Fantasmi, ossessioni, Argonauti. Tre poesie di Robert Desnos

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di Ornella Tajani

Come ricorda André Breton negli Entretiens, Robert Desnos fu l’unico a tingere di un “gusto romantico del naufragio” le sperimentazioni del sonno ipnotico: fu il poeta che, provando a sondare in profondità il meraviglioso surrealista, finì con l’essere risucchiato in una sorta di vortice. Del resto non di rado le conseguenze di quegli esperimenti di oscillazione tra la veglia e il sonno diventavano estreme: Breton racconta ad esempio di un post prandium a casa di Paul Éluard, in cui Desnos addormentato inseguì il suo ospite per tutto il giardino con un coltello in mano.

I tre componimenti che seguono sono tratti dall’antologia Corps et biens, pubblicata nel 1930 (oggi Gallimard, 1968) e inedita in italiano.

Il primo, Ti ho sognata talmente, è dedicato alla cantante e attrice belga Yvonne George, per la quale sembra che Desnos provasse un amore non ricambiato.
Dell’ultimo, Il trucco degli Argonauti, propongo per ora soltanto le prime strofe.

Desnos è morto nel 1945 nel campo di concentramento di Theresienstadt, a quarantaquattro anni.

[Trad. mia]

Ti ho sognata talmente

1

 

 

 

 

 

Ti ho sognata talmente che ormai perdi realtà.
Ancora posso raggiungere quel corpo vivo e poi baciare sulla bocca la nascita della voce che mi è cara?
Ti ho sognata talmente che le braccia abituate stringendo la tua ombra a incrociarsi sul mio petto non si piegherebbero al profilo del tuo corpo, forse.
Talmente, che davanti all’apparenza reale di quello che mi infesta e mi governa da lunghi giorni e anni diverrei probabilmente un’ombra,
care bilance d’ogni sentimento.
Ti ho sognata talmente che è probabilmente tardi per svegliarmi. Dormo in piedi, il corpo esposto a tutte le apparenze della vita e dell’amore e tu, la sola che conti oggi per me, è più difficile toccarti fronte e labbra che toccare le prime labbra e fronti capitate a tiro.
Ti ho sognata talmente, e camminato, parlato, dormito con il tuo fantasma che forse non mi resta più, eppure, che essere fantasma fra i fantasmi e ombra cento volte più dell’ombra che avanza e allegra avanzerà sulla tua meridiana della vita.

[Da À la mystérieuse, 1926]

Al mocassino il verbo

2
Tu mi suicidi, così docilmente
Eppure un giorno ti morirò.
Io conosceremo la donna ideale
e lentamente le nevicherò in bocca
E forse pioverò anche se io è tardi, anche se
io è bel tempo
Noi amate i nostri occhi così poco
E scoppierò una lacrima senza
ragione è chiaro e senza tristezza.
senza.

[Da Langage cuit, 1923]

Il trucco degli Argonauti

3

Le puttane di Marsiglia hanno sorelle oceano
Che con baci malsani vi imputridiranno.
Nella taverna il valzer di un gruppo zigano
Fa danzare le ninfe al rumore del mare.

Naviganti che intonate un motivo nostalgico,
Partiti su galere o battelli a vapore,
Sperate che un sistro o un violino magico
Incanti i marinai troppi inclini al terrore?

La leggenda sonnecchia altera e antiquata
Nel lugubre bronzo che fu trono al passato
Degli Argonauti che in epoca remota
Partirono alla conquista del vello orientale.

Sulle vostre tombe i funghi sornioni
Loderà Nerone in un’orgia claudiana
O forse una sera gli sguatteri osceni
Scopriranno i vostri occhi nel corpo dei pesci.

Partite! arpa eolica, la tempesta geme…

[…]

[Le fard des Argonautes, 1919]

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ornella tajani
ornella tajani
Ornella Tajani insegna all'Università per Stranieri di Siena. Si occupa prevalentemente di critica della traduzione e di letteratura francese contemporanea. È autrice dei libri Scrivere la distanza. Forme autobiografiche nell'opera di Annie Ernaux (Marsilio 2025), Après Berman. Des études de cas pour une critique des traductions littéraires (ETS 2021) e Tradurre il pastiche (Mucchi 2018). Ha tradotto, fra i vari, le Opere integrali di Rimbaud per Marsilio (2019), e curato opere di Rimbaud, Jean Cocteau, Marcel Jouhandeau. Oltre alle pubblicazioni abituali, per Nazione Indiana cura la rubrica Mots-clés, aperta ai contributi di lettori e lettrici.
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