioni

di Roberto Antolini

Appena entro nel negozio, Diego mi fa un cenno d’intesa «Sì sì – mi dice – il pacco da Milano mi è arrivato ieri. E dentro c’era anche il tuo disco dei Country Gazette». Già uscendo dal negozio strappo subito via la copertura in cellophane, e salito in macchina schiaffo il CD nel lettore.… Leggi il resto »

I Cimbri dell’Altipiano di Asiago

di Roberto Antolini

 

 

Zimbarn

Si calcola che fossero circa 20.000 le ‘anime’ che parlavano cimbro alle soglie dell’età moderna, nel Cinque- Seicento, distribuite intorno ad Asiago, in una zona pre-alpina che si allargava su territori delle attuali province di Trento, Vicenza e Verona.… Leggi il resto »

Come sono diventato terrorista

di Salem

Questa storia risale a otto anni fa. Ho trentatré anni e non ho fatto scelte giuste allora. Quando ci penso, sento che in quel periodo ero lontano dal mio modo di essere e di pensare, dalla mia personalità, dai valori con cui sono cresciuto e da tutto quello che avevo vissuto in tutta la mia vita.… Leggi il resto »

La bestiaccia (da “Rogo”)

#BadMommyDay3

 

 

 

di Giacomo Sartori

Anna non riesce a connettere, non sa più nemmeno dov’è, non sa più niente. Sa solo che un fuoco le brucia la carne. Un rogo la scardina, come succede ai tetti che ardono, quando le travi di legno crepitano e si sgretolano, franano su loro stesse.… Leggi il resto »

Draghi e funivie

di Giacomo Sartori

Dove sono andati i draghi “mostruosi, giganteschi e bavosi” delle leggende trentine che ha riunito in questo volume Mauro Neri? E gli auseloni? E i basilischi, e gli aspi? Perché non stanno più rintanati sul fondo dei laghi di montagna, perché non si levano più in lento volo a terrorizzarci?… Leggi il resto »

Andrea è dai pesci

di Giacomo Sartori

Katia (fermandosi e guardando la corrente, e con voce cantilenante di bambina, quasi una filastrocca)

Andrea è dai pesci

parla con i pesci

apre la bocca come i pesci

per questo non si capisce tanto

cosa dice

i pesci fanno discorsi da pesce

se uno conosce poco la lingua dei pesci

vede solo la bocca che si apre e si chiude

pensa che giochino

a fare il pesce

quando invece le loro

sono frasi da pesci

domande da pesci

risposte da pesci

confidenze

e pettegolezzi da pesci

seriose disquisizioni

e perfino proverbi da pesci

poi quando si salutano

si dicono ciao-ciao

con la boccuccia rotonda e muta

come fanno i pesci

come adesso fa Andrea

e scivolano via

nell’acqua trasparente

 

(sullo sfondo si sente il coro di cui faceva parte Diego che canta una triste canzone della montagna, e lei per un lungo momento sta ad ascoltare; poi riprende a camminare)

 

Katia Andrea è andato dai pesci

i pescetti che nuotano dritti

muovendo solo la coda

e gli occhietti da pesce

gli piacevano troppo i pesci

andava sempre a trovarli

si alzava presto la mattina

e camminava sulle pietre viscide

con gli stivaloni fin qui

e il cappello floscio da americano

strisciava senza fare rumore

senza sparare le sue solite battute

zitto anzi come un pesce

avanzava nell’acqua gelida

l’acqua grigia e arrabbiata

vomitata dal ghiacciaio

conosceva a menadito

i vizietti e le manie dei pesci

sentiva quand’erano vicini

bisognava vederlo

quando si appostava a una pozza:

i tendini del collo tirati

le narici palpitanti

gli occhi fissi da pantera

poi ripartiva

con la canna eretta

un esile cazzetto (lo mima)

con la sua bavettina d’argento

 

(ancora il coro, ma si sente appena)

 

Katia (parlando più piano)

Quando una persona

è morta

si parla al passato

e si abbassa la voce

senza mai ridere

così tutti capiscono l’antifona

i defunti hanno le orecchie delicate

come filetti d’erba

non bisogna gridare

non bisogna svegliarli

(si mette l’indice davanti alle labbra)

 

(si sentono di nuovo le campane, e lei si stringe i palmi delle mani contro le guance, tenendo la bocca aperta, come potrebbe fare un bambino che gioca da solo; il cielo è ormai infuocato, e la luce si è abbassata)

 

Katia (sussurrando, e apparentemente più commossa)

Oggi i pesci sono tristi

tanto tristi

piangono

Andrea è andato a trovarli

canta le canzoni della montagna

e loro ascoltano

con il groppo alla gola

e gli occhioni sgranati

nessuno se ne accorge

quando i pesci piangono

le lacrime dei pesci

scivolano nell’acqua

solo i pescatori più esperti sanno

che sono salate

come quelle degli uomini

 

(questo testo è l’inizio di una trasposizione teatrale, ma forse farei meglio a dire di un tentativo di, del mio “Sacrificio“; con le solite eterne interrogazioni: “cos’è il teatro?”, “che senso ha oggi?” …; insomma, come sempre sperimentando e imparando sul campo; GS)… Leggi il resto »