Il voto agli immigrati #1

16 ottobre 2003
Pubblicato da

di Tiziano Scarpa

elezioni[1].jpe

Cari amici di Nazione Indiana,

mi trovo all’estero, non ho la possibilità di accedere come e quanto vorrei ai commenti della stampa italiana; ma ho letto che Gianfranco Fini ha proposto di estendere il diritto di voto anche ai lavoratori immigrati stranieri.

(Nella foto: elezioni in Sierra Leone)

A me questa notizia ha provocato un grande stupore. E a voi? Che significato ha questa mossa da parte del vicecapo del governo in carica, segretario del partito che rappresenta dichiaratamente, senza falsi pudori, la destra italiana?

Spero di non essermi montato la testa improvvisandomi politologo: ma provo a mettere insieme qualche idea, più che altro per stimolare una vostra risposta, se ne avete voglia. Naturalmente è una cosa che ci riguarda tutti in quanto cittadini, ma in particolare in quanto intellettuali, come mi auguro venga fuori dalle cose che scriverò in questo e nel prossimo intervento.

1. Fini, fa’ qualcosa di sinistra

Con questo atto inaspettato, politicamente inaudito, la destra italiana fa una cosa di sinistra. Dimostra di essere molto più progressista e attenta ai problemi delle classi ultime, e all’idea stessa di democrazia, di quanto non lo siano i partiti di sinistra. Tutti hanno diritto di essere rappresentati. La nostra società, per come si è configurata in questi ultimi anni, non è una democrazia parlamentare compiuta. Certo, nessuna democrazia lo è perfettamente. La democrazia è sempre una finzione astraente. Sta di fatto che dal parlamento italiano sono per ora esclusi eventuali rappresentanti eletti dai lavoratori stranieri che risiedono nel territorio di questa repubblica.

2. Contro la Lega ariana

Una legge del genere non può non provocare l’uscita della Lega Nord dal governo. È evidente che in Italia attualmente siamo governati da due (almeno due) concezioni contrapposte, ormai inconciliabili, della società. Una maggioranza come quella al governo, finora, ha stretto i denti, convive solo perché sta sotto l’ombrello propagandistico-mediatico berlusconiano, fuori del quale ciascuno dei suoi componenti è politicamente spacciato.

Gianfranco Fini naturalmente mira a far fuori la Lega. Ha volutamente cercato qualcosa di irriducibile, di non negoziabile, ha toccato il tabù. Qualcosa su cui non si può trattare. E infatti i politici leghisti con le loro reazioni stanno tirando fuori il peggio del loro repertorio (tanto per cambiare!): “A quando un presidente della repubblica di colore?”, hanno dichiarato. Da tradurre: “Perché allora non farci comandare direttamente da un negraccio, già che ci siamo?”. (Mi piace ricordare che i miei conterranei, il gruppo reggae dei Pitura Freska, qualche anno fa, cantavano la loro allegra utopia: “Sarà vero?! Dopo Miss Italia avere un papa nero? Non mi pare vero!! Un papa nero, che canta le mie canzoni in veneziano, perché è nero africano!”)

3. I sordidi motori del bene

Vi voglio raccontare una cosa.

All’università ho conosciuto due docenti che la pensavano in maniera esattamente opposta rispetto al potere accademico.

Al primo i baroni universitari facevano orrore. Partecipava alle riunioni di dipartimento con la nausea in corpo. Risultato: non aveva assistenti, non si spartiva con gli altri professori i posti per i dottorati di ricerca da assegnare ai suoi allievi migliori. Manco un Erasmus ha firmato! Vale a dire che i suoi studenti non hanno avuto da lui nemmeno un’agevolazione burocratica (legale, prevista dalla legge) per andare qualche mese in un’altra università d’Europa a frequentare un paio di corsi e migliorare la lingua.

Il secondo docente, nell’ambiente accademico dava l’impressione di sguazzarci. Tra studenti si diceva che avesse un progetto megalomane: diventare nel giro di qualche anno direttore artistico di grandiose stagioni teatrali, in sale acquisite dall’università. Applicando leggi e statuti assolutamente regolari, s’intende, normative del tutto legittime. Forse era solo una maldicenza studentesca, ma era questa la voce che girava. Ciò che conta perà è il risultato concreto: le stagioni teatrali pompose non si sono viste, ma in compenso gli studenti hanno avuto la possibilità di frequentare corsi di dizione, di recitazione; sono stati organizzati concorsi per drammaturghi esordienti, piccole rassegne teatrali, sale e locali a disposizione per le prove e le messe in scena…

Morale: il bene a volte diventa realtà grazie agli individui ambiziosi, fattivi e anche un po’ megalomani; rimane un fantasma purissimo e inesistente grazie agli idealisti innocenti.

Dobbiamo o no considerare un risultato benefico, giusto, civilissimo il voto agli immigrati, non importa da quale parte politica provenga la sua proposta e realizzazione?

(Poi non mi sfugge, ovviamente, che bisogna vegliare con severità sui modi in cui questa proposta verrebbe giuridicamente e operativamente messa in atto).

4. Ce la faranno, Fini e Berlusconi da soli?

Fini e Berlusconi otterrebbero il voto degli immigrati?
Certamente sì!

Il negoziato simbolico palese è: “Noi vi abbiamo elargito la possibilità di votare: dunque siete politicamente nostri, non potrete che votare per noi.” Questo patto però da solo non funziona. Non serve essere profondi conoscitori degli esseri umani per sapere che la riconoscenza non è di questo mondo.

In realtà, ci sono altre considerazioni da fare. E qui forse comincio ad avvicinarmi a qualcosa che ci tocca non solo come cittadini, ma anche come intellettuali, come operatori politici-culturali impegnati a cercare di capire e dire qualcosa di sensato, quando ci riusciamo.

In che modo conquisterebbe i voti degli immigrati, Fini e la sua coalizione? Ma con l’apparato propagandistico berlusconiano! È ovvio! Il teleberlusconismo si fonda sull’intrattenimento, sulle forme basiche della comunicazione: la brevità, la sintesi, la semplificazione. Berlusconi offre gare di barzellette, scherzi, festivalbar, slogan, tette e culi, spot, velocità, gol, comprensibilità, sintesi. Mancano i tornei di scoregge (anzi no: mi dicono che nell’ultima edizione del Grande Fratello c’era un concorrente che ne mollava tantissime).

La sinistra dà: analisi, approfondimenti, satira, riflessioni, libri. Chiaro, anche la destra dà: analisi, satira, riflessioni, libri. Ma tutto questo (l’analisi, le forme complesse del discorso) toccauna percentuale cospicua ma minoritaria dell’elettorato. La maggioranza, purtroppo (più tardi analizzerò questo purtroppo), alla propaganda ci crede, abbocca. I veri intellettuali organici di destra non sono quelli che scrivono gli editoriali pro Berlusconi e pro Fini. Sono, è evidente, gli autori dei programmi televisivi, gli esperti di calcio, i drammaturghi pubblicitari. I giornalisti analisti, quelli degli editoriali filogovernativi, sono una messa in scena della cultura, servono a tenere impegnati gli intellettuali veri in una parvenza di dibattito. Sono i fantocci sventolati per attirare scariche di proiettili mentre il grosso dell’esercito saccheggia indisturbato la città a mani basse.

1. continua

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5 Responses to Il voto agli immigrati #1

  1. Tavor il 18 ottobre 2003 alle 15:01

    I sordidi motori del bene! Che bella definizione. Bravo Sig. Scarpa. E’ proprio così. Un medico onesto, attento, disponibile, sensibile, umano, che non ti azzecca la cura, e sei costretto a lasciarlo sentendoti in colpa. Un altro, invece, antipatico a vista, interessato ai soldi, manco ti ascolta, dieci minuti trecento euro, esci dallo studio imbestialito, fai la cura per non aver sprecato almeno i soldi, et voilà, dopo una settimana stai bene da dio! Com’era bello il manicheismo.

  2. carla benedetti il 18 ottobre 2003 alle 18:48

    Lo so che noi redattori di solito evitiamo di commentarci a vicenda per non parlarci addosso. Ma questa volta sono davvero sorpresa per il silenzio in cui sono finora cadute le cinque cose fulminanti che ci sono scritte nel pezzo di Tiziano “Il voto agli immigrati”. Le elenco citando alcuni passi:
    1. CHI SONO GLI INTELLETTUALI ORGANICI OGGI?
    “I veri intellettuali organici di destra non sono quelli che scrivono gli editoriali pro Berlusconi e pro Fini. Sono, è evidente, gli autori dei programmi televisivi, gli esperti di calcio, i drammaturghi pubblicitari. I giornalisti analisti, quelli degli editoriali filogovernativi, sono una messa in scena della cultura, servono a tenere impegnati gli intellettuali veri in una parvenza di dibattito”.

    2.LO STADIO RAGGIUNTO DALLA TELE-DEMOCRAZIA IN ITALIA
    “La quasi totalità della società italiana è fottuta. Le persone sono ricettacoli di desideri schifosi, di bassa lega. Non c’è mai un colpo d’ala, senso della giustizia, nobiltà d’animo. Non c’è salvezza possibile: e non perché quest’ultima non si possa realizzare, ma perché gli individui stessi hanno in mente e nel cuore una caricatura di salvezza, un surrogato mercantile, televisivo, corrotto della salvezza. La salvezza non sanno neanche che cosa sia.

    3.L’AUTOCONVALIDA DELLA SOCIETA’ DEI CONSUMI.
    “Sognano sogni già pronti, desiderano desideri già confezionati….. E questi sogni e questi desideri si realizzano. La società dei consumi garantisce la felicità – all’interno delle sue regole e del suo immaginario. Mantiene le promesse! Rende felici!”

    4. IL SENSO DELLA PROPOSTA DI FINI SUL VOTO AGLI IMMIGRATI
    “Ci siamo già pappati il telepopolo. Ora è venuto il momento di allargare il nostro parco elettorale, il nostro mercato politico. Il voto agli immigrati! Nuovi spazi da annettere, nuove sacche di supporto!

    5.INCHE MODO FINI E LA SUA COALIZIONE CONQUISTEREBBERO I VOTI DEGLI IMMIGRATI?
    “Certo, questi poveri disgraziati ci portano in casa le loro oscurantistiche, pericolose culture. Bene: siamo gente illuminata, non le avverseremo. Le trasformeremo saggiamente. Li italianizzeremo soavemente. Gli inculcheremo amorevolmente le nostre ragioni. Come? Non sono ignoranti, ma sono oggettivamente svantaggiati: per adesso, la lingua italiana li penalizza ancora…. È qui che faremo breccia noi. Sfonderemo la porta con la semplicità. Faremo man bassa con i ritornelli, le filastrocche, i sorrisetti, le tettine. Saremo più facili di una tabellina, più comunicativi di una strizzatina d’occhio. Una nuova frontiera della semplificazione! Un livello ancora più basso! Il minimo comune demoltiplicato, il minimo che più minimo non si può.”
    Ognuno di questi punti scotta. Mi riguarda, ci (credo) riguarda tutti,”come cittadini, come intellettuali, come operatori politici-culturali impegnati a cercare di capire e dire qualcosa di sensato, quando ci riusciamo” – scrive Tiziano. Possibile, mi chiedo, che di fronte a tante patate bollenti, l’unico commento che leggo in coda a questo articolo non sia su NESSUNO DI QUESTI 5 PUNTI, e nemmeno su altri non meno interessante (come il neorealismo finito a Holliwood), ma proprio sulla cosa più secondaria che c’era in quell’articolo, cioè la digressione sui “sordidi motori del bene”?
    Mi pare, e mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi, che tutto ciò che è drammaticamente importante, tutto ciò che è ‘politico’ nel senso ampio e vitale della parola, venga qui quasi sempre dribblato.
    (incollo questo commento anche incoda alla seconda parte dell’articolo di Tiziano, altrettanto vuota, finora)

  3. bianca il 19 ottobre 2003 alle 21:54

    buono. ottimo. profondo. non esatto in alcuni punti, però. è ovvio infatti che fini non ha ALCUNA intenzione di dare la possibilità agli immigrati di far mandare chicchessia al parlamento. figurati. davvero l’hai potuto pensare? attento, perché qui parliamo di amministrative, e solo di quelle. e allo stato attuale dei fatti un consigliere comunale immigrato (senza cittadinanza, questo si intende con la parola “immigrato”) non ha diritto di voto in consiglio. bisognerà studiare bene il ddl che andrà all’esame, prima di affermare che davvero fini ha detto una cosa di sinistra. ah, poi un’altra cosa: passa purtroppo ASSOLUTAMENTE sotto silenzio il fatto che già da almeno un paio d’anni giace alla camera un altro ddl sul voto agli immigrati (e non dopo sei o otto anni di permanenza nel nostro paese, ma dopo cinque) presentato dalla sinistra, nella persona di livia turco (mi pare pure violante). e questo è stato a mio parere il più grosso, marchiano errore fatto dalla sinistra all’indomani della dichiarazione di fini. invece di dire: “noi lo voteremo” (tutti contenti di fare un dispetto alla maggioranza smaggioranzata sull’argomento), avrebbero dovuto dire da subito: “siamo arrivati prima noi, esaminiamo prima il nostro, di ddl. poi ne riparliamo”. solo l’altro ieri d’alema ha dichiarato, finalmente, che il disegno di legge sul voto agli immigrati si dovrebbe chiamare “turco-fini”, commettendo però il SOLITO errore di parlare in politichese e di non farsi capire da nessuno. colgo l’occasione per fare a tutti voi i miei complimenti per le cose interessanti ma anche belle che mandate online.

  4. Tiziano Scarpa il 21 ottobre 2003 alle 20:44

    Ringrazio Bianca per la precisazione essenziale. Giustissimo, bisognava imaginarselo che sotto ci fosse l’inghippo! “A pensar male si fa peccato, ma non si sbaglia mai”: non ce l’ha insegnato Andreotti? Credo comunque che anche un diritto di voto parziale, limitato alle elezioni amministrative, diventerebbe il preludio a una rappresentanza politica piena. Grazie ancora

  5. bianca il 22 ottobre 2003 alle 16:29

    gentile tiziano scarpa, figurati! se qui avessi trovato un modo per contattarti in privato, ti avrei scritto un pezzullo divertente e divertito su come sono venuta a conoscenza di tutto cio’, da chi e perche’. qui non posso, sarei troppo facilmente identificabile. posso solo dirti che non mi devi ringraziare, e che la tua “ignoranza” e’ solo un millesimo di quella che era la mia fino a pochi giorni fa. quindi, nulla di cui vantarmi. a presto. bianca.

    p.s. non e’ un po’ macchinosa questa storia che ai commenti si accede solo dall’archivio? forse e’ per questo che sono cosi’ pochi?



indiani