Lettera aperta agli scrittori di tutto il mondo

9 febbraio 2012
Pubblicato da

di Khaled Khalifa

[Pubblico questo disperato appello che ci giunge dalla Siria, di Khaled Khalifa. La lettera, datata lunedì 6, è stata tradotta in inglese, francese, spagnolo, cinese, norvegese e albanese. Viene tradotta per la prima volta in italiano grazie all’alacre impegno e passione di Barbara Teresi, che qui ringrazio. G.B.]

Amici, scrittori e giornalisti di ogni parte del mondo, e specialmente voi che vi trovate in Cina e in Russia, vorrei mettervi al corrente del fatto che il mio popolo si trova a fronteggiare un genocidio.
Da una settimana a questa parte le forze del regime siriano hanno intensificato i loro attacchi alle città insorte, e in particolare Homs, Zabadani, Rastan, la provincia di Damasco, Madaya, Wadi Barada, Figeh, Idlib e i paesini del Monte Zawiya. Durante questa settimana, e fino ad ora, mentre vi scrivo queste righe, sono caduti più di mille martiri, tra cui molti bambini, e centinaia di case sono crollate addosso ai loro abitanti.
La cecità di cui soffre il resto del mondo ha incoraggiato il regime a cercare di far piazza pulita della rivoluzione pacifica in Siria con una brutalità senza eguali. L’appoggio di Russia, Cina e Iran, e il silenzio del resto del mondo nei confronti dei crimini perpetrati alla luce del sole, hanno consentito al regime di decimare il mio popolo durante gli ultimi undici mesi, ma in quest’ultima settimana, dal 2 febbraio a oggi, i segni della carneficina si sono fatti più evidenti.
Quella delle centinaia di migliaia di siriani scesi per le strade delle loro città e dei loro paesi la notte del massacro di Khalidiyya, tra venerdì e sabato scorsi, con le mani alzate in preghiera, in lacrime, è una scena che spezza il cuore e richiama l’attenzione del mondo sulla tragedia umanitaria siriana. È altresì un’esternazione chiara, senza veli, del nostro sentirci orfani, abbandonati dal mondo, mentre i politici si limitano a vane parole e sanzioni economiche che non fermano gli assassini né trattengono i carri armati imbrattati di sangue.
Il mio popolo, che ha affrontato la morte a torso nudo, armato di soli canti, in questo preciso momento si trova a fronteggiare una campagna di genocidio: le nostre città ribelli sono soggette a uno stato d’assedio senza precedenti nella storia delle rivoluzioni, un assedio che impedisce al personale medico di prestare soccorso ai feriti, mentre gli ospedali da campo vengono bombardati a sangue freddo e distrutti. Non è consentito l’ingresso alle organizzazioni umanitarie, le comunicazioni telefoniche sono interrotte, cibo e medicine sono bloccati, al punto che il contrabbando di una sacca di sangue o una compressa di paracetamolo nelle zone sotto assedio è considerato un reato punibile con la detenzione nelle carceri per prigionieri politici, teatri di torture i cui dettagli, se mai un giorno doveste venirne a conoscenza, vi impressionerebbero.
Nel corso della sua storia moderna, il mondo non ha mai visto un coraggio e un valore come quelli mostrati dai rivoluzionari siriani nelle nostre città e nei nostri paesi. Così come non ha mai assistito prima d’ora a una connivenza e un silenzio simili, che ormai possono essere considerati alla stregua di complicità nello sterminio della mia gente.
Il mio popolo è un popolo di pace, di caffè e musica che mi auguro un giorno possiate gustare anche voi, e di rose di cui spero possiate sentire il profumo, affinché sappiate che il cuore del mondo è oggi vittima di un genocidio e che il modo intero è complice nello spargimento del nostro sangue.
Non riesco a spiegare nulla di più in questi momenti cruciali, ma spero di avervi esortati a mostrare la vostra solidarietà al mio popolo con i mezzi che riterrete più opportuni. So che la scrittura è impotente e nuda di fronte al frastuono dei cannoni, dei carri armati e dei missili russi che bombardano città e civili inermi, ma non mi va che anche il vostro silenzio sia complice dello sterminio del mio popolo.

Khaled Khalifa è nato ad Aleppo nel 1964. È romanziere, poeta e sceneggiatore per la TV e il cinema. Nel 2008 il suo romanzo Elogio dell’odio, in Italia edito da Bompiani, è entrato a far parte della rosa dei finalisti dell’International Prize for Arabic Fiction, il più importante riconoscimento letterario nel mondo arabo. Il romanzo, censurato in patria, è stato tradotto in molte lingue.

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145 Responses to Lettera aperta agli scrittori di tutto il mondo

  1. Antonio Devicienti il 9 febbraio 2012 alle 19:00

    “Queste note registrano la resistenza d’un umanismo consapevole dei suoi doveri, discreto sulle sue virtù, desideroso di riservare l’inaccessibile campo libero alla fantasia dei suoi soli, e deciso a pagare per questo” (René Char tradotto da Vittorio Sereni: premessa a FOGLI D’IPNOS)- non so trovare altre parole all’appello di Khaled Khalifa, il quale ha pienamente ragione: il nostro silenzio di occidentali è complice del genocidio e i nostri governi complici degli assassini (e penso anche alla Cecenia, al Tibet, al Chiapas …………………)

  2. Mariateresa il 9 febbraio 2012 alle 19:10

    E’ veramente terribile questa lettera e quello che sta accadendo in Siria ormai da oltre un anno…vedo scorrere sul televideo notizie orride come centinaia di neonati bruciati nelle incubatrici, gente che viene uccisa a cannonate, ambasciatori ritirati eppure eppure non ci stiamo mobilitando per la Siria, non stiamo scendendo in piazza, non gridiamo la nostra indignazione. Come mai, che cosa sta succedendo? Salviamo la Siria, Assad è un dittatore sanguinario, possibile che nessuno possa fermarlo?

  3. […] dell’accorato appello di Khalifa traducendola anche in italiano. La si può leggere su Nazione Indiana, e ancora una volta ringrazio di cuore Gianni Biondillo per l’ospitalità. La riporto per […]

  4. lorenzo galbiati il 9 febbraio 2012 alle 20:01

    Purtroppo la visione manichea che danno della situazione in Siria i media e la lettera di questo scrittore è ben lontana dalla complessità della realtà.

    Come per la Libia, infatti, siamo di fronte da mesi a una guerra e a crimini condotti non solo dal regime di Assad ma anche da parte dei suoi oppositori, solo che quelli del primo sono amplificati e a volte inventati (come probabilmente è quello delle incubatrici), o riferiti senza alcuna verifica, e quelli dei secondi sono scientificamente negati.

    Per ora, causa tempo, mi limito a citare uno dei rapporti più importanti, che sottolinea anche i crimini degli oppositori al regime, quello degli osservatori della Lega Araba, tradotto e pubblicato in Italia da Peacelink:
    http://www.peacelink.it/conflitti/a/35517.html (oiginale in inglese in: http://www.innercitypress.com/LASomSyria.pdf)

    Mi limito a riportare questi due punti:
    26. A Dera’a e Homs, la Missione ha visto gruppi armati commettere atti di violenza contro le forze governative, causando morti e feriti nelle loro file. In certe situazioni, le forze governative hanno risposto agli attacchi condotti con forza contro di loro. Gli osservatori hanno notato che alcuni dei gruppi armati stavano usando razzi e proiettili perforanti.

    27. A Homs, Hama e Idlib, le missioni degli osservatori hanno assistito ad atti di violenza commessi contro Forze governative e civili, che hanno causato diversi morti e feriti. Esempi di tali atti includono il bombardamento di un autobus di civili, che ha ucciso otto persone e ferito altri, tra cui donne e bambini, e il bombardamento di un treno che trasportava gasolio. In un altro incidente a Homs, un autobus della polizia è stato fatto saltare in aria, uccidendo due ufficiali di polizia. Sono stati bombardati anche una conduttura di carburante e alcuni piccoli ponti.

    Ovviamente dei risultati di questo rapporto i media occidentali non hanno minimamente tenuto conto.

    Interessante è anche il caso dell’uccisione del giornalista Gilles Jacquier, ovviamente imputata al regime di Assad, salvo poi spuntare la pista degli insorti, come riportato da Le Figaro, e ora non se ne parla più. Si veda qui:
    http://www.peacelink.it/editoriale/a/35504.html

    Ci sarebbe poi da parlare di come il “popolo di pace” di cui parla Khalifa sia sostenuto da tempo nella sua insurrezione, solo inizialmente pacifica, dalle solite potenze straniere – anche su questo i media che contano tacciono benché le notizie siano facilmente rintracciabili.

  5. viola il 9 febbraio 2012 alle 20:41

    scusa Galbiati, ma questa “realtà” complessa tu la conosci solo attraverso questi link, vero?Mi sembra che Khalifa vivendola lì, forse qualcosina in più può dirla; che poi in una guerra civile e/o insurrezione si verifichino atrocità da ogni parte può anche essere vero, ma alla fine occorre pure schierarsi da una delle parti o il termine “partigiani” non ricorda più nulla? Francamente liberarsi dall’imperialismo USA per ritrovarsi con quello sino-russo non mi sembra una prospettiva esaltante

    • tiziano il 9 febbraio 2012 alle 23:54

      quello che dice Galbiati non è solo roba da un link, ma il rapporto ufficiale della commissione della Lega Araba. Quando Arabia Saudita e Qatar si sono accorti che quanto emergeva sul campo confliggeva con i loro interessi di guerra l’hanno subito sospesa.
      Non è detto che chi sia in Siria abbia accesso a più notizie di noi.

      • viola il 10 febbraio 2012 alle 09:25

        Il rapporto della “Missione” della Lega Araba (di cui invito a leggere sul ripetuto link la valutazione finale, che non mi par di rose e fiori) è antecedente all’escalation di violenze del 4 e 5 febbraio cui si riferisce la lettera del post, dove c’è una richiesta di solidarietà; poi ognuno valuti secondo coscienza, auspicabilmente

  6. sarmizegetusa il 10 febbraio 2012 alle 01:40

    Cara N.I., ora che avere il sito nuovo, sarebbe cosa degna includere i tastini “condividi” per Twitter e FB.

    VVB,
    V.

    • ni il 10 febbraio 2012 alle 08:49

      Vedi se ti va bene così.

  7. georgia il 10 febbraio 2012 alle 11:28

    Purtroppo la visione manichea che danno della situazione in Siria i media e la lettera di questo scrittore è ben lontana dalla complessità della realtà

    Intanto prima di tutto la missione della lega araba di cui parli (e di cui ci fornisci il link) è stata sospesa (e ha addirittura chiesto aiuto all’onu perché gli uomini del regime gli facevano vedere solo quello che volevano e loro mancavano dell’esperienza sufficiente) ma la cosa più importante è che il capo di quella missione (firmatario del rapporto era Muhammad Ahmad Mustafa al-Dabi un generale sudanese sospetto di otto anni fa di massacri perpetrati in darfur. Uno degli osservatori, un algerino, lo ha denunciato e si è dimesso dal gruppo degli osservatori. Quindi quel rapporto vale poco o nente.
    Più che altro i media non danno nessuna visione della situazione forse sono stati scioccati dai bombardamenti libici o forse non vogliono assolutamente mettersi contro la russia e il suo gas (ci metterebbe in ginocchio e al freddo in pochi secondi). Fatto sta che i media hanno taciuto totalmente fino all’altro giorno e non danno nessuna visione manichea oggi (il tuo è un riflesso condizionato che reagisce nella stessa maniera in qualsiasi situazione). quella che per comodità chiameremo opposizione (ma che almeno nel cuore è tutta la popolazione ormai) si sarà anche armata ultimamente, ma la protesta è nata del tutto pacifica, ad ogni modo l’esercito siriano è tutto in mano al gruppo dominante, formato quasi unicamente di alawiti, a differenza dell’esercito egiziano (controllato quasi dagli americani) o di quello libico quasi inesistente perché gheddafi si serviva di mercenari stranieri. Come ha detto fisk assad cadrà solo quando i suoi generali lo abbandoneranno, e questo non credo succederà a breve, perché se cade assad cade anche l’intero gruppo alawita che in siria ha quasi tutta l’economia in mano (quasi tutto in mano alla famiglia assad e ai generali). Il regime sta mettendo l’intero paese in ginocchio dando, ad esempio, la luce solo due ore al giorno (è per questo che sono morti molti bambini nell’incubatrice). Il veto di russia e cina ha dato il via libera alla crudeltà dei militari che (come tutti i militari che da anni comandano) sono quasi del tutto fuori di testa.
    Del resto la russia (oltre ad aver anche lei grossi problemi di proteste interne) ha in siria interessi enormi: sbocco al mediterraneo, voler evitare che dalla siria passi un gasdotto alternativo che fornisca gas più economico all’europa (e con il gas la russia ci marcia geopoliticamente) non voler creare un precedente di oppositori che l’abbiano vinta ecc. ecc. L’alleanza tra cina, russia, iran ecc. c’entra poco stavolta, visto che brasile e india (della stessa alleanza) hanno votato all’onu per la condanna di assad. La lettera dello scrittore aleppino è bella, ma impolitica, tutto sommato si limita a lamentarsi dell’abbandono da parte del mondo (anche perché parlare troppo è rischioso per sè e per la propria famiglia). In parte è vero che la siria sia stata abbandonata dai media, in rapporto al rumore fatto intorno ad altre situazioni, ma la realtà è che la siria si trova nell’area dell’influenza russa dove nessuno può entrare se non a rischio guerra mondiale, poi come dice putin (e stavolta ha ragione)entrare in siria dove ci sono tutte le religioni e le etnie del pianeta, dove i tesori archeologici del pianeta sono ovunque, è come far entrare un elefante in una cristalleria … però la condanna ad assad andava votata, ma si vede che la russia si è fatta in tasca i conti di bassa bottega e ha deciso di appoggiare le stragi di assad, tanto lei sulla coscienza ha già le sue e sembra non farsene alcun problema.

  8. Chiappanuvoli il 10 febbraio 2012 alle 12:29

    Grazie per aver diffuso questa testimonianza, grazie alla Teresi per aver tradotta.

    Nuvoli.

  9. anna il 10 febbraio 2012 alle 13:14

    Le parole di Khalifa, le immagini che vediamo e quelle che purtroppo possiamo solo immaginare dovremmo ormai sapere che avranno un soggetto comune, un’ unica vera vittima: l’umanità e con essa l’innocenza che ancora accoglie.
    Personalmente trovo “dispersivo” criticare Russia e Cina a scapito della Lega Araba e degli USA semplicemente perchè alla prossima occasione le parti potrebbero essere scambiate o mescolate e fino a quando esisteranno discussioni se sia meglio l’interventismo plateale e chiassoso dei marines o quello più sottile e mascherato di un’altro potere continueremo a perdere tempo.
    Siamo di fronte ad una guerra civile che , con o senza l’intervento esterno, fornirà l’occasione a organizzazioni politiche e/o econimiche e/o criminali e/o religiose di approfittarne per accaparrarsi il potere ma non impedirà nemmeno al vicino di casa di sfogare la sua violenza privata per sanare torti reali o immaginari o semplicemente per approfittarne.
    Lo abbiamo già visto per non dire che lo abbiamo già sperimentato.

    “Nel corso della sua storia moderna, il mondo non ha mai visto un coraggio e un valore come quelli mostrati dai rivoluzionari siriani nelle nostre città e nei nostri paesi. Così come non ha mai assistito prima d’ora a una connivenza e un silenzio simili, che ormai possono essere considerati alla stregua di complicità nello sterminio della mia gente….”
    Mi dispiace che Khalifa scriva queste cose, anche se posso cercare di immaginare lo stato di frustazione e dolore che sta provando, ma non credo sia giusto giudicarci e condannarci a livello di conniventi.
    I siriani sono una popolazione che sta cecando di liberarsi da una dittatura con cui ha convissuto – mi chiedo se “che ha subito” non sia più appropriato ma sto cercando di non cadere in facili ammiccamenti- da oltre 40 anni, é difficile immaginare una risoluzione veloce e indolore.
    Ciò che mi auguro è che siriani come Khalifa e tanti altri memori di un antico passato di maggior tolleranza (è una terra che ha vissuto momenti di grande portata culturale)sappiano risorgere da questo momento con un reale progetto di rinnovamento democratico che, dovremmo averlo ormai imparato, non sarà certo facilitato, reso possibile, da un qualsiasi intervento esterno “attivo”.
    E allora cosa possiamo fare? E’ stato facile esprimere cosa, secondo me, non va fatto.
    Certo è che bisogna parlarne, mobilitarsi affinchè la diplomazia internazionale -così negletta in questi ultimi decenni- possa intervenire; i giornalisti, gli intellettuali, tutti noi dobbiamo contribuire al rafforzamento di una coscienza civile accomunata dalla pietas.
    Nel frattempo altre umanità subiranno soprusi, altri innocenti verranno uccisi, ma l’importante è far si che la nostra coscienza non si abitui, non alzi il livello e rimanga consapevole che cercare facili soluzioni equivale a non trovarle affatto e che demandarle ad altri è ancor peggio.

  10. georgia il 10 febbraio 2012 alle 14:25

    Non è detto che chi sia in Siria abbia accesso a più notizie di noi

    In linea di massima no, però chi sta in siria sa l’arabo (e baturalmente moltissimi l’inglese e il francese studiato fin dalle prime classi), e oggi con l’esistenza della rete (che, ad esempio, ai confini non può essere bloccata) vuol dire che ha accesso a notizie che a noi non possono che arrivare filtrate.
    Tra l’altro oggi ad aleppo ci sono state tre violente esplosioni con morti e feriti, l’agenzia di stato li definisce attacchi terroristici, ma quasi ogni venerdì (ricordo che è il giorno di festa il venerdì) avvengono episodi del genere, sembra per dissuadere la popolazione dallo scendere in piazza, e plausibilmente sono proprio opera dei servizi segreti che ad aleppo controllano ogni angolo della citt°. Intanto ad homs sta accadendo quello che nel 1982 accadde ad hama dove il padre dell’attuale presidente, con la scusa dei fratelli musulmani, fece fuori tutti i dissidenti e fu rasa al suolo l’intera città.
    Con una abile operazione di marketing sembrava che l’attuale presidente, con moglie nata in inglilterra ecc. ecc. che aveva studiato in inghilterra, avesse preso una strada diversa e più illuminata, ma, a quanto ormai pare evidente che, per mantenere il loro potere totale sul paese il metodi degli alawiti siano sempre gli stessi. Oggi però non è il 1982 e non so quanto una massacro del genere possa essere tollerato, anche dalla russia e dalla cina. Gli altri non possono mettere bocca se non simbolicamente visto che la spartizione del pianeta fatta dopo la seconda guerra mondiale è ancora in atto (se dio vuole, c’è da dire,visto che la separazione dei poteri funziona anche a livello globale).

  11. andrea inglese il 10 febbraio 2012 alle 14:28

    Partiamo da questo punto. Se siamo gente riflessiva e con un non neutralizzato senso di umanità, di fronte a quanto sta accadendo nel mondo arabo, potremmo cercare di evitare dei meccanismo calcistici, incentrati su: qual è la squadra per cui devo tifare? quella che mi rappresenta?
    Io alcune settimane fa mi sono preso un’incazzatura gigantesca proprio con quelli del “manifesto” per un articoletto – vorrei riuscire a recuperarlo – in cui si faceva una tirata durissima sulle proposte di “corridoio umanitario”, dal momento che terribili manovre della cia, con tanto di passaggio d’armi, incombevano sul normale svolgimento degli avvenimenti siriani. Il tutto basandosi su testimonianze di un’organizzazione umanitaria cattolica, ecc.
    Alla fine mi sembra che le finezze di sguardo del militante-globale-geopolitico rischino di passare accanto ad alcune dure, ma evidenti realtà.
    Nel caso siriano, come negli altri casi arabi, siamo confrontati a regimi, che da noi definiremmo semplicemente “fascisti”. Nel senso più appropriato del termine. Partendo da questo, bisognerebbe riflettere sulle proprie pregiudiziali antifasciste.
    Il secondo punto, è che nel momento in cui si apre un processo rivoluzionario, di sovvertimento del regime, ai apre anche la possibilità di :1) una guerra civile 2)l’intervento di potenze straniere.
    Le rivoluzioni, come le guerre civili, purtroppo, come constatiamo nuovamente, sono eventi cruenti, e possono divenire dei veri e propri carnai.
    Chi si oppone a un regime ingiusto, fascista, crudele, spesso finisce per adottare compartamenti altrettanto crudeli e ingiusti, sopratutto quando si apre la fase di guerra civile.
    I partigiani facevano delle imboscate ai fascisti. Mica organizzavano un regolare duello.
    Tutti i revisionisti di questo mondo hanno faldoni pieni di documentate crudeltà compiute dalle truppe di liberazione statunitensi, sovietiche, inglesi, e di crudeltà compiute da partigiani di ogni colore.
    Ricordo queste cose, non perché voglia allora giustificare tutto. Ma per ricordare la complessità della situazione. Tale complessità non può essere sciolta con nessuna buona volontà. E’ nelle cose stesse. Ma ci costringe a fare un grande sforzo di comprensione, di raccolta dati, testimonianze, ecc.
    Alcuni elementi, però, rimangono incontrovertibili.
    Questi regimi fascisti esistono, e i loro crimini sul popolo sono sufficientemente documentati, perché non si metta la realtà a testa in giù.
    Hanno tentato di farlo persino all’epoca del genocidio rwuandese, guidato dagli oltranzisti Hutu. Un sacco di gente in Europa, e in Francia, sopratutto, ha gettato molto fumo negli occhi, per sostenere la tesi di un doppio genocidio, in cui erano implicati anche le forze armate dei ribelli Tutsi. Oggi si parla di negazionismo, per queste tesi.
    Ho fatto l’esempio del Rwuanda, non perché voglia sostenere la tesi del genocidio siriano. Ma per rendere vigili nei confronti del gioco: tutti sono cattivi, quindi non vale la pena di prendere posizione.
    In Siria sparano su chi trasporta feriti, lasciano morire la gente se viene portata in ospedale, o i feriti vengono direttamente consegnati ai servizi segreti. Il livello è questo.
    Dopodiché aggiungo un altro elemento, che mi sembra significativo. Molta gente sostiene ancora il regime, non perché ne tragga grandissimi vantaggi personali. Parlo di gente ordinaria. Ma lo sostiene perché ha il terrore di precipitare in un caos senza fine come quello irakeno. Preferiscono il loro regime fascista, che permette una certa vita normale, a un processo per la libertà, che potrebbe tuffarlo in un inferno ancora peggiore.
    Due paroel sulle Lega Araba. In essa c’è un preteso arbitro, l’Arabia Saudita, che è terrorizzata dall’idea che qualcosa possa accadere a casa sua. Il più rigido dei regimi tenta di arbitrare in questo momento in nome dei diritti umani.
    La situazione è davvero ingarbugliata.

    • lorenzo galbiati il 10 febbraio 2012 alle 15:02

      Andrea, d’accordo sul discorso in generale, ma non d’accordo su alcuni punti specifici da te espressi che contengono un’ottica pregiudiziale:

      1 “Nel momento in cui si apre un processo rivoluzionario, di sovvertimento del regime, ai apre anche la possibilità di :1) una guerra civile 2)l’intervento di potenze straniere.”

      Si apre: impersonale. Chi lo apre, questo processo rivoluzionario? Come fai tu a sapere che ad aprirlo sono i cittadini, spontaneamente, e solo dopo entrano in gioco potenze straniere?

      Nel caso della Libia, per esempio, c’erano già contatti francesi con quelli che sarebbero stati i capi degli insorti prima del manifestarsi del processo rivoluzionario. Nel caso della Siria, innanzi tutto bisogna intendersi su quando sarebbe iniziato questo processo, e poi su come valutare i precoci, se non preventivi, contatti sia con l’Occidente sia con i paesi arabi che ci sono stati da parte di chi (ma anche il “chi” non è un soggetto unico) vuole ribaltare.

      2 “Chi si oppone a un regime ingiusto, fascista, crudele, spesso finisce per adottare compartamenti altrettanto crudeli e ingiusti, sopratutto quando si apre la fase di guerra civile.
      I partigiani facevano delle imboscate ai fascisti. Mica organizzavano un regolare duello.”

      I partigiani italiani non facevano stragi di civili premeditate, come hanno fatto quelli libici, come stanno facendo quelli siriani.

      3 “Questi regimi fascisti esistono, e i loro crimini sul popolo sono sufficientemente documentati, perché non si metta la realtà a testa in giù.”

      Assolutamente no. Nel caso della Libia c’è stato, denunciato per primo da Caracciolo su Limes, forse il massimo della disinformazione sui presunti crimini commessi da Gheddafi, disinformazione ovviamente nel senso di invenzione e amplificazione dei crimini che avrebbe/ha commesso. Vengono continuamente diffuse notizie non verificate e contraddittorie, come già successo per la Libia. Posso fornirti numerosi esempi sia per la Libia che per la Siria. Specularmente, c’è stata e c’è una negazione/sottostima dei crimini commessi dagli insorti, verso i quali si dice sempre, quando si dice, se la fonte è attendibile o da verificare.

      C’è insomma una precisa strategia di comunicazione nei media che contano, molto evidente per chi fa un’opera di analisi critica delle informazione. Ma per farla, ci vuole tempo e mente sgombra da pregiudizi. In Peacelink, sia sul sito sia nelle newsletter, leggo ogni giorno email, a volte decine, su certe informazioni, cui seguono analisi, confronto con altre informazioni ecc. Nel caso della Siria abbiamo più volte scritto a Rai News di Mineo, ad Amnesty e ad Avaaz per reclamare circa la verificabilità di certe notizie, la smentita non data di altre, la notizia non data quando si trattava di crimini di insorti. Nelle riposte dateci non hanno potuto negare i loro errori o le loro omissioni, imputandole alla fretta dell’informazione in diretta o alla mancanza di personale per raccogliere tutti i dati. Peccato però che gli errori e le omissioni fossero tutte solo nella stessa direzione.

  12. lorenzo galbiati il 10 febbraio 2012 alle 15:18

    Alcune informazioni recenti:

    Truppe inglesi del Qatar e della GB sarebbero già in azione in Siria:

    British and Qatari troops are directing rebel ammunition deliveries and tactics in the bloody battle for Homs, according to an Israeli website known for links to intelligence sources…. ved. http://rt.com/news/britain-qatar-troops-syria-893/

    Fornirò presto notizie sui crimini degli insorti delle settimane passate.

    • arduino il 11 febbraio 2012 alle 00:15

      Ho seguito il link da te indicato e ho trovato un articolo che nel titolo chiude la frase da te citata con un punto di domanda e che inizia con questa frase:

      “British and Qatari troops are directing rebel ammunition deliveries and tactics in the bloody battle for Homs, according to an Israeli website known for links to intelligence sources.”

      La fonte non mi pare del tutto cristallina, tanto per cominciare, a meno di prendere per ora colato le veline del Mossad.

      Quindi l’articolo continua affermando che l’intervento inglese è finalizzato a spianare la strada a un intervento turco e che è modifvato dalla situazione di estrema difficoltà in cui si troverebbero gli insorti. Di mio proprio non me li vedo i turchi, con le loro orgogliose ambizioni di aspirante potenza regionale, a dipendere dagli inglesi per attività di commando e pure mi pare strano che gli inglesi aspettino che la situazione sia quasi irrecuperabile per intervenire. Se poi la cosa fosse vera, di sicuro è nota anche ai Russi, che non starebbero a guardare.

  13. georgia il 10 febbraio 2012 alle 15:24

    I partigiani italiani non facevano stragi di civili premeditate, come hanno fatto quelli libici, come stanno facendo quelli siriani

    Posso fare come te con mineo, posso reclamare “circa la verificabilità di certe notizie”? Gli oppositori siriani hanno fatto stragi premeditate di civili? Dove? dove hai preso la notizia? sei sicuro che non siano stati i servizi segreti, che in siria sono potentissimi e sono un numero incredibile (che non sono nuovi ad azioni del genere come quando sparavano sulle manifestazioni dai tetti delle case, accusando poi i manifestanti)?
    Il potere repressivo del regime in siria è totale e capillare, pensi davvero che dei privati cittadini possano fare impunemente delle stragi? mmmmm io ho i miei dubbi, ma tutto può essere e confido nelle tue fonti che certo ci fornirai …
    Occhio a NON analizzare la siria come fosse la libia, come del resto era sbagliato analizzare la libia come fosse l’egitto e la tunisia.
    Le stragi per lo più vengono compiute dai servizi segreti per impedire alle folle di scendere in piazza a protestare il venerdi, almeno fino ad oggi è stato così, poi certo in una gerra civile accade di tutto e spesso si scannano anche fra di loro, anche la resisteza italiana non fu solo rose e fiori.

  14. georgia il 10 febbraio 2012 alle 15:41

    Truppe inglesi del Qatar e della GB sarebbero già in azione in Siria:

    Ho letto veloce ma non mi sembra che l’articolo dica che ci sono truppe britanniche in azione in sirya, semmai dice che forse vengono fatte arrivare armi (questo è probabile).
    Tu ti basi sull’interrogativo del titolo (e per giunta non metti il punto interrogativo) ma … insomma i titoli sparano sempre al rialzo.
    Questa non è più informazione, dai … poi vedo che le tue fonti sono un sito israeliano legato ai servizi segreti … e la cosa quindi si fa molto interessante ;-)

  15. andrea inglese il 10 febbraio 2012 alle 16:21

    Caro Lorenzo,
    amici della sinistra radicale, all’inizio della rivoluzione araba sostenevano che in Tunisia e sopratutto in Egitto gli avvenimenti erano stati pilotati da CIA e company. Tu sostieni che in Libia e in Siria le rivoluzioni siano state prodotte da potenze straniere. Questo per me è mettere la realtà a testa in giù. Inoltre, e me ne dispiaccio, questo tipo di visione della cose mi manda fuori dai gangheri. Trovo infatti che tali tesi dimostrino un sorta di ciecità intelettuale quasi incredibile, accompagnata da una mancanza di empatia altrettanto forte.
    Non stiamo a giocare con le parole. Come ho scritto sopra, e come ogni italiano che conosca la sua storia dovrebbe sapere, appena c’è rivoluzione, lotta di liberazione, guerra civile, ci sono armi, truppe, aiuti di potenze straniere, aiuti sempre interessati, ecc. ecc.
    Bello o brutto che sia, non si sta negando questo tipo di realtà.

    L’idea, invece, che una rivoluzione di popolo possa essere pianificata a tavolino e pilotata da una potenza straniera ha dell’inverosimile, nei fatti. Già. Perché se così fosse, a questo piano diabolico mancherebbe sempre un materiale essenziale: i cittadini del posto pronti a prendere le armi, a farsi ammazzare e ad ammazzare.
    Questa idea storicamente assurda, è invece un argomento sempre “verde” e “fresco”,per gli organi di propaganda del regime, che trasformano rivolte e rivoluzioni in invasioni del nemico esterno.

    Secondo punto: trovo ridicolo, di fronte alla quantità di fonti scritte, orale, testimonianze dirette, televisive, speciali, dossier giornalistici, studi, ecc., improvvisarsi in detective sul web di SINGOLE notizie. Per carità, se si fa parte di un’istituzione che indaga sulle stragi di civili, è fondamentale fare questo lavoro. Ma per il ruolo che noi come cittadini comuni possiamo avere in tale circostanza, appurare che quel giorno le forze governative non hanno ucciso 40 donne, ma solo dieci uomini armati, non mi sembra cambi di molto la valutazione globale di ciò che sta accadendo.

    Infine, come ricorda Georgia, se mi pare innegabile sostenere che la rivoluzione araba è UNA, essa si manifesta e si sviluppa in modi molto diversi, e spesso incomparabili, da paese a paese, e secondo le storie e le culture specifiche di ognuno di essi.

  16. georgia il 10 febbraio 2012 alle 16:35

    Da questo sito Articolo tre si arriva al sito russo che ci ha linkato lorenzo. Leggendo sembra quasi che sia probabile, in seguito a queste notizie anche un intervento russo nella zona, e nella pagina facebook dello stesso articolo 3, addirittura si parla di un possibile invio di 15.ooo uomini dall’iran e la notizia viene dalla cina
    Mmmmmmmmmmmmm a me, leggendo tra le righe, mi sembra proprio che quasi sia in atto la creazione di una bufala per un casus belli.
    Poveri siriani e anche poveri noi :-(

    La notizia fornitaci platealmente da lorenzo sembra sia stata data dal Guardian che però non viene mai linkato, io sul Guardian ho trovato solo questo articolo del 7, che però è molto vago, afferma sia improbabile ripetere l’addestramento dell’opposizione, da parte di francesi e inglesi, come in libia.
    Poi si parla genericamente dipossibile intervento turco ecc. ma … molto genericamente
    Se qualcuno riesce a trovare il guardian che parla esplicitamente di truppe inglesi sul suolo siriano ce lo linki.

  17. […] I padri seppelliscono i figli di notte per non essere uccisi a loro volta dalle bombe in #Syria. “Il mio popolo, che ha affrontato la morte a torso nudo, armato di soli canti, in questo preciso momento si trova a fronteggiare una campagna di genocidio”. Lettera aperta agli scrittori di tutto il mondo di Khaled Khalifa, scrittore siriano. La traduzione pubblicata da Nazione Indiana. […]

  18. andrea inglese il 10 febbraio 2012 alle 17:24

    L’unico caso storico somigliante all’ipotesi di una guerra civile prodotta a tavolino da una potenza straniera è quella dei contras nicaraguansi, armati e organizzati dalla CIA. Lo scenario del Nicaragua era però completamente diverso: lì, i contras si ponevano esplicitamente come controrivoluzione, dopo che una rivoluzione aveva fatto crollare un regime autoritario.
    Che le potenze straniere, siano esse russe o britanniche, cerchino di avvantaggiarsi in questa situazione che è divenuta di per sé esplosiva, non è certo una cosa di cui gioire, dal momento che tutto ciò potrebbe spingere verso una situazione di caos irakeno. Ma mi pare assurdo rovesciare i termini della questione, e vedere la rivoluzione come l’effetto di un calcolo politico di potenze esterne.

  19. georgia il 10 febbraio 2012 alle 17:40

    la notizia dataci da lorenzo viene dal sito insraeliano debka.com, un sito da prendere con le molle e come scrive una notizia ansa

    “il sito israeliano Debka scrive della presunta infiltrazione sul terreno, a Homs, di consiglieri militari sia britannici sia del Qatar.
    Il sito israeliano non fornisce peraltro indicazioni precise sulla provenienza di questa indiscrezione, limitandosi ad attribuirla in forma anonima a proprie ”fonti esclusive”
    A Debka sono accreditati contatti con settori dell’intelligence, ma anche la diffusione ricorrente di notizie e scenari di non comprovata affidabilita': alcuni dei quali poi concretamente smentiti dai fatti.
    ANSAmed

  20. diamonds il 10 febbraio 2012 alle 17:54

    troppe elezioni legano la mia linea:parafrasando il vecchio detto dei nativi americani ecco cosa stanno pensando probabilmente in questo momento i piccolissimi grandi della terra.Nella consapevolezza che non possono stare a guardare ancora a lungo(nei sogni dei loro predecessori ancora rimbombano i mortai dell’assedio di sarajevo),e che il numero degli attori in campo è il discriminante corretto per distinguere una deriva terroristica dalla rivoluzione democratica

  21. anna il 10 febbraio 2012 alle 17:56

    facciamo il punto: mi auguro che ci sia una giuria che sta tenedo il punteggio vero?
    Questa notizia ….muuuumm mi puzza di “servizi segreti, di depistaggio, o di .., questa invece direi che è proprio buona, si, si io la so riconoscere, ha proprio l’odore delle notizia buona!
    Poi ad un certo punto il tempo finisce e stop, il pubblico non può più telefonare e si passa alla “grafica” per vedere chi ha vinto.

  22. lorenzo galbiati il 10 febbraio 2012 alle 18:31

    Siria. Guerra mediatica.
    1 Puntata. Come si usano i neonati di Homs
    La tempesta mediatica imperversa sulla Siria. I cosiddetti Comitati di coordinamento locale (Lcc), appartenenti all’opposizione, hanno detto alla tivù del Qatar Al Jazeera che almeno 18 neonati sarebbero morti nelle incubatrici dell’ospedale pediatrico al Walid perché i colpi di artiglieria pesante dell’esercito siriano contro il centro di Homs avrebbero causato un black-out elettrico, togliendo l’alimentazione agli apparecchi. Il governo nega e sostiene che gli ospedali funzionano correttamente; anzi insieme a molte altre denunce circa atti di violenza e sabotaggio compiuti da gruppi armati, riferisce che l’ospedale al Naimi in provincia è stato preso di mira da gruppi armati che l’hanno saccheggiato.

    Ma la notizia dei neonati di Homs ha avuto grande risonanza soprattutto in Italia. E’ lecito sollevare più di un dubbio. E non solo perché nemmeno i regimi più brutali avrebbero interesse a colpire neonati e ospedali.

    La fonte (gli Lcc) è di parte e non dà alcuna prova. Oltretutto, tutti gli ospedali hanno generatori; se c’è un black-out elettrico funzionano quelli. Succedeva perfino nell’Iraq e nella Libia sotto le bombe, dove l’elettricità andava a singhiozzo.

    Poi l’accusa di tagliare la spina alle incubatrici ha più di un precedente e non solo in Siria. Sempre smentito. La scorsa estate i social network (twitter a partire dal 30 luglio) diffondono l’atroce notizia: tutti i bambini prematuri sono morti nelle incubatrici ad Hama perché gli shabiba (milizie di stato) hanno tagliato l’elettricità durante l’assalto alla città. Si parla di qaranta in un solo ospedale; senza precisare quanti sarebbero negli altri. Il 7 agosto la Cnn riferisce: l’Osservatorio siriano per i diritti umani di Londra (sempre quello) denuncia l’assassinio di otto bambini prematuri, “martiri” nell’ospedale al Hurani, sempre a causa dei black-out. Ovviamente nessuna notizia circa il lavoro dei generatori….Una foto corredava la denuncia: un gruppo di neonati, arrossati, tutti insieme in un unico lettuccio. Dopo qualche tempo viene fuori che la foto era stata pubblicata mesi prima sul giornale egiziano al Badil al Jadid e si riferiva a un problema meno grave, ed egiziano: un ospedale sovraffollato di Alessandria. I bambini erano rossi e vivi, anche se in spazi ristretti.

    Del resto, chi non ricorda l’altro falso, datato 1990? Gli invasori iracheni avevano rubato le incubatrici negli ospedali pediatrici, causando la morte di diversi bambini prematuri. Venne poi fuori che il tutto era stato orchestrato dall’ambasciata kuwaitiana negli Usa, che agiva sotto le mentite spoglie del Comitato “Citizens for a Free Kuwait” e con l’assistenza da parte dell’agenzia di public relations Hill & Knowlton – per la modica cifra di 1 milione di dollari.
    Del resto anche l’ultima denuncia dell’Unicef riguardo alla Siria (400 molti fra i minori – in inglese children) è molto vaga quanto alle fonti; si riferisce a “media presenti a Homs” e a “rapporti” (all’Unicef internazionale abbiamo chiesto più dettagli, finora invano).

    Marinella Correggia

  23. lorenzo galbiati il 10 febbraio 2012 alle 18:31

    SIRIA. GUERRA MEDIATICA.
    TERZA PUNTATA. La conta dei morti che nessuno fa: gli uccisi da bande armate (metà gennaio)

    Il monastero di San Giacomo di Qara sta diffondendo le liste di “civili morti e feriti per opera di bande armate e non nel corso di proteste”, frutto della “violenza cieca di un’insurrezione sempre più manipolata”. Nomi, cognomi, età, indirizzo e circostanze. Le fonti sono gli ospedali, le famiglie e la Mezzaluna siriana (il cui segretario generale Abd al-Razzaq Jbeiro è stato ucciso mercoledì scorso). Ecco i numeri. Fra marzo e inizi di ottobre, la lista dei morti civili comprende 372 nomi, fra cui diversi bambini (il più piccolo era Moutasim al-Yusef di tre anni, morto ad Haslah il 6 settembre), donne (fra le quali Sama Omar, incinta, uccisa a Tiftenaz il settembre). La lista dei feriti per il solo mese di ottobre e per la sola provincia di Homs vede 390 nomi fra cui diversi bambini; il più piccolo, Ala Al Sheikh di Qosseir aveva un anno e mezzo). Fra gli ultimi uccisi, il curato greco ortodosso del villaggio di Kafarbohom. I cristiani starebbero abbandonando interi quartieri soprattutto a Homs e Hama.
    Fra la pittura delle icone per la sopravvivenza del monastero, l’aiuto a famiglie in difficoltà e le preghiere quotidiane, la superiora madre Agnès-Mariam de la Croix sta pensando a un “bollettino settimanale che risponda con fatti e nomi di vittime alle false liste di propaganda dell’Osservatorio siriano dei diritti umani basato a Londra”. Quest’ultimo per la conta dei morti è – insieme ai Cosiddetti Comitati di coordinamento locale – la fonte quasi unica della stampa internazionale e dello stesso Commissariato Onu per i diritti umani, che diffonde la cifra di cinquemila morti attribuendoli alla repressione governativa. Qualcuno comincia a dubitare dell’Osservatorio londinese che, dice la Madre, “spesso non dà nomi e quando li dà non precisa che si tratta di uccisi da bande armate”. Secondo le cifre governative, sono stati uccisi duemila fra poliziotti e soldati.
    Palestinese di nazionalità libanese, Agnès-Mariam de la Croix si è attirata gli strali della stampa francese (lei è francofona) che la accusa di essere pro-regime. Vede l’urgenza della verità, per contrastare “un piano di destabilizzazione che vuole portare a uno scontro confessionale e alla guerra civile, gli uni contro gli altri, in un paese che è sempre andato fiero della convivenza”. Nei mesi, il conflitto sembra essere passato “da una rivendicazione popolare di riforme e democrazia a una rivoluzione islamista con bande armate” (sostenuta dall’esterno, petromonarchie, Occidente, Turchia). La Madre ha ospitato nel monastero una riunione di oppositori disponibili a un dialogo nazionale, e ha anche mediato con l’esercito perché allentasse la pressione sugli abitanti di un villaggio.
    Un gruppo di giovani siriani ha iniziato un analogo lavoro di indagine e “controinformazione”. Hanno creato un “Osservatorio siriano sulle vittime della violenza e del terrorismo” (Sovvt) e faranno indagini sul campo per preparare dossier e documenti.
    Fanno strage, oltre ai colpi di arma da fuoco, gli ordigni esplosivi. Come quello che tra Ariha e Al Mastouma (provincia di Idlib) ha ucciso sei operi tessili ferendone altre sedici mentre viaggiavano sull’autobus aziendale. Vari altri cittadini sono rimasti vittime di un ordigno vicino a Majarez. Colpita alla testa su un altro bus aziendale una ingegnere di Maharda è morta per le ferite. Undici passeggeri sono morti e tre sono rimasti feriti su un autobus civile a Homs, attaccato da armati.
    L’agenzia stampa ufficiale Sana riferisce quotidianamente di agenti uccisi o feriti, rapimenti, esplosioni di ordigni che prendono di mira infrastrutture pubbliche (treni, linee elettriche, strade), disinnesco di esplosivi e sequestri di armi pesanti.
    Marinella Correggia

  24. lorenzo galbiati il 10 febbraio 2012 alle 18:53

    Per Andrea:

    Sei tu a decretare dogmaticamente (tanto che ogni contrarietà alla tua veduta è vedere la realtà a testa ingiù) che prima c’è la rivoluzione e poi la strumentalizzazione straniera. Io dico che tutto è possibile. Può esserci prima l’una, prima l’altra, le due al contempo. Mi sembra piuttosto chiaro che in Siria la protesta pacifica è diventata rivoluzione con il fine di ribaltare il regime nel momento in cui sono entrate in gioco le potenze straniere, alcune delle quali già aspettavano in zona una qualsivoglia rivolta e si stavano preparando per indirizzarla come voluto. E non è detto che la stessa protesta iniziale sia stata dalle potenze straniere favorita, alimentata, assecondata, mettila come vuoi, sto dicendo che c’è sia la spinta interna sia la spinta esterna. Certo se tu ragioni solo in termini: o prima il popolo o prima la CIA, e la seconda ipotesi è assurda, ti sarà difficile capire quel che dico, e con questa rigidità mi pare ti sarà difficile capire ogni ragionamento sia distante dal pensiero unico propagandato dai media occidentali (che dal tempo della Libia sono assecondati dalle emittenti arabe, e quindi propugnano il pensiero unico occidentale è sempre meno occidentale e sempre più unico).

    Senz’altro poi ti sembrerà ridicolo fare il detective dietro a ogni notizia per arrivare ad appurare che i morti uccisi dal governo sono 20 e non 40. A me non sembra ridicolo. Soprattutto perché gli esempi che ci ha portato la Libia sono che spesso quei morti non erano 40 ma non c’erano per niente (vedi le fosse comuni), o erano fatti dagli insorti. Per te sarà ridicolo chiedere ai tg che hanno detto che il giornalista francese è stato ucciso dal governo siriano, citando ovviamente come fonti gli insorti, di riportare le nuove piste investigative più indipendenti che dicono che l’hanno ucciso proprio gli insorti, per me no. Soprattutto perchè tutto questo è un film già visto, è la guerra mediatica che precede ogni guerra reale. E allora poi non venire a chiedere ai pacifisti cosa stanno facendo quando scoppia la guerra: alcuni di loro stanno facendo cose a testa all’ingiù se non ridicole. E fa niente se poi, anni dopo quella guerra, i media si decidono a dire quello che i pacifisti dicevano prima, tanto chi si ricorda più.

    • arduino il 11 febbraio 2012 alle 00:38

      Lorenzo, mi fermo un attimo su un paio di punti del tuo intervento:

      1) Mi sembra piuttosto chiaro che in Siria la protesta pacifica è diventata rivoluzione con il fine di ribaltare il regime nel momento in cui sono entrate in gioco le potenze straniere, alcune delle quali già aspettavano in zona una qualsivoglia rivolta e si stavano preparando per indirizzarla come voluto.

      Affermare che la protesta pacifica è diventata rivoluzione in seguito a un intervento (quale intervento) di potenze straniere (quali potenze) è un assioma del tutto indimostrato

      2) E non è detto che la stessa protesta iniziale sia stata dalle potenze straniere favorita, alimentata, assecondata, mettila come vuoi, sto dicendo che c’è sia la spinta interna sia la spinta esterna.

      Qui parti con uan ipotesi e che subito trasgormi in una certezza

      Se ti chiedessi di prova che godano della stessa inattacabilità di quelle che richiedi alle affermazioni degli oppositori di Assad, cosa avresti da porre sul tavolo?

      A farla breve mi pare che quasi tutte le tue argomentazioni si basino su due artifici retorici simmetrici:

      1) qualsiasi affermazione degli oppositori deve essere provata in modo inconfutabile da osservatori esterni, altrimenti essa diventa per definizione inaffidabile e falsa, se non in toto perlomeno per la gran parte

      2) qualsiasi affermazione a favore dell’ipotesi del complotto di potenze esterne è per definizione fondata e veritiera, anche se formulata in forma di ipotesi o basata su fonti non verificabili o perlomeno dubbie

      • lorenzo galbiati il 11 febbraio 2012 alle 02:32

        Matteo (ricordo bene? del resto non hai mai risposto ai due miei email privati con i link)

        1. capisco che sei un ingegnere ma qui non c’è nessun assioma da dimostrare. qui io parto dal presupposto (che forse non è il tuo) che sappiamo poco, e da fonti sospette, circa la natura dell’insurrezione siriana. (ovviamente se tu segui i media come la rai o mediaset o i principali giornali troverai sempre pochi dubbi sulla bontà degli insorti, anche perché le loro notizie vengono soprattutto dalle fonti riconducibili agli insorti stessi e a chi li sostiene.).
        quindi, io cerco di mettere insieme informazioni per arrivare a formulare ipotesi, e in base a quelle che ho mi sono fatto l’ipotesi che ho scritto. di certo la mia ipotesi poggia su informazioni meno di parte della tua (che forse tu consideri un assioma), che è quella che gli insorti non siano minimamente etero-diretti. Le mie informazioni e le analisi su di esse, per quel che posso, visto che sono sommerso da mesi da email sulla Siria, sui caccia F35 ecc. le sto rintracciando e postando.

        2. I tuoi due ultimi punti sono errati. Qualsiasi informazione proveniente da una delle parti in conflitto o da chi le sostiene deve essere considerata inaffidabile e richiedere controlli incrociati nel tempo con altre derivanti da altre fonti meno sospette di segno opposto o convalidante. L’informazione è tanto più sospetta se oltre a provenire da una delle due parti belligeranti parla di uccisioni, bombardamenti ecc. e non riporta alcuna immagine in proposito, come si è verificato più volte per la Libia e anche di recente per la Siria.

        • arduino il 11 febbraio 2012 alle 13:11

          Non sono Matteo ma Mauro, ma qui la colpa è mia, l’errore sul nome è effetto collaterale del firmarsi con uno pseudonimo.

          Ciò detto, non credo esista un movimento del tutto esente da influenze esterne, visto che anche Lenin ritornò in Russia su un treno tedesco, ma senza una reale partecipazione popolare la rivolta in Siria non sarebbe resistita dei mesi, anche considerando, come osservato da altri, il blocco di potere militare-tribale che governa la Siria sta lottando con tutti i mezzi per la sua sopravvivenza. Mi pare poi che nella tua analisi delle influenze esterne manchi del tutto l’Iran. Ti risulta che l’Iran si astenga del tutto dall’influenzare le vicende siriane o ritieni giustificate le azioni di appoggio al regime che certi media attribuisce all’Iran stesso?

          Ho poi letto gli articoli di Marinella Correggia da te allegati alla discussione e ho porvato a seguire i link in essi contenuti. Per prima cosa mi è venuto da pensare a un articolo scritto da una nonna della Correggia nella primavera del 1944 sul CLN (una marionetta eterodiretta dagli angloamaericani e dai russi per nulla rappresentativa della realtà italiana del momento), poi ho riconosciuto negli autori degli articoli linkati da Correggia gli esponenti di una stagionata compagnia di giro che ho cominciato a incrociare negli anni ’90 del secolo passato ai tempi delle guerre jugoslave (integralmente provocare e dirette dalle potenze occidentali secondo Chossudovsky et similia), rifattasi viva sui temi dell’auto-attentato dell’11 settembre (Thierry Meyssan, Reseau Voltaire, Webster Tarpley e altri), delle rivolte studentesche in Iran del 2009 e poi delle rivolte arabe del 2011. Tutte le volte che ho avuto la pazienza di analizzare le affermazioni di questi signori (l’ho fatto per le faccende jugoslave e per l’undice settembre), mi sono sempre trovato in un ginepraio di affermazioni infondate, distorte, corrobarate da consulenti di esperti incompetenti. Proprio non mi riesce di considerare questi signori, tra l’altro ospiti privilegiati dei siti neonazisti in stile Eurasia giustamente richiamati da undadoaventifacce nel suo post delle 11:55 di oggi, quali fonti neutrali e attendibili.

          • lorenzo galbiati il 11 febbraio 2012 alle 18:08

            Mauro,

            1 è ovvio che c’è un legame tra Siria e Iran.

            2. Marinella Correggia è una redattrice di Peacelink, di certo donna nonviolenta, progressista, antifascista, che spedisce pezzi a siti e giornali, che ogni tanto li pubblicano, come ha fatto il Manifesto, Don Chisciotte e tanti altri. I pezzi da lei citati si rifanno a molti link e testimonianze, concentrarsi su un link in cui è presente una lettura della situazione da parte di Chossudovskj, per screditare il tutto in base a presunti errori di lettura dello stesso compiuti in passato (quale analista politico non li ha fatti?) mi sembra scorretto. Il fatto che i siti di destra citino analisi di giornalisti, opinionisti, storici di sinistra, non è certo un modo per screditarli, ed è un modo di fare piuttosto puerile.
            Sulle informazioni del Debka, aspettiamo e vediamo, sulla Libia intanto ci aveva azzeccato, e tu facevi la stessa opzione che fai oggi. Intanto che armi e supporto logistico sia dato o stia per esser dato agli armati siriani da parte di USA, GB e Turchia sono gli stessi governanti di quei paesi a dirlo (e che la Turchia sia già appoggio logistico degli insorti mi sembra confermato da più evidenze e da più testimonianze incrociate).

            Vedi l’ultimo articolo intervista che ho postato.

          • undadoaventifacce il 11 febbraio 2012 alle 22:31

            Uahuahuahuah, io su Eurasia non ci passo da mesi: vedi che vuol dire conoscere i propri polli?

          • arduino il 12 febbraio 2012 alle 11:25

            Lorenzo, vedo che accetti il fatto che l’Iran abbia una qualche influenza sulla Siria, comincerò a concedere credibilità agli articoli di Marinella Correggia quando vedrò una disamina acche del ruolo dell’Iran.

  25. lorenzo galbiati il 10 febbraio 2012 alle 19:12

    A Geo
    mi sembra inutile continuare a chiedere a me le fonti dato che non credi al rapporto degli osservatori.
    Sei libera di avere i tuoi pregiudizi e di esercitare il senso critico solo in una direzione. Mi raccomando, non pensare che oltre al sudanese negli osservatori c’erano altri di Arabia e Qatar, stati che hanno tutto l’interesse a dare la colpa di tutto alla Siria di Assad. Ed evita di ricordare che la notizia data dalla fonte legata ai servizi segreti israeliana è analoga a quella data a suo tempo circa le truppe da terra francesi e inglesi in Libia, poi confermata. E cmq basta aspettare un po’ di tempo, avere memoria e aspettare per vedere quanto c’è di reale. Ma mi rendo conto che è più facile non aspettare, credere di sapere tutto subito quel che è reale, e poi dimenticare.

  26. andrea inglese il 10 febbraio 2012 alle 19:20

    Lorenzo, hai ragione dobbiamo intenderci.
    Io trovo che coloro che attribuiscono il caos siriano o libico all’ingerenza occidentale fanno opera di mistificazione, in quanto questo caos è frutto di una ben più vasta responsabilità. La responsabilità maggiore, in termini storici e politici, ce l’hanno i regimi antidemocratici che sono o erano al potere, anche se nascono da una storia diversa, di emancipazione, laicizzazione, modernizzazione, ecc. L’altra responsabilità ce l’ha quella parte di popolo che si solleva contro tali regimi. E poi ci sono ovviamente anche gli attori stranieri, occidentali e non.
    La Siria e la Libia non sono la guerra in Iraq. Anche se gli esiti possono, ahimé, essere quelli.
    Dopodiché, sulla guerra mediatica, ben vengano le voci indipendenti sul luogo. Mosche bianche. Perché è difficile dare credito a regimi fascisti, basati sulla propaganda e sul controllo capillare e centralizzato dell’informazione.

    • lorenzo galbiati il 11 febbraio 2012 alle 01:55

      Andrea,

      non mi pare ci siamo intesi, dato che tu metti sempre al primo posto delle responsabilità delle rivolte armate così come della disinformazione mondiale i regimi autoritari o dittatoriali. Io non so in base a che cosa tu ti sia costruito questa “regola” e in base a che cosa tu la veda confermata nel caso di Libia e Siria.
      Io mi baso sull’analisi critica delle informazioni che ricevo e cerco, e che controllo, per quel che posso, nell’immediato e nel medio-lungo termine.
      I criteri del controllo sono banali. Per esempio, se la fonte di presunti stermini è una delle parti in conflitto, questa fonte non è affidabile e quindi non va data come certa, va citata così come quella dell’altra parte del conflitto – che normalmente smentisce la prima.
      Ora, mi pare che questo criterio sia da te disatteso a priori, per te la fonte ufficiale dei regimi “fascisti” non è affidabile mentre suppongo quella di bande insorte armate, magari di integralisti islamici, è più affidabile.
      Dici ben vengano poi le mosche bianche di chi sta sul luogo: ben vengano anche se confermano le fonti governative che parlano di attacchi a civili e a strutture pubbliche compresi ospedali compiuti dagli insorti? Perché è questo che ho postato nell’articolo di Correggia (pubblicato dal Manifesto).

      In altre parole: nella guerra mediatica, in sostanza, i regimi fascisti sono inaffidabili tanto quelli democratici e tanto quanto i comitati degli insorti quando si tratta di dire il numero di vittime che essi stessi hanno prodotto.
      E allora, il punto è: qual è l’informazione che passa a noi?

      E’ quella veicolata dagli insorti e dai loro partners stranieri. Quella del governo siriano viene data, quando viene data, solo per citarla, dando per scontato che la verità è quella data dall’altra parte in conflitto.
      Ed è a partire da questo che io ragiono e intendo mettere sul piatto il problema dell’informazione: interessa di più la ricerca della verità fattuale o il trovare conferme a una tesi prestabilita?

  27. georgia il 11 febbraio 2012 alle 00:59

    E cmq basta aspettare un po’ di tempo, avere memoria e aspettare per vedere quanto c’è di reale. Ma mi rendo conto che è più facile non aspettare, credere di sapere tutto subito quel che è reale, e poi dimenticare

    Eh sì, come hai ragione: è bastato aspettare un po’ di tempo, solo poche ore ;-)
    Stasera è la stessa Itar-Tass (l’agenzia russa) a dire che la notizia è del tutto infondata.

  28. undadoaventifacce il 11 febbraio 2012 alle 01:49

    La paura della guerra rende certa gente folle.
    Pensano che gli eserciti dei dittatori
    sian fatti solo per marciare in gran parate,
    non sparerebbero mai sulla folla inerme.
    E non sia mai che a chi gli spara addosso
    alcuni, poi, rispondano sparando.

    Sì, ci sono i cattivi, gli islamisti,
    la maggior parte della gente e chiusa in casa
    terrorizzata, aspetta che la notte passi,
    com’è da sempre ed in qualunque guerra.
    E come sempre sparirà chi muore,
    è chi rimane in piedi che racconta (l’inverno del ’44…).

    La paura della guerra porta persino
    a rivalutare le dittature: scopriamo
    che Gheddafi in fondo non era poi male,
    scopriamo con piacere che gli insorti
    erano infami e sozzi quanto lui,
    sfreghiamoci le mani, che bella notizia!

    Arcobaleno sulla schiena e pace in bocca
    senza capacità di stare affianco
    a chi ha bisogno veramente di una mano;
    sadismo cristiano godurioso del martirio,
    questo, non certo voglia di un riscatto
    o del buon vecchio sol dell’avvenire.

    Già, già, questo non è certo il trentasei,
    quando manifestare per la pace
    passava per una trincea ed un non far passare;
    quelle canaglie della Catalogna, quante stragi avranno fatto…
    ora basta accomodarsi sulla consapevolezza
    che ci sono i servizi segreti, lasciamoli lavorare.

    Scuse per attaccarsi al proprio comodo
    “anche per oggi non mi schiacciano la testa”
    teniamole per questi stanchi luoghi,
    non so ancora per quanto, spero a lungo,
    non ho mai visto una strage da vicino
    e dubito che reggerei la vista (anche se ci si abitua a tutto).

    Ma vedo gli anfibi schiacciare le masse
    in mezzo mondo, senza alcun problema,
    al massimo venir schiacciati da altri anfibi.

    Vedendo questo mi sovviene con angoscia
    che la battaglia per l’esercito professionale
    è stata una grande vittoria pacifista.

  29. lorenzo galbiati il 11 febbraio 2012 alle 02:15

    Dal 2005 gli USA finanziano l’opposizione siriana al regime.

    Il 18 aprile scorso il Washington Post ha rivelato l’esistenza di rapporti tra la Casa Bianca e gruppi dell’opposizione siriana (http://www.washingtonpost.com/world/us-secretly-backed-syrian-opposition – link ormai inattivo). La notizia si basava su documenti diplomatici diffusi da WikiLeaks, secondo i quali gli americani avevano iniziato a finanziare gruppi dissidenti siriani sotto la presidenza Bush che nel 2005 aveva rotto i rapporti con Damasco. Il Dipartimento di Stato americano ha finanziato in particolare il Movimento per la giustizia e lo sviluppo – composto da ex membri dei Fratelli musulmani e considerato come «islamista moderato» – con oltre 6 milioni di dollari tra il 2006 e il 2010. Questo movimento, che possiede un canale televisivo satellitare situato a Londra, chiama apertamente al rovesciamento del regime di Al-Asad.

    Gli Usa nel caso della Siria hanno puntato sul fattore religioso per trascinare il Paese in una guerra civile con la speranza di liberarsi di un regime nemico che si oppone alla loro egemonia totale sul Medio Oriente. Di fronte a questo oscuro scenario, il popolo siriano in maggioranza laico e pacifista sembra orientarsi verso la logica del male minore, ovvero la scelta di coabitare con il regime in attesa di tempi migliori per rivendicare l’instaurazione della democrazia nel loro Paese.

    La crociata saudita contro le rivoluzioni arabe

    La concretizzazione della democrazia nel mondo arabo non coincide per nulla con gli interessi degli Usa e i suoi alleati europei, i quali, dopo avere perso i loro luogotenenti, Ben Ali e Mubarak, sono riusciti a riprendere in mano la situazione e trasformare alcune rivoluzioni in manovre di destabilizzazione dei regimi nemici. E per mettere in pratica questa machiavellica operazione hanno scelto un regime arabo islamico: il governo fondamentalista saudita. Per rimanere al potere, la famiglia Al Saoud ha in effetti tutti gli intessi affinché le rivoluzioni vengano represse o trasformate in qualche cosa di completamente diverso.

    È stata in effetti l’Arabia Saudita, attraverso il Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg), a chiedere, il 7 marzo scorso, di intervenire in Libia e poi a convincere la Lega araba – che ormai controlla totalmente, dopo la caduta di Mubarak – a presentare la stessa richiesta al Consiglio di sicurezza dell’Onu il 10 marzo. Per intervenire militarmente gli Usa hanno voluto che, a presentare formalmente la richiesta, fossero gli arabi stessi. E chi meglio dell’Arabia Saudita lo poteva fare? Il 17 marzo il Consiglio di sicurezza ha autorizzato l’azione militare contro Gheddafi e il 19 sono iniziate le operazioni alle quali hanno partecipato anche alcuni Paesi arabi del Ccg.

    E mentre i sauditi erano impegnati a promuovere l’opzione militare per «soccorrere» i civili libici, il 14 marzo i suoi militari insieme a poliziotti emirati sono entrati nel Bahrain per sostenere il sultano Al Khalifa e soffocare nel sangue la rivoluzione pacifica.

    A guidare la mossa antirivoluzionaria per conto degli americani è il clan saudita dei Sudairi. Questa influente famiglia wahabita è di fatto guidata dal principe Bandar, soprannominato Bandar Bush [lo ricordate nel film di Michael Moore sull’11 settembre?] per la profonda amicizia che lo lega all’ex presidente G.W. Bush. Nel settembre 2001 Bandar era ambasciatore dell’Arabia Saudita negli Usa. È lui che oggi gestisce i jihadisti (detti mujahidin) arabi formati dai servizi segreti sauditi e pakistani per combattere l’armata russa in Afhganistan. Al Qaeda, come ben si sa, fu creata per lo stesso scopo. I Sudairi, con i loro petro-dollari e la loro armata di estremisti islamici, sono tornati utili agli Usa per eliminare regimi laici considerati anti-americani come quello libico e soprattutto quello siriano.

    Nel 2001 gli Usa lanciarono una vasta offensiva internazionale contro l’estremismo jihadista islamico e «approfittando» dell’occasione invasero e occuparono due paesi islamici di fondamentale importanza geopolitica: l’Afghanistan e l’Iraq. Nel 2011 gli islamisti sono ritornati ad essere alleati strategici della Casa Bianca nel riprendere il controllo politico e militare del mondo arabo-islamico che le rivoluzioni arabe stavano iniziando a rimettere in discussione.

    Mostafa El Ayoubi
    Da http://www.confronti.net

  30. lorenzo galbiati il 11 febbraio 2012 alle 02:46

    QUARTA PUNTATA. Chi è davvero e cosa chiede il Cns (Consiglio nazionale siriano), organizzatore della manifestazione del 19 febbraio a Roma

    E’ stato il nuovo governo della Libia, frutto della guerra della Nato, il primo a riconoscere già lo scorso ottobre come “legittimo rappresentante del popolo siriano” il Consiglio nazionale siriano (Cns), in inglese Syrian National Council
    (http://latimesblogs.latimes.com/world_now/2011/10/syria-libya-opposition.html). Il Cns a sua volta aveva riconosciuto il Cnt libico già prima della conquista di Tripoli.

    Basato in Turchia (ma il suo leader Bhouran Gharioun vive a Parigi da decenni; sostiene però di rappresentare l’80% dei siriani), il Cns, attraverso i suoi “osservatori sui diritti umani” da Londra e i cosiddetti “Comitati di coordinamento locale”, è la fonte quasi esclusiva delle notizie pubblicate sui media che accreditano la versione di una “rivolta a mani nude contro il dittatore”. Peraltro c’è uno scontro interno fra “attivisti” che si accusano reciprocamente.

    A differenza dell’altra opposizione che vuole il negoziato e non accetta la lotta armata né l’ingerenza, il Cns rifiuta ogni negoziato e mediazione (come il Cnt libico, a suo tempo).Non ne ha bisogno, perché ha trovato molti alleati fra i paesi occidentali e petromonarchici, ai quali ha chiesto da tempo l’imposizione di una no-fly zone “per la protezione dei civili” (per esempio in ottobre: http://globalpublicsquare.blogs.cnn.com/2011/10/11/time-to-impose-a-no-fly-zone-over-syria/; e in gennaio: http://www.wallstreetitalia.com/article/1307700/siria-opposizione-invoca-intervento-onu-serve-no-fly-zone.aspx). Del resto come vari analisti hanno spiegato, anche nel caso siriano la no-fly zone non avrebbe senso e dovrebbe piuttosto sfociare in un vero e proprio sostegno aereo anti-governativo o Cas (close air support).
    Il Cns ha stretto in dicembre un patto di collaborazione (http://www.nytimes.com/2011/12/09/world/middleeast/factional-splits-hinder-drive-to-topple-syrias-assad.html?_r=1&pagewanted=all)
    con il cd Esercito siriano libero (Free Syrian Army).

    Il rappresentante del Cns in Italia e organizzatore della manifestazione a Roma del prossimo 19 febbraio (che ha già avuto diverse adesioni di associazioni italiane) è Mohammed Noor Dachan. Sul sito del Syrian National Council risulta affiliato come appartenente alla Muslim Brotherhood Alliance (http://www.syriancouncil.org/en/members/item/241-mohammad-nour-dachan.html). Egli sostiene che l’Esercito siriano libero “sono soldati, sottufficiali e ufficiali che hanno scelto di rifiutare di sparare alla gente comune disarmata e non è un esercito di guerra, ma ha solo l’obiettivo di difendere le manifestazioni”. La realtà appare molto diversa.

    Il cd Esercito libero appare responsabile di uccisioni di soldati e civili siriani (ci sono elenchi nominativi documentati) e atti di sabotaggio e terrorismo (di recente decine di morti in esplosioni ad Aleppo).

    Accanto all’Esercito siriano libero, l’intervento armato occidentale e petromonarchico c’è già e da tempo. Non sotto forma di bombardamenti ma di finanziamenti e invio di armi, consiglieri e mercenari. In appoggio a gruppi armati anti-Assad. Che il Cns avalla e con i quali collabora. Mentre la Turchia offre la base logistica alla Free Syrian Army, Qatar e altri paesi non fanno mistero del loro appoggio “diplomatico” e finanziario e in armi; a metà gennaio lo sceicco Bin Khalifa Thani ha dichiarato la volontà di mandare truppe. Inglesi e francesi hanno confermato di aver mandato unità ad assistere i rivoltosi. Sono state scoperte armi inglesi avviate clandestinamente. A Homs truppe inglesi e qatariote dirigono l’arrivo di armi ai ribelli e consigliano sulle tattiche della battaglia, secondo il sito israeliano Debka file.

    Da tempo l’opposizione siriana ottiene quotidianamente partite di armi (http://rt.com/news/syria-opposition-weapon-smuggling-843/). Obama chiede apertamente di sostenere gli armati anti-Assad e pensa di replicare i successi libici: nessun uomo, nessun morto, ma consiglieri e molti soldi. Fonti americane rivelano al Times un piano in fase di elaborazione da parte di Stati Uniti e alleati per armare i ribelli. Indiscrezioni che si incrociano con quelle del Guardian sulla presunta presenza di reparti speciali britannici e americani al fianco degli insorti, così come quella del sito israeliano Debka su una infiltrazione sul terreno, a Homs, di consiglieri militari sia britannici sia del Qatar. A queste indiscrezioni la Russia ha reagito affermando che si tratta di informazioni ”allarmanti”, secondo il portavoce del ministero degli Esteri, Aleksandr Lukashevich (http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/siria-homs-strage-senza-fine-times-piano-1113360/www.peacelink.it).

    Poi ci sono i mercenari libici. A dicembre il presidente del Consiglio nazionale siriano Burhan Ghalioun incontra a Tripoli i nuovi dirigenti. E scatta il piano che porta diverse centinaia di volontari libici in Siria, sparpagliati tra Homs, Idlib e Rastan (http://www.corriere.it/esteri/12_febbraio_10/olimpio-siria-insorti_a9528996-53da-11e1-a1a9-e74b7d5bd021.shtml). La missione è coordinata dall’ex qaedista Abdelhakeem Belhaj, figura di spicco della nuova Libia, e dal suo vice Mahdi Al Harati.

    Intanto il sito di petizioni Avaaz, dopo aver diffuso per la Libia notizie di bombardamenti su civili (http://www.avaaz.org/it/libya_stop_the_crackdown_eu) in seguito ampiamente smentite, invita alla “battaglia mondiale” per la Siria dicendo: “Questo è il culmine della primavera araba e della battaglia mondiale contro i despoti sanguinari”.

    di Marinella Correggia

  31. undadoaventifacce il 11 febbraio 2012 alle 11:55

    http://fortresseurope.blogspot.com/search/label/Libia%2017%20febbraio
    (queste erano notizie di prima mano sulla Libia)

    http://fortresseurope.blogspot.com/2011/03/one-two-tre-merci-sarkoze.html#more
    (di questo articolo leggere attentamente il finale in corsivo)

    Smettiamola con la libidine dell’impotenza, questo ridicolo abbaiare non ha aiutato minimanete la sopravvivenza della primavera araba; e questo continuo parlare di grandi piani geopolitici ci fa dimenticare l’esistenza delle persone; non a caso è il piano preferito da fascisti e parafascisti di casa nostra, son sicuro che su Eurasia si troverà un mucchio di articoli per suffragare la tesi di una rivoluzione pilotata.

    Dire che i servizi segreti di un paese coltivano contatti con le opposizioni ad un regime nemico è dire un’ovvietà, dov’è la notizia? (perchè in Italia non avvenne la stessa cosa???) Si suppone per caso che queste opposizioni siano burattini nelle mani degli occidentali? (certo, certo, De Gasperi…Eppure i comunisti hanno difeso la memoria della resistenza) O forse la situazione è più complessa? (ebà)
    Quando si avvia un processo rivoluzionario, ci sono diverse forze nel campo sin dall’inizio, che hanno lavorato in vista di quel momento, con intenti diversi e contrastanti; e c’è una gran fetta di popolazione che si trova in mezzo, costretta a scegliersi la parte o a soppravvivere raccomandandosi a Dio in attesa che passi la tempesta.

    Io so qual’è la mia parte, perchè ne ho una, qui in Italia.
    Certo, probabilmente in Siria è praticamente inesistente, disorganizzata, disarticolata, impotente di fronte ai gruppi islamici e ai gruppi di manichini prezzolati degli americani, ma il suo campo di esistenza sarebbe comunque all’opposizione.
    In ogni caso, poi, questo testimonia di una mancanza mia e della mia parte, che non è in grado di sostenere i suoi, dispersi per il mondo. Non sarà starnazzando ed abbaiando che la colmeremo.
    E’ che, purtroppo per noi, siamo troppo addomesticati per affrontare certe situazioni.
    In confronto ai nostri antenati facciamo schifo.

    Non schierarsi vuol dire schierarsi affianco al più forte, mettere una scheda bianca; vuol dire perdere ogni minima possibilità di influire sugli eventi.

    Ecco, gradirei che la bandiera della pace fosse una bandiera bianca, non arcobaleno, a significare la resa al più forte che si cammuffa da posizione morale, con ogni mezzo.
    La realtà è fatta di se e di ma; la gente che “senza se e senza ma” si schiera contro un’entità astratta chiamata guerra, finisce per fare solo grandi processioni che esorcizzano la sua paura della morte.

    Nel frattempo, altrove, le cose continuano ad andare nel peggiore dei modi, insensibili alle chiacchiere e alle fini dissertazioni sulla propaganda di guerra.
    Nel frattempo, se anche esistesse una mia parte, in Siria, probabilmente sarebbe più grata agli inglesi che gli danno armi, piuttosto che a me che gli do chiacchiere, col culo caldo.
    E vorrei vedere, se fossi un disertore dell’esercito siriano, cosa farei; alle volte il dado è tratto e non si può tornare indietro.
    Ma tutto questo è un se e un ma, quindi puzza, meglio pensare che sia tutto una merda e starsene tranquilli con la coscienza a posto pensando a quanto son cattivi gli imperialisti americani.

    Amen.

    • Sergio Baratto il 11 febbraio 2012 alle 22:05

      Grazie, le tue parole sono anche le mie, la tua rabbia e il tuo disgusto sono gli stessi miei.

  32. gianni biondillo il 11 febbraio 2012 alle 12:06

    Oggi il “Corriere – Esteri” pubblica ampi stralci dell’appello senza citare fonte e traduzione. Rigraziamo vivissiamente per la professionalità.

  33. georgia il 11 febbraio 2012 alle 13:22

    Perché è questo che ho postato nell’articolo di Correggia (pubblicato dal Manifesto)
    Scusa lorenzo puoi darmi il link del manifesto dove è atato pubblicato l’articolo di correggia, proprio non riesco a trovarlo, google me lo segnala come presente solo su Comedonchisciotte (sito per me inquietante e non affidabile, che fino a poco fa postava i porcai di maurizio blondet).
    Tra l’altro l’articolo è scorretto e incompleto (o tu lo posti in ritardo) perchè non dice che la notizia diffusa dal sito israeliano e da quello russo (veramente un po’ sospetto) che ieri girava a turbo in rete, e ripreso velocemente dalla stampa, è stata smentita proprio dall’agenzia russa.

    Sì, è vero il capo Consiglio nazionale siriano all’estero, burhan ghalioun non è granché, ma il suo mandato sta per finire e se non ci sarà un colpo di mano sarà sostituito, c’è chi pensa a george sabra (cristiano comunista) andato all’estero dopo essere stato liberato dalla prigione (mi sembra di ricordare a settembre) Al momento i cristiani in siria (salvo poche eccezioni come sabra) appoggiano il regime, ed è comprensibile, essendo una minoranza che in questi anni è stata abbastanza protetta dal regime laico (questo è anche uno dei motivi per cui molti siti cristiani e cattolici italiani, ed esteri, difendono a spada tratta assad malgrado sia ormai chiaramente fuori di testa), ma soprattutto perché assad ha fatto una propaganda di paura dicendo che i cristiani, con la caduta del suo regime, verrebbero sterminati dagli islamisti.
    Tanto ormai è palese la carta del terrorismo islamista viene usato indifferentemente da ambedue le parti. Detto questo è indiscutibile che gli islamisti religiosi che combattono cantando inni religiosi siano presenti nella cosidetta opposizione, è così ovunque, ma in particolar modo in siria dove c’è ancora la memoria di hama del 1982 (gli integralisti sono, in realtà, una esigua minoranza, ma sono anche i più agguerriti perchè clandestini e isolati) questo però non vuol dire che sia da criminalizzare tutta l’opposizione al regime che è vastissima anche se, in maggioranza, silenziosa e terrorizzata.
    Il vero problema è evitare sia che scoppi una terribile guerra civile (che ormai sembra essere in atto), sia un intervento armato della nato che abbiamo visto come finisce. Assad aveva la possibilità di evitare tutto questo, aveva conquistato un certo consenso fra la popolazione (che sperava in un grande cambiamento rispetto al padre), avrebbe potuto farsi promotore di alcune riforme (sarebbe bastato poco) e avviare un processo soft per uscire dalla dittatura feroce(che è innegabile anche se tu sembri voler sorvolare sull’argomento), ma non è stato capace di farlo (o non glielo hanno permesso, questo lo ignoro) fatto sta che ora la siria sta precipitando in una cruenta guerra civile, ma prestarsi con e-leggerezza a far circolare balle (forse diffuse proprio per creare confusione) come quella di ieri è secondo me da veri irresponsabili.
    Per questo ieri mi sono attivata per dimostrare l’infondatezza della tua notizia e non per una gara come ha insinuato acidamente anna (naturalmente non me la sono presa con lei, anzi la capisco, si vede che, malgrado la sua squadernata pietas, è abituata solo a discussioni alla risiko;-)

    Approfitto di questo commento per segnalarvi un articolo di Fisk su Independent di oggi, non è che approfondisca granchè, ma, come sempre, Fisk è di grande interesse e poi vive in libano.
    Robert Fisk: Could there be some bad guys among the rebels too?

    e uno su emergency, Siria, l’internazionalizzazione del conflitto

    • lorenzo galbiati il 11 febbraio 2012 alle 18:09

      Geo

      vedi su Correggia e altro la mia risposta a arduino, e sul resto l’ultimo commento intervista da me postato, e se puoi leggi tutta l’intervista.

  34. georgia il 11 febbraio 2012 alle 13:27

    Ops
    con il nuovo sistema non riesco proprio a modificare
    in grassetto andava solo la frase:”è stata smentita proprio dall’agenzia russa”

  35. andrea inglese il 11 febbraio 2012 alle 14:49

    grazie dadoaventifacce, ti stringo la mano:
    “e questo continuo parlare di grandi piani geopolitici ci fa dimenticare l’esistenza delle persone; non a caso è il piano preferito da fascisti e parafascisti di casa nostra, son sicuro che su Eurasia si troverà un mucchio di articoli per suffragare la tesi di una rivoluzione pilotata.”

    Galbiati
    “Il 18 aprile scorso il Washington Post ha rivelato l’esistenza di rapporti tra la Casa Bianca e gruppi dell’opposizione siriana”.
    Ta-ta-tan! Colpo di scena! lo sai che in genere la maggior parte degli oppositori dei regimi fascisti arabi che vivono all’estero, vivono in occidente, fanno attività politica con le istituzioni occidentali, le associazioni, i diversi partiti politici? Dobbiamo meravigliarci anche di tale ovvietà?
    Lorenzo, hai sentito parlare delle guerre di liberazione anticoloniali? lo sai che in ognuna di queste guerre delle potenze straniere hanno giocato un ruolo fondamentale: da Cuba, ai vari paesi del patto di varsavia, a paesi arabi indipendenti, ai cinesi, all’Unione Sovietica, per parlare solo di uno dei fronti?
    Allora, dove starebbe lo scoop?

    Sulla questione delle responsabilità di stragi di civili, è un altro discorso. E’ bene che ci siano organizzazioni il più possibile neutrali politicamente e che indaghino anche nell’ottica del diritto internazionale, per quello che può valere, dopo che pure Garzon è stato condannato e sospeso da qualsiasi incarico per undici anni.
    La questione delle stragi di civili però non può cancellare una lettura politica della situazione siriana (e di quella libica).
    Il regime siriano è un regime fascista, che non consente nessuna dibattito politico democratico e usa tutte le armi totalitarie per distruggere ogni opposizione: corrompe, minaccia, incarcera, tortura, uccide.
    Se tu fossi convinto, invece, del contrario, sappi che non hai bisogno di fare il detective del web: ci sono ampie pubblicazioni su carta, su supporti audiovideo, ricerche specializzate, ecc., che ti potrai abbastanza facilmente procurare. A meno che i savi di Sion non abbiano inquinato tutte le fonti giornalistiche e scientifiche occidentali.

    • lorenzo galbiati il 11 febbraio 2012 alle 17:42

      Non è uno scoop dato che è una notizia di quasi un anno fa.

      Sul fatto che le rivoluzioni anticoloniali siano tutte uguali o da inquadrare nello stesso modo, non sono d’accordo. Dovremmo anche intenderci su quali siano le rivoluzioni anticoloniali e su quali dinamiche abbiano.
      Per me la dinamica della rivoluzione castrista non ha quasi nulla in comune con quella che si sta palesando in Siria, e che secondo me è la seguente:
      – prima c’era una protesta pacifica che non intendeva rovesciare il regime ma chiedere riforme democratiche progressive, poi si è verificata una rivoluzione armata, con tratti terroristici e integralistici, che rappresenta una piccola parte della popolazione siriana, e che è alimentata da potenze straniere.
      Su questa visione riporto ora una intervista, questa sì uno scoop.

      Su quello che è il regime siriano non abbiamo granché su cui discutere, non è un regime democratico, non so fino a che punto fascista, ma cmq ovviamente autoritario. Ma non è questo il punto, il punto è la guerra civile, chi la sta facendo, in nome di chi, e cosa può portare. E su questo io mi auguro sempre che le rivoluzioni le faccia il popolo, e per gli interessi del popolo, e non una piccola parte di esso, armata e integralista, con armi e intenzioni che derivano in gran parte da potenze straniere.

      • andrea inglese il 11 febbraio 2012 alle 21:28

        la preoccupazione per gli esiti di una rivoluzione, a maggior ragione quando scivola nella guerra civile, sono legittime; e quindi è giusto chiedersi quali possono essere le strategia di superamento del conflitto che siano più rispondenti all’interesse della popolazione; è giusto chiedersi che ruolo hanno gli aiuti stranieri, possibili interventi internazionali, derive tribali o religiose.
        Dopodiché, su chi e come fa una rivoluzione, anche qui, come la storia ben dimostra, il popolo nel migliore dei casi appoggia nei momenti decisivi dei gruppi minoritari di militanti. Che una rivoluzione pacifica sia meglio di una armata, e che una senza terrorismo lo sia meglio di una che usa anche il terrore, sono pure d’accordo. Ma anche questo non lo decidono i semplici spettatori come noi.
        Mi sembra comunque di capire la molla che ti anima, e con te anche altre persone, e che è quella del rifiuto della guerra e della violenza politica. E su questo punto non posso che essere in sintonia. Ma ripeto, tutti i pericoli di cui parliamo sono comunque il frutto di un regime di tipo fascista, dittatoriale – chiamalo come vuoi – contro il quale il popolo ha tentato ribellarsi.

        • lorenzo galbiati il 12 febbraio 2012 alle 01:14

          In verità, se devo scendere alla radice, quello che mi anima è la ricerca della giustizia e dei mezzi con cui arrivarci.
          Da qui il lavoro sull’informazione, e la ricerca e l’analisi di ogni tipo di pensiero pregiudiziale o intollerante che può nuocere alla sua comprensione.

          L’essere contrario alle guerre è un effetto.

    • lorenzo galbiati il 11 febbraio 2012 alle 18:29

      Visto che siamo abbastanza sintonizzati, qui, approfitto Andrea per dirti o ricordarti che di recente (in verità ormai da qualche settimana) ti ho spedito due email private sulla questione su cui mi avevi risposto, e aspetto ancora un tuo riscontro.

  36. lorenzo galbiati il 11 febbraio 2012 alle 17:53

    Siria: le due fasi, la protesta pacifica e la rivoluzione violenta eterodiretta

    Domanda: Sulla situazione in Siria si leggono molte notizie, spesso contrastanti, molte di esse palesemente inventate come se ci fosse una regia occulta dietro. Dal tuo punto di osservazione che cosa sta accadendo realmente in Siria?
    “Risposta: Possiamo dividere quello che è successo in Siria in due parti, la prima è quella relativa ai primi due mesi dall’inizio della rivolta, la seconda possiamo chiamarla la fase di brutale repressione del regime e l’alzamento del tiro del popolo.
    Nei primi giorni della rivolta, i siriani non chiedevano la caduta del regime. Le loro richieste erano semplicemente quelle di ottenere alcune riforme che potessero garantire la dignità del semplice cittadino soggetto alle leggi di emergenza da più di 60 anni. Gli slogan delle prime manifestazioni erano: “pacifica, pacifica, la nostra è una lotta pacifica”, “Uno, uno, uno, il popolo siriano è unico”, “noi non vogliamo soldi ma dignità”. Nonostante ciò la risposta del regime fu sorprendente, fu una reazione molto violenta che ha dato carta bianca alle forze politiche per uccidere qualsiasi dimostrante per impedire un processo a catena come è successo in Tunisia ed in Egitto. Da quel momento in poi, dopo la delusione prodotta dal comportamento del “Dottore” (così è chiamato Bashar) che ha studiato in Occidente e sicuramente ha potuto testare il significato della libertà e della democrazia, la gente cambiò lo slogan dicendo: “Chi uccide il proprio popolo è un traditore”, “vogliamo l’impiccagione del presidente”. La repressione fu molto violenta e la tortura fu una cosa sistematica anche contro i minorenni, donne ed anziani. Ovviamente il regime dal primo giorno della rivolta diceva che c’è un complotto internazionale contro l’unica linea di resistenza all’avanzamento del sionismo e dell’imperialismo occidentale, la scusa con la quale ci hanno governato per 40 anni strumentalizzando la sofferenza del popolo palestinese e la resistenza libanese, solo per rimanere al potere il più lungo possibile, arricchendo il clan della mafia Alassad ogni giorno di più. Questa è la prima parte, non c’erano mani straniere, non c’erano complotti, c’era solo una volontà decisa del popolo di cambiare rotta una volta per sempre.
    La seconda fase è logica ed anche ovvia in un paese con una importanza geopolitica straordinaria sia per l’Occidente che per l’Oriente. Tutto il mondo vuole avere a che fare con il futuro di questo paese chiave del Medio oriente, tutti i servizi segreti iniziano una fase di altissima attività data l’importanza del futuro cambiamento che potrà far saltare gli equilibri internazionali ad alto rischio. Basterebbe accennare all’alleanza strategica tra Iran e Siria. Cina e la Russia temono la perdita di un alleato che sta in prima fila nel fronte contro le basi NATO ed i missili dell’Occidente Turchia ed Israele, il Golfo Persico ed i suoi sceicchi di petrolio e di terrore. Per loro la riuscita della rivoluzione siriana vorrebbe dire la fine delle loro monarchie basate su una dittatura militare e ingiustizia totale. Quindi le mani esterne aumentano e tutti hanno il timore sul futuro della Siria. Chi arriverà al potere? Islamici? Laici? Capitalisti? Di sinistra? Idealisti per un mondo arabo unito e democratico? Governo filo americano o filo cinese e russo? E soprattutto: ci sarà di nuovo l’appoggio ad uno stato palestinese e alla resistenza libanese?
    E’ ovvio, adesso c’è non solo un complotto ma tantissimi complotti internazionali contro la rivoluzione. Ho detto sempre che la rivoluzione siriana si sta compiendo contro il mondo intero, per questo motivo è la più importante forse nella storia dell’umanità. Non sto esagerando, nel caso riuscisse il mondo intero cambierà radicalmente.
    Quello che sta succedendo adesso in Siria è l’inizio di una guerra civile. Molto probabilmente le manifestazioni pacifiche si stanno riducendo a piccoli cortei, la gente dovrà affrontare un costo della vita altissimo a causa delle sanzioni assurde fatte senza un minimo studio logico, in quanto solo il regime ne ha beneficiato pienamente. Alcuni paesi come la Turchia, l’Arabia Saudita, Qatar stanno finanziano dei gruppi armati all’interno della Siria. C’è anche il cosiddetto Esercito Siriano Libero con un capo “Riyad Alasad”, esiliato in Turchia, che riceve ordini dai servizi segreti militari turchi. La violenza si sta diffondendo ogni giorno di più, stiamo assistendo, senza alcun dubbio, ad un gioco mondiale sporchissimo.”

    Domanda: Sono credibili oppure no le agenzie di informazione basate a Londra a cui attingono in via esclusiva tutti i media occidentali? Chi sta dietro effettivamente a tali agenzie di informazione?

    Risposta: Sappiamo tutti che i mezzi di comunicazione sono stati utilizzati sempre in modo alterato da tutti i sistemi, democratici o totalitari. Non possiamo mai dire che c’è una agenzia di stampa che posso dichiararsi indipendente al 100%. Basta guardare, per non andare lontano, a cosa c’è in Italia. Chi può dire, ad esempio, che i canali televisivi di Berlusconi non hanno cambiato la storia politica e sociale del popolo italiano secondo una visione individualistica? Bene, è la stessa cosa per quanto riguarda la Siria. Non aspettate mai di ricevere delle informazioni esatte quando ci sono grossi interessi in gioco, non è una questione di strumenti di comunicazione ma di politiche governative. Se andate in Russia o in Cina sentirete una versione molto diversa da quella che sentite qui in Occidente e forse molto più vicina alla realtà dei fatti. Dovete sapere che c’è un’alleanza molto forte tra Occidente ed il Golfo Persico. Questo esempio ci fa capire anche la schizofrenia dell’Occidente il quale teme un partito islamico, qualsiasi esso sia, ma crea un legame molto forte con un paese come l’Arabia Saudita che è un paese non solo islamico fino alla noia, ma è il peggior esempio di uno stato islamico. Per questo motivo, infatti, l’Occidente ha dato carta bianca all’Arabia Saudita per gestire la rivoluzione dello Yemen e soffocare militarmente quella del Bahrain. Perché, allora, la rivoluzione siriana interessa molto all’Occidente mentre quelle del Golfo Persico no? Magari in Siria abbiamo nel nostro DNA qualche codice divino per quello vogliono correre ad aiutarci? E da chi? Dall’Arabia Saudita e Qatar i cui Re non hanno mai autorizzato neppure delle semplici elezioni comunali? Per tutto questo le informazione passano attraverso Aljazeera ed Alarabia e vengono date per buone e per attendibili dai media occidentali.”

    A parlare è Ossamah Al Tawil membro del Comitato Esecutivo del Coordinamento Nazionale Siriano per il Cambiamento Democratico . Vive in Italia da vent’anni, è italo-siriano, ha 40 anni, lavora come designer, è stato perseguitato in Siria a 18 anni ed è rimasto in Italia perché obiettore di coscienza. Gli abbiamo posto tutta una serie di domande come se fossimo un lettore qualunque che non sa nulla della Siria e cerca di acquisire le maggiori informazioni possibili per farsi una idea precisa della realtà siriana. Le sue risposte sono precise ed articolate dimostrando di conoscere bene quello di cui parla, fa denunce precise sia verso il governo Assad, sia verso quei gruppi che, a suo dire, stanno fomentando lo scontro armato in Siria con lo scopo di provocare un intervento armato esterno delle grandi potenze. Parla a lungo del processo di formazione del Coordinamento Nazionale Siriano per il Cambiamento Democratico (CNSCD) e del Consiglio Nazionale Siriano (CNS) che dal coordinamento si è scisso dopo un primo momento di unità. Racconta l’evolversi del movimento di opposizione ad Assad. Spiega i motivi che stanno alla base della crisi siriana, il ruolo dei Fratelli Musulmani, che sarebbero l’unica componente del CNS e la vera natura del cosiddetto “Esercito Siriano Libero”; spiega il ruolo dei paesi del Golfo Persico e quello delle emittenti tv da loro gestite. Racconta il ruolo delle religioni e la loro convinvenza pacifica che dura da sempre. Parla del ruolo della Russia e della Cina. Il CNSCD di cui Ossamah Al Tawil è membro propone una via non armata per la risoluzione della crisi siriana. E’ il tema su cui occorerrebbe concentrarsi, almeno per chi è impegnato nella realizzazione di un mondo pacifico.

    Tutta l’intervista, molto lunga e molto illuminante, la potete leggere qui:

    http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/noguerra/NotizieCommenti_1328967644.htm

    • andrea inglese il 11 febbraio 2012 alle 21:34

      La ricostruzione della vicenda qui presentata corrisponde con quella che, in modo più approssimativo, a partire dalle fonti che abbiamo tutti disponibili, io stesso mi vado facendo. Certo, ne riuslta più inquietante il gioco davvero ampio d’interessi stranieri. L’autore dimentica però una cosa: che uno dei grossi legami Russia-Siria sia basato sul fatto che la prima vende armi che la seconda acquista.
      Sul fatto che l’informazione russa o cinese sia più vicina al vero di quella occidentale, ho i miei dubbi. Che sia diversa, e dica cose che da noi non si dicono, non ne dubito. Ma credo che sia vero anche l’inverso.

  37. lorenzo galbiati il 11 febbraio 2012 alle 18:11

    ps mi scuso per il neretto, volevo metterlo solo al titolo ma è venuto per tutto.

    Non riesco ad accedere al tasto della correzione, quindi non so come far a toglierlo, do il permesso a Jan, se ci legge, di farlo per me.

  38. helena il 11 febbraio 2012 alle 18:32

    Scenari spaventosi di guerra civile che possono far fare boom a tutto il Medio Oriente, servizi segreti mandati in avanscoperta per tramare e tutelare gli interessi dei soliti, questioni etnico tribali religiose, oppositori che probabilmente per la maggior parte hanno in mente qualcosa che noi non condividiamo affatto, l’islamismo, o – peggio ci sentiamo – donne col hijab/niqab uomini con le Nike ai piedi. E allora? Allora basta questo per non riuscire a più dire che in Siria o in Libia c’è un regime dittatoriale che ha agito come fanno i le dittature- potere blindato, polizia segreta, libertà negate, tortura, persecuzione e uccisione degli oppositori, all’occorenza stragi? In questa fase stragi indistinte e ininterrotte di uomini donne e bambini.
    Possibile che sia così difficile riconoscersi nel loro diritto di manifestare, diritto primario di libertà, e di conseguenza trovare ancora meno giustificativi alla loro morte innocente?
    Il principio di autodeterminazione dei popoli che non è roba da cosidetto “umanitarismo”, ma la base di ogni pensiero emancipatorio e dunque di sinistra, lo riconosciamo solo quando siamo certi che vincono quelli che ci piacciono?
    Lo so che in questo contesto può sembrare una mossa retorica di bassa lega citare proprio Vittorio Arrigoni. Però la prima e l’ultima cosa che mi viene da dire è proprio: restiamo umani, porca puttana.

  39. lorenzo galbiati il 11 febbraio 2012 alle 19:09

    Helena, in Siria c’è un regime dittatoriale che ha fatto e sta facendo torture e stragi di oppositori: sei più tranquilla ora?
    Ho appena postato l’intervista di un pacifista siriano che dice esattamente questo (ma non solo) e che ti prego di leggere.

    Ora, se sei più tranquilla, prova ad ascoltare questo: cosa se ne ricava dal dire quello che ho appena scritto? Nulla. Siamo tutti d’accordo. E sappiamo, o dovremmo sapere, che è il continuare a ripetere, fino ad amplificare e inventare, i crimini di un regime ciò che serve di più per scatenare una guerra con intervento straniero, lo sappiamo dal 1991 (Iraq). Tutti i media occidentali e arabi lo stanno facendo ora con Siria e Assad, perchè spingono per un intervento militare.

    Allora cosa è più importante sottolineare, nella contingenza presente? Che Assad è un dittatore e che fa stragi e torture, ossia cose che sentiamo dire amplificate e talvolta inventate ogni giorno? Oppure è importante dire le cose che non sentiamo mai sui media, ossia che gli insorti armati sono guidati dall’Arabia, un regime peggiore della Siria da ogni pdv? Che non rappresentano la Siria, se non marginalmente, e che non fanno parte della maggioranza pacifica che ha protestato chiedendo democrazia, anzi compiono loro stessi stragi di civili? Che contengono pure salafiti (c’entra anche Vittorio, in effetti) e qaedisti? E’ a questa insurrezione che occorre dare una mano da Occidente tramite Arabia e Qatar e Turchia? Sarebbe questa la “rivoluzione anticolonialista” di cui letteralmente farnetica Andrea? O è quella pacifica, della stragrande maggioranza dei siriani, da cui gli insorti si sono staccati dopo aver preso contatti con potenze straniere per ottenere appoggi logistici, armi e militari in stile Libia?

    • andrea inglese il 11 febbraio 2012 alle 21:42

      Quando dici:
      “E sappiamo, o dovremmo sapere, che è il continuare a ripetere, fino ad amplificare e inventare, i crimini di un regime ciò che serve di più per scatenare una guerra con intervento straniero, lo sappiamo dal 1991 (Iraq). Tutti i media occidentali e arabi lo stanno facendo ora con Siria e Assad, perchè spingono per un intervento militare.”
      Ritrovo però l’errore di lettura politica, molto evidente.
      Le due guerre in Iraq guidate dagli USA non c’entrano NIENTE con lo scenario siriano.
      Quello che c’entra con lo scenario siriano c’entrano gli esiti di quelle che sono state le guerre USA, ossia l’anarchia e una cronicizzata guerra civile.
      Convincersi che ci sia UNA strategia mediatica e UNA strategia occidentale d’intervento in Siria, invece, è un’idea ingenua.
      La fonte stessa che citi, ti illustra una situazione ben diversa. Dove gli interessi in gioco sono molteplici e divergenti, e ognuno tira dalla sua, e di mezzo c’è il popolo siriano, o una parte importante di esso, che pure lui tira dalla sua.

      • lorenzo galbiati il 12 febbraio 2012 alle 00:58

        Non capisco perché con te Andrea uno debba sempre precisare che gli USA non sono Dio e qualcosa si muove anche a causa di qualcun altro.
        Cmq, io non ho detto che lo scenario geopolitico di Siria 2012 e Iraq 1991 sia lo stesso, ho detto che la guerra mediatica che vediamo oggi si svolge nello stesso modo di tutte quelle che ci sono state a partire dal 1991 con la prima guerra del Golfo, che credo sia uno spartiacque storico.

        Se poi vuoi precisare che non c’è solo UNA strategia statunitense di intervento all’interno di quella occidentale, ma anche una britannica, una turca, una araba (che non è occidente, però…) ecc., bene ma non vedo troppo la differenza dato che sempre alleati degli USA e dell’Occidente sono; potremmo dire allora che c’è una strategia occidentale complessiva, che fa convergere il voto all’ONU di USA, GB, Francia con le manovre che Turchia, Arabia e Qatar fanno anche per il loro rendiconto nazionale, e poi c’è una strategia orientale di Russia e Cina, anche questa con dei distinguo interni.

  40. lorenzo galbiati il 11 febbraio 2012 alle 19:31

    Posto qui un altro pezzo importante dell’intervista:

    “Domanda: Cosa propone il vostro Coordinamento per la soluzione della crisi siriana e perché avete scelto di non aderire al CNS?
    Risposta: La crisi in Siria necessita degli sforzi di tutte le forze politiche e popolari prima di tutto in Siria. Necessita che noi siriani avessimo la fede e la certezza nella possibilità di cambiamento in modo pacifico. Per trovare una soluzione ci potrebbe volere, purtroppo, molto tempo, ma sarà molto più breve di qualsiasi intervento militare. Noi non vogliamo una patria senza il diritto di cittadinanza civile, e non vogliamo essere cittadini in un paese senza sovranità. Noi stiamo cercando di ottenere entrambe le cose. Avevo accennato sopra su come possiamo concentrare la lotta e diversificarla per poter fare qualcosa di concreto.
    Perché abbiamo rifiutato di aderire ad CNS? Semplicemente perché noi eravamo la forza primaria che si è formata all’interno della Siria e non all’esterno. L’opposizione siriana si è riunita a Qatar nel mese di agosto scorso prima della formazione del Cns. C’erano 25 personaggi di tutte le forze politiche in Siria, compresi i fratelli musulmani ed i curdi. Hanno deciso con un voto di maggioranza 21 a favore e solo tre contrari (erano tutte tre dei fratelli musulmani) e solo uno non ha voluto esprimersi. Quindi era un accordo democratico di una maggioranza schiacciante. L’accordo dettava le regole future per l’attività dell’opposizione e si sono accordati con il voto favorevole dello stesso Burhan Ghalioun su:
    La formazione entro un mese di un grande organismo politico contenente tutte le forze politiche siriane senza eccezione.
    Tutti i leader del futuro organismo politico devono essere all’interno della Siria e quelli che stanno in esilio devono solo sostenere ed appoggiare le decisioni che vengono prese all’interno della Siria.
    Il vice presidente dell’organismo politico deve stare all’estero per coprire le attività di contatti internazionali, quindi deve essere libero e non sotto il morso degli agenti della sicurezza siriana.
    Si fa un programma unico che esclude qualsiasi accettazione della lotta armata o intervento militare straniero.
    Il finanziamento del futuro organismo politico deve essere per forza autonomo e non si accettano soldi dai governi ma solo aiuti dalle associazioni non governative.
    Cos’è successo dopo?? Nessuno lo sa. Ghalioun ha negato la sua firma come l’ha negata successivamente al Cairo, ed ha formato ad Istanbul il Cns senza neanche avvisare il Coordinamento. Io stesso l’ho chiamato diverse volte prima di una nostra riunione a Berlino come Coordinamento e mi ha assicurato la sua presenza, invece mi stava raccontando delle bugie, solo per guadagnare tempo. Subito dopo la formazione del Cns alcuni dei sui esponenti appartenenti all’ala conservatrice dei fratelli musulmani hanno dichiarato durante diverse interviste televisive che hanno l’intenzione di seguire l’esempio libico. Quindi è ovvio che noi non possiamo aderire ad una formazione voluta dall’esterno, dalla minoranza assoluta dei siriani, sostenuta e finanziata dall’esterno e soprattutto dal Golfo Persico che non rappresenta alcuna garanzia di democrazia o di libertà.”

    Ricordo che il 19 ci sarà in Italia una manifestazione a sostegno del CNS, guidata da uno dei suoi esponenti, e a cui purtroppo hanno aderito anche la CGIL e la Tavola della Pace, che rappresenta l’ala del movimento pacifista più legata al PD – è presieduta da Flavio Lotti, portavoce sempre più contestato dalle associazioni aderenti alla stessa Tavola (che di fatto è un punto di incontro di associazioni pacifiste). Questo per dire anche della situazione di sfascio presente nell’universo pacifista. Peacelink sta proponendo un comunicato per spiegare il suo non appoggio a quel corteo.

    • undadoaventifacce il 11 febbraio 2012 alle 22:16

      L’intervista è abbastanza interessante, ma posso farti notare che nella lettera appello da cui nasce questa discussione non si fa cenno al CNS? Si chiede solidarietà per il popolo siriano, quindi, a che scopo tutta la polemica? Ci leggi un sottointeso invito all’intervento internazionale? Non se ne fa cenno.

      Poi, se volessi seguirti nel tuo modo di ragionare, inizierei a mettere in dubbio tutto ciò che viene detto nell’intervista, d’altronde non è che fiocchino i riscontri, e certe frasi su chi rappresenta più o meno gente sono decisamente inverificabili, allo stato delle cose. Certe analisi geopolitiche, poi, sono le stesse che può fare chiunque legga un pò di giornali e frequenti qualche sito internet.

      Quando si dice che non esiste un esercito siriano libero, ma diverse bande più o meno organizzate e più o meno disperate con orientamenti variabili, si dice quello che già davo per scontato (spernacchiando i complottismi). Tra quelle bande (qui si situa il mio angolo visuale) temo proprio ci sia più di un “me” siriano, così come nelle case, e probabilmente anche in questo consiglio delle opposizioni spodestato.

      Il “me” in questo consiglio credo che troverebbe velleitaria, priva di prospettiva e decisamente superata dagli eventi una posizione che preveda ancora un’idea di transizione pacifica dal regime di Assad a un regime democratico.

      Altri che a una transizione del genere non ci hanno probabilmente mai creduto, giocano il gioco fino in fondo e con spregiudicatezza, non mi stupisco che guadagnino posizioni, la politica è una brutta cosa, quando torna al suo nocciolo primario fatto di violenza, sopraffazione e sopravvivenza.

      Quel che qui mi preme far notare, è che ogni lettura pacifista è destinata allo smarrimento totale dei suoi punti di riferimento, quando entra in ballo la violenza vera, quella che non si ferma davanti allo sterminio degli inermi,
      quella che è prerogativa del potere e del potente (si legga Massa e Potere di Elias Canetti).
      L’avevo già notato con la vicenda di Gheddafi, e torno a vederlo ora.

      In definitiva, a me, il pacifismo ha proprio rotto le palle.
      E’ una posizione condannata ad abbassare lo sguardo di fronte a una realtà troppo orrida per essere sopportata, ma chi non guarda avanti non sa dove va.

      • lorenzo galbiati il 12 febbraio 2012 alle 01:38

        Nella lettera dello scrittore c’è l’invocazione di un intervento militare, e in modo molto chiaro: parla espressamente di “genocidio”, cosa falsa, condanna il veto all’ONU di Russia e Cina a quella che sarebbe stata una guerra, dice che i politici delle potenze occidentali stanno facendo poco, che il non intervenire è essere “complici” dello “sterminio” e infine dice di esprimere la “solidarietà” al popolo siriano nella forma più “opportuna”.
        Più di così, non so, cosa volevi dicesse: venite qui con i vostri aerei e ammazzate Assad?

        Sembra tu sapessi già tutto delle info contenute nell’intervista, complimenti, sapevi quando, dove e come è nato il CNT? Complimenti, perché non l’ha detto nessuna tv e nessun giornale, che io sappia.

        Sul pensiero pacifista (sottinteso: nonviolento) mi sembra chiaro da quel che scrivi che tu esprima giudizi nella più completa ignoranza.

        Credo tu sia giovane, e questo rende la cosa ancora più impressionante, ma in ogni caso fa sempre impressione sentir dire che palle il pacifismo e non che palle che nel XXI secolo la specie umana ricorra ancora alla guerra come soluzione dei conflitti.

        • undadoaventifacce il 12 febbraio 2012 alle 04:06

          Il fatto che si parli di genocidio mi testimonia solo dei toni forti della lettera, nulla più. La richiesta in ogni caso è che cessi, da nessuna parte si dice che debba cessare a suon di bombe. Quindi dovresti essere d’accordo.

          Di veto all’ONU non si parla. Si chiede a Cina, Russia e Iran di non sostenere Assad incondizionatamente come è stato fatto sin’ora. La richiesta potrà sembrare geopoliticamente ingenua, ma non presuppone neanche in questo caso un via libera diretto ad un intervento armato. La Russia potrebbe semplicemente spingere per un negoziato, cose così, sicuramente può fare di più di quanto ha fatto sin’ora.

          Il non intervento come complicità è la cosa che più si avvicinerebbe alla richiesta di un intervento armato. Peccato che l’intervento possa anche essere diplomatico. Sei sempre tu ad aggiungere di tua spontanea iniziativa, leggendo tra le righe, la tua ossessione. Io ci vedo solo una richiesta perchè cessino i massacri, in qualunque modo.

          Il peccato della lettera, quindi, posso dire che per te è quello di non aver esplicitamente negato la possibilità di un intervento armato. La cosa potrebbe risultare poco interessante a persone che sono già in mezzo ad un conflitto armato.

          Per inciso, non guardo tv e non leggo giornali. Ho fatto mia la lezione del passare oltre dello Zarathustra di Nietzsche.

          Tu invece ne leggi e guardi troppo, altrimenti non passeresti così tanto tempo a cercare di smentirli con movimenti uguali e contrari; altrimenti non marcheresti questa lettera come pro-interventista: è la visione dei tg e dei giornali che ti fa sembrare a favore dell’intervento militare qualunque affermazione non dica espressamente “sono contro l’intervento militare”.

          Posso anche dire “che palle che nel XXI secolo la specie umana ricorra ancora alla guerra come soluzione dei conflitti” ma ciò non disarmerà gli eserciti, non reciderà il vincolo basilare tra potere e sopravvivenza, non porrà fine alle guerre, non mi salverà se un giorno mi dovessi trovare in una guerra.

          La guerra non è una scelta, è un’imposizione, l’estrema imposizione del potere.
          Un imposizione a cui non si può sfuggire, pena la morte.
          Si può scegliere di morire, ovviamente. Io non amo il martirio.
          Se mi sparano addosso, le chiacchiere stanno a zero.
          Negare questo è dire che il cielo è verde, che i maiali volano.
          Sempre che non si creda in Cristo, ovviamente, ma li si trascende da questo discorso.

          Quando parlo di pacifismo, sgombro subito il campo da disquisizioni dottrinarie, non parlo tanto di teoria, quanto di pratica. Personalmente distinguo nonviolenza e pacifismo, considerando il pacifismo una degenerazione grassoccia e fanfarona dell’azione nonviolenta. Puoi considerarlo un uso della terminologia scorretto, te lo concedo, ma non è colpa mia: ho conosciuto una marea di autonominati pacifisti, ben pochi che si riferissero all’azione nonviolenta.

          Questi pacifisti sono usi considerare come violenza pratiche basilari dell’azione nonviolenta come il blocco, lo sciopero “selvaggio” (che poi è sciopero, e basta), il sabotaggio, l’occupazione, persino l’imbrattamento dei muri con scritte fantasiose e/o ingiuriose. Ne abbiamo avuto amara testimonianza molte volte, in questi anni. C’è da dire che palle, eccome.

          C’è un appiattimento totale del concetto di azione violenta sul concetto di azione legale, nell’attuale pratica pacifista italiana. In pratica, le uniche forme di azione nonviolenta comunemente ammesse sono il corteo in piazza (rigorosamente autorizzato e senza cambi di programma) e lo sciopero della fame, più qualche pittoresca new entry tipo il flash mob.

          La pratica pacifista in Italia si configura come tecnica di occultamento e fuga dal conflitto, non come tecnica alternativa di risoluzione dei conflitti.

          La teoria pacifista, in questo senso, è questo appendersi a qualunque cosa pur di evitare di trovarsi invischiati nella complessità e nel caos di una situazione bellica vera e propria, nascondendosi dietro qualunque informazione possa garantire una scappatoia credibile alla propria incapacità di schierarsi, cercandola in ogni anfratto, senza paura di sporcarsi le dita nel pattume più immondo, proprio come fanno i nostri giornalisti di regime.

          Te lo ripeto, il mio angolo visuale è quello di una persona che si chiede: cosa farei io in quella situazione?
          Dov’è la mia gente?
          La mia gente la cerco tra i vivi, non tra i morti. C’è tanto di necrofilo nell’amore per il martire e la vittima che sprigiona da certe persone, è un qualcosa di malato.

  41. daniele ventre il 11 febbraio 2012 alle 19:40

    I sottili distinguo in questi casi mi lasciano un po’ freddo.

    Ripeterò a rischio di sembrare noioso e banale, la solita cantilena: i partigiani che scacciarono i nazisti non potevano sempre andare per il sottile.

    • lorenzo galbiati il 12 febbraio 2012 alle 01:22

      I nazisti erano una potenza straniera, il governo siriano no – mentre i “partigiani siriani” del CNS sono diretti da potenze straniere e alcuni gruppi di “partigiani siriani” stessi sono stranieri, per lo più jihadisti, amanti delle stragi. Ma mi rendo conto che sono sottili distinguo, questi.

      • arduino il 12 febbraio 2012 alle 11:10

        Ammesso che ia vero quello che scrivi su CNS, allora chi intervenne in Spagna tra il 1936 e il 1939 a fianco della Repubblica era da condannare, essendo manovrato da potenze straniere, cioè da Stalin.

        • daniele ventre il 12 febbraio 2012 alle 11:26

          Il problema che un certo modo di vedere non coglie, è il fatto che in tutti i Paesi coinvolti dalla cosiddetta primavera araba, Siria inclusa, è in atto una partita che si gioca manipolando le aspirazioni di giustizia delle popolazioni, e vede coinvolti dovunque interessi egemonici esterni agli Stati in questione. Il governo Siriano ha dalla sua il blocco asiatico, i rivoltosi hanno dalla loro l’occidente. Non c’è garanzia che l’eventuale cambiamento porti un minimo di decenza politica -visti i precedenti, è più verosimile che succeda il contrario. In pratica, gli iper-stati egemonici stanno estendendo l’area di guerra permanente. Tuttavia, l’infiltrazione minoritaria di faziosi, jihadisti e altri animali non delegittima la rivolta in sé, perché al di là delle pressioni egemoniche è mossa da iniziative politiche autentiche e potrebbe anche “sorprendere” i manipolatori. D’altro canto il governo di Assad è sempre stato, come già il governo di Gheddafi, un’oscenità politica. Il fatto che alcuni dei suoi oppositori siano manipolati non ne legittima la ferocia indiscriminata, che peraltro è sicuramente l’opera di un regolo al servizio di gente poco carina.

  42. lorenzo galbiati il 12 febbraio 2012 alle 02:00

    Una piccola analisi su come viene condotta una guerra mediatica.

    Studiare come i media formulano le notizie, usano i termini, è sempre molto significativo perché è il frutto di una precisa campagna di persuasione condotta da menti raffinate.

    Per la Libia, per esempio, leggevamo notizie formulate in questo modo, quando si parlava della battaglia di Sirte: “se i soldati lealisti non si arrendono agli insorti causeranno una strage”. Molto indicativo, vero? E’ chi non si arrende a causare una strage, non chi lo uccide, se si sta parlando del nemico.

    Per la Siria finora la più significativa novità a livello di manipolazione del linguaggio credo sia rappresentata dall’uso della parola “disertore”.
    Per esempio, è da inizio gennaio, o forse da prima, che leggiamo notizie come questa (testuale, ora non ricordo la fonte):

    “Dei soldati disertori questa mattina hanno ucciso quattro soldati regolari dell’esercito siriano e hanno ferito almeno altre 12 persone”.

    Quindi abbiamo dei soldati siriani che si sono uniti al “cosiddetto Libero esercito siriano”, collegato con il CNT, e che hanno ucciso soldati regolari e ferito dei civili (avrete notato l’omissione: persone e basta, non civili, perché se a uccidere o ferire civili sono gli insorti si rimane sull’ambiguo, si preferisce non usare il termine civili).

    Ora, il disertore non dovrebbe essere chi getta le armi e non partecipa alla guerra? Da quando disertore è chi passa da un esercito a un’altro (per quanto irregolare)?
    Io credo da quando è in atto la guerra mediatica per la Siria. Se trovate sui libri di storia la parola disertore usata in questo modo, fatemi sapere.

    • arduino il 12 febbraio 2012 alle 11:01

      Lorenzo,
      tu scrivi:
      “Ora, il disertore non dovrebbe essere chi getta le armi e non partecipa alla guerra? Da quando disertore è chi passa da un esercito a un’altro (per quanto irregolare)?”

      Beppe Fenoglio, e non solo lui, dava un significato diverso alla parola disertore, vedi il Partigiano Johnny ove parla degli alpini veneti disertori o anche qui
      http://www.nazioneindiana.com/2004/09/02/una-piccola-storia-partigiana/

  43. […] Fonte: http://www.nazioneindiana.com/2012/02/09/lettera-aperta-agli-scrittori-di-tutto-il-mondo/ Condividi su: facebook   twitter   tumblr   blogger   stumbleupon   digg   Tags: Siria […]

  44. carmelo il 12 febbraio 2012 alle 11:10

    le “analisi” del sig Galbianti mi sembrano aberranti, tipiche dell’ideologia stalinista.
    In Siria c’e’ da tempo immemore una dittatura fascista da tempo immemore, dove una oligarchia controlla l’economia e affama il suo popolo. Questa oligarchia è alleata dell’Unione sovietica prima, della russia ora, in funzione antiisraeliana da cui riceve armi.
    Il popolo siriano non accetta piu’ la dittatura e con coraggio a mani nude protesta e scende in piazza rischiando la morte.
    nascondersi dietro il pacifismo per condannare ogni ingerenza dei paesi occidentali (i quali ovviamente cercano di tutelare i loro interessi economici e geopolitici) e tollerare in nome del pacifismo una dittatura fascista che per sopravvivere ricorre al terrore e alle uccisioni indiscrimninate è aberrante e fa il gioco dei movimenti terroristi

  45. georgia il 12 febbraio 2012 alle 11:37

    alcuni gruppi di “partigiani siriani” stessi sono stranieri, per lo più jihadisti, amanti delle stragi.

    Tu continui a dare notizie truci e roboanti (che si avvicinano a vere e proprie calunnie) ma senza fornirci ombra di fonte decente, hai le prove di questi jiadisti-partigiani, oppure parli solo come bush e i neocon, o, per par condicio, come putin per la cecenia? Magari ci sarannoanche (forse ci sono purein italia) ma non sono certo la caratteristica principale di chi NON vuole più un dittatore che li ingabbia, gli spara addosso e li picchia come animali.
    Hai parlato di oppositori che hanno fatto stragi organizzate di civili, ci hai promesso fonti (sicure e non governative), ma ci hai postato solo un sacco di quasi-spam (scritti per di più lunghissimi) pescato in rete più o meno a caso.
    Io (ma non solo) sto aspettando le fonti di queste stragi perpetrate dagli anti-assad di cui ci hai parlato con una sicurezza che ha dell’incredibile, e anche (sinceramente più facile da dare) sto aspettando il link (o almeno la data) al manifesto dove sarebbe uscito l’articolo di correggia (che, diciamocelo, è, per essere gentili, meno che modesto e se davvero è stato pubblicato dal manifesto, mi dispiace per loro anche perchè sinceramente la correggia che cavolo ne sa della siria e della sua complessità, per scriverci sopra in maniera così logorroica)
    Voglio il link e non solo una generica affermazione che è uscito sul manifesto (perchè se davvero per la siria al manifesto si basano sulla correggia per me possono anche chiudere subito) sul comedonchisciotte non ho problemi a credere che sia apparso (come infatti è apparso) c’è stato anche di peggio.
    Ma ci vogliamo rendere conto che per fare informazione non basta infarcire di link (che per lo più manco si aprono)i propri temini improvvisati e immaginati su argomenti così scottanti che come minimo richiedono professionalità e soprattutto informazioni certe e documentate. DOCUMENTATE ma non solo con dei link a siti dubbi come quello russo o quello israeliano, perché chi ci assicura che non vogliano creare confusione proprio neigiorni in cui in siria, ad aleppo, scoppiano bombe, guarda caso di venerdì, per dissuadere la gente a scendere in piazza, bombe che ricordano tanto la nostrana strategia della tensione?

  46. mb il 12 febbraio 2012 alle 13:38

    grazie lorenzo: marinella correggia, Ossamah Al Tawil.
    Nello spam che accompagna le guerre dal 1991 ad oggi, concordo con Lorenzo sullo spartiacque iracheno, impegnarsi in un analisi seria dell’informazione è fondamentale, e ringrazio Lorenzo per molto di quello che ha postato e che in effetti a me non risultava evidente come alcuni altri partecipanti qui fanno sembrare. Restiamo umani, ok, e però non rimaniamo inermi di fronte a una notizia come quella sulle incubatrici. Non se ne può più. E’ il ridicolo che ci smuove, consumatori siamo e le incubatrici sono opera di un mediocre copywriter al lavoro più che mai e con effetti reali. Non basta l’assunzione cinica che questo accompagna ogni guerra, da che mondo è mondo. Il potere della rettifica è sempre immensamente inferiore a quello della notizia che l’antecede (le armi di distruzione di massa di Saddam, e posiamo un attimo ora il nostro sguardo su ciò che capita quotidianamente in Iraq): Paul Ginsborg in una sera di qualche anno fa fece una splendida e perfetta analisi del tipo di strategia comunicativa berlusconiana utilizzando la metafora di un uccellino che tenta di avvicinarsi a un boccone grosso -mettiamo, la modifica della costituzione: mettiamo, la caduta di Assad-: utilizzare la potenza della diffusione mediatica andando oltre ogni possibile immaginazione (e da copywriter collegare immagini molto evidenti, di facile e immediata acquisizione) e poi tornare nel reale verificando intanto le opposizioni formatesi, e finalmente realizzare quel che prima sembrava impossibile, e che ora invece nel nuovo ordine dei consensi, manipolati da sondaggi e costruzione di notizie ad hoc, è finalmente possibile. Leggere in filigrana ogni notizia credo sia ancora una funzione fondamentale. Io trovo che l’intellettuale che dismette i propri panni di analista, e il cittadino consumatore spappolato dalla società dell’informazione formino ignorandosi a vicenda un alleanza strategica per il potere: credulità e cinismo realizzano il nuovo sogno del potere. Il regime fascista (qui non nego che un approfondimento sul termine fascista vorrei che ci fosse: se no di altro copywriter si tratta: di accento sull’effetto delle parole, piuttosto che sul loro senso originale: pensate alla nascita e all’utilizzo della parola islamofascismo) c’era, c’è, ce ne sono molti altri -e democrazie corrotte e svendute ci sono- (e però questi, Arabia Saudita su tutti, ben sostenuti dall’Occidente: e non meravigliatevi di sentir qui l’eco di un pensiero che viene da lontano, non cercate di dire “ovvio”, se gli equilibri geopolitici in questa fase del mondo si stanno muovendo di molto, perchè dopo una lettura attenta accontentarsi di dire: e comunque quello è un regime fascista ed è giusto che cada, con le buone o con le cattive. Lo dico una volta per tute: sono antifascista e voglio che ogni regime fascista cada. Ma capire chi partecipa ai giochi è importante: mi pare che Lorenzo venga criticato per dare eccessivamente peso alla dimensione dell’eterodiretto, sminuendo invece la forza del desiderio di libertà di un popolo, o di una parte più incazzata di esso. E qui la questione è molto sottile, e grande il possibile errore, ma cosa fare: fermarsi alle versioni ufficiali? In questo scambio mi è sembrata più banale la posizione etica dell’antifascista (che dice fascista, e si ritrae nel gesto da nessuno contestabile: che mi pare esser l’obiettivo di una delle propagande in gioco), che non quella del pacifista (concordo su diverse cose sostenute da undadoaventifacce su nonviolenza e pacifismo, ma mi pare che poco calzino le sue critiche alle posizioni, seppur in parte criticabili, di Lorenzo, che invece di analisi –e nuove fonti- in questo dibattito ne porta: questo passaggio dell’intervista a Ossamah Al Tawil mi pare importante:

    Cos’è successo dopo?? Nessuno lo sa. Ghalioun ha negato la sua firma come l’ha negata successivamente al Cairo, ed ha formato ad Istanbul il Cns senza neanche avvisare il Coordinamento. Io stesso l’ho chiamato diverse volte prima di una nostra riunione a Berlino come Coordinamento e mi ha assicurato la sua presenza, invece mi stava raccontando delle bugie, solo per guadagnare tempo. Subito dopo la formazione del Cns alcuni dei sui esponenti appartenenti all’ala conservatrice dei fratelli musulmani hanno dichiarato durante diverse interviste televisive che hanno l’intenzione di seguire l’esempio libico. Quindi è ovvio che noi non possiamo aderire ad una formazione voluta dall’esterno, dalla minoranza assoluta dei siriani, sostenuta e finanziata dall’esterno e soprattutto dal Golfo Persico che non rappresenta alcuna garanzia di democrazia o di libertà.”

    Reperire fonti per assicurarsi della presenza effettiva di una maggioranza in lotta, o di una minoranza che va moltiplicandosi, mi sembra importante. I partigiani in Italia hanno riscattato la dignità dell’esser italiani, e limitato le future influenze straniere, nonostante vi siano evidentemente state, e da diverse parti. La moltiplicazione delle informazioni ci impone un’analisi che si fa di volta in volta più complessa. Vorrei dare ragione a Zarathustra, vorrei potermene infischiare di ragioni ufficiali e di contrapporle a fonti che credo più indipendenti, dirette, oneste, ma a me pare che molte troppe persone sono andate oltre nell’ignorare quel che succede e quale racconto ne ne dà. Movimenti uguali e contrari: siamo proprio certi che non opponendo un movimento contrario, il movimento uguale non abbia strada spianata? La situazione è ingarbugliata (ma un po’ diverso dal grande è disordine sotto il cielo, la situazione è quindi eccellente, no?). A me non pare che Lorenzo sia così eccessivamente schematico, il fatto è che lui sta facendo quel che molti non hanno il tempo o la capacità di fare, ma mi pare che le informazioni sin qui portate abbiano alimentato un dibattito e non proposto una linea sola. Io, in un analisi più ampia, ma che non ho la cultura e la conoscenza per fare, mi concentrerei su un elemento solo sfiorato. La dimensione della multietnicità e multireligiosità che caratterizza Siria (e Iraq; e Jugoslavia?). Lo dico solo per ampliare il dibattito e non per confondere situazioni solo apparentemente simili. Approfondire, quel che hano solo sfiorato Andrea (…Il tutto basandosi su testimonianze di un’organizzazione umanitaria cattolica…), e Georgia (…questo è anche uno dei motivi per cui molti siti cristiani e cattolici italiani, ed esteri, difendono a spada tratta assad malgrado sia ormai chiaramente fuori di testa…), il ruolo che religioni e etnie vorrebbero avere nella faccenda o quale a loro venga attribuito. Visto che le ultime guerre mi pare abbiano trovato i propri (falsi) appigli proprio lì (la Jugoslavia, a me più nota, fa veramente spavento da questo punto di vista: e il progetto grande Serbia era un progetto fascista: ma la comunità internazionale quali disastri ha compiuto?). Non voglio confondere, è solo uno spunto, per chi in grado di avanzare nel ragionamento.

  47. georgia il 12 febbraio 2012 alle 13:54

    mb? Mr. maurizio blondet, I suppose :-)

  48. lorenzo galbiati il 12 febbraio 2012 alle 13:57

    Georgia,

    di nuovo stai facendo il troll, quindi ti rispondo per l’ultima volta: le fonti delle stragi compiute su civili che ho fornito finora sono:

    – la più ufficiale possibile: quella degli osservatori arabi, presa in considerazione e analizzata anche da Limes, pur con i pregiudizi del caso, vai a cercarti la pagina sul sito. Nella stesso rapporto si sottolinea come le notizie della stampa sulle stragi di stato risultano eccessive. Nello stesso rapporto, a conferma della pista di Le figaro che ho già dato in un mio link sopra, si dà per certo l’uccisione del giornalista francese ad opera degli insorti.

    – il pacifista appartenente al vero comitato rivoluzionario pacifiico siriano, di cui ho postato anche la lettera, anche se nel testo le dà per sottintese. Era a Roma a una riunione organizzata da alcuni pacifisti, dove ne ha parlato più diffusamente. Lo stesso, e non solo lui, dice che ci sono anche gruppi di Alqaeda tra i vari gruppi di soldati disgiunti tra loro che la stampa presenta come un esercito di liberazione.

    – In un testo di Marinella che ho postato, ci sono nomi e cognomi di persone e di associazioni che testimoniano stragi di civili ad opera degli insorti, con tanto di elenco degli stessi e con nomi di alcuni civili uccisi.

    – il testo che ho scritto poco sopra, preso da una qualsiasi agenzia stampa, scusa ma ormai per te non mi spreco ad andare a cercare quale.

    Se hai problemi con Marinella Correggia, che sarebbe una a caso, scrivimi che ti do il suo email.

  49. lorenzo galbiati il 12 febbraio 2012 alle 14:04

    arduino,
    chi andava in Spagna nel 1936 andava ad unirsi a partigiani spagnoli già presenti, e non faceva stragi di civili. In Siria, il presunto esercito rivoluzionario che ha la sede operativa in Turchia, ha trasformato la protesta pacifica del popolo in una guerra civile, e ora il popolo è costretto a difendersi oltre che dal terrorismo di stato da quello civile di gruppi armati fatti da soldati irregolari, che forse prima sono stati disertori (grazie per Fenoglio, ma io aspetto un libro di storia), ora sono combattenti più o meno eterodiretti.

    • arduino il 12 febbraio 2012 alle 14:56

      Anche i repubblicani si sono macchiati delle loro stragi durante la guerra civile spagnola e molti di loro, vedi Elogio della Catalogna, erano senz’altro eterodiretti dalla Unione Sovietica e questo non vuol dire che non avessero tutti i motivi di opporsi ai franchisti. Dopodiché non vedo al differenza tra i disertori veneti di Fenoglio e i disertori siriani che prendono le armi contro i loro generali che li mandano a sparare sul popolo. E tecnicamente erano disertori anche i capitani di aprile portoghesi, anche se loro ebbero la fortuna (fortuna per modo di dire, visto che era costata anni di dittatura e di guerre coloniali) di non dover sparare con gli ex-commilotoni, visto che il supporto militare alla dittatura si dissolse di colpo quel benedetto giorno di aprile del 1974.

      Comunque a livello di uso della lingua italiana è disertore chi si allontani da un esercito senza averne l’autorizzazione, indipendentemente da quanto egli farà successivamente, sia che stia tranquillo a attendere i gendarmi, come il deserteur di Vian (anche se pare ci fosse un’altra versione in cui le deserteur affermava di avere un fucile con cui difendersi dai gendarmi se non dallo stessp monsieur le president…), sia che prenda le armi contro il suo ex-esercito. Nel caso siriano l’uso è corretto, perché indica chiaramente il fatto che alcuni dei combattenti contro il regime sono ex militari siriani.

      • lorenzo galbiati il 12 febbraio 2012 alle 23:12

        In altre parole: nelle notizie come quella che ho riportato non si fa cenno al fatto che quel disertore è entrato in un altro esercito, non si dice un soldato disertore entrato nel LES (libero esercito siriano): perché? perché il fatto di chiamare disertore il combattente dell’esercito libero siriano che proviene dall’esercito regolare, è un modo per farlo apparire in buona luce, a livello di psicologia della comunicazione, per via del fatto che la parola disertore ispira nella mente qualcosa associabile all’abbandono delle armi, cui si aggiunge il fatto che le armi che ha abbandonato sono quelle che, secondo i media imperanti, fanno stragi di civili. In questo modo è più facile far passare in secondo piano, sempre a livello mentale, il fatto che il disertore ha in realtà cambiato fronte (infatti nella nota da me postata questo non viene detto) diventando il combattente di un esercito che può fare (e nello specifico pare proprio abbia fatto) stragi o ferimenti di civili, che poi è esattamente quello che si vuole oscurare.

        • arduino il 13 febbraio 2012 alle 10:27

          La frase da te citata è
          “Dei soldati disertori questa mattina hanno ucciso quattro soldati regolari dell’esercito siriano e hanno ferito almeno altre 12 persone”.
          Mi pare evidente e del tutto esplicito che se dei disertori hanno ucciso dei soldati regolari siriani e ferito altre persone allora hanno preso le armi contro l’esercito siriano stesso. Mi sembra una descrizione del tutto oggettiva e sostanzialmente neutra dei fatti, che spiega da dove arrivano questi guerriglieri che combattono contro l’esercito regolare. Anzi mi vien da pensare che il termine regolare associato ai militari lealisti dia loro una forma di legittimazione che manca al termine disertore, che di fatto richiama a una violazione di legge, a quel venir meno agli impegni di lealtà verso l’esercito di appartenenza implicito in un atto di diserzione.

  50. andrea inglese il 12 febbraio 2012 alle 14:05

    a mb
    1) sottolineare le forze eterodirette è importante
    2) comprendere che interventi militari stranieri possono essere una soluzione disastrosa per la rivoluzione, pure

    (e Galbiati ha fatto opera giusta nel sottolineare queste cose, ma io posso riconoscerle benissimo senza abbracciare la sua visione unilaterale – che rimane tale nel corso dei commenti)

    queste due cose, non dovrebbero, però, minimamente lasciare spazio a ragionamenti tipo: regime “fascista”? ohibò! Mano a dizionari, alla Crusca, alle lenti! Qui o ci fai, o ci sei. O credi nei Savi di Sion, oppure non leggi neanche la letteratura specialistica sui regimi arabi, che non è produzione attuale.

    I riferimenti alla guerra in Iraq c’entrano con i cavoli a merenda, ma vedo che è una pietanza che piace.
    Saddam, alleato USA, invade il Kuwait, e fa incazzare l’Arabia alleato USA più importante. Prima guerra del Golfo. Seconda guerra del Golfo: soltanto il Pentagono propagandava le armi nucleari, che neppure gli ispettori avevano trovato. In Occidente, i giornalisti erano ampiamente scettici. E sul campo, ovviamente, non c’era stata l’ombra di una rivoluzione né regionale né locale.

    • lorenzo galbiati il 12 febbraio 2012 alle 14:21

      Andrea Inglese: in versione Georgia anche tu?
      Ma tu le hai lette bene le mie risposte a te e a Helena sul regime di Assad?
      Hai letto perché dico che nella contingenza mi sembra inutile soffermarsi su cose su cui siamo d’accordo?
      Hai letto anche la mia risposta sul fatto che sei tu a parlare di stesso scenario geopolitico tra Iraq 1991 mentre io sto soffermandomi sulle tecniche della guerra mediatica?

      Certo, ci credo che sei hai delle ossessioni e non capisci quel che scrivo, dici che ho una visione unilaterale; io ci tengo ad avere una visione a 360 gradi ma non mi aspetto che me la riconosca tale chi appunto ha una visione unilaterale.

      PS Per quanto riguarda le armi di distruzione di massa di Saddam, un ottimo caso di balla, e di balla grande, che ha convinto quasi tutti i parlamentari statunitensi, altro che solo il Pentagono, e quasi tutte le destre (e il centrodestra) di Europa. E tu, se una balla il cui contenuto ha una potenza enorme, e non una amplificazione di una notizia reale, convince tutta l’America, metà Europa, e metà ONU (che se non c’era la Francia a comprarsi alleati, l’ONU si sarebbe messo in linea con l’America) la consideri una guerra mediatica fallita?
      Be’, abbiamo visioni diverse, ci credo.

      • andrea inglese il 12 febbraio 2012 alle 15:06

        galbiati sei talmente lucido nei tuoi interventi e per nulla unilaterale, che non ti sei reso conto che è una risposta al commento di mb, o forse l’ego è tanto?

        Non ho più niente da discutere con te. Ho già detto che alcune delle cose che dici, sono dette anche da altre persone nei media, e sono importanti. Detto ciò, non mi sento per nulla in sintonia con il discorso generale che porti avanti.

        Per il resto, traggo da questo tipo di – alla lunga – inutili dibbattimenti questa conclusione:

        – gli specialisti dell’informazione superverificata, che non si fanno abbindolare dai media occidentali, incontrano pure loro un problema, quello del regresso all’infinito delle fonti, alla ricerca della UR-fonte indiscutibile. E’ una situazione molto comica, alla fine.
        Per uscire dalle grandi nebbie e dalle grandi manipolazioni mediatiche, però, da che mondo e mondo, due cose non sono per nulla inutili:
        1) conoscenza del cuore umano
        2) conoscenza della storia (non dell’attualità politica)

        Se tutto si gioca sul fatto che le incubatrici sono bruciate o no, se la discussione sulle ragioni e gli esiti di quanto accade in Siria si concentra su questo, senza tenere presente della storia del partito Baas, del tipo di regime che dall’inizio degli anni Sessanta ha messo in opera, e se non considera le aspettative che Bachar el-Assad aveva sollevato, dopo essere stato nominato alla successione del regime, con un referendum approvato al 97,29% dalla opolazione, ecc, ecc,
        allora in effetti siamo nelle mani del TG5, e nelle mani degli indagatori del web…
        (brividi, ma anche sorrisi)

        • lorenzo galbiati il 12 febbraio 2012 alle 22:18

          Il punto è caro Andrea, che se non avessi i tuoi pregiudizi, avresti capito che il discorso generale che porto avanti, e con cui dici di non essere d’accordo, è lo stesso del siriano di cui ho riportato l’intervista. Il quale, di persona, a un’assemblea romana, al contrario che nell’intervista, ha sottolineato maggiormente gli atti criminosi dell’opposizione armata siriana. Con cosa, dunque, non sei d’accordo?

          Gli specialisti dell’informazione non manipolata (io, almeno):

          – chiedono che venga precisata la fonte delle notizie e la sua relazione con le parti in conflitto e notano che, per lo più, questo non avviene e che si dà per certo quel che riporta la fonte vicina agli insorti – di cui spesso non viene detto, appunto, che è vicina agli insorti.

          – chiedono che venga riportata anche la fonte filogovernativa

          – chiedono che notizie (apprese di solito dalla fonte vicina agli insorti) rivelatesi false (secondo fonti più neutrali) vengano date.

          – che notizie eclatanti (stragi, bombardamenti) vengano considerate non verificate se non ci sono testimonianze, video.

          – sanno come rispondono alle suddette richieste i professionisti della manipolazione dell’informazioni: eludendo le critiche, non rispettando il codice deontologico dei giornalisti, accusandoti di essere il sostenitore di una dittatura e dimostrando la loro precisa volontà di sostenere una guerra da Occidente per far finire la repressione governativa – a esempio di questo potrei mandarti gli email di un noto direttore di testata di tv.

          – vedono da anni come le guerre siano precedute da guerre psicologiche mediatiche (non solo americane, meglio dirlo con te, ma ahimè l’America è il massimo esempio di queste guerre, del resto si tratta di tecniche di persuasione psicologica usate nel marketing).

          credono che la conoscenza della storia, come dimostra questa discussione continua a causare fraintendimenti se è usata per ingabbiare l’attualità dentro categorie precostituite (prima la rivolta popolare/poi l’intervento straniero; l’esercito siriano come i partigiani italiani; la guerra civile in Siria come guerra anticoloniale ecc.). Credono che prima vada esercitata l’analisi critica dell’informazione, ma tu pretendi di capire quel che sta succedendo senza farlo, per te è comico e ridicolo farlo, no?

          • lorenzo galbiati il 12 febbraio 2012 alle 22:31

            A meno che per te sia indifferente capire se le recenti stragi di civili di Homs o di altri posti, attribuite tutte e da tutti i media che contano al regime di Assad, ovviamente sulla base delle news filo-insorti
            (mentre le fonti governative le addebitano agli insorti), e che stanno scatenando la richiesta di intervento ONU da più parti,
            siano effettivamente tutte a carico del regime
            (ma forse tu lo deduci dalla storia che non può che essere così: del resto non puoi ricavare dalla storia chi sono gli insorti, un bel vantaggio per loro)
            oppure siano a carico sia del regime sia degli insorti.

            Per me non è indifferente capire a chi attribuirle. Per te forse è ridicolo: richiede di investigare bene e di chiedere l’accesso ai media delle notizie. Io sto cercando di darlo qui, per lo meno, Marinella Correggia in buona parte del web e della carta stampata.

  51. lorenzo galbiati il 12 febbraio 2012 alle 14:10

    Marinella Correggia, che segue il caso della Siria da vari mesi e che è la principale voce di controinformazione italiana, è anche la redattrice, per Peacelink, di una petizione internazionale per evitare la guerra in Siria diffusa già il 26 novembre, questa:

    PROMOTED BY
    Peacelink Association, Italy
    volontari@peacelink.it
    NO ALLA GUERRA IN SIRIA
    SI’ AI DIRITTI UMANI E ALLA LEGALITA’

    Le sottoscritte organizzazioni non governative umanitarie e a difesa dei diritti umani chiedono con forza alle Nazioni Unite e alla comunità internazionale di agire immediatamente per fermare ogni tentativo di intervento militare straniero contro la Siria e di favorire una vera mediazione svolta in buona fede. Questa imperdonabile negligenza non può continuare.
    Com’è noto, nei mesi scorsi c’è stata una crescente campagna mediatica internazionale sugli eventi in Siria, spesso basata su resoconti parziali e non verificabili, com’è già successo nel caso della Libia.
    Quello che si sa è che sono in corso violenti scontri fra truppe governative e le truppe di insorti dell’autoproclamato Esercito di Liberazione della Siria, con basi in Turchia al confine con la Siria, e che questo crescendo di violenze ha già provocato enormi perdite anche di civili. I civili innocenti sono le prime vittime di ogni guerra. Entrambe le parti armate hanno dunque responsabilità.
    Ma l’intervento militare esterna non è assolutamente il modo per proteggere i civili e i diritti umani.
    AFFERMIAMO CON FORZA CHE:
    1) Il cosiddetto “intervento militare umanitario” è la soluzione peggiore possibile e non può ritenersi legittimo in nessun modo; la protezione dei diritti umani non viene raggiunta dagli interventi armati;
    2) al contrario le guerre portano, come inevitabili conseguenze, ad imponenti violazioni dei diritti umani (come si è visto nel caso della “guerra umanitaria” in Libia);
    3) l’introduzione di armi dall’estero non fa che alimentare la “guerra civile” e pertanto dev’essere fermato;
    4) non è tollerabile che si ripeta in Siria lo scenario libico, dove una “no-fly zone” si è trasformata in intervento militare diretto, con massacri di civili e violazioni dei diritti umani.
    VI CHIEDIAMO CON FORZA DI FAVORIRE:
    1) una mediazione neutrale tra le parti e un cessate il fuoco: ricordiamo che la proposta avanzata da alcuni paesi latinoamericani del gruppo Alba è gradita anche all’opposizione non armata;
    2) un’azione per fermare l’interferenza militare e politica straniera, volta a destabilizzare il paese;
    3) il reintegro della Siria nel Blocco Regionale;
    4) lo stop a tutte le sanzioni che attualmente minacciano il benessere dei civili;
    5) una missione d’indagine internazionale parallela da parte di paesi neutrali per accertare la verità;
    6) l’invio di osservatori internazionali che verifichino fatti e notizie che circolano attualmente privi di verifiche e di verificabilità.
    PROMOSSO DA
    Peacelink, Italy
    volontari@peacelink.it

    Aderisci:
    Come persona
    Come associazione
    Adesioni dal 26 novembre 2011: 1765 persone , 102 associazioni

    Per aderire, si vada qui http://www.peacelink.it/campagne/index.php?id=91&id_topic=4

  52. georgia il 12 febbraio 2012 alle 14:14

    Se hai problemi con Marinella Correggia, che sarebbe una a caso, scrivimi che ti do il suo email

    ma per carità, non l’avevo mai letta e mi è bastato leggerla qui, ma davvero quel suo articolo è stato pubblicato sul manifesto? questo solo mi interessa (visto che spendo un euro e 50 tutti i giorni e se dio vuole quell’articolo mi era sfuggito)
    Se tutti i troll fossero come me, …
    diciamo che da tempo in rete non mi bevo tutto, soprattutto se è fornito a garganella, ormai ho imparato che le notizie di cui diffidare sono proprio quelle che vengono fatte circolare a turbo.
    Nell’epoca della comunicazione traumatica non solo la stampa mainstream va trattata con le molle, anzi.
    Ad ogni modo vi lascio (te e mb) a discutere tranquillamente, senza troll fra i piedi, sulla siria virtuale.

  53. georgia il 12 febbraio 2012 alle 14:26

    sulla petizione nula da obbiettare (ma da li a fare a puntate la storia della siria ce ne corre ;-)
    riguardo “alla una missione d’indagine internazionale parallela da parte di paesi neutrali per accertare la verità”, è stata fatta a gennaio dalla lega araba ma, per moltissimi motivi e per loro stessa ammissione è del tutto fallita, per questo hanno chiesto aiuto all’onu (ammettendo di non avere ne i mezzi ne l’esperienza adatta) oggi i ministri degli esteri della lega araba sono riuniti al cairo proprio per esaminare la possibilità di formare una nuova commissione di osservatori insieme all’Onu. Vedremo che ne verrà fuori.

  54. lorenzo galbiati il 12 febbraio 2012 alle 14:46

    mb

    Ovviamente mi fa piacere quel che scrivi.

    Ti faccio solo un esempio. Regime di Assad fascista, quindi causa di ogni male, quindi inattendibile per le notizie su stragi di civili fatte dagli insorti.

    Questa è la visione manichea di tutti qui, gli stessi, che accusano me di essere unilaterale. Poi che fanno gli stessi? Credono senza alcun dubbio a ogni notizia propagandata NOTA BENE da fonti vicine agli insorti! Compresa quella delle incubatrici! E non importa loro sapere chi sono questi insorti, fa niente se magari sono integralisti fanatici peggiori di Assad, non importa investigare, Assad è fascista, sosteniamo gli insorti, crediamo a ogni notizia sulle stragi di Assad e chiediamo mille conferme su quelle compiute dagli insorti!

    Qui in questi commenti c’è materiale su un corso universitario che spieghi come si formino i pregiudizi e quali siano gli effetti di una guerra mediatica.

    Io ho portato qui notizie prese dall’Agenzia siriana? No, eppure quella agenzia potrebbe anche dire cose giuste, per esempio sulle stragi di civili compiute dagli insorti, e in effetti aveva ragione – dicono finora tutti gli indizi presi da fonti neutrali – sull’omicidio del giornalista francese e sull’esistenza di stragi di civili a opera degli insorti.

    Io posto l’intervista a un oppositore del regime in esilio, capisci? E secondo loro sono unilaterale perché non appoggio un comitato di insorti legato a un presunto esercito libero sui quali a loro interessa poco investigare: il regime di ASSAD è fascista! Capisci?

  55. mb il 12 febbraio 2012 alle 15:12

    Infatti prima forse mi sono espresso male e ho ricevuto due insulti. E mi dispiace. Quando dicevo indagare il termine fascista dicevo: non possiam solo dire Siria Fascista = dunque qualunque opzione di abbattimento del regime è giusta. Gli articoli e l’intervista danno voce a posizioni terze rispetto a regime e insorti riconosciuti. E mi sembravano utili ad approfondire gli interessi in campo, e cosa sta cambiando nel panorama degli scontri siriani. Accusare chi problematizza ciò che avviene nel presente di semplificazione mi sembra ingiusto. Andrea, quel che dici sull’assenza di rivoluzioni regionali o locali in Iraq a differenza che in Siria, è giusto, ma non mi impedisce di trarre un paralello dell’utilizzo mediatico che si usava allora e si usa ora. Il problema sta nelle fonti cui attingere e mi sembra che quelle proposte qui, come altre che qui non trovano per ora spazio, problematizzano invece di semplificare.

    • andrea inglese il 12 febbraio 2012 alle 15:31

      a mb.

      “non possiam solo dire Siria Fascista = dunque qualunque opzione di abbattimento del regime è giusta. Gli articoli e l’intervista danno voce a posizioni terze rispetto a regime e insorti riconosciuti.”

      Innanzitutto dovremmo fare un discorso di questo tipo: qual peso possiamo noi, in quanto cittadini europei, avere su un evento simile? Io penso un peso molto ridotto, ma non del tutto irrilevante. Ma forse di questo varrebbe la pena di discutere.
      Sul fatto che esistano posizioni terze, non schierate, durante rivoluzioni o guerre civili, pure questo è sempre stato vero. E’ importante ricordarlo, ma non dovrebbe sorprendere nessuno. Mica tutti gli egiziani sono andati in piazza al Cairo, ecc ecc.
      Comunque, in un caso come quello siriano, la prima valutazione da fare è: è in atto un processo rivoluzionari? Esistono dei motivi per lo scatenamento di un tale processo? Esistono prove che esso si sia messo in moto?
      Dopo aver risposto a queste domande, rimangono aperte tutte le questioni sulle opzioni possibili. Dal ripiegamento, alla sconfitta delle proteste, al compromesso col regime, alla guerra civile, tribale, all’invasione straniera, ecc. Però, se si manca la comprensione del fenomeno inaugurale del processo, si commette un’errore forte di comprensione politica.

      • lorenzo galbiati il 12 febbraio 2012 alle 21:53

        Posizioni terza non schierate?

        Eppure dici di aver letto l’intervista al siriano esiliato in Italia.

        Era in atto una protesta pacifica, poco importa se chiamarla rivoluzione o meno, contro cui si è scagliato il regime. Dopo di che, dal comitato democratico, rappresentativo di tutte le appartenenze siriane, di quella rivoluzione, ne è uscito un altro (fondato all’estero, il CNS), che ha portato lo scontro con il regime alla guerra civile. Se vuoi chiamare rivoluzione la protesta siriana pacifica, allora forse dovremmo chiamare controrivoluzione quella in atto adesso, che sta strangolando, insieme al regime di Assad, ogni movimento di popolo nonviolento.

  56. georgia il 12 febbraio 2012 alle 15:56

    la prima valutazione da fare è: è in atto un processo rivoluzionario?

    Non so se si possa parlare di rivoluzione che è sempre una parola grossa e sarebbe bene usarla ilmmeno possibile, però una cosa possiamo dirla che quello che sta succedendo in siria oggi (comunque si sviluppi, qualunque esito abbia) è il proseguimento di quel cambiamento che è avvenuto in egitto e in tunisia (in libia è già altra cosa): i giovani del mondo arabo, a torto o a ragione (visto che mettono in pericolo gli equilibri geopolitici che stanno a cuore a lorenzo), non sopportano più di essere compressi in una dittatura. Poi ognuno regisce come può e in base alla propria storia e cultura. Ricordo che persino a gaza i giovani si sono ribellati e ricordo anche (visto che helena ha detto che poteva essere retorico ricordarlo) che vittorio arrigoni si è schierato subito e senza incertezze con la protesta.

  57. Siria « Georgiamada il 12 febbraio 2012 alle 16:11

    […] postarvelo ieri questo articolo di Robert Fisk, poi mi sono distratta a discutere su Nazione indiana con lorenzo che difende il regime di Assad e  da un po’ mi da di troll. Va beh, a parte […]

  58. Lettera aperta agli scrittori di tutto il mondo il 12 febbraio 2012 alle 18:38

    […] seguito alcune parti della lettera che si può trovare tradotta in italiano sul blog Nazione Indiana, in inglese sull’Huffington Post e in francese su Rue89: “Da una settimana a questa […]

  59. […] viaLettera aperta agli scrittori di tutto il mondo | Nazione Indiana. Share this:EmailStampaLike this:LikeBe the first to like this post. […]

  60. lorenzo galbiati il 12 febbraio 2012 alle 21:44

    A conferma del fatto che gran parte del popolo siriano, pacifico e stretto nella morsa della guerra civile tra governo e cd esercito libero siriano, è da solo contro tutti, un ulteriore indizio della presenza sul campo, tra la variegata opposizione armata, di terroristi di Al Qaeda:

    Al Qaeda sostiene i “leoni della Siria” che si battono contro il regime “anti-slamico” di Assad

    Hong Kong, 12 feb. (TMNews) – Il leader di al Qaida, Ayman al-Zawahiri, ha espresso il suo sostegno alla ribellione siriana in un messaggio video diffuso su alcuni siti internet islamici: lo ha reso noto il centro di sorveglianza informatica Site.

    Nel messaggio – intitolato “Avanti, leoni della Siria” – Al Zawahiri accusa il regime del presidente siriano Bashar al-Assad di aver commesso dei crimini contro i propri cittadini, elogiando coloro che si ribellano contro il governo.

    Il video, della durata di circa 8 minuti, vede al Zawahiri – succeduto nel 2011 ad Osama bin Laden – davanti a uno sfondo verde: il leader di al Qaida incoraggia i siriani a non fidarsi dei governi occidentali e arabi, che imporrebbero un governo sottomesso all’Occidente, e chiede ai musulmani di Turchia, Giordania e Libano di sostenere al ribellione e di rovesciare un regime definito anti-islamico.

    (fonte Afp)

    La Lega araba manda aiuti materiali (=armi) all'”opposizione siriana” (quale? continua la guerra mediatica: fare credere che in Siria ci sia una sola opposizione, coincidente con i vari gruppi di armati, spacciati per uno).
    I Fratelli musulmani di Giordania incitano alla Jihad contro Assad, l’anti-islamico (pari pari come Al Qaeda)

    La Lega araba fa appello al Consiglio di sicurezza Onu perché prenda «una decisione per formare delle forze di peacekeeping arabo-Onu e controllare e mantenere il cessate il fuoco in Siria». Lo affermano i ministri degli Esteri dell’organizzazione dei paesi arabi, che hanno inoltre chiesto che gli autori degli atti di violenze contro i civili in Siria siano puniti in virtù del diritto internazionale. Il regime di Bashar el Assad risponde con durezza: la Siria rifiuta «categoricamente» le decisioni prese oggi dalla Lega Araba – si legge in un comunicato dell’ambasciata siriana al Cairo – che non fanno altro che riflettere «l’isteria» di alcuni paesi arabi. «La Siria ritiene che queste posizioni riflettono la falsificazione della volontà araba collettiva» dai paesi capeggiati da Arabia saudita e Qatar e che «l’egemonia» di questi due paesi rappresenta «una violazione flagrante della carta della Lega e un atto ostile diretto contro la stabilità della Siria».

    È un fatto però che il regime di Bashar el Assad non possa più contare sulla solidarietà dei vicini. Anche perché La Lega araba ha deciso di entrare in contatto con l’opposizione siriana e fornirgli sostegno politico e materiale, come afferma il comunicato finale del vertice dei ministri degli Esteri arabi, tenuto oggi al Cairo.

    L’appello al jihad contro Assad dei Fratelli musulmani
    I Fratelli musulmani di Giordania incitano alla Jihad (guerra santa) contro il regime del presidente siriano Bashar al Assad, affermando che si tratta di un «dovere islamico». Lo si legge in un comunicato pubblicato sul sito del movimento religioso.

  61. lorenzo galbiati il 12 febbraio 2012 alle 21:44

    L’ultima fonte è il Sole 24 ore

  62. lorenzo galbiati il 12 febbraio 2012 alle 22:58

    PSY…OPS!
    Due articoli-saggio su come avviene la guerra psicologica e su come la conducono i militari della Nato

    http://ermeteferraro.wordpress.com/2012/02/04/psy-ops-quando-la-guerra-si-fa-con-le-parole/

    http://ermeteferraro.wordpress.com/2012/02/11/peacedu-vs-psyops-quando-la-pace-si-fa-con-le-parole/

    Due estratti:
    “La comunicazione operativa si prefigge lo scopo di far conoscere, in maniera adeguata e credibile, il fine dell’impegno militare italiano e alleato in Afghanistan, modificando positivamente la percezione di tale impegno presso la popolazione locale, grazie alla capacità di accentrare, controllare e gestire le informazioni” […]. Lo scopo è poter influenzare le percezioni, le suggestioni ed il comune sentire dei civili attraverso l’analisi dell’impatto psicologico delle operazioni ed orientare tali sentimenti a favore del nostro operato. […]In questo contesto, le comunicazioni operative debbono fornire e gestire le notizie in termini coerenti con le necessità delle operazioni e con le finalità del nostro impegno militare…”

    “Sulla homepage del suo sito web (www.psywarrior.com ), ci spiega infatti che nell’arte della guerra (warfare) ci sono essenzialmente due forze: quella fisica e quella morale, che richiedono due distinti approcci. Quello che il mag. Rouse chiama un po’ eufemisticamente “morale” viene considerato “indiretto” ed è sintetizzato dall’anonima citazione che apre la pagina: “Cattura le loro menti e i cuori e le anime seguiranno”

  63. lorenzo galbiati il 12 febbraio 2012 alle 23:58

    Una piccola ricerca sul Sohr, la fonte di gran parte delle news dei media occidentali ed arabi (sempre a cura di M. Correggia)

    Ultime denunce diffuse da tutti i media e provenienti come sempre da fonti dell’opposizione siriana (la Reuters almeno dice di non poter verificare): l’Osservatorio siriano per i diritti umani di Londra (Sohr), i Comitati di coordinamento locale, il Cns (Consiglio nazionale siriano) e i Fratelli musulmani parlano di un “massacro di civili” a Homs venerdì sera [della settimana passata, non di questa], con oltre duecento morti e centinaia di feriti, vittime dei colpi di artiglieria e mortaio dell’esercito nei quartieri presi dagli insorti, soprattutto Khalidya; si riportano le voci di alcuni “residenti”. L’agenzia nazionale Sana nega i bombardamenti e afferma che i video di corpi morti sono di gente uccisa dalle squadre armate, le stesse che compiono rapimenti di civili e attentati contro infrastrutture civili.

    Il fatto certo sono gli scontri fra armati dell’opposizione e l’esercito. Un contesto di guerriglia urbana dove certamente la popolazione è esposta. In conferenza stampa il capo degli osservatori della Lega Araba, il generale sudanese al-Dhabi, ha affermato che soprattutto a Homs “la violenza delle forze dell’ordine è una risposta agli attacchi dell’opposizione”.

    Ma quel che è interessante è la lotta intestina nel principale informatore dei media occidentali e arabi in materia di morti in Siria: il già citato Sohr di Londra.

    Un’inchiesta pubblicata sulla versione inglese di Al Akhbar rivela l’inattendibilità di quella che è la fonte principale dei media rispetto alla “conta dei morti e degli assassini” in Siria. Il famoso Osservatorio siriano per i diritti umani Sohr ha infatti due teste ora platealmente in lotta fra loro e due siti con “notizie” divergenti. I due siti sono http://www.syriahr.org e http://www.syriahr.net (o anche syriahr.com). Il primo si definisce “sito ufficiale dell’Osservatorio”. Il secondo…anche, precisando di essere “l’unico sito ufficiale”.

    Su http://www.syriahr.org è in bella evidenza dal 17 gennaio una lettera collettiva firmata da siriani dell’opposizione che “sconfessa” Rami Abdul Rahman (alias Osama Ali Suleiman), “direttore” dell’Osservatorio stesso, con accuse anche piuttosto classiste (è “poco istruito”). Scusandosi con i lettori per la possibile “confusione”, i firmatari capitanati da un medico residente a Londra, Azzawi, affermano di aver chiesto tempo fa allo stesso “direttore” di lasciare perché egli scriveva anche di vittime fra le forze di sicurezza nazionali e altre notizie “non verificabili” oltre a non dare i nomi dei morti. Hanno poi aperto un loro sito, il syriahr.org.

    Dietro la rottura c’è il fatto che Suleiman è vicino all’opposizione del Ncb (National Coordination Body for Democratic Change in Syria) di al-Manna che vuole una soluzione interna e negoziale alla crisi e condanna la lotta armata, mentre gli altri sono del Cns di Gharioun, filo-Occidente, finanziati dai paesi del Golfo e collaboratori del cosiddetto Esercito libero siriano che conta parecchi arruolati da altri paesi. Ovviamente i media e i governi occidentali e arabi danno molta più eco al Cns.

  64. lorenzo galbiati il 13 febbraio 2012 alle 01:18

    Anche l’ultimo articolo è tratto dal Manifesto.

  65. undadoaventifacce il 13 febbraio 2012 alle 01:27

    Cito dall’intervista di Ossamah Al Tawil:

    Quindi possiamo dire che l’Esercito Libero Siriano effettivamente non esiste, ma è gonfiato più del necessario dai media del Golfo Persico. Non esiste perché non è un esercito in quanto i gruppi dell’esercito devono comunicare tra di loro e devono essere organizzati soprattutto quando ricevono ordini. In Siria non è affatto così, ci sono gruppi diversi nelle diverse regioni, non hanno nessun canale di comunicazione tra di loro e sono indipendenti completamente anche nella strategia da seguire. Alcuni di loro addirittura hanno negato la leadership del colonnello Alasad e considerano il suo esilio in Turchia un tradimento. Ci sono altri gruppi armati dei nuovi salafiti che non accettano nessun ordine, e ci sono altre persone armate per difendere le loro case e i loro cari. Ci sono anche gruppi di Alqaeda mandati dall’Arabia Saudita. Quindi l’esercito siriano libero, non è un esercito, non è libero e in parte non è neanche siriano.

    Ora, questa descrizione (per quanto basata chissà su che fonti) da un quadro decisamente più complesso del tuo, fatto di insorti burattini degli occidentali o estremisti islamici. Tra l’altro trovo davvero sgradevole che tu utilizzi i metodi della propaganda che dici di combattere, agitando NELLA STESSA IDENTICA MANIERA lo spettro qaedista.

    Francamente, le “altre persone armate per difendere le loro case e i loro cari” dove le metti? Quelle bande di cui anche la tua fonte ammette di ignorare strategie e intenti, dove le metti? La popolazione che continua a scendere in strada, dove la metti?
    Non te ne frega niente. Perchè per te, come nell’appello che hai mandato, conta solo che la guerra è brutta. Come se le persone potessero scegliere.
    Finchè le persone si fanno ammazzare come mosche, va tutto bene, sono belle, eccitano, i martiri inermi, è un’attrazione perversa.
    Se si organizzano per difendersi, o anche per attaccare, ecco che diventano schifosi, servi dell’imperialismo o vicini a sinistre ideologie antiumane, è sempre così, da sempre, in certi salotti per bene.
    Si continua ad attribuire posizioni politiche spregevoli ad atti che in verità si considerano moralmente spregevoli, perchè non si è in grado di distinguere tra politica e morale.
    Il problema non è che esistano i qaedisti, o le forze imperialiste, il problema è che quando il gioco si fa duro, si eclissano le forze progressiste.
    Ma si eclissano sul serio? Chissà, certo non lo verrò a sapere da te e dai tuoi, questo è sicuro, perchè incrinerebbero quel disegno che è precostituito, non derivato da notizie verificate, di una insurrezione al soldo degli imperialisti o estremista islamica. Avete la vostra idea preconcetta, e poi cercate in internet conferme, pigliandole da cani e porci, persino da quei media su cui sputate tipo Il Sole 24 ore, perlopiù citando gente che si cita a vicenda; tra l’altro continuando il giochino giornalistico del ripetere ovvietà caricandole di pathos: i fratelli musulmani chiedono la jihad contro assad, ebà.
    Udite udite, poi, Al Zawahiri sostiene i leoni della siria.
    E sti cazzi non ce lo metti? Mavvà?
    Anche loro li sostengono, guarda un pò te:
    http://www.socialistcore.org/
    Quindi immagino sia pieno di socialisti internazionalisti tra gli insorti…
    Basta che inizio a dirlo in giro col fare di chi la sa lunga, qualcuno abboccherà e girerà la notizia, qualcuno la citerà, si estenderà a macchia d’olio, e benvenuti nella fogna dell’attendibilità delle informazioni.

    Francamente, questi atteggiamenti mi fanno schifo, schifo dal profondo del cuore, mi danno il voltastomaco, perchè vedo una fottuta incapacità di empatia.
    Una incapacità interessata dal proprio bisogno di non affrontare il rimosso della propria cattiva coscienza, quella fottuta paura della morte che rende impossibile, impossibile nella maniera più assoluta, confrontarsi col problema della violenza.

    Infatti la vostra vulgata sulla Libia rimane quella della rivolta pianificata a tavolino e manovrata dagli occidentali, usando migliaia di persone come burattini, e peccato che chi ci è andato, in Libia, ci abbia parlato, con questi “burattini”, e abbia conosciuto degli uomini.
    Lo sapete che cazzo è UN UOMO?

    Temo lo abbiate dimenticato, troppo impegnati a combattere, nelle vostre teste più che nelle strade, i piani di una piovra imperialista onnipotente che in questo momento, sì, proprio in questo momento, parla per tramite delle mie povere dita ignare di misero plebeo del cazzo.

    PS
    Qui un’analisi piuttosto distaccata, da un giornale quartinternazionalista (cose da pazzi, eh?):
    http://socialistworker.org/2012/02/07/syria-between-civil-war-and-sanctions
    “WHAT IS the relationship of the international maneuvering to the Syrian opposition?

    The Syrian National Council (SNC) has been promoted as the official representative of the Syrian revolutionary movement. But despite its inclusion of broad forces from across the political spectrum, the SNC is far from being representative of the opposition and revolutionary committees inside Syria. It is heavily dominated by the Muslim Brotherhood, which does not have much support or organized presence inside Syria. In fact, most demonstrations and revolutionary activities are conducted outside of the control or direction of the SNC.

    Alongside the Brotherhood, there are some leftist and secular nationalist figures in the SNC and its leadership. But the Syrian opposition’s fragmentation has not been overcome by simply grouping everybody under one big umbrella.

    This has led to conflicts within the council over political and procedural questions, where the Brotherhood has increasingly shown its dominance. Furthermore, SNC members’ meetings with, and overtures to, the U.S. and European powers do not quell the fears of opposition activists who are opposed to heavy Western influence.

    Looking at the interests of the various players–the U.S./Israel, Russia/China, Iran, Turkey, Saudi Arabia, Qatar, the Muslim Brotherhood–it is clear that Syria is at the nexus of an international power struggle, the outcome of which can affect the entire region. Hafez al-Assad, the father of the current ruler, was adept at maneuvering Syria into precisely that position in order to get international consent as a state of regional significance.

    Thus, the claim that what is taking place is simply a Western-hatched conspiracy against Syria misses the mark by a wide margin.

    At best, this argument reflects a condescending view of the Syrian people as incapable of self-mobilization and completely ignores the social crisis faced by Syrians under an illegitimate dictatorship. At worst, it shows a hollow understanding of anti-imperialism–one that opposes any struggle for self-emancipation against an absolute ruler who says something half-critical of the U.S., even while the regime carves out a mutually beneficial relationship with imperialism.

    The real conspiracy at work isn’t aimed at the Assad regime, but is directed against the Syrian people and their aspirations for self-determination. Every power is hell-bent to deny them this and believes there is too much at stake in the outcome of the revolution to leave it up to the Syrian people.

    If anything, the weeks of debate and activity leading up to the vote on the Security Council resolution have exposed the deep divisions and competing motives behind the positions of the so-called international community.

    Syria’s bloodiest days are very likely still ahead of us as the regime feels emboldened in the short term, and the opposition, in self-defense, increasingly turns to arms and the FSA.

    The lesson here–as the Syrians already knew when they began their struggle 11 months ago–is that there is no external savior. The success of the Syrian revolution will depend on the continued self-activity of the Syrian masses to encourage mass defections from the regular army–and to deal a blow against the regime by organizing working-class action in the factories and state institutions.”

    • lorenzo galbiati il 13 febbraio 2012 alle 01:58

      Caro dado, la tua analisi psicologica dei pacifisti (nonviolenti) mi sembra diventi ripetitiva, stagni. Dovresti approfondirla. Lasciamo perdere la banale accusa politica di credere a un sempiterno complotto imperialista, e concentriamoci sulla parte più psicologica: Per esempio, nei pacifisti come me c’è:
      – un perverso piacere di fronte ai martiri,
      – la paura di morire rimossa.
      Questi mi sembrano i punti più originali (e deliranti) del tuo discorso, su cui torni spesso. Approfondiscili, please, sviluppa una analisi più organicamente compiuta.

      • undadoaventifacce il 13 febbraio 2012 alle 13:51

        A bbello, non vedo proprio perchè dovremmo lasciar perdere una parte piuttosto che un’altra secondo i tuoi comodi, le cose si tengono.

        Non hai mai risposto nel merito, ma non pretendo che tu lo faccia, al bar si usa così.

        Si usa anche che quando uno svicola gli si ripete le cose, e pazienza se si stagna, o non si è originali (e sti gazzi? Mica pretendo di arrivare primo), non mi va certo di farti la cronistoria di 30 anni di fallimento egemonico del pavido perbenismo pacifista sulla sinistra europea, ci faccio i conti già abbastanza nel mondo dei corpi.

        Non mi va anche perchè è evidente che qui si parla con un muro, tieniti le tue certezze e continua a spammare con articoli di varia natura che sostengono tesi che nessuno ha contestato, e che non dimostrano in nessun modo gli assunti che cerchi di difendere.
        D’altronde quegli assunti per te sono assiomatici, quindi non passibili di dimostrazione.

        Saluti e baci.

  66. lorenzo galbiati il 13 febbraio 2012 alle 08:46

    L’Intelligence USA attribuisce ad Al Qaeda le stragi di Damasco e Aleppo, e l’attentato ad un generale siriano. Il governo siriano lo diceva da settimane. Tutt’a un tratto i media occidentali ammettono che ci sono stragi civili a opera di formazioni armate appartenenti ai cosiddetti ribelli. Il Corriere costretto ad ammettere che la presenza di Al Qaeda è stata “volutamente ignorata per non frenare il supporto ai ribelli siriani e dice di stare attenti a chi vogliamo aiutare”

    WASHINGTON – Prima le stragi con gli attentatori suicidi a Damasco e Aleppo. Poi un generale ucciso nella capitale siriana. Issa Al Khouli è stato assassinato da tre uomini armati che lo hanno sorpreso mentre si recava al lavoro, all’ ospedale militare. Un agguato che segnala un salto di qualità, con scenari che inquietano la diplomazia. Perché adesso è emerso il fattore Al Qaeda. Era lì, nascosto dalla «nebbia di guerra», e volutamente ignorato per non frenare il supporto ai ribelli siriani….

    Una situazione che potrebbe allarmare i Paesi occidentali, decisi a sostenere la rivolta in Siria. Serve cautela e la fuga di notizie, ispirata dagli 007, è un avviso. Stiamo attenti a chi aiutiamo. Potrebbe accadere che americani, con gli europei, si trovino a fianco degli islamisti. È avvenuto in Afghanistan, poi in Bosnia, infine in Libia. Adesso lo schema torna in Siria. C’ è poi un altro risvolto e riguarda l’ opposizione siriana nel suo complesso. A Washington inquietano le divisioni tra i ribelli e la mancanza di controllo da parte dei dirigenti in esilio.
    Qui: http://archiviostorico.corriere.it/2012/febbraio/12/Damasco_assassinato_generale_siriano_co_8_120212010.shtml

    Ieri l’ennesimo attentato nel Paese ha scosso la città di Aleppo. L’obiettivo è stato un complesso di intelligence militare del regime, ma l’attacco ha causato 28 morti e circa 200 feriti, tra cui anche molti civili. Il solito botta e risposta tra i palazzi del potere di Damasco e l’Esercito Libero Siriano lasciava intendere che la vicenda si sarebbe conclusa con il reciproco scambio di accuse che ha segnato i due incidenti di Damasco del 23 dicembre e del 6 gennaio scorsi. E’ stato però proprio dall’attentato di Aleppo che l’intelligence Usa ha pubblicato un report che sosterrebbe l’infiltrazione del ramo iracheno di al-Qaeda in territorio siriano.
    Qui un’analisi del report dell’intelligence USA:
    http://www.meridianionline.org/2012/02/11/e-se-in-siria-ci-fosse-al-qaeda-gli-007-americani-ne-sono-convinti/

    E qui la fonte americana che ha pubblicato queste notizie:
    By Jonathan S. Landay | McClatchy Newspapers
    WASHINGTON — The Iraqi branch of al Qaida, seeking to exploit the bloody turmoil in Syria to reassert its potency, carried out two recent bombings in the Syrian capital, Damascus, and likely was behind suicide bombings Friday that killed at least 28 people in the largest city, Aleppo, U.S. officials told McClatchy.

    Read more here: http://www.mcclatchydc.com/2012/02/10/138593/us-officials-al-qaida-behind-syria.html

    • arduino il 13 febbraio 2012 alle 10:46

      Ho letto la fonte americana, che di fatto afferma che Al Qaeda sta cercando di mettere il suo cappello su una rivolta di popolo contro il regime della dinastia Assad. tra l’altro scrive:

      U.S. officials said that al Qaida in Iraq, or AQI, began pushing to become involved in Syria as Assad’s security forces and gangs of loyalist thugs launched a vicious crackdown on opposition demonstrations, igniting large-scale bloodshed. Growing numbers of lightly armed army deserters and civilians have joined an armed insurrection, and perhaps thousands of people have been killed.

      Quindi secondo questa fonte che riporterebbe le informazioni in mano ai servizi di informazione USA, i rivoltosi siriani DOC esistono così come sono purtroppo reali le stragi imputabili ai lealisti. Al Qaeda si aggiunge come un fattore esterno che cerca di trarre vantaggio dalla confusione siriana e non come motore primo dell’insurrezione.

    • arduino il 13 febbraio 2012 alle 10:48

      Voglio essere monotono, aspetto di leggere una disamina di Marinella Correggia sul ruolo dell’Iran, mi pare sia anch’essa una potenza straniera rispetto alla seria.

  67. Ares il 13 febbraio 2012 alle 13:34

    Khaled Khalifa sta chiedendo aiuto per la popolazione siriana, nient’altro che questo, se le fazioni di potere opposto sono il problema, il problema va risolto solo e soltanto per il bene della società civile siriana, quella che sta morendo!!. Egli sta chiedendo aiuto alla società civile occidentale..e ai suoi scrittori in particolare, e non ai suoi politici( e non a caso). Se sapesse di certi commenti che rasentano la pignoleria da sala da tè, ci compatirebbe.

    Quoto i commenti di Inglese di Helena e pochi altri.

    Come al solito Galbiati guarda i problemi da una prospettiva squisitamente formale riuscendo ogni volta a spostare l’attenzione dei commentatori altrove: verso se stesso e i propri convincimenti di principio. Con i quali i siriani si pulirebbero gli orifizi mai battuti dal sole.

  68. gianni biondillo il 13 febbraio 2012 alle 14:35

    Lorenzo, però: più di un terzo dei oltre 110 commenti è tuo, i tuoi commenti coprono ben oltre il 50% della lunghezza della discussione. A me pare tu stia esagerando. Se hai un discorso da fare articolalo in un pezzo con i dovuti link. Oppure posta solo i link. Altrimenti il tuo pare sempre più uno spam che annichilisce ogni voce.

  69. lorenzo galbiati il 13 febbraio 2012 alle 17:42

    @ Gianni,
    Avrai anche notato che la maggior parte dei commenti di altri contestano i miei; che alcuni miei commenti indicano solo la fonte (l’editcomment di NI non funzia quasi mai, almeno sul mio pc); che molti commentatori continuano a chiedermi risposte e documentazione, cui io ho cercato di rispondere con i commenti a grappolo, che però facilitano l’impressione di fare spam a chi entra nella discussione senza tempo per seguirla bene (e infatti secondo me sono dannosi, ma ci sono cascato anche io, forse perché richiedono meno tempo tante risposte puntuali); che le notizie sulla Siria hanno avuto proprio negli ultimi 3 gg importanti scosse, prima con l’intervista da me postata a pezzi e linkata, ora con gli sviluppi circa Al Qaeda e Lega Araba, e quindi non si fa in tempo a formulare una sintesi che per l’incalzare degli eventi diventa già obsoleta – comunque ora la sto facendo e credo di postarla stasera, anche per venirti incontro e dare la mia impressione definitiva, aggiornata al 13 febbraio, alla Lettera di questo scrittore, di certo in buona fede, ma ahimé molto lontana dalla complessità della realtà che si profila sul campo, e molto pericolosa per il suo parlare di “genocidio” e il suo esortare a “mostrare la vostra solidarietà al mio popolo con i mezzi che riterrete più opportuni” a paesi che, da Arabia/Qatar alla Turchia, dalla Gran Bretagna agli USA, non vedono l’ora di bombardare e invadere la Siria (l’invasione il Qatar e la GB pare proprio l’abbiano già fatta: le fonti si moltiplicano) proprio all’insegna del “salviamo il suo popolo da Assad”.

    @arduino
    Mauro, sul termine “disertore” vedrò di fornirti altri esempi più lampanti di quel che voglio dire. In ogni caso, mi pare tu non ammetta l’effetto psicologico subliminale perché per te non c’è differenza tra lo scrivere o no quel che consideri evidente, scontato (ossia che un disertore che ha ucciso ha per forza imbracciato armi), mentre per me c’è differenza, ossia questa cosa è frutto di uno studio, di un calcolo, è guerra psicologica. Sul fatto che “soldato regolare” possa esser visto come positivo: in teoria sì, non nel contesto siriano con la propaganda che c’è contro il regime di Assad; certo, dire lealista sarebbe stato ancora più negativo.
    Ti prego ora di seguirmi stasera e domani con la sintesi e col ragionamento, perché risponderò con un lungo pezzo anche alle tue osservazioni su cosa dice circa gli insorti l’intelligence USA (che in quell’articolo nega la natura del LES, ma il giornalista del Corriere ha cominciato ad ammettere che anche gli USA sanno che il LES è diviso in mille fazioni incontrollate) e cosa dicono, in sintesi, tutte le fonti da me postate qui e altre che ho trovato ora.

    Inizia intanto a leggere questi link (e i link cui rimandano) su come è formato e cosa faccia a Homs (secondo anche testimoni oculari) e altrove il Libero Esercito Siriano (LES):

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/12/della-persia/190829/

    http://www.libreidee.org/2012/02/forze-inglesi-a-damasco-non-e-assad-a-massacrare-i-siriani/

    • arduino il 13 febbraio 2012 alle 19:14

      Giulietto Chiesa. Ho letto i suoi deliri sull’undici settembre (tu hai la tua idea su cosa voglia dire disertore, io ho la mia su quali siano le affrmazioni cui attaccare l’etichetta delirio) e mi avvicino sempre con grande cautela alle sue affermazioni. Qui, con qualche stupore, lo vedo moderato, visto che scopre che:
      – gli USA appoggerebbero volentieri rivolte popolari contro il regime iraniano (non fosse che non solo di rivolte ma neppure di flebile opposizionie non c’è più traccia dopo le brutali repressioni del 2009)
      – gli oppositori di Assad, stufi di farsi sparare addosso con regolarità a ogni preghiera del venerdì, hanno cominciato a reagire
      – Al Qaeda sta cercando di infiltrarsi in Siria (così come a Gaza, in Libia, in Somalia, in Sudan, in Kenya, in Nigeria, nel Sinai eccetera …), scontrandosi all’occorrenza con gli alleati dell’Iran (Assad, Hamas, Hezbollah …)

      L’altro articolo, pur riconoscendo che è difficile avere informazioni affidabili su quanto accade in Siria, si avvita sul sito ispirato dai servizi israeliani circa la presenza di commando britannici.

      Di nuovo, dell’influenza iraniana proprio non parla nessuno? Gli inteventi russi e cinesi sono del tutto disinteressati?

      • lorenzo galbiati il 13 febbraio 2012 alle 20:37

        Mi permetterai Gianni una replica veloce: è sempre interessante Mauro notare come tu, e del resto mi pare quasi tutti qui, applichiate la “cautela” in modo selettivo: Chiesa ha espresso dei deliri sull’11 settembre (secondo te), e quindi non gli credi facilmente, hai cautela. Anch’io ho cautela con lui!!! Ma perché ce l’ho con tutti! E soprattutto ce l’ho con quelli che hanno interessi da difendere. Il regime di Assad è fascista, ha fatto crimini, e quindi non gli credi facilmente. Neanch’io! E infatti non porto le sue fonti, che però dicevano a quanto pare, a volte, cose sempre più corroborate: stragi ad opera di Al Qaeda, stragi ad opera degli insorti tra cui l’uccisione del giornalista francese. In compenso tu credi facilmente alle notizie dei nostri media, date di fatto dal Sohr, che ha negato finora le stragi di Al Qaeda addebitandole ad Assad (come del resto tutte le altre), e che è legato a degli insorti che ti sono pressoché sconosciuti, e che sono armati (anche dall’estero) e praticano anche il terrorismo. Chiesa ha rivelato in molti anni notizie oscurate o negate dai media: però a quei media credi più facilmente che a Chiesa. Ora i media stanno finalmente iniziando ad ammettere stragi civili a opera di formazioni di insorti (e siamo solo agli inizi), dichiarando pure che prima non lo facevano (parlo del Corriere sul caso di Al Qaeda) volutamente, ammettendo cioè una propaganda di guerra che oscura e quindi altera le notizie. E però tu continui a credere più facilmente a loro che ad altri, che di propaganda non fanno. Hai dubitato della presenza di inglesi e qatarini sostenuta da Debka e Guardian, ma ora che l’hanno riportata molti quotidiani, il tgcom ecc. non dici nulla e rimani con l’idea che gli insorti sono siriani DOC in cui Al Qaeda cerca di infiltrarsi (e dove li mettiamo i libici?). Non scrivi una sola virgola sul rapporto degli osservatori della Lega Araba, vicini cioè ai paesi che condannano Assad, e che dice chiaro e tondo che ci sono stragi di civili compiute dagli insorti; il loro portavoce ora dimissionario ha sottolineato che la stessa recente strage di Homs è iniziata con un attacco degli insorti cui ha risposto l’esercito, e tu non dici nulla; le testimonianze sul posto riportate da Marinella Correggia, da Silvia Cattori qui http://www.clarissa.it/esteri_int.php?id=1549. confermano le stragi di civili (compresa quella di Homs, attribuita dall’intervistato della Cattori a insorti, tra cui inglesi), e tu che fai? Continui a rimanere con l’assioma che è il governo di Assad l’unico responsabile delle stragi e chiedi cosa ne pensiamo io e Marinella circa i legami Siria-Iran, come se negassimo l’alleanza politica e militare tra i due. Cosa vuoi che ti dica poi di Cina e Russia? Che sostengono Assad, certo, ma non sono loro che stanno per intervenire con armati in Siria, e non sono loro a sparare sulla folla, io di news su questo non ne leggo da nessuna parte.

        • arduino il 13 febbraio 2012 alle 23:58

          Riconosco che mi avvicino con diffidenza agli scritti di Giulietto Chiesa, dopo che ho verificato su di un fatto specifico ma non secondario come il preteso complotto dietro all’autoattentato dell’undici settembre (abbattimento delle torri con esplosivo, missile contro il Pentagono, nessun aereo caduto in Pennsylvania) il misto di ingenuità e di spregiudicatezza con cui affronta i problemi, lasciandomi una sensazione di un metodo distorto di produrre informazione. Così facendo forse mi sono perso qualche perla di controinformazione, ma nel caso specifico della Siria ripeto che mi ha (per il momento) stupito in senso positivo.

          Ciò detto, mi manca l’articolo del Guardian che riporti, concedendo credibilità, la notizia dell’intervento inglese in Siria, la cui esistenza sui media tradizionali e su internet esiste solo come rimbalzo dopo rimbalzo della ipotesi riportata da Debka. Al contrario la presenza di pasdaran iraniani è data per certa da mesi e troverai anche notizie sulla presenza di consiglieri iraniani esperti in pratiche repressive in virtù della loro sinistra esperienza maturata in patria nel 2009. Peraltro a loro è anche facile arrivare a Damasco, basta superare la frontiera di un paese alleato.

          Parlando di quanto accade a Homs, prova a seguire le tracce di Paul Wood della BBC (dicono che i giornalisti BBC siano scarsamente addomesticabili …) e dei suoi reportage da quella città. Considerando gli articoli elogiativi e le citazioni integrali dei discorsi di Assad che ornano clarissa.it, può anche essere che Wood sia una fonte più attendibile per quanto accade a Homs.

          Mi pare esistano testimonianze convincenti sulla presenza di Al Qaeda in Siria e questo è coerente con la sua strategia di infiltrazione anche negli altri paesi che ti ho elencati. Questo però non vuole dire che sia la forza trainante e dominante in Siria (o a Gaza, o in Egitto, o in Libia) e che, a causa della sua presenza, non esista una opposizione siriana ad Assad, prima pacifica ora fatta anche di soldati disertori e ribelli.

          Non ho problemi con il rapporto della Lega Araba, in una guerra civile capita anche che i ribelli attacchino le truppe lealiste. Piuttosto mi chiedo perché Assad continui a osteggiare (vedi notizia di oggi) l’intervento di caschi blu come richiesto dalla Lega Araba. Tra l’altro la composizione di una forza ONU sarebbe influenzata da Russia e Cina, per cui la presenza in essa di militari provenienti da paesi sgraditi ad Assad sarebbe facilmente evitata. Che voglia avere le mani del tutto libere?

  70. Ares il 13 febbraio 2012 alle 18:20

    - Oddio no, adesso chi lo fermerà ?

    – l’anti spam !

  71. lorenzo galbiati il 14 febbraio 2012 alle 01:06

    Questo è il mio contributo finale a questa discussione, per ulteriori chiarimenti scrivetemi, lorenz.news@libero.it, o commentate sul mio nuovo blog, indirizzo sotto e cliccando sul mio nome.

    Siria: In risposta a Lettera aperta agli scrittori di tutto il mondo di K. Khalifa, pubblicata su Nazione Indiana
    Pubblicato il febbraio 13, 2012 da lorenznews

    Dopo aver lettola “Lalettera aperta agli scrittori di tutto il mondo” dello scrittore Khaled Khalifa su Nazione Indiana,

    qui http://www.nazioneindiana.com/2012/02/09/lettera-aperta-agli-scrittori-di-tutto-il-mondo/#comment-162991

    ho voluto creare dibattito mettendo in luce la disinformazione interessata imperante nei media che contano, una vera propaganda mediatica impostata sulla base della guerra psicologica, riportando numerose fonti di controinformazione presenti nel web.

    Perché? Perché Khalifa compie un’operazione pericolosa con quella lettera. Scrive: “Nel corso della sua storia moderna, il mondo non ha mai visto un coraggio e un valore come quelli mostrati dai rivoluzionari siriani nelle nostre città e nei nostri paesi. Così come non ha mai assistito prima d’ora a una connivenza e un silenzio simili, che ormai possono essere considerati alla stregua di complicità nello sterminio della mia gente.” Parla di sterminio e poco sopra di “genocidio”, che attribuisce tutto al regime di Assad. Ma non è in atto un genocidio, i morti uccisi, stando anche alle stime più alte (probabilmente sovrastimate) non superano i 5000, e una parte non trascurabile di essi sono soldati regolari o irregolari. Khalifa descrive i “rivoluzionari siriani” come gente che lotta a mani nude contro una brutale repressione governativa e, dopo aver espresso rimostranze per il poco aiuto avuto dai politici mondiali, chiede agli scrittori di ”mostrare la vostra solidarietà al mio popolo con i mezzi che riterrete più opportuni”. A che cosa possono portare queste parole, in un momento in cui tutto il mondo non vede l’ora di mettere le mani sulla Siria, a scapito del suo popolo, per lo più pacifico e NON rappresentato dai rivoluzionari armati? Alla guerra, anzi, al peacekeeping, come s’usa eufemisticamente dire oggi.

    Il problema è che Khalifa non opera nessuna distinzione tra la protesta iniziale, popolare democratica nonviolenta, rappresentativa di tutte le fazioni siriane e diretta dal Coordinamento Nazionale Siriano per il Cambiamento Democratico (CNSCD), e l’insurrezione armata condotta dal cosiddetto Libero Esercito Siriano (LES), organismo collegato al Cns, Consiglio Nazionale Siriano, formatosi a Istanbul per opera di un fuoriuscito dal CNSCD. Che cos’è dunque il Cns?

    Lo spiega molto bene in una intervista (FONTE 1) Ossamah Al Tawil, membro del Comitato Esecutivo del CNSCD, quando dice: “Il Cns è composto di una parte dell’opposizione siriana residente all’estero, non hanno nessun leader all’interno della Siria, non sono autofinanziati, quindi sono stati appoggiati dal Golfo Persico economicamente e dalla Turchia e dall’Occidente logisticamente, quindi non sono indipendenti e la loro decisione non è affatto libera. Abbiamo sperimentato questo fatto quando con loro e dopo un mese di negoziati abbiamo raggiunto un accordo primario per unire tutta l’opposizione, per unire anche gli sforzi contro il regime ed avere una voce unica. L’accordo è stato firmato dal presidente del Cns, Burhan Ghalioun, e precisava un punto molto importante: no a qualsiasi intervento militare estero tranne delle forze di polizia militare che potrebbe essere richiesta alla Lega Araba. E’ stato firmato l’accordo ma la sua validità è durato esattamente 4 ore, il tempo dell’arrivo di Burhan Ghalioun in Turchia e da lì è stato annunciato il rifiuto categorico dell’accordo. I motivi?? Senz’altro, non possono decidere da soli […]. Il Cns è composto nella sua assoluta maggioranza dai Fratelli Musulmani, una parte liberale, pochissimi curdi con alcune tribù del nord senza nessuna formazione politica. Ghalioun ha negato la sua firma [al CNSCD] come l’ha negata successivamente al Cairo, ed ha formato ad Istanbul il Cns senza neanche avvisare il Coordinamento. Io stesso l’ho chiamato diverse volte prima di una nostra riunione a Berlino come Coordinamento e mi ha assicurato la sua presenza, invece mi stava raccontando delle bugie, solo per guadagnare tempo. Subito dopo la formazione del Cns alcuni dei suoi esponenti appartenenti all’ala conservatrice dei fratelli musulmani hanno dichiarato durante diverse interviste televisive che hanno l’intenzione di seguire l’esempio libico. Quindi è ovvio che noi non possiamo aderire ad una formazione voluta dall’esterno, dalla minoranza assoluta dei siriani, sostenuta e finanziata dall’esterno e soprattutto dal Golfo Persico che non rappresenta alcuna garanzia di democrazia o di libertà.” Si tenga anche in considerazione che gruppi di oppositori al regime di Assad legati ai fratelli musulmani sono stati finanziati dagli USA fin dal tempo dell’amministrazione Bush (FONTE 2).

    Appurato quindi che il Cns è un organismo etero-diretto da ogni punto di vista (per decisioni prese, sedi logistiche, finanziamenti armi e alleanze fatte), che non rappresenta il popolo siriano e nemmeno la sua parte attiva nella protesta nonviolenta che chiedeva la democratizzazione del regime coordinata dal CNSCD, e appurato che punta a una insurrezione armata in stile Libia, resta da dire che il Cns, attraverso i suoi “osservatori sui diritti umani” da Londra, il Sohr, e i cosiddetti “Comitati di coordinamento locale”, è la fonte quasi esclusiva delle notizie pubblicate sui media che accreditano la versione di una “rivolta a mani nude contro il dittatore”, la stessa di cui parla lo scrittore Khalifa; a differenza dell’altra opposizione del CNSCD, che vuole il negoziato e non accetta la lotta armata né l’ingerenza, il Cns rifiuta ogni negoziato e mediazione (come il Cnt libico, a suo tempo) e ha stretto in dicembre un patto di collaborazione (http://www.nytimes.com/2011/12/09/world/middleeast/factional-splits-hinder-drive-to-topple-syrias-assad.html?_r=1&pagewanted=all) con il cosiddetto Esercito siriano libero (Free Syrian Army, LES).

    Il Cns e soprattutto il LES, che potremmo considerare il braccio armato del primo, rappresentano sul campo quello che i media occidentali e arabi identificano con un unico soggetto, l’”opposizione armata”, gli “insorti”, i “rivoluzionari”, annullando così dalla scena la gran parte del popolo siriano, quella rappresentata dal CNSCD. Vediamo allora come si è formato il Libero Esercito Siriano, LES.– Continua sul mio blog: qui lorenznews@altervista.org

  72. lorenzo galbiati il 14 febbraio 2012 alle 01:14

    mannaggia, non c’entra la chiocciola nell’indirizzo web del mio blog! è lorenznews.altervista.org

    Mauro, ti aspetto lì, non ho ancora letto niente dei consiglieri iraniani in Siria, cercherò.

  73. stan il 14 febbraio 2012 alle 10:48

    Lo scrittore Khaled Khalifa ci chiede di aprire gli occhi e di vedere il “genocidio” siriano … Io apro gli occhi e vedo il genocidio … Poi mi fermo a pensare e mi pongo delle domande … E, cercando di articolare risposte credibili, la prima cosa che colgo sono alcune assonanze con la precedente crisi libica … Alcune, non troppe, però significative … Intanto, il pensiero, prorpio mentre si concentra sui particolari di quelle assonanze, compie una digressione: perché i media di tutto il mondo e la comunità internazionale non hanno posto la stessa passione per parlare o risolvere il genocidio palestinese? Lo scrittore Khaled Khalifa ci dice che «sono caduti più di mille martiri, tra cui molti bambini, e centinaia di case sono crollate addosso ai loro abitanti» … Come a Gaza durante l’operazione Piombo Fuso, penso io … Questa mia digressione mi sollecita altre domande … Tralascio quelle sull’opportunismo (vigliacco e militarista) delle Amministrazioni Occidentali, quella israelo-usamericana in primis; la domanda principale riguarda lo scenario geo-politico all’interno del quale si svolgono i due genocidi … Quello palestinese è funzionale al mantenimento di un equilibrio, mentre quello siriano è funzionale alla messa in crisi di un altro tipo equilibrio … Ma come, mi chiedo in automatico, e i diritti della popolazione siriana? Moneta di scambio, mi rispondo … Già, moneta di scambio … Ci sono paesi che si mostrano con due maschere: da una parte si auto-proclamano come esempio di virtù, dall’altra si ristorano nel fuoco dei cannoni … Chi crede alla buona fede di Obama, di Cameron o di Sarcozy non è solo cieco, è anche scemo … Guardando con gli stessi occhi i due genocidi si può verificare la loro assoluta indifferenza ai diritti delle popolazioni … A meno che, certo, quegli stessi diritti non possano diventare il denaro perfetto; si tratta di capire cosa compra l’uno e cosa vende l’altro … Ecco, io il genocidio siriano lo vedo; vedo un regime in agonia che massacra i suoi oppositori e vedo una guerra civile lacerante. Vedo anche gli avvoltoi. Qui cerco di fare un buon uso della memoria: agli avvoltoi interessano le carcasse, non volteggiano sui cieli siriani per espandere l’amore, bensì per gettarsi su quella terra e ottenerne i frutti. La morte avanza, mentre in disparte la sua ombra tesse la sua politica imperiale. Ecco, se provo a raccogliere la provocazione dello scrittore Khaled Khalifa, se scendo con lo sguardo sullo «sterminio» del popolo siriano, vedo anche qualche stanza appartata in cui alcuni signorotti incravattati pianificano i movimenti futuri di truppe e media … Non mi è difficile rispondere all’appello dello scrittore Khaled Khalifa: la mia solidarietà va prima di tutto ai popoli che si ribellano. Ma io abito qui, in una città tranquilla dell’Occidente; come posso solidarizzare con il popolo siriano? La mia storia è qui; cosa posso fare da questo «qui» che è l’Italia? Il mio governo ha appeno stretto alleanza con quello americano per trovare un modo comune di risolvere le situazioni siriana e iraniana; Monti ha incassato un «sincero apprezzamento» statunitense per l’impegno italiano in tal senso … E la mia testa ritorna all’invito dello scrittore Khaled Khalifa: quali sono «i mezzi più opportuni» per esprimere solidarietà al popolo siriano e fare in modo che cessi in genocidio? I miei «mezzi» coincidono con quelli di Obama e Monti? Intanto si fanno sempre più evidenti le tracce di una presenza straniera in suolo siriano: militari americani, inglesi e del Quatar (!?) sono stati individuati nei pressi del gruppo «Amici della Siria», e si vanno ad aggiungere alla presenza, invero più antica, degli iraniani. Il genocidio siriano non è più solo siriano, ma riguarda un confine vasto almeno quanto il mondo. «La terra intera è l’ospedale nostro», scriveva Eliot … Già, siamo tutti parte di quel genocidio … E allora perché non siamo capaci di rendere uguali i genocidi? Perché insistiamo nel distinguere quello palestinese dagli altri? Perché Israele gode di una impunità totale? Nei confronti del popolo palestinese, Israele si è comportato peggio di quanto si sia comportato Gheddafi nei confronti del suo popolo … Eppure, la comunità internazionale non solo tollera Israele, ma anche lo sostiene e gli fornisce la copertura culturale e politica … Perché dovrei fidarmi di Obama & C.? Ora, dopo questa serie di domande, comincio a capire che la mia «solidarietà» al popolo siriano non potrà mai coincidere con quella di chi, preso dall’estasi dei diritti di una certa popolazione, decreta l’agonia di un’altra … Io sono diverso. E non voglio mischiarmi con loro. Il brivido sale quando mi pongo la domanda: «e allora, che fare?». Non tacere, intanto; affinché quella contraddizione venga evidenziata. Sì, come dice lo scrittore Khaled Khalifa, «la scrittura è impotente e nuda di fronte al frastuono dei cannoni»; però, qui, in questo Occidente che puzza di complicità, possiamo fare qualcosa di diverso dal testimoniare la nostra vicinanza a quelle popolazioni? E come farlo? Basterebbe, intanto, non dimenticare mai la contraddizione fatta emergere qualche riga sopra. L’impegno febbrile di alcuni governi sulla questione siriana è sospetto. L’impressione è che Obama e gli Usa abbiano bisogno di una Siria pacificata per mettere in atto quella che ormai tutti sanno che ci sarà: la guerra all’Iran. Il mondo, la terra che è il nostro ospedale, si muove desiderando: che cosa desidera Obama? Abbiamo applaudito alla rivolta egiziana; io ho applaudito convinto. Ho cominciato a storcere il naso quando proprio l’Amministrazione americana, fino a qualche mese prima sostenitrice di Mubarak, ha preso le parti dei militari … Ora che la Giunta Militare massacra i rivoltosi di Piazza Tahrir, Obama e la Clinton tacciono … In Libia, ho sempre sospettato dei “liberatori” e dei “volenterosi”; di fronte a chi, anche qui su NI, esaltava l’opportunità per il popolo libico, io riuscivo a vedere solo i nuovi contratti petroliferi a favore della Total … Posso astrarre il contesto siriano da questo contesto più vasto? Lo «sterminio» di cui parla lo scrittore Khaled Khalifa in che modo si collega con gli altri stermini? E perché i media e la comunità internazionale tacciono sullo sterminio della popolazione del Bahrein? Eppure, le richieste sono simili a quelle della popolazione siriana … L’equilibrio geo-politico, mi dico … E’ l’equilibrio geo-politico che determina l’interesse per una rivolta. In Bahrein, l’equilibrio deve essere mantenuto a favore di quelli che, in Libia prima e in Siria ora, lo vogliono incrinare … Già, sempre gli Usa di Obama, in Bahrein per mano dei militari sauditi … Insomma, caro Khaled Khalifa, io lo vedo il genocidio; lo vedo molto bene. Ma vedo anche altro. Devo nasconderlo? Devo pensare “al ribasso” e concentrarmi solo su un genocidio, quello oggi più mediatico? Devo dirmi, come in molti mi suggeriscono, che da qualche parte bisogna pur iniziare … Già, ma perché non s’inizia mai dalla parte dei palestinesi? Io non so quale sarà il mio modo di esprimere solidarietà alla popolazione siriana. Come abitante di questo Occidente menzognero, mi sento impotente … Non sono però neppure «complice»; non lo sono, mi creda signor Khaled Khalifa. Io so solo – ed è la mia memoria a suggerirmelo – che tutti gli avvoltoi che il vostro popolo ha sulla testa non sono li per portare solidarietà … Sono con voi, ma sono contro quelli che, con molta probabilità, saranno i vostri “salvatori” … Non crede, signor Khaled Khalifa, che agire questa contraddizione, in qualsiasi modo ognuno di noi riesca a farlo, sia l’unica solidarietà possibile?

    Stan. L.

  74. Ares il 14 febbraio 2012 alle 11:24

    Mammamia che vomitevole cinismo

  75. virginia il 14 febbraio 2012 alle 16:03

    Una rassegna stampa della rai citava stamani il sito di “nazione indiana” per via della lettera di Khalifa. Il quale cerca chiaramente di muovere l’opinione pubblica a favore degli “insorti” siriani e auspica un intervento a loro favore. Che intorno agli insorti si muovano gruppi e interessi sovente poco limpidi è verosimile. Tuttavia, quand’anche soltanto per onestà intellettuale (visto che al momento non sono previste azioni concrete e dubito che ce ne saranno), una persona ragionevole prende atto degli elementi di valutazione disponibili e poi deve assumere un angolo di visuale. Che magari risulterà errato e toccherà riconoscerlo senza ipocrisia. Al momento questi lunghi post che si dilungano su chi mesta in Siria accanto ai (o alle spalle dei) cosiddetti insorti, rischiano di allontanare lo sdegno nei confronti di un capo di governo che – siano cento o mille – ordina di ammazzare i suoi cittadini. Il fatto rimane gravissimo, al di là della varia dietrologia politica

  76. georgia il 15 febbraio 2012 alle 09:08

    Per lorenzo

    questa è quasi divertente :-)
    Hai letto che la tua fonte principale, Guido Olimpo, è stata condannata ;-) lo trovi sul kelebek nel post Guido Olimpio, giornalista creativo, condannato a risarcire le sue vittime

  77. arduino il 15 febbraio 2012 alle 12:43

    La notizia che sarebbe stata pubblicata da The Guardian circa la presenza di truppe speciali inglesi a Homs non mi quadrava per un paio di ragioni:
    1) non se ne trovavano tracce sul sito del giornale, che pure dedica molto spazio alla crisi siriana
    2) se l’articolo fosse stato pubblicato, allora avrebbe suscitato un bailamme non da poco nella politica inglese e non solo

    Così ieri ho provato a riciclare il mio scarno inglese da informatico per il seguente email inviato ai due giornalisti di The Guardian (Lizzy Davies and Brian Whitaker) che curano il blog dedicato alla crisi siriana e al Medio Oriente (http://www.guardian.co.uk/news/blog)

    ————————————————————————

    Miss Davies, Mister Whitaker,

    I’m Mauro Gorrino, I live and work in Torino (Italy) as a software consultant and I consider The Guardian web site as one of the sources for understanding what is happening on our small and tormented planet. I’m writing you since you are the authors of the Guardian blog covering Syrian crisis and I would like to check if your newspaper has actually said that British troops are supporting the insurgents Syrians on Homs, as written by some Italian newspapers and websites.

    As an example, you can read here
    http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=161516

    “Indiscrezioni che si incrociano con quelle del Guardian sulla presunta presenza di reparti speciali britannici e americani al fianco degli insorti, così come quella del sito israeliano Debka su una infiltrazione sul terreno, a Homs, di consiglieri militari sia britannici sia del Qatar.”

    Rumors that intersect with those of the Guardian about the alleged presence of British and American special forces to the side of the insurgents, so as the Israeli site Debka rumors about infiltration on the ground, in Homs, of British and Qatar military advisers.

    Or here
    http://www.articolotre.com/2012/02/caos-in-siria-truppe-inglesi-e-del-qatar-a-homs/61738

    Caos in Siria.Truppe inglesi e del Qatar a Homs?
    Secondo l’autorevole quotidiano Guardian, a Homs sarebbero attive da qualche giorno le truppe speciali del Qatar e della Gran Bretagna. Per Mosca si tratterebbe di un fatto molto grave che potrebbe anche far precipitare la situazione. Se il coinvolgimento di Inghilterra e Qatar dovesse essere confermato, la Russia potrebbe pensare a sua volta di mandare personale militare in Siria.

    Chaos in Siria. British and Qatar troops in Homs?
    According to the influential Guardian newspaper, in Homs would be active for a few days the Special Forces of Qatar and Britain. For Moscow, it would be a very serious incident which could also precipitate the situation. If the involvement of England were to be confirmed and Qatar, Russia, in turn, would think of sending military personnel in Syria.

    With the help of Google and of the search function of your website I’ve tried to track down this news, without finding anything. Could you please confirm if The Guardian has ever published a news about the activites of British troops in Homs and, if this is true, to provide me a link to the article?

    Thanks in advance for your attention

    Mauro Gorrino

    ————————————————————————

    Ho ricevuto nel giro di un’ora questa risposta da Brian Whitaker

    ————————————————————————
    Brian Whitaker

    16:19 (20 ore fa)

    As far as I’m aware, we haven’t.

    Debka is a very unreliable website.

    ————————————————————————

    La risposta è telegrafica ma netta, mi pare quindi che i discorsi relativi all’intervento britannico a Homs siano infondati.

  78. georgia il 15 febbraio 2012 alle 13:34

    grazie arduino, questa è controinformazione ed è quello che sostengo da svariati commenti qui e nel mio blog.
    Il guardian non ha mai detto quello che gli fa dire la correggia (anche oggi sul manifesto) Per di più la correggia nel suo articolo riporta pure il link all’articolo di Olimpio che è lo stesso giornalista del corriere che poche ore dopo l’attentato in Norvegia scrisse che era sicuramente opera di al qaeda, leggere QUI.
    Io detesto il giornalismo che fa abuso del proprio potere per far circolare notizie campate in aria.

  79. arduino il 15 febbraio 2012 alle 14:41

    georgia, grazie per l’apprezzamento. Aggiungo due commenti sull’articolo di oggi di Marinella Correggia:

    1) afferma che “Inglesi e francesi hanno confermato di aver mandato unità ad assistere i rivoltosi”. Quando si fanno affermazioni di questo tipo, un riferimento alla fonte è imprescindibile.

    2) è citato il sito rt.com. Nessun problema, ma sarebbe opportuno ricordare che, per quanto in lingua inglese, si tratta di un sito russo che, a leggere certi contributi, pare anche molto vicino a Putin. Questo non costituisce una colpa a priori, anche se la mia personale e soggettiva simpatia va a un altro tipo di giornalismo russo, ma ritengo che sia opportuno qualificare una fonte quando la si cita. Se poi la Correggia ha chiarito in altri articoli noti ai suoi lettori abituali la natura del sito rt.com, allora ritiro questa osservazione.

  80. lorenzo galbiati il 15 febbraio 2012 alle 17:18

    Georgia, tu detesti chiunque ragioni con più di due neuroni. Per me sei un troll, perché mi tocca continuare a rispondere di cose che non affermo con te o ripetere le risposte all’infinito per via della tua accusa di non averle avute. Ne prendo atto.

    Per i commentatori. Olimpo non è in alcun modo la “fonte principale” della mia risposta alla Lettera di Khalifa, pubblicata sul mio blog, lorenznews.altervista.com : soltanto una mente bacata, o un troll (cioè a una persona che in malafede depista le discussioni) appunto, può arrivare a dire una cosa simile. La fonte principale è l’Ossamah del CNSCD, se dobbiamo trovarne una. Ho citato Olimpo del Corriere solo perché diceva in italiano quello che diceva il sito americano che aveva riportato le news dell’intelligence americana che attribuiscono ad Al Qaeda tre attentati. Quindi, non è Olimpo a dire di Al Qaeda, sono fonti dell’intelligence USA, riportate da un sito, che ora non sto a cercare, e che è stato ripreso da tutta la stampa italiana, Rainews compresa (ho visto io il servizio, l’altroieri verso le 2 di notte). Per il resto, le altre cose che ho riportato da Olimpo sono quelle sui libici in Siria, cose riportate anche da Chiesa sul Fatto e prese dallo stesso dalla stampa francese; sono anche quelle che attribuiscono a fonti arabe non precisate la presenza di truppe occidentali non precisate; e infine di Olimpo ho commentato la frase che diceva che le stragi qaediste erano state volutamente ignorate dai media onde evitare di mettere in discussione il sostegno agli insorti. Il mio articolo, in definitiva, togliendo Olimpo, avrebbe solo in meno la sua considerazione sull’ignorare volutamente le stragi qaediste da parte dei media. Mi tocca anche difendere la mia collega Correggia, che non è certo l’autrice delle indiscrezioni che accreditano al Guardian la new secondo cui ci sono truppe inglesi in Siria, sono indiscrezioni che compaiono in molti link e a cui, come ha dimostrato arduino, ha dato spazio anche Rainews.

    arduino,
    benissimo, un giornalista del Guardian ti ha smentito le info sulle truppe inglesi. Ne prendo atto, è un’info in più. Però è una tua precisa volontà dar credito a lui, che non è Dio, e non al Debkafile. Io resto nel dubbio e attendo nuove news.
    Marinella riporta una fonte russa, quindi ce n’è un’altra, ora, oltre al Debka israeliano (che sulla Libia ci aveva azzeccato), e a fonti arabe ancora non chiare, se teniamo in considerazione Olimpo. Siamo a tre. Tu però dici, quella fonte è sospetta, essendo vicina a Putin. Bene, e il Guardian non è sospetto? Che rapporto ha con la politica estera inglese, la contrasta in modo netto? Sappiamo già, e in modo chiaro, che ne pensa il Guardian circa le varie ipotesi d’azione (intervento, caschi blu, diplomazia)? Mi sembra che la situazione sia molto fluida.
    Poi dici che Marinella avrebbe dovuto precisare la relazione tra fonte russa e Putin. Giusto, avrebbe dovuto. E tu perché non ti sei sentito in dovere di precisare il rapporto tra Guardian e governo inglese in fatto di politica estera? E i media occidentali, agenzie giornali e tv che contano, perché quasi sempre danno per buone le notizie legate al Sohr, inglese anch’esso, che è l’organo di stampa del Cns ossia degli insorti? I doveri di un giornalista valgono per tutti o solo per i giornalisti che danno notizie che non corrispondono alla nostra visione del mondo? o che citano fonti di paesi che a noi non piacciono?

    Infine, io qui ho dichiarato di non fare più commenti dopo l’accusa di spam, però non posso non rispondere di continuo a chi mi tira in ballo citando i pezzi da me postati o che a essi si ricollegano. Ripeto il mio invito a discutere sulle fonti correlate ai miei discorsi sul mio blog.

  81. arduino il 15 febbraio 2012 alle 17:49

    The Guardian non è allineato di sicuro al governo Cameron, ha inviati sul terreno a Homs e una tradizione di indipendeza, pur sempre nei limiti che tu attribuisci alla stampa mainstream. Non dico poi che la fonte russa non debba essere riportata, ma che almeno la si qualifichi come fonte di una parte in causa, magari ricordando che è più facile essere indipendenti a Londra che a Mosca. Ritengo infine madornale non citare la fonte francese/inglese che ammette la presenza di truppe di quei paesi a Homs, si tratterebbe di una notizia da 9 colonne su qualsiasi periodico, dalla gazzetta del canavese in su.

  82. lorenzo galbiati il 15 febbraio 2012 alle 18:09

    Dopo una breve ricerca in rete, presumo che l’ipotesi di truppe inglesi e francesi derivi da questo articolo di Chossudovskj,

    il quale fa considerazioni a partire dalla notizie di questo sito inglese, credo legato ad ambienti militari:

    http://www.eliteukforces.info/uk-military-news/0501012-british-special-forces-syria.php

    Dove si legge

    British Special Forces Training Syrian Rebels?

    05.01.2012

    As government forces continue a brutal crackdown on popular uprisings throughout Syria, there has been growing chatter indicating that British Special Forces are in some way assiting forces aligned against the Syrian regime.

    Reports from late November last year state that British Special forces have met up with members of the Free Syrian Army (FSA), the armed wing of the Syrian National Council. The apparent goal of this initial contact was to establish the rebel forces’ strength and to pave the way for any future training operations.

    More recent reports have stated that British and French Special Forces have been actively training members of the FSA, from a base in Turkey. Some reports indicate that training is also taking place in locations in Libya and Northern Lebanon. British MI6 operatives and UKSF (SAS/SBS) personnel have reportedly been training the rebels in urban warfare as well as supplying them with arms and equipment. US CIA operatives and special forces are believed to be providing communications assistance to the rebels.

    La new come si vede è di un mese e mezzo fa.

  83. gianni biondillo il 15 febbraio 2012 alle 18:38

    Lorenzo, i tuoi personalismi nei confronti di Georgia mi irritano assai. Ed evita il “ha cominciato prima lei, signor maestro”.
    Poi: i commentatori verranno da te se lo vorranno. E se vorranno continueranno a commentare qui. Tu puoi fare altrettanto, ti chiedo solo sobrietà.

  84. arduino il 15 febbraio 2012 alle 20:01

    Chossudovsky è un personaggio non privo di fantasia, è da almeno quindici anni che attribuisce le guerre jugoslave soprattutto agli intenti destabilizzanti degli USA per poter guadagnare l’egemonia sulla zona e costruirsi il mitico oleodotto AMBO, lungo il Corridoio 8 dalla Bulgaria alla Macedonia all’Albania.

    Dope aver notato en passant l’astuzia e la doppiezza degli americani, che per fare un oledotto che passa in Macedonia scatenano nel 1999 la guerra in Kossovo e ancor prima innescano le guerre in Croazia e in Bosnia, si può andare a esaminare lo stato dei lavori per questo strategico oleodotto e scoprire che i lavori a tutt’oggi devono ancora iniziare

    https://en.wikipedia.org/wiki/AMBO_pipeline

    • lorenzo galbiati il 15 febbraio 2012 alle 20:36

      Per la serie: non potendo screditare la fonte, cioè il sito inglese, allora cerco di screditare la notizia ivi riportata screditando, sulla base di vicende passate che non c’entrano nulla col presente tema, l’autore che l’ha rilanciata sul web. Tecniche da Libero o Giornale. Complimenti. Ricercare la verità, avere dei dubbi mai vero? Meglio utilizzare qualsiasi tecnica, anche la disonestà intellettuale, pur di trincerarsi dietro le nostre rassicuranti verità preconfezionate.
      E ricordo, en passant: la stessa identica scena, l’abbiamo vista mesi fa per la Libia, io a dire subito: pare ci sia personale francese e inglese tra gli insorti, voi a negare – e ora non lo nega più nessuno.

  85. arduino il 15 febbraio 2012 alle 23:39

    Lorenzo, la credibilità credo abbia un suo peso. Pensa a Feltri che andò avanti per un paio di anni attribuendo a Di Pietro ogni nefandezza e poi si dovette rimangiare tutto dopo aver perso un tot di processi. Dopo una figuraccia del genere perse un bel po’ di credibilità, non solo per aver raccontato delle balle, ma per aver chiaramente dato prova di un metodo giornalistico discutibile.

    Per quello che mi riguarda e per il poco tempo che mi riesce di dedicare a verificare la affidabilità di una fonte, ho visto Chossudovsky costruire interpretazioni apparentemente basate su fatti inoppugnabili ma di fatto del tutto inconsistenti e a insistere anche quando ogni evidenza smentiva le sue affermazioni. Quindi non sono più disposto a concedergli credibilità, poi di mio qualche volta scivolo troppo sul sarcasmo e senz’altro esagero.

    Il sito inglese si concede il lusso del dubbio circa l’attività delle forze speciali occidentali e comunque le limita all’addestramento e non ad azioni in Siria.

  86. undadoaventifaccie il 15 febbraio 2012 alle 23:40

    Va bene bambini, torniamo sulla terra.

    Considerando la domanda di Stan, domanda di buon senso: “cosa possiamo fare?” direi che le energie sul tifo dagli spalti siano state abbastanza spese. I duelli dei singoli si svolgeranno in singolar tenzone con due testimoni a testa, arma a scelta dello sfidato eccetera eccetera.

    Il maggior aiuto che potremmo dare alla Siria, comunque la si guardi, parte dall’aiuto che possiamo dare a noi stessi stravolgendo la politica italiana, e qui si tornerebbe ai discorsi sulla pavidità, ma sti grandi cazzi.

    Giusto perchè ho partecipato.
    Per chi parla di Troll: il troll è una sintesi di due o più persone, e qui si è generato, non mi importa per colpa di chi, ho la mia idea, ininfluente e inutile, comunque è ripugnante.

    Amen.

  87. itzik il 16 febbraio 2012 alle 00:22

    Ma quell’articolo dice solo che si dice (growing chatter) che ai ribelli venga fornito un addestramento. Non si parla da nessuna parte di un coinvolgimento diretto dell’esercito negli scontri. Anche il titolo dell’articolo ha il punto interrogativo.

    Il sito nel quale l’articolo compare pubblicizza per l’acquisto tutta una serie di gadget militari e volumi contenenti “secrets” riguardo le Forze Speciali del Regno Unito e come arruolarsi. Sicuramente non è un sito di pacifisti, però non è neppure un sito ufficiale dell’esercito britannico. In fondo alla pagina c’è scritto:

    “not endorsed by or affiliated with the ministry of defence | all information is non-classified & sourced from public domain” e anche “all images are for educational purposes and sourced from the public domain where possible”

    Il sito non è affiliato o riconosciuto dal minstero della difesa, le informazioni sono pubblicamente note e tratte dal dominio pubblico; le foto sono di dominio pubblico ogni volta che ciò è possibile”.

    Quindi anche le informazioni desumibili lì sono presumibilmente a loro volta di seconda mano.

    Il vero sito delle UKSF è questo

    http://www.army.mod.uk/specialforces/10551.aspx

    Le pagine sono destinate alla “riserva”, cioè ai soldati che stanno seguendo il processo di selezione. Le unità operative delle Forze Speciali non si danno altrettanta visibilità, e non credo che ci sia un sito.

    In fondo alle pagine di questo sito dell’esercito britannico c’è scritto:

    “Information and literature regarding the unit courses is not commercially available, we do not support or encourage sites and or books purporting to give advice as to how to pass selection. Volunteers will be given authentic advice on application and during the induction periods.”

    “Le informazioni e la documentazione scritta riguardo ai corsi dell’unità non sono disponibili commercialmente; non sosteniamo né incoraggiamo siti e libri che pretendono di fornire consigli su come passare la selezione. Ai volontari verrà fornita una consulenza reale al momento dell’arruolamento e durante la formazione.”

    Ora io non so se questo è screditare la fonte, non credo. Semplicemente si tratta di riportarla al suo peso reale. In internet ci sono tante fonti, uno deve scegliere.

  88. itzik il 16 febbraio 2012 alle 00:31

    E sebbene questo sito citato a sostegno della tesi che gli inglesi sono già in Siria non dica ciò (arduino ci siamo incrociati, mi scuso per avere ripetuto ciò che giustamente sottolinei), e neppure sia un sito dell’esercito, ecco che invece quest’altro sito siriano

    http://friendsofsyria.wordpress.com/2012/01/08/british-special-forces-training-syrian-rebels/

    a naso filogovernativo, direi, lo riprende senza specificare la natura della fonte e per quel poco vale, ma i particolari mi intrigano sempre, senza nemmeno più uno straccio di punto interrogativo.

  89. lorenzo galbiati il 16 febbraio 2012 alle 01:20

    arduino e itzik,

    sul sito in questione apprezzo la vostra analisi

    (lasciando perdere su ChossudovskJ: Mauro, ci sono giornalisti come il suddetto o G. Chiesa che fanno ricerche, inchieste e che spesso arrivano prima dei media che contano a dire come stanno le cose e altre volte, poche, sbagliano l’imboccata su cui puntare: io li apprezzo più dei giornalisti pigri e ideologicamente orientati che fanno informazione senza mai dire nulla di nuovo e che spingono ogni interpretazione verso il pensiero unico occidentale se non direttamente verso l’interesse di una lobby – ci sono anche giornalisti non omologati che sparano cazzate quasi sempre, sia chiaro)

    in particolare apprezzo itzik, che si è profuso a lungo. Io però vi chiedo: perché questo spirito critico non lo mettete sulle notizie che leggete sui giornali o sentite al tg? Lo sapete che sono quasi tutte derivanti dagli organi associati agli insorti? Quale affidabilità possono avere? Tanto quanto quella del governo di Assad. E allora, perché non ammettere che non abbiamo la verifica di gran parte di quello che addebitano ad Assad? Perché non ammettere che non siamo per nulla certi di quello che sta succedendo a Homs?

    Io per es. sto sottoponendo a voi una serie di spunti, non sto affermando con certezza assoluta che gli inglesi e i francesi sono in Siria. Su questo punto, la fonte più chiara, esplicita, e che contestualizza il tutto, resta Debkafile che non è cmq l’ultima arrivata, basta fare ricerche in rete per vedere che è stata citata da tutta la stampa europea e araba. Io mi limito a fare dei collegamenti: che già in Libia è andata così; che i “nuovi” libici sono stati i primi a sostenere gli insorti; che varie fonti, ora dovrei controllar quali, affermano che i libici sono entrati in Siria dalla Turchia, a centinaia, con al loro comando un ex di Al Qaeda che ha un ruolo importante in Libia; che quel sito inglese, che non è detto itzik riporti fonti di seconda mano, visto che non riporta fonti affatto, dà quasi per certa la presenza di soldati inglesi, e tempo prima, novembre-dicembre un generale inglese, a skype, dichiarava le truppe pronte per la Siria, dicendo che se chiamate, dopo l’esperienza della Libia, avrebbero risposto in modo efficiente e veloce (vedi sotto); che Debkafile sostiene tale presenza. Da tutto questo emerge un quadro che rende verosimile la presenza di truppe inglesi e francesi.

    E del resto, non mi sembra neanche questo alteri molto la lettura di quanto accade: il punto resta, infatti questo: cosa vogliono la maggior parte dei siriani? Chi sono e chi rappresentano gli insorti? Da chi sono comandati? E, infine, posto che il regime abbia iniziato una repressione sui manifestanti pacifici, e che ora la continui per certo con gli insorti, che ruolo hanno gli insorti nel determinare le stragi di civili di cui sentiamo parlare (e sulla cui consistenza numerica non siamo per nulla certi)? Perché su queste domande si pretende di sapere la risposta se è fin troppo chiaro che le fonti che danno tutta la colpa ad Assad sono super interessate a farlo, essendo innanzi tutto 1 il Sohr legato agli insorti 2 Le emittenti arabi legate a Arabia e Qatar 3 in terza battuta, direi, i media occidentali, che per lo più riportano news prese dalle due fonti e che appartengono a paesi che spingono per un intervento militare.

    Perchè voi pretendete di sapere la risposta a queste domande? potete rispondere?

    (arduino, il Guardian online fa sondaggi chiedendo alle persone, già ad agosto 2011, se son favorevoli a un intervento in siria: mi sembra questo già un modo per orientare i lettori).

    —–

    GENERAL SIR DAVID RICHARDS:
    The answer is yes. It does become more challenging, I don’t think anyone can pretend that you can inflict the sort of reductions which we have been a part of and understand the reason for, and still with the same flexibility and spontaneity do things like we’ve just done in Libya, but the fact is if a Libya came along in three years’ time, while it would be more challenging we can still do it and it’s all about what else we couldn’t do at the same time. And so our flexibility is reduced but our ability to do any single campaign will absolutely be protected.

    DERMOT MURNAGHAN:
    There are still huge challenges, clear and present dangers emerging from that region in terms of Syria and indeed beyond that, Iran. What kind of contingency planning is taking place?

    GENERAL SIR DAVID RICHARDS:
    We’re a pretty boring lot, the military and we assume the worst, so we do plan all sorts of contingencies, the vast majority of which are just good exercises. So yes, we’ve got, as you would expect I hope, that we would and we’ve got a lot plans in the locker and we talk to other nations that would inevitably be involved in them, so that if ever the situation deteriorated to the point where armed forces would have to be used, we can do it quickly and efficiently.

    http://skynews.skypressoffice.co.uk/newstranscripts/general-sir-david-richards-interview-dermot-murnaghan

    • arduino il 16 febbraio 2012 alle 09:44

      Oggi sono di corsa e staro lontano dalla rete fino a stasera ma ci tengo a dire che
      1) ci andrei piano con le analogie tra Libia e Siria, Gheddafi era solo, Assad ha dietro Iran, Cina e Russia, vedi solo le mancate risoluzioni ONU. Toccare Assad vuol dire fare un passetto avanti verso un potenziale conflitto planetario. Te lo vedi Obama che attacca un alleato della Cina, quello che detiene la maggioranza del debito pubblico americano e che solo vendendono una parte può farne salire di botto gli interessi?
      2) Chiesa e Chossudovskj sono animati da una fortissima volonta di credere, hanno saldissime visioni del mondo su cui allineano,in perfetta buona fede, quanto scrivono. Solo così puoi scrivere per quindici anni che le guerre jugoslave le hanno innescate gli USA per farsi un oleodotto (ci devi credere, altrimenti fai con Feltri con Di Pietro e prima o poi crolli) o che, basandosi sulla consulenza tecnica di Massimo Mazzucco, sostenitore della terra cava abitata da popolazioni a noi sconosciute e di terapie anticancro a base di bicarbonato, gli USA l’undici settembre se lo sono fatti da solo, attraverso una congiura che avrebbe coinvolto migliaia di persone in decine di organizzazioni diverse senza che nessuna di esse abbia mai spifferato qualcosa o che sia uscito un minimo leak sull’argomento.
      3) Dice il generale Richards:
      We’re a pretty boring lot, the military and we assume the worst, so we do plan all sorts of contingencies, the vast majority of which are just good exercises.

      Insomma non sembra essere molto convinto che l’esercizio si trasformerà in attività reali.

      P.S. Ultime da Chiesa. Sul suo sito cita Thierry Meyssan (quello che solo guardando delle foto a bassa definizione trovate su internet stabilì che contro il pentagono non si era schiantato un aereo ma un missile) che afferma compiaciuto che finalmente i Russi si sono dati una mosssa, hanno messo in riga Turchia e Libano e hanno inviato consiglieri militari da Assad.

  90. georgia il 16 febbraio 2012 alle 12:05

    Io per es. sto sottoponendo a voi una serie di spunti, non sto affermando con certezza assoluta che gli inglesi e i francesi sono in Siria. Su questo punto, la fonte più chiara, esplicita, e che contestualizza il tutto, resta Debkafile

    ah ah ah ah ah … scusatemi ma mi è scappata.
    Ah tu ti limiti a sottoporci, tu NON affermi?
    A parte le offese che mi sono dovuta beccare da te, hai presente che se a questo punto, se qui rimane solo la fonte debkafile (a giudizio di tutti fonte inaffidabile e forse anche depistante volontariamente) è dovuto solo alla fatica paziente di arduino e mia per cercare e per ricostruire al fine di spiegarti che sembravi una vispa teresa a chiappare tutta la monnezza della rete e a propinarcela come controinformazione?
    Io l’ho detto subito che il guardian come fonte (usata da tutti, ma mai linkata da alcuno) non mi tornava proprio e quando lo facevo notare tu a stizzirti e darmi di troll perchè ti chiedevo fonti, richieste che disturbavano il rumoroso funzionamento dei tuoi neuroni.
    Insomma se questa (tua e della correggia) è controinformazione … ragazzi fermatevi subito perché è quasi (anzi di sicuro) meglio l’informazione mainstream, almeno prima che voi la inquiniate facendo circolare a turbo ogni bufala della rete, dalla finta elsa morante ai boots britannici on the ground (bufala subito ripresa al volo dalla stampa italiana che ormai è del tutto al collasso e fuori di testa e si beve tutto).

  91. georgia il 16 febbraio 2012 alle 12:13

    arduino vacci piano con l’11 settembre, è ancora tutto da chiarire.
    Si spera che un giorno si saprà tutto, certo non si farà luce con l’aiuto di mazzucco e chiesa.
    Chiesa obbiettivamente era un grande giornalista ma è rimasto talmente scioccato dall’11 settembre (e forse dall’uso di troppa rete)che da allora, non fa neppure ricerche intelligenti (di cui ha dato prova nel lontano passato) ma ripete sempre la stessa nenia ed è di una noia mortale. Temo gli sia rotto il disco dei neuroni.

    … mazzucco non esiste.

    • arduino il 16 febbraio 2012 alle 18:38

      georgia, non so bene quali possano essere i punti oscuri del nine eleven, ma sono d’accordo con te che non sarà il polverone sollevato dal duo a portare chiarezza.

      Di Chiesa leggevo buoni articoli sulla Stampa e a me pare che il punto di rottura per lui non sia stato il 2001 ma tra il 1989 e il 1991 quando il collasso dell’Unione Sovietica creò il simulacro di un mondo unipolare, dominato da una super potenza unica di cui occorre arginare gli ormai incontrastati complotti e disegni egemonici. A questo punto diventa naturale schierarsi con chiunque si trovi, quale che sia la nobiltà della motivazione, su una posizione di constrasto o anche solo di non allineamento con gli USA e con i suoi vassalli occidentali.

      Nel suo atteggiamento sull’undici settembre per me domina la sua impossibilità di concepire l’idea che il nuovo impero del male, l’America di Bush (e poi di Obama, visto che non vede alcuna discontinuità tra i due), possa diventare una volta tanto vittima di un male originato da altri, per cui non può fare a meno di sforzarsi di dimostrare che anche di quel male la vera sorgente è l’America stessa. Insomma Chiesa ha stabilito una volta per sempre i ruoli in commedia e il villain USA non può che essere sempre e coerentemente villain, anche quando ai nostri ingenui occhi pare essere la vittima di un altro villain.

  92. lorenzo galbiati il 16 febbraio 2012 alle 13:21

    Per i commentatori:

    Il troll georgia, quello che è venuto qui a spiegarci, come se fosse universalmente acclarato, che Assad aveva ucciso neonati nelle incubatrici (fonte: gli insorti), accusa me di aver parlato per primo del Guardian come sito affermante la presenza di truppe inglesi in Siria. Ovviamente non è così.
    Io scrivevo questo il 10 febbraio alle 16:18:
    “Alcune informazioni recenti:

    Truppe inglesi del Qatar e della GB sarebbero già in azione in Siria:

    British and Qatari troops are directing rebel ammunition deliveries and tactics in the bloody battle for Homs, according to an Israeli website known for links to intelligence sources…. ved. http://rt.com/news/britain-qatar-troops-syria-893/

    Cioè citavo un articolo che riportava la fonte Debkafile, come chiunque può controllare. Fonte ripresa da tutto il mondo. E sulla cui affidabilità ognuno può pensare quel che vuole: io mi limito a ricordare che anche per la Libia disse delle truppe anglofrancesi sul campo, come in effetti era.

    Che fa georgia il 10 febbraio? Cerca in rete, e abbocca per prima a una bufala della rete cui hanno creduto vari giornali e tv, quella del Guardian come fonte di truppe inglesi in Siria. Solo che addebita, da buon troll, quella notizia a me (e più avanti la addebita a M. Correggia, che come tanti ci ha creduto vedendola ovunque pur non trovando il file), infatti scriveva, il 1o febbraio alle 16:35

    “La notizia fornitaci platealmente da lorenzo sembra sia stata data dal Guardian [cosa falsa] che però non viene mai linkato, io sul Guardian ho trovato solo questo articolo del 7, che però è molto vago, afferma sia improbabile ripetere l’addestramento dell’opposizione, da parte di francesi e inglesi, come in libia…”

    Io del Guardian ho saputo grazie a lei, insomma, e lei vorrebbe farvi credere che l’ho citato io. In ogni caso, tutto questo è depistante, nel senso che cambia poco l’analisi di quel che c’è in gioco la presenza o meno di tecnici, consiglieri, forze speciali, non certo truppe in massa, inglesi.

    Le domande restano le stesse: chi sono gli insorti armati del LES? Chi li comanda? Cosa stanno facendo a Homs? Perché i media continuano a spacciarci acriticamente la loro propaganda secondo cui le stragi le compie solo l’esercito di Assad?

    Intanto, dopo il rapporto degli osservatori arabi, e dopo le notizie delle fonti dell’intelligence USA sulle tre stragi qaediste in Siria, sempre più testimonianze sul posto iniziano a infiltrarsi nella nostra informazione di massa filointerventista pro-insorti e a dirci che gli insorti praticano il terrorismo contro i civili.

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