Anticipazione & segnalazione

3 novembre 2003
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Sul numero di dicembre di Zibaldoni e altre meraviglie ci sarà un intervento sul tema “scrittori e bloggers”. Ricevo dai curatori di “Zibaldoni”, Enrico De Vivo e Gianluca Virgilio (che ringrazio), il testo con cui si aprirà la discussione. Lo anticipo a uso dei lettori, pur non condividendo alcune delle tesi sostenute.

Ricordo intanto che è in rete il numero 4 di “Zibaldoni e altre meraviglie”, di cui mi permetto di segnalare i tre pezzi per l’occasione del 125° anniversario della nascita di Robert Walser (due prose inedite di Walser e una conversazione di Mattia Mantovani con Bernhard Echte, responsabile del centro studi walseriano di Zurigo).

Dario Voltolini

Scrittori e bloggers

Ko Maru kai atu
Ko Maru kai mai
Ka ngohe ngohe

(Dài quanto ricevi,
tutto andrà bene)
– Proverbio maori –

L’idea che ci siamo fatti in questi ultimi tempi, è che oggi qualsiasi blog, comunque sia fatto e organizzato, raduni una non-comunità, ovvero un’insieme di persone non sottoposte al vincolo del dare-ricevere (ricordiamo una volta di più che “munus” significa “dono” e “incarico”), e che invece sono tutte tese alla rivendicazione della propria parziale verità, ovvero del “proprio”: sono cioè “immuni”. Una non-comunità siffatta, non sottoposta alla Legge del “munus”, non solo non troverà, ma non cercherà neppure la verità. La VERITA’ non esiste, certo, ma esiste una disposizione a ricercarla, che consiste nell’ascolto dell’altro, e può avere diverse modalità, di assenso o dissenso, non importa, ma non prescinde mai dalla considerazione di ciò che l’altro dice. Al contrario, nei blog che abbiamo frequentato noi, e in particolare nel “blog collettivo” Nazione Indiana, tutto questo accade normalmente. Sono possibili finzioni, travestimenti, anonimato, cambiamenti d’identità, inammissibili in una comunità data, se non nel tempo stravolto del carnevale o nel mondo della illegalità. L’individuo comunitario attuale, difatti, ha sempre una precisa identità che è il fondamento di ogni suo discorso. In un blog vale la pure voce priva di autorità, sicché se anche intervenisse un Grande Scrittore, la sua voce avrebbe lo stesso tono rispetto a quella di Pincopallino; e così gli argomenti che il Grande Scrittore porterebbe, ove fossero discussi, avrebbero la stessa mancanza di autorità di quelli della signora Vattelapesca. In un blog tutte le vacche sono grigie. Va da sé che quanto stiamo dicendo non riguarda la natura innata del blog, che rimane uno strumento neutro, ma riguarda chi ne fa uso, cioè l’uso che ne fanno Scrittori e bloggers, i quali, in un blog rivelano, meglio che in qualunque altra sede, le loro intenzioni e mettono a nudo i loro comportamenti, purtroppo sempre ispirati alla difesa dell’interesse privato o corporativo. (Qui parliamo genericamente dei blog, ma forse l’analisi che facciamo è estensibile anche ad altre analoghe situazioni internettiane “libere”, come i forum, alcune mailing list, le chat, etc)
Ma se partecipare ad un blog risulta essere improduttivo e una vera e propria perdita di tempo, che cosa induce allora l’individuo a cimentarsi in un blog? Probabilmente ha ragione Hèlena Janeczek quando afferma che la società dell’immagine è la vera responsabile di quest’uso distorto del blog. Nel “blog collettivo” di Nazione Indiana, ad esempio, lo Scrittore spesso decide di non tacere quando un blogger lo attacca, e decide in tal senso perché deve difendere la propria immagine. Questo, in linea di massima, è vero, ma secondo noi il problema ha radici più profonde e l’analisi non si può fermare qui.
Spesso il blogger è un essere completamente deresponsabilizzato, egli non risponde dinanzi a nessuna legge che non sia quella della sua coscienza; ma non appena per qualunque motivo anch’essa viene meno, come nel caso degli anonimi e dei travestiti, il blogger diventa un irresponsabile, capace di dire (per fortuna non di commettere) ogni infamia. Addirittura egli può facilmente diventare un terrorista della parola, e in tal caso la comunità data reagisce nel solo modo che ritiene possibile, riducendo gli spazi di libertà, o addirittura con la censura.
Con questo non vogliamo demonizzare i bloggers. Tutt’altro. I loro interventi, nelle migliori occasioni, scorrono come un torrente impetuoso e guai a chi, anziché creare degli invasi per raccoglierne le acque, pensa di colmarne l’alveo, credendo con ciò di essersi sbarazzato del torrente. Rimuovere una modalità di scrittura significa non fare i conti con le idee che in quella modalità di scrittura hanno trovato espressione, significa fare come gli struzzi, avere paura di quello che può essere detto (in un blog) e mettere la testa sotto la sabbia. E noi non vogliamo tutto questo. Non accettiamo la superficialità di certi atteggiamenti dei bloggers, ma sappiamo anche che una motivazione reale muove la loro mano sulla tastiera. La superficialità, l’improvvisazione, la polemica gratuita, la digressione fuorviante, rimangono le caratteristiche principali della scrittura (molto postmoderna…) dei bloggers. In questo, quale differenza, ad esempio, rispetto alle scritture frammentarie e incompiute, divaganti ma mai estemporanee, di uno zibaldone di pensieri! La scrittura di uno zibaldone, per quanto rifugga dal finito e dal compiuto, non è mai scarsamente meditata, ma è il frutto, invece, di una diuturna verifica da parte dello scrittore. Al blogger manca la concentrazione necessaria, la solitudine leopardiana, il suo girovagare col pensiero in luoghi vicini e lontani; il blogger è per sua natura portato a interloquire direttamente con altri, a polemizzare, a imporsi agli altri più con la forza delle parole che con quella delle argomentazioni, salvo ripensamenti (anche perché è la natura stessa del mezzo, che si estrinseca in tempo reale, a spingerlo in questa illusoria direzione, che però alla verità fa solo cenno, senza mai rincorrerla per davvero).
Lo Scrittore comunitario (della comunità data, per intenderci) non ha il tempo, pare, per questi ripensamenti. Egli deve scrivere per tutti noi i suoi Libri, in cambio dei quali la società lo ripaga considerandolo appunto uno Scrittore, con uno status più o meno riconosciuto, circondandolo di onori e fama, successo e denaro (in qualche caso). Il blogger, invece, è spesso uno sconosciuto; di fatto, nessuno lo riconosce, a lui nessuno ha mai assegnato uno status sociale né gli ha donato nulla ed anzi molti vorrebbero sbarazzarsi di lui, che è sempre fin troppo versato nella polemica. Il blogger è spesso un lettore-scrittore insoddisfatto, nel senso che non è pago di ciò che legge nelle pagine commentate; gli Autori, i Libri, non lo soddisfano, e vorrebbe dire la sua, perché così facendo ritiene di poter ristabilire la verità, senza contare, invece, che non fa altro che imporre un’opinione del tutto confutabile e parziale. Ma il blogger fa di più: con il suo tono che rifugge sempre da un aperto confronto, e che perlopiù ignora le tesi dell’altro, ribalta la gerarchia del rapporto autore-commentatore, presumendo di divenire lui stesso Autore del tutto indipendente dal testo che avrebbe dovuto commentare. Quando si dice che in un blog ciascuno procede “a ruota libera” o si “diverte” si allude proprio a questa prassi consolidata e irrefrenabile, a questo essere “immune” del blogger. Cosicché, alla fine, il blogger ricade nello stesso errore che rimprovera allo Scrittore, l’errore di difendere il proprio orticello contro l’invadenza degli altri. Il blogger e lo Scrittore sono due facce della stessa medaglia costituita dall’individuo “immune” della società data.
Il problema vero, allora, si situa oltre questa differenza-identità tra Scrittore di una comunità data e blogger, e si pone in questi termini: non sarebbe il caso di analizzare la figura dello Scrittore comunitario così come opera nella nostra società, e sottoporla a critica, non certo per metterla alla gogna, ma per capire quale sia il suo status e il suo ruolo, oggi, all’interno della comunità data? Non sarebbe il caso di capire a quali compromessi lo Scrittore si sottopone per mantenere il suo ruolo, che cosa egli fa (o non fa), che cosa egli dice (o non dice) perché il suo status non sia posto in discussione?
Non basta, perché queste domande ne portano con sé un’altra: se è dello Scrittore comunitario (della comunità data) che occorre parlare, non sarebbe il caso di interrogarsi non solo su quale sia la comunità odierna, sui suoi meccanismi, sulle attese che essa ripone nello Scrittore e su quanto essa in cambio dona allo Scrittore, ma anche di interrogarsi sulla comunità avvenire, chiedendoci quale sia la comunità che noi, con la nostra opera di individui comunitari, vogliamo fondare? Questi nostri discorsi, difatti, hanno il presupposto irrinunciabile che noi non viviamo nel migliore dei mondi possibili, sebbene siamo molto ottimisti sul fatto di poter nel nostro piccolo, a partire dalla nostra circoscritta esperienza, e quindi entro limiti ridottissimi, e tuttavia significativi se raggiunti con la cooperazione degli altri, influire sulla comunità avvenire.
La figura del moderno Scrittore viene allo scoperto e mostra tutti i segni della sua avanzata canizie, quando entra in conflitto col mondo dei bloggers. In Nazione Indiana noi crediamo di aver verificato appunto questo. Improvvisamente, lo Scrittore perde la bussola, non sa più orientarsi, non vede più riconosciuto il suo status e la sua autorità, sente che il suo ruolo cessa di esistere. Lo Scrittore, allora, può reagire in due modi: diventa anche lui un blogger “immune” e deresponsabilizzato, che interviene solo quando viene messo in discussione il suo status comunitario (della comunità data) e quindi interviene per uno scopo del tutto personale o in difesa della corporazione, oppure lo Scrittore si chiude a riccio e si nega ad ogni confronto, preferendo ritmi di discussione e occasioni diverse, in cui tuttavia ci sia sempre la garanzia e la tutela del rapporto comunitario (leggi: della comunità data). Nel primo caso lo Scrittore deresponsabilizzato, mentre cerca di difendere dai bloggers il proprio ruolo di Scrittore, scade al loro stesso livello, diventando anch’egli blogger; nel secondo caso, lo Scrittore si adagia nella comunità data senza minimamente porsi il problema di quale sia il motivo profondo che induce i bloggers ad essere così chiassosi, e così facendo non dà alla comunità avvenire quel contributo che i bloggers sembrano chiedergli.
In tutti e due i casi, sia nel caso dello Scrittore ridotto a blogger sia nel caso dello Scrittore che rifiuta di sporcarsi le mani coi bloggers, il blog, come puro strumento neutro di comunicazione, nel caso di utilizzazione da parte dei letterati, rivela più di quanto nasconda. Rivela l’inadeguatezza dello Scrittore, incapace di inventarsi un ruolo all’altezza della situazione, una funzione che inauguri una terza strada, nella quale i discorsi che egli veicola nella comunità data lascino il posto alla libertà di parola della comunità avvenire, che dovrà essere fondata sulla disposizione di ciascuno all’ascolto dell’altro. Il che nessuna Legge potrà mai imporre, ma solo la nostra coscienza, che per ora sembra inseguire un’utopia, ma intanto prepara e fonda, a partire da questi discorsi, la nuova comunità. Ma se neppure lo Scrittore crede in tutto questo o non ha fiducia nel futuro, allora ben vengano i bloggers terroristi, i travestiti e gli anonimi maldicenti. Noi siamo certi che alla fine nessuna censura li potrà tenere a lungo fuori dalla porta perché i bloggers abitano naturalmente un blog, mentre gli Scrittori, che sono stati chiamati, o si sono autoconvocati, per fondare qualcosa che andasse oltre il blog, alla fine hanno semplicemente peccato come minimo di mancanza di immaginazione.
Quello che noi auspichiamo, pertanto, è ben altro, e consiste in un severo esame di coscienza dello scrittore moderno, che, a partire da queste considerazioni sul suo ruolo, riesca a scoprire nel blog e nelle sue modalità di scrittura, un mezzo di comunicazione letteraria aperto a tutti e nuovo, che, scavalcando ogni mediazione, raggiunga chiunque voglia parteciparvi in tutta libertà. Il blog, ripetiamo, è solo uno strumento nelle mani dell’uomo. Finché esisteranno gli Scrittori gelosi custodi del loro ruolo, più o meno fermi difensori della propria funzione e della propria verità, finché esisterà un testo principale e in subordine una finestra di commento, esisteranno i bloggers pronti al travestimento, all’anonimato, all’insidia, al tranello, alla menzogna, pronti a ribaltare ogni gerarchia e a farsi autori a loro volta; e saranno la cattiva coscienza degli Scrittori, che accompagneranno notte e giorno come un indecifrabile senso di colpa. Forse è un’utopia che questa ricomposizione tra Scrittori e bloggers (leggi: lettori…) avvenga in futuro, ma è un’utopia per la quale vale la pena di lottare e di operare, ognuno nel suo piccolo: il blogger, continuando a essere se stesso, e lo scrittore immaginandosi qualcosa di diverso dai ruoli in cui il suo personaggio lo blocca. Mentre il blogger, infatti, non potrà mai essere quello che non è oppure immaginarsi una comunità avvenire, in quanto egli vive solo nell’attimo del tempo reale dei suoi “post”, lo Scrittore, invece, deve sforzarsi di togliersi di dosso la sua S maiuscola, deponendo ai piedi della comunità avvenire quella che credeva essere la sua Verità.

Enrico De Vivo
Gianluca Virgilio
www.zibaldoni.it

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62 Responses to Anticipazione & segnalazione

  1. Dario Voltolini il 3 novembre 2003 alle 09:57

    Scusate tutti. Ho ripostato questo pezzo perché era finito negli archivi del mese precente. Ma così facendo ho cancellato i vostri commenti. Non era mia intenzione farlo.

  2. andrea barbieri il 3 novembre 2003 alle 10:19

    Sintetizzo il mio commento cancellato, sono schieratissimo dalla parte di Montanari che nell’articolo degli Zibaldoni viene attaccato senza che si faccia il suo nome, infatti lo “scrittore immune” nelle loro intenzioni è prima di tutto lui. Ecco spero che in futuro ci siano altri centomila Montanari per la chiarezza, passione, competenza dei suoi interventi. Infatti che Zibaldoni scrivano:

    “Nel primo caso lo Scrittore deresponsabilizzato, mentre cerca di difendere dai bloggers il proprio ruolo di Scrittore, scade al loro stesso livello, diventando anch’egli blogger”

    mi pare una una cosa che non sta in cielo né in terra. Dovrebbero forse chiedersi se non sono loro a “scadere” con certe parafilosofie raccattate da Esposito.
    Alla fine non ho sintetizzato, ma come si fa a sintetizzare quando la sera prima si aveva Bob Dylan a pochi metri.

  3. franz krauspenhaar il 3 novembre 2003 alle 11:28

    Cerco di sintetizzare anch’io, come posso. Ho cercato di estrarre un succo positivo dal discordo dei zibaldoniani. Ho letto e riletto il loro intervento. Mi sembra che se ne possa dire questo: forse c’è proprio provocazione, se Andrea afferma che l’attacco è diretto a Montanari ci credo (e se è così l’attacco è quantomeno stupido perchè Montanari è proprio uno che batte e ribatte, che non si sottrae all’interscambio, che cerca di spiegare e di capire, e basta). Però, forse, un maggior interscambio tra redattori e bloggers (preferisco chiamarli lettori interattivi, và!)non sarebbe male. Lasciamo andare la polemiche al loro destino. (Oltretutto, se uno deve fare attacchi personali abbia almeno il buon gusto di indicare con NOME E COGNOME il bersaglio di tali attacchi!)Sono frequentatore recente di Ni e mi pare molto ben fatto, una rivista culturale in progress da cui trarre insegnamento e stimolo. Proponevo semplicemente di allargare lo spazio redazionale ai lettori (o bloggers…)con qualche pezzo tramite necessario vaglio della redazione. Potrebbe essere stimolante per tutti. E potrebbe allargare l’interesse per la “riserva”. Tutto qui, in estrema sintesi.

  4. G. Monreale il 3 novembre 2003 alle 12:47

    Sintetitzzo anch’io: secondo me De Vivo e Virgilio sono geniali, riescono ad andare in profondità nelle questioni, e semplicemente per questo i superficiali visitatori, fruitori e fattori di blog li odiano. Perché i blog sono l’antitesi, seppur necessaria, di qualsiasi incontro comunitario. Chi fa i blog naviga in superficie, chi scrive va a fondo, affonda, interroga altri mondi. Anche se sia l’uno che l’altro stanno nello stesso mare.

  5. franz krauspenhaar il 3 novembre 2003 alle 13:33

    Scusi l’ignoranza dell’argomento Monreale, ma nei blog cosa si fa? Non si scrive? Gli Zibaldoni non sono un blog, secondo lei. E allora cosa sono? Sono andato a farci un giro: molte diversità con NI, certo, ma, gira e volta, anche quello è un blog. Nel senso che trattasi di rivista on-line in progress (la definizione è mia e può essere ovviamente migliorata, anche perchè non sono un esperto del settore).
    In quanto a dare del superficiale ai “fruitori” e “fattori” di Ni cosa si può dire? Forse potrei chiederle qualcosa, e cioè:li conosce tutti uno a uno? Come fa a giudicarli così? Che cosa le hanno fatto???
    Cos’è, infine, un “incontro comunitario”? Una versione riveduta e corretta di una comune fine anni sessanta? Un incontro tra comuni? Tra comunisti? Tra comunardi? Tra comunioni e liberazioni?
    Dal momento che, come dice lei, navighiamo tutti nello stesso mare mi spieghi meglio, se vuole.
    Franz
    P.s.: non voglio polemizzare, è SOLO per capire!

  6. marco2 il 3 novembre 2003 alle 14:29

    Ma perchè non parlare anche del fatto che è possible acquistare La Divina Commedia per tre euro ovunque. In fondo la Divina Commedia – che è solo un esempio, tutti i grandi classici etc.- vengono ancora studiati a scuola – anche alle università! Però uno che ha fatto terza media può acquistarselo e leggerlo – a me è capitato in vacanza di signore che avevano la licenza media e disquisivano di Dante o altro. E pensate se queste persone che hanno fatto terza media, dicessero anche cose più furbe e originali di chi si è fatto un culo così per laurearsi e specializzarsi su Dante o sulla letteratura russa o che! Non farebbe sentire degli stronzi? Delle tutto sommato perfette nullità? (Ma chi riconosce a uno che ha fatto terza media di dire cose intelligenti su Dante? Secondo me nessuno). Secondo me questo piagnisteo degli scrittori contro i bloggers (io non mi sento un bloggers, porca puttana!) finirà quando gli Scrittori terranno uno ciascuno un blog – sarà semplicemente un altro canale oltre alla stampa e ai libri. Insomma così come esistono scrittori e scrittori, esistono anche bloggers e bloggers e quando gli scrittori accetteranno di diventare bloggers allora sarà una battaglia tra scrittori bloggers così come se tutti i musicisti diventassero bloggers allora sarebbe una battaglia tra musicisti bloggers e così come se mia nonna preparasse un dolve alla panna piattole cose e giù giù giù. ciau marco

  7. Gianna il 3 novembre 2003 alle 14:36

    Bravi ZIBALDONI!!! Contategliele a questi Scrittorelli di serie C!!! Che sanno solo fare spettacolo! Solo sangue e merda dappertutto, ma che gusti regressivi…
    Gianna

  8. franz krauspenhaar il 3 novembre 2003 alle 14:43

    In altre parole tutti gli scrittori dovrebbero pubblicare libri e tutti i musicisti dovrebbero avere un contratto con una casa discografica, giusto? Allora non ci sarebbero più “piagnistei” da parte degli scrittori verso i bloggers che vogliono essere scrittori a loro volta, perchè tutti sarebbero Scrittori e i lettori leggerebbero i libri di tutti, ma siccome tutti sarebbero Scrittori i lettori leggerebbero i libri dei lettori… cioè, degli Scrittori…

  9. franz krauspenhaar il 3 novembre 2003 alle 14:47

    A Gianna, con rispetto parlando, vorrei chiedere qual’è il suo criterio di valutazione di uno “scrittorello”.
    E poi come si fa a passare dalla serie C alla B? Con un regolare campionato? Lo volevo sapere per le iscrizioni della stagione 2003/2004.

  10. stefanenkov il 3 novembre 2003 alle 18:01

    è forte il barbieri perché ogniqualvolta che parlano i zibaldoni lui si incavola come una bestia non si capisce perché, soltanto che ama montanari alla follia, forse si baciano di nascosto sui treni, sta sempre lì a difenderlo come l’avvocato, barbieri, ao’, posa questa burbanza da burbero, addolcisciti, baciati qualcuno vero, non le immaginette degli scrittori che ogni tanto ti danno lo zuccherino dandoti a parlare facendoti credere importante

  11. gabriella fuschini il 3 novembre 2003 alle 18:38

    Ecco che ci risiamo, ieri tra un’incazzatura e l’altra si stava facendo comunque un discorso sugli spunti che venivano dal testo…ora ce la meniamo su livelli decisamente diversi. E io faccio l’ avvocato del Barbieri che qui dentro è una delle persone che fa interventi di spessore, non è arrogante ed è un pozzo di cultura! così adesso mi prenderò anch’io la mia dose di fango. Allora io ieri chiedevo perchè per fare delle proposte bisogna necessariamente entrare in polemica con NI. Il discorso sulla terza strada di De Vivo e Virgilio mi sembrava un po’ debole e così pure la definizione di blog come strumento neutro. Volevo capire meglio qeal era la proposta. E poi era uscito un intrigante suggerimento da parte di Franz. Io non odio gli zibaldoni, faccio delle scelte. Mi sembra che su NI ci siano un sacco di idee che circolano, non ho mai letto qui sangue e merda. Ci sono stati ultimamente dei pezzi di inchieste sulla realtà che viviamo di uno spessore e di un coraggio incredibile.Senza contare i pezzi della Benedetti che ti fanno riflettere per settimane. Se questa è superficie, w la superficie!

  12. Zibaldoni e altre meraviglie il 3 novembre 2003 alle 19:17

    Caro Voltolini,
    ti ringraziamo pubblicamente per l’attenzione che hai riservato al nostro intervento e agli inediti di Walser pubblicati dalla nostra rivista, però ti
    diciamo anche che ci è sembrato non molto corretto da parte tua presentare il nostro scritto con una nota nella quale il lettore è preparato a leggere i nostri “fraintendimenti”; infatti, per “amore della discussione” (senza virgolette) pensiamo che bisognerebbe non solo dire le cose, ma anche motivarle.
    Attendiamo con fiducia, dunque, le tue motivazioni, se vorrai darcele. In ogni caso, accetta la nostra cordialità e la nostra stima.
    Enrico De Vivo e Gianluca Virgilio
    http://www.zibaldoni.it

    PS: Naturalmente soltanto una lettura ingenua e avventata del nostro scritto può far supporre che noi per convenienza o per altro abbiamo taciuto i nomi di chicchessia. Noi abbiamo solo messo a frutto la lezione che ci è derivata dalla partecipazione al blog collettivo di Naz. ind. e ad altri luoghi internettiani. Se qualcuno si è sentito preso di mira (cosa che noi non crediamo, anche perché questo nostro scritto lo abbiamo indirizzato privatamente a Benedetti, Voltolini, Montanari e Scarpa il 21 settembre, senza ricevere alcuna lamentela, anzi ottenendo una giusta attenzione con la presente pubblicazione), questo deriva non da nostri attacchi ad personam più o meno mascherati (ma noi non mascheriamo mai niente), ma dalla sostanza delle cose da noi descritta, che evidentemente ha colto nel segno di alcuni comportamenti.

  13. franz krauspenhaar il 3 novembre 2003 alle 19:22

    Aho Stefanenkov, se sei qui come avvocato d’ufficio di Zibaldoni è un conto. Se invece (come pare) sei qui a scatarrare stronzate prendi il primo treno travestito da tua sorella Natasha e cerca di guadagnarti il pane come sicuramente sai.
    Un difensore civico (e civile)

  14. franz krauspenhaar il 3 novembre 2003 alle 20:49

    Cari curatori di Zibaldoni,
    vi ringrazio di cuore di aver colto nel segno di alcuni comportamenti.(Nei lettori di NI, immagino). Spero nel futuro di non fraintendere la vostra prosa fluida e soprattutto concisa, così da non passare ai vostri occhi, io come altri lettori di Ni (immagino),per lettori ingenui e avventati.
    Cordialmente

  15. Dario Voltolini il 3 novembre 2003 alle 23:18

    Cari Zibaldoni, mi rendo conto che consideriate scorretta la mia piccola nota di accompagnamento. Ma io invece trovo perfettamente legittimo averla messa. Così come uno dice “Ricevo e pubblico”, oppure “Ricevo e pubblico molto volentieri”, oppure “Ricevo, non condivido ma pubblico lo stesso”, io ritengo legittimo dire quello che ho detto. Qui siamo su Nazione Indiana e non volevo che il vostro pezzo passasse per essere completamente sottoscritto e accettato da noi. Tutto qui. Inoltre dicevo che la discussione si sarebbe dovuta fare su Zibaldoni e non qui. Se mi dovrò spiegare lo farò quindi da voi quando sarà ora. Una mia scempiaggine tecnica ha poi aperto qusto colonnino di commenti, che per coerenza avrei dovuto invece chiudere. Tant’è. La discussione è partita in anticipo. Spero che su Zibaldoni ripartirà scremata dalle fesserie che statisticamente infettano i commenti nei blog. Vi facciamo persino da filtro. Non lamentatevi sempre. Cercare il pelo nell’uovo significa trovarlo. Ma è davvero una ricerca inevitabile?

  16. Tavor il 3 novembre 2003 alle 23:47

    Credo che l’aspetto “comunitario” dei blog sia sopravvalutato. Solo una risibile minoranza di lettori apre la finestra dei commenti. La maggioranza legge e basta. Se apprezza ritorna. E ne esce comunque arricchita. C’è un mare sotterraneo di anonimi che sono stimolati non dai blog in sè, ma da siti intelligenti, creativi, o semplicemente belli, che utilizzano lo “strumento blog” per ampliare le possibilità di comunicazione dei loro contenuti. Poi può succedere che uno Scrittore si senta minacciato da chi prima stava zitto e ora, grazie ai blog, si è messo a parlare, magari con inaspettata competenza e bravura. Ma questo non mi sembra un fenomeno specifico dei blog.
    In quanto all’anonimato, credo che permetta una compensazione dei poteri: il potere delle idee contro quello dell’identità. E i rischi, in fondo, mi paiono limitati.

  17. andrea barbieri il 4 novembre 2003 alle 08:11

    Eh forte, per rispondere allo Scrittore si usa la forma della lettera dal caro…alla firma, per rispondere al blogger si mette un PS anche se il PS è molto più consistente della lettera. Siete voi i primi a fare gerarchie.
    A me pare che il riferimento a Montanari sia chiarissimo, quindi ho sentito il bisogno di dire che preferisco gli interventi tosti e competenti (suoi) piuttosto che la frittura dell’aria (vostra). Così sento che sono stato chiaro e sto bene con me stesso.
    Comunque basta così, almeno per me, perché proprio la sento come una perdita di tempo.

  18. Giorgio il 4 novembre 2003 alle 11:04

    Voltolini, secondo me tu fai bene a presentare i pezzi come ti pare e piace, e a dirne quello che vuoi. Però io credo che anche gli altri siano liberi di dire che il modo in cui tu presenti i pezzi è scorretto (e subdolo). O no? Non c’è bisogno di mettersi a redarguirli, non ti pare? Inoltre, in tutta questa storia io credo si confermi una cosa, che dicono bene De Vivo e Virgilio: e cioè che spesso chi scrive nei commenti lo fa superficialmente, senza perderci troppo tempo, mettendosi, insomma, allo stesso livello di tanti bloggers (non tutti) grafomani. Questa è una cosa molto importante. Anche tu stesso hai scritto da un’altra parte che scrivi rapidamente e subito posti i tuoi commenti (ma non i tuoi Scritti!): esattamente come fanno tutti gli estemporanei scriventi di un blog o di un forum, senza prendere nella giusta considerazione (cioè SUL SERIO…) e senza meditare scritti (come quello di ZIBALDONI) che evidentemente richiedono un approccio un po’ più attento e meditato. Lo Scrittore, insomma, invece che ‘fare’ la differenza, la subisce. Sono i tempi che corrono, ahimé…
    Poi la storia della “discussione”: o la fai o non la fai. Se apri i commenti, è sottinteso che li accetti. Serve a poco fare l’ingenuo e a giustificarsi: non volevo, non sapevo… E poi fai sempre in tempo a toglierli di mezzo. Cosa aspetti? Io lo farei.
    GK

    PS: Per il blogger Barbieri: con il tuo post confermi proprio di essere in sudditanza psicologica. Il mondo di te può fare tranquillamente a meno.

  19. anna de castri il 4 novembre 2003 alle 11:12

    non so se mi sbaglio, ma queste sono le mie impressioni: secondo me non è la stessa cosa dire: “ricevo, pubblico ma non condivido” e “ci sono dei fraintendimenti”. si tratta di due livelli di giudizio molto diversi. il primo può esaurirsi anche nella frase suddetta, il secondo sottintende, allude, insinua e richiede dell’altro. dov’è quest’altro? perché dobbiamo aspettare la discussione su ZIBALDONI e non possiamo consocerlo adesso? se a chi scrive di “fraintedimenti” la cosa non interessa, non interessa ora e non interessa su ZIBALDONI. se interessa, allora chi scrive di “fraintendimenti” lo esponga subito, altrimenti noi che si legge si resta un po’ come i citrulli. mi sono fatta capire? boh.

  20. franz krauspenhaar il 4 novembre 2003 alle 13:20

    Volevo chiedere a Giorgio: lei si “sente” un blogger grafomane (grazie perla definizione che mette insieme antico e moderno…)o uno SSSScrittore? E’ sicuro di non essersi messo dalla parte dei bloggers grafomani (non tutti, si affretta a precisare,non si sa mai…)? Nel senso che ci sta proprio dentro anche lei, con tutti e due i piedi? Che lei sia un blogger (anche con la b maiuscola, cioè “blogger illuminato”) o che lei sia SSSSSSScrittore (per definizione illuminato e ringalluzzito dallo “zabaione”)?
    Grazie per una risposta anche sintentica. (La sintesi qui è apprezzata).
    Cordialmente

  21. Giorgio il 4 novembre 2003 alle 15:12

    Gentilissimo Franz, io credo che tu sia proprio un illuminante esempio di lettore superficiale e bloggistico di cui parlano De Vivo e Virgilio. La risposta alla tua domanda sta nelle tue stesse parole di più sopra, quando hai detto che il sito di “zibaldoni.it” è un blog. Sai perché hai detto questo? Perché l’hai visitato giusto in un minuto e non ti sei nemmeno accorto di quello che c’è scritto e di come vi è scritto, e quindi che quello non è un blog, ma una rivista letteraria. Ad spirito “sintetico”, risposta sintetica.
    GK

  22. franz krauspenhaar il 4 novembre 2003 alle 15:36

    Gentilissimo (mica tanto) Giorgio, Le assicuro di essere un lettore attento e non superficiale, soprattutto di LIBRI. (Tra l’altro io i libri li scrivo anche e li pubblico). Grazie anche per aver cronometrato (evidentemente) la mia permanenza sul BLOG ( e ribadisco BLOG)delle “meraviglie”. Un minuto esatto, giusto?
    No, glielo dico io, anche se non ho cronemetrato: una mezz’ora abbondante. Il pezzo di Walser (bello, tra parentesi) mi ha preso un bel pò di minuti di lettura non superficiale e non avventata.
    Grazie comunque per la sintesi, anche se, nel Suo caso, non mi pare piena di particolari contenuti. Insomma, Lei ha scritto una fesseria.
    Cordialmente,
    FK

  23. andrea barbieri il 4 novembre 2003 alle 16:19

    Posto i titoli dei libri, Franz Krauspenhaar, altrimenti non lo farebbe, e sarebbe un peccato:

    Le cose come stanno (Una lettera risentita)- Baldini Castoldi

    Avanzi di balera – Addictions

  24. Giuseppe Cornacchia il 4 novembre 2003 alle 16:51

    Non capisco: nazione indiana ha il suo seguito, zibaldoni il suo, noi il nostro, i blog il loro e via di seguito. Qual è il problema? Chi è più bello? Beh, ovviamente noi. :)

  25. Giorgio il 4 novembre 2003 alle 16:59

    Vedi, Cornacchia, il problema è proprio, sempre più, sotto gli occhi di tutti, che con le loro stesse parole invereano i discorsi da cui qui si parte: Scrittori (con la Maiuscola) che non sanno leggere perché vanno di fretta. “Una mezzoretta” di lettura che serve a uno per confondere una rivista con un blog mi pare esemplare. Anche perché mica si capisce perché mai dovrebbe essere un blog un sito che non lo è. Allora anche il sito dell’enel è un blog, potrei dire io, anche il sito di mediaset, etc. Mica lo spiega il signor Franz PERCHE’ http://www.zibaldoni.it è un blog secondo lui. No, il signor F. non spiega un tubo, parla a vanvera (ma sintetico). Anzi, cosa fa per “argomentare” (lui argomenta…eh…)? Cosa sa fare? Ancora una volta: mettere avanti la sua Maiuscola, il suo essere Scrittore. Che noia… Altro che cazzi: De Vivo e Virgilio ci colgono in pieno.
    (E poi l patetico barbiere di siviglia stonato, sempre pronto a fare il leguleio azzeccagarbugli…)

  26. Giuseppe Cornacchia il 4 novembre 2003 alle 19:46

    invece di farvi il fegato sull’aria e sulle sue tecniche di cottura, andate a guardarvi http://www.fucine.com n.57, l’ultimo numero dell’interessante periodico triestino: lì si parla di chi tenta di farla, l’aria. :)

  27. franz krauspenhaar il 4 novembre 2003 alle 20:28

    Caro Giorgio,
    oggi ho avuto un pomeriggio un pò pesante, all’Accademia dei Lincei… Mentre lei stava qui al computer a starnazzare col Sig.Cornacchia, io ero a farmi UN MAZZO COSI’ in un call-center, per il quale presto la mia “apprezzatissima opera” da qualche tempo. Lo scrittore -con la minuscola- deve sbarcare il lunario (e siamo in tanti). Il lunario, io personalmente, lo sbarco con alterne fortune da più di vent’anni e facendo i più svariati mestieri (ma a differenza del grande Robert Walser, uno scrittore che amo, per inciso, non ho mai fatto il cameriere; ma il matto si…). Dunque io vado di fretta, è vero; ed è anche vero che lei è un banalizzatore niente male. Forse ho confuso un blog con una rivista culturale online, ma qualche intervento fa avevo chiarito di non essere un esperto del settore. Zibaldoni cos’è, dunque? Una rivista culturale online. Ed è anche un sito, ovviamente. Le dico anche cosa ne penso (mi è bastata la “mezzoretta”, come la chiama lei): è PRETENZIOSA. Meritevole in alcune cose (in “mezzoretta” ho letto tutto quello che c’era su Walser). Lo stile dei curatori (esame sempre fatto nella “mezzoretta”) mi è parso buono ma un pò noioso,onestamente. Questione di gusti, certo. Che sia una succursale internettiana di Adelphi o dell’adelphismo? Magari! (Nel senso che molti libri pubblicati da quella Casa, a mio avviso, sono libri eccellenti se non capolavori, come i lavori di Walser testimoniano). Ci noto un pò di velleitarismo, nella vostra/loro rivista culturale online in progress. Poca voglia di sporcarsi le mani con la cruda realtà. D’altra parte siamo nel virtuale, e proprio a pieno titolo. Un mix appeal di Leopardi e Matrix? Ai posteri l’ardua sentenza. Naturalmente, caro Giorgio, approfondirò la conoscenza di questa rivista culturale online in progress, e lo faro anche alla faccia sua. Invece NI (che conosco meglio) è una rivista culturale online in progress CON POSSIBILITA’ DI INTERVENIRE DA PARTE DEI LETTORI. Ho capito bene, adesso? Come sono andato?
    Lei invece non ha capito una cosa fondamentale: che è bene non parlare- a vanvera, si capisce- di chi non si conosce. Se c’è uno che non mette avanti il suo essere scrittore (s minuscola, perdio!) qui come dappertutto quello è il signor Franz, come mi cita lei (questa volta, perlomeno a proposito, nel senso che ha citato correttamente il mio nome di battesimo…)
    E per citare lei, stavolta: altro che cazzi, De Vivo e Vigilio e Chi Cazzo Le Pare (lei compreso) NON ci colgono nemmeno per sbaglio.
    Franz.
    P.s: la prossima volta,se avrà voglia di replicare, si rivolga direttamente a me e non al suo amico Sig. Cornacchia, sarebbe più decoroso.

  28. franz krauspenhaar il 4 novembre 2003 alle 20:28

    Caro Giorgio,
    oggi ho avuto un pomeriggio un pò pesante, all’Accademia dei Lincei… Mentre lei stava qui al computer a starnazzare col Sig.Cornacchia, io ero a farmi UN MAZZO COSI’ in un call-center, per il quale presto la mia “apprezzatissima opera” da qualche tempo. Lo scrittore -con la minuscola- deve sbarcare il lunario (e siamo in tanti). Il lunario, io personalmente, lo sbarco con alterne fortune da più di vent’anni e facendo i più svariati mestieri (ma a differenza del grande Robert Walser, uno scrittore che amo, per inciso, non ho mai fatto il cameriere; ma il matto si…). Dunque io vado di fretta, è vero; ed è anche vero che lei è un banalizzatore niente male. Forse ho confuso un blog con una rivista culturale online, ma qualche intervento fa avevo chiarito di non essere un esperto del settore. Zibaldoni cos’è, dunque? Una rivista culturale online. Ed è anche un sito, ovviamente. Le dico anche cosa ne penso (mi è bastata la “mezzoretta”, come la chiama lei): è PRETENZIOSA. Meritevole in alcune cose (in “mezzoretta” ho letto tutto quello che c’era su Walser). Lo stile dei curatori (esame sempre fatto nella “mezzoretta”) mi è parso buono ma un pò noioso,onestamente. Questione di gusti, certo. Che sia una succursale internettiana di Adelphi o dell’adelphismo? Magari! (Nel senso che molti libri pubblicati da quella Casa, a mio avviso, sono libri eccellenti se non capolavori, come i lavori di Walser testimoniano). Ci noto un pò di velleitarismo, nella vostra/loro rivista culturale online in progress. Poca voglia di sporcarsi le mani con la cruda realtà. D’altra parte siamo nel virtuale, e proprio a pieno titolo. Un mix appeal di Leopardi e Matrix? Ai posteri l’ardua sentenza. Naturalmente, caro Giorgio, approfondirò la conoscenza di questa rivista culturale online in progress, e lo faro anche alla faccia sua. Invece NI (che conosco meglio) è una rivista culturale online in progress CON POSSIBILITA’ DI INTERVENIRE DA PARTE DEI LETTORI. Ho capito bene, adesso? Come sono andato?
    Lei invece non ha capito una cosa fondamentale: che è bene non parlare- a vanvera, si capisce- di chi non si conosce. Se c’è uno che non mette avanti il suo essere scrittore (s minuscola, perdio!) qui come dappertutto quello è il signor Franz, come mi cita lei (questa volta, perlomeno a proposito, nel senso che ha citato correttamente il mio nome di battesimo…)
    E per citare lei, stavolta: altro che cazzi, De Vivo e Vigilio e Chi Cazzo Le Pare (lei compreso) NON ci colgono nemmeno per sbaglio.
    Franz.
    P.s: la prossima volta,se avrà voglia di replicare, si rivolga direttamente a me e non al suo amico Sig. Cornacchia, sarebbe più decoroso.

  29. il Sig.Co. il 4 novembre 2003 alle 21:59

    franz, ho cambiato campo?? di NI non apprezzo alcune “derive” ma, a differenza dei friggiaria, ha dalla sua opere letterarie e testi. rimandavo a fucine perché mi faccio sostenitore delle ragioni della poesia… non vorrei aprire un’altra piaga. ok, smetto di starnazzare. ciao.

  30. anna di c. il 4 novembre 2003 alle 22:03

    a me sinceramente sembra poretenziosa una cosa-non cosa come nazione indiana che fa promesse di apertura di qua e di là e chissà che cosa, e invece resta ferma sempre lì a sonnecchiare e recriminare. recirminare son bravi tutti, anche franz k, ma poi è farle le cose che è difficile.

  31. Giorgio il 4 novembre 2003 alle 22:10

    Caro Franz, io non ho difficoltà a rivolgermi a te di persona, davvero. Anche perché mi piaceva il modo in cui avevi introdotto i tuoi dubbi nel tuo primo intervento, quello cancellato “per errore” da Voltolini… (questi “errori” poi… valli a capire… questa “ingenuità”… Troppo comodo, troppo comdo…).
    Ora vedo che, dietro il risentimento, spunta lo spirito originario che ti aveva animato, quello curioso di conoscere qualcosa di nuovo. E infatti finalmente chiami le cose con il loro nome. Questo mi piace. Continua così. Sui gusti, cosa vuoi che ti dica, ognuno ha i suoi, e i gusti sono davvero l’ultima cosa in queste discussioni, non sei d’accordo?
    Ciao.
    GK

  32. Gustavo P. il 4 novembre 2003 alle 22:21

    A quanto pare la discussione di quest’estate non è affatto finita. Me ne compiaccio, perché questo vuol dire che non era una discussione occasionale e che il tempo speso nel certamen etimologico è stato speso bene.
    Condivido in pieno l’analisi di Virgilio e De Vivo, anche se devo rimarcare, e non è la prima volta che lo faccio, il loro idealismo e utopismo. Questa invocazione della comunità avvenire non mi convince molto, forse perché sono pessimista di natura o forse perché, almeno nell’immediato, non la vedo all’orizzonte. All’orizzonte vedo solo tanti individui che si scannano l’un l’altro e che faticano molto a dialogare fra loro. Tuttavia la buona intenzione dei due zibaldoniani dovrebbe essere riconosciuta da tutti.
    Devo spezzare una freccia in favore dei due anche su un’altra questione, quella riguardante il modo in cui il Signor Voltolini li ha presentati. Certo che hanno ragione di lamentarsi i due! Davvero il Signor Voltolini crede che sia legittimo pubblicare un testo che non si condivide, classificandolo come testo con dei “fraintendimenti”? Concederà che un conto è scrivere “ricevo e pubblico” oppure “ricevo e pubblico pur con condividendo le tesi sostenute…” e un altro conto è mettere in guardia il lettore esprimendo un giudizio di valore non motivato, col quale non solo si prendono le distanze dal quello scritto, ma si indirizza in modo capzioso il libero giudizio del lettore che ancora non sa cosa andrà a leggere, se mai andrà a leggere! Se Virgilio e De Vivo hanno “frainteso”, difatti, il lettore è certo che leggerà delle sciocchiezze e probabilmente neppure perderà il tempo per leggerle. Dico bene? Allora, se dico bene, Signor Voltolini, si sappia comportare per il futuro, poiché qui è in gioco, a mio avviso, una questione di etica (ciò che si deve e non si deve fare) e di estetica (quello che un tempo si diceva “il buon gusto”).
    Naturalmente non ho intenzione di innescare una polemica. Ma è bene che i moderni uomini di lettere usino le parole in modo appropriato, per non dar adito a equivoci che non giovano a nessuno, come i commenti di questa colonna dimostrano.
    Un saluto a tutti
    Gustavo Paradiso

  33. andrea barbieri il 4 novembre 2003 alle 23:35

    Giuseppe Cornacchia (o Sig. Co.) è in gamba, è lui che ha messo su il sito Nabanassar.com dedicato alla poesia.

  34. franz krauspenhaar il 4 novembre 2003 alle 23:42

    Caro Signor Co, onestamente non so cosa siano i friggiaria, e nemmeno le fucine; dunque non riesco a capire il tuo discorso. Sarà per la prossima starnazzata collettiva…

    Caro Giorgio, il mio spirito mi anima, anche a quest’ora… Cerco di capire meglio che posso ma personalmente non mi piacciono i discorsi lasciati a mezzo Sehai problemi con Voltolini rivolgiti direttamente a lui. Le cose mi pare di averle sempre chiamate col loro nome. Mi fa piacere il tuo apprezzamento. Sui gusti che sono gusti inutile parlare, ovvio. Sul risentimento: credimi, non ve n’era. Se vengo attaccato rispondo, qui come fuori, ma sono sempre, come dicono gli inglesi,”fair”.
    E poi una scazzottata (anche virtuale) non ha mai fatto male a nessuno…
    Beh, si fa per dire…
    Ciao
    Franz

  35. Dario Voltolini il 5 novembre 2003 alle 07:51

    Il sempre simpaticissimo Gustavo Paradiso dice: “Signor Voltolini, si sappia comportare per il futuro, poiché qui è in gioco, a mio avviso, una questione di etica (ciò che si deve e non si deve fare) e di estetica (quello che un tempo si diceva “il buon gusto”).
    Naturalmente non ho intenzione di innescare una polemica. Ma è bene che i moderni uomini di lettere usino le parole in modo appropriato”.
    Ho accolto i suoi suggerimenti e ho corretto il mio testo di presentazione. La ringrazio per le bacchettate, signor Paradiso.

  36. Anto il 5 novembre 2003 alle 15:31

    “Comunque basta così, almeno per me, perché proprio la sento come una perdita di tempo” (barbiere di siviglia stonato e leguleio, qualche intervento fa).
    Ma scrivere nei blog è una malattia, una mania, una droga… lo capisco il barbiere, lo capisco… è il gusto della vita che ti si trasforma in morte tra le dita, in un secondo… e della fama, la falsa fama, che ti alita sul collo per un millesimo di attimo… i due rantoli prima di schiattare…
    Anto

  37. andrea barbieri il 5 novembre 2003 alle 16:27

    Basta così con la polemica sull’articolo di Zibaldoni.it, non sui libri di Franz o sul sito di Giuseppe. Mi pareva che si capisse.

  38. Francesco il 5 novembre 2003 alle 17:28

    Scusa, Voltolini.
    Visto che i signori De Vivo e Virgilio esigono molto giustamente (parlano di “giusta attenzione”, hanno un’opinione molto ben calibrata e modesta di se stessi) che il loro intervento di critica a Nazione Indiana venga presentato su Nazione Indiana stessa in modo neutro, perché oltre a togliere l’introduzione infame e oltraggiosa che avevi scritto non tiri via anche le parole di elogio al quarto numero?
    O forse gli elogi vanno bene, le critiche danno fastidio?
    Qui siamo alla pazzia completa! Questi due vengono ospitati su un sito con un pezzo che critica il sito stesso, e a momenti pretendono pure che gli si lavino i piedi! E voi state a dare retta a questa gente? O forse dovrei dire: e tu…?
    Arridatece Scarpa e Montanari!

    PS Nessuno ha notato due cose:

    1. Che i due danno ragione in pieno a Montanari aggiungendo il significato di “incarico” a munus. Lo fanno quatti quatti, anzi addirittura dicono “ripetiamo che”… ma loro non ripetono niente, perché non hanno mai detto che munus voleva dire anche quello. Più disonesti intellettualmente di così!
    2. Che tutto il ragionamento di Devivo e Virgilio esprime molto più disprezzo nei confronti dei bloggers che degli Scrittori. Lo Scrittore, a patto che deponga la S, potrà dare un grande contributo alla loro communitas del cazzo; il blogger no, perché vive nell’istante, eccetera. La discussione prosegue allegramente come se fosse Nazione Indiana, con i suoi Scrittori, a disprezzare i bloggers, ma Devivo e Virgilio, convinti di essere chissà chi (ma chi se li fila?) dicono sui bloggers cose molto più pesanti di quelle dette in passato da Scarpa e Benedetti, che criticavano solo l’anonimato e la tendenza al minimalismo.
    3. Stupefacente la malafede di Giorgio Monreale, che finge di pensare che Voltolini abbia volutamente cancellato i commenti che si erano accumulati nel weekend!!! Io ho partecipato a quei commenti, e posso dirvi che erano 9, così suddivisi:
    – 7 di critica e ostilità ai due; in uno, mio, facevo presente la faccenda di munus e chiedevo a Monreale di chiarire, visto che trova così geniali i due, un solo contenuto di proposta nel mezzo della loro brodaglia;
    – 1 di Monreale, apologetico;
    – 1 di Krauspenhaar, dubbioso ed equilibrato. Da che parte si sia poi mosso il dubbioso Krauspenhaar, lo può capire chi legge i suoi commenti riportati sopra.
    Quindi, caro Monreale, rallegrati del fatto che si sia annullato tutto e ricominciato da capo, e piantala di fingerti perfino più scemo di quello che sei.
    Francesco Pieruccini, che sa benissimo che ora Monreale & C. si attaccheranno alle parolacce per evitare di rispondere concretamente. E’ una tecnica già sperimentata, la panacea dei poveracci.

  39. Anto il 5 novembre 2003 alle 18:40

    Cioè, scusa, barbiere, basta così purché non si parli di “zibaldoni”? ma che c… dici? tra l’altro questo è il colonnino dei commenti al loro pezzo e tu vuoi parlare dei libri di franz e di chi dici tu… ma vatti a riposare un po’ le meningi, scusa, eh… e, se non sei in grado di sostenere il dibattito, vai a parlare d’altro dove si parla d’altro, per favore…

  40. franz krauspenhaar il 5 novembre 2003 alle 18:43

    Scusa Francesco se mi intrometto; la tua lettera è indirizzata a Voltolini, per questo parlo di intromissione. Spero di non essere importuno, quindi.Mi fa piacere che riconosci, tra le altre cose, il mio equilibrio. IL dubbio mi attanaglia spesso, ma poi l’equilibrio mi serve-anche-per capire, alla fin fine, le cose come stanno, grosso modo. Il tuo lucido ragionamento lo condivido in linea generale, alla luce della querelle che a me personalmente ha chiarito quei dubbi di cui tu parlavi; ma c’è un ma: prendersela con Voltolini mi pare ingiusto. Io non lo conosco personalmente, ma da quanto leggo su NI-cioè da quanto leggo su NI scritto da LUI- mi pare una persona equilibrata, sempre pronta all’interscambio, generosa nel mettersi in gioco con i lettori o bloggers o come cavolo vogliamo chiamarci.Ovviamente Dario non ha bisogno di avvocati difensori, sono più che certo che sa benissimo difendersi da solo, nel caso lo desideri. Se ha scritto parole di elogio al quarto numero degli “Zabaioni” può anche essere che quel quarto numero, a suo parere, poteva valere le SUE parole di elogio. Non so, forse tendi allo schieramento radicale quando non ce ne è bisogno, diciamo. I due zibaldoniani rompono i coglioni (e su questo non ho più dubbi nemmeno io, ho sgamato la loro “tecnica” come l’hai sgamata tu)ma, può darsi, nella loro “meravigliosa” rivista possono anche mettere delle cose valide. In fondo, per tornare a Walser, hanno inserito dei pezzi sparsi di un autore di peso (postumo). Non hanno inventato niente, hanno pubblicato-nella fattispecie-scritti di Walser, ovviamente senza chiedere a lui il permesso, datosi che RW è morto da quasi 50 anni. Ora tocca a loro essere degni dei grandi scrittori defunti con i quali si riempiono la bocca e… le pagine.
    Ciao,
    Franz

  41. Monreale G. il 5 novembre 2003 alle 18:51

    Caro Francesco, io mi appendo, frattanto, all’intelligenza (che secondo me supera di gran lunga quella di molti sedicenti scrittori, bloggers et cetera ceterorum) di De Vivo e Virgilio, che hanno avuto delle cose da dire fin dal primo momento che sono stati accolti qui dentro. Lasci perdere le parolacce, o meglio ne dica pure quante ne vuole, a me fanno un baffo. Invece volevo semplicemente farle notare che sulla questione dell’etimologia e della diatriba estiva etimologica, De Vivo e Virgilio son sempre stati precisissimi e filologicamente ineccepibili, a dispetto di quello che invece son state certe figuracce accumulate da Montanari e altri, che, a rigor di dizionari, si son visti smentire in pieno. Vada a fare un po’ di ripasso, quindi, e poi torni a parlare.
    Sulle altre cose che dice, sarebbe inutile risponderle per il semplice fatto che io addirittura quasi condivido quello che lei dice, e cioè che De Vivo e Virgilio ci vanno molto più dentro contro i bloggers, ma – cosa che lei non riesce a vedere – ci vanno giù di brutto, ancora di più, con i sedicenti Scrittori, che dovrebbero essere capaci di ben altro che di trasformarsi in bloggers. Su questo lei ha intuito qualcosa, ma, accecato (e non è il solo) dall’odio pregiudiziale nei confronti di Zibaldoni, si ferma nel suo percorso di conoscenza, sballando pressoché tutto.
    Per chiudere dico una cosa su Voltolini. E’ stato palesemente scorretto. E, a dimostrazione del fatto che qualche pregiudizio, non proprio innocente, sta anche nella sua testa, io la invito, signor Pieraccini, a vedere quando il Voltolini medesimo ha corretto il suo cappelletto inziale. Quando lo ha corretto? Non quando gliel’hanno fatto notare gli Zibaldoni, con una educatissima lettera, ma quando gliel’ha fatto notare un estraneo, un tale Paradiso. Beh, che significa questo,s econdo lei? Secondo me significa che Voltolini con quelli là non ci vuole parlare per pregiudizio, e De Vivo e Virgilio potrebbero anche dimostrare il Verbo, verrebbero sistematicamente – QUI DENTRO – messi a tacere o mistificati. Non sia ingenuo, Pieraccini, e cerchi di capire i discorsi, invece che accodarsi al corteo funebre dei padroni di casa.
    SALUDOS.

  42. Monreale G. il 5 novembre 2003 alle 18:59

    Mentre scrivevo, è arrivato questo altro bel pezzetto di Franz (ma vi chiamate tutti uguale?). La rivista che fanno De Vivo e Virgilio a me sembra una delle migliori che ci sia in circolazione, anzi forse addirittura una delle pochissime. Pochi mezzi ma idee infinite. C’è poca gente oggi in giro disposta a mettersi in gioco con la letteratura, e De Vivo e Virgilio si mettono in gioco in maniera esemplare. Mica nella loro rivista c’è solo Walser (inedito in Italia, lo dico per gli ignoranti che non sanno distinguere una traduzione dall’originale): vi sono tanti scrittori con la s minuscola ma con cose da dire che nei libri costosissimi e ruffiani di tanta soldataglia editoriale oggi non troverete mai. Zibaldoni è una rivista che andrebbe difesa a spada tratta, e invece voi la infangate con la vostra ignoranza e le vostre uscite gratuite (senza averla nemmeno letta, tra l’altro). Non ho parole, davvero.

  43. Gustavo P. il 5 novembre 2003 alle 19:06

    Cari amici, questa discussione mi sta proprio piacendo. Non che io rimpianga gli accaloramenti di quest’estate, ma vedo che ogni tanto la comunità si risveglia, e questo mi fa un gran piacere, mi sento meno solo, per così dire. Allora, comincerei col ringraziare il Signor Voltolini, che si dimostra persona ragionevole con la sua correzione, sebbene io non avessi alcuna intenzione di bacchettarlo (me ne guarderei bene), ma solo di riferire una mia impressione, che ora vedo condivisa. Lo ringrazio anche per il “simpaticissimo”, che mi ha voluto regalare. Giuro che se passo da Milano (o da Torino?) vengo a salutare anche lei, oltre che quel simpatico dotto di Montanari, come ricordo di avergli promesso. Certo è una fortuna per Montanari aver trovato in Andrea Barbieri uno che lo difende a spada tratta, anche quando non ve n’è bisogno. A Barbieri mi sento di dire che, se facesse meno il leccaculo, forse i suoi interventi risulterebbero più leggibili. Passi per le porcherie che riversa su Virgilio e De Vivo, dei quali mi cale fino a un certo punto, ma lasci stare Roberto Esposito che è uno dei migliori pensatori oggi sulla piazza, e certo Barbieri, e non solo lui, da Esposito hanno molto da imparare. Che cosa avrà letto Barbieri di Esposito? Nulla, penso, o, se ha letto, ha letto male.
    A Franz Krauspenhaar (ho scritto bene?) consiglio solo di fare qualche straordinario in più nel call-center, dove, a quanto pare, è molto apprezzato. Per il resto non merita commenti.
    A Tavor metto dieci, perché ha interpretato lo stato d’animo dei cosiddetti Scrittori, i quali, dice, “si sentono minacciati da chi prima stava zitto”. E’ vero, caro Tavor, è proprio vero quello che dici. La verità è che sta nascendo una nuova generazione (non necessariamente in senso anagrafico) di scrittori che preme per dire quello che pensa e, come si sa, quando nasce qualcuno, prima o poi qualcun altro è destinato a morire. Fa parte della natura, dell’avvicendarsi salutare delle generazioni. Allora, io penso che il discorso diventa interessante se cerchiamo tutti insieme di capire chi sta morendo e chi sta nascendo, e, in definitiva, quale sarà il futuro. Sarebbe bello se ognuno di noi, bloggers o Scrittori o scrittori, qui, in questa finestrella di commenti, affidassimo ai nostri post una missione importantissima, quella di pensare, di immaginare il futuro della nostra letteratura, della nostra “scrittura”, come si dice modernamente. Se volete, possiamo provare: facciamo di questo blog una cosa seria. Quanto mi piacerebbe smentire così i due zibaldoniani!
    Gustavo Paradiso

  44. andrea barbieri il 5 novembre 2003 alle 19:07

    Adesso facciamo tombola: Voltolini in realtà ha origini russe da parte di padre, lavora per Putin sotto falso nome (Dariush Voltoloff è quello vero), ha il mandato di Putin di far sparire Zibaldoni.it in quanto essi stanno rivelando, attraverso codici segreti basati sulla logica parasequenziale, informazioni sugli arsenali di madre Russia. Credevate si trattasse di semplici articoli su Walser? Vi siete sbagliati. Dariush lo sa e farà di tutto per annientarli attraverso complicati cappelli introduttivi e radioattivi.

  45. Gustavo P. il 5 novembre 2003 alle 19:13

    Cari amici, questa discussione mi sta proprio piacendo. Non che io rimpianga gli accaloramenti di quest’estate, ma vedo che ogni tanto la comunità si risveglia, e questo mi fa un gran piacere, mi sento meno solo, per così dire. Allora, comincerei col ringraziare il Signor Voltolini, che si dimostra persona ragionevole con la sua correzione, sebbene io non avessi alcuna intenzione di bacchettarlo (me ne guarderei bene), ma solo di riferire una mia impressione, che ora vedo condivisa. Lo ringrazio anche per il “simpaticissimo”, che mi ha voluto regalare. Giuro che se passo da Milano (o da Torino?) vengo a salutare anche lei, oltre che quel simpatico dotto di Montanari, come ricordo di avergli promesso. Certo è una fortuna per Montanari aver trovato in Andrea Barbieri uno che lo difende a spada tratta, anche quando non ve n’è bisogno. A Barbieri mi sento di dire che, se facesse meno il leccaculo, forse i suoi interventi risulterebbero più leggibili. Passi per le porcherie che riversa su Virgilio e De Vivo, dei quali mi cale fino a un certo punto, ma lasci stare Roberto Esposito che è uno dei migliori pensatori oggi sulla piazza, e certo Barbieri, e non solo lui, da Esposito hanno molto da imparare. Che cosa avrà letto Barbieri di Esposito? Nulla, penso, o, se ha letto, ha letto male.
    A Franz Krauspenhaar (ho scritto bene?) consiglio solo di fare qualche straordinario in più nel call-center, dove, a quanto pare, è molto apprezzato. Per il resto non merita commenti.
    A Tavor metto dieci, perché ha interpretato lo stato d’animo dei cosiddetti Scrittori, i quali, dice, “si sentono minacciati da chi prima stava zitto”. E’ vero, caro Tavor, è proprio vero quello che dici. La verità è che sta nascendo una nuova generazione (non necessariamente in senso anagrafico) di scrittori che preme per dire quello che pensa e, come si sa, quando nasce qualcuno, prima o poi qualcun altro è destinato a morire. Fa parte della natura, dell’avvicendarsi salutare delle generazioni. Allora, io penso che il discorso diventa interessante se cerchiamo tutti insieme di capire chi sta morendo e chi sta nascendo, e, in definitiva, quale sarà il futuro. Sarebbe bello se ognuno di noi, bloggers o Scrittori e scrittori, qui, in questa finestrella di commenti, affidassimo ai nostri post una missione importantissima, quella di pensare, di immaginare il futuro della nostra letteratura. Se volete, possiamo provare: facciamo di questo blog una cosa seria. Quanto mi piacerebbe smentire così i due zibaldoniani!
    Gustavo Paradiso

  46. Dario Voltolini il 5 novembre 2003 alle 22:15

    Sì, potevo correggere il cappello introduttivo già dopo la garbata lettera degli Zibaldoni, caro Monreale G., ma non mi è venuto in mente. Invece Paradiso mi ha buttato là l’espressione più vicina a quello che volevo dire, e io mi sono permesso di usarla.
    Walser è un autore che io amo, quindi ho segnalato i due inediti in italiano e l’intervista apparsi su Zibaldoni. Sono stato palesemente scorretto on una, ma due volte.
    Ah, Franz, guarda che Francesco non mi sta mica attaccando!
    Caro Paradiso, se il suo cognome fosse un indirizzo, verrei molto volentieri io a trovarla. Poiché non è detto che sia così, la informo in ogni caso che sto a Torino.
    Come scrittore non mi sento affatto minacciato da chi prima stava zitto. Io prima stavo zitto!
    Però, così come fra gli scrittori e gli Scrittori ci sono persone che farbbero meglio a stare zitte, fra chi prima stava zitto c’è sicuramente una quota di persone che sarebbe stato meglio se avessero continuato a tacere. Queste sono considerazioni di statistica, mica altro.
    Andrea, mi hai sgamato, hai capito chi io sia realmente, sotto il nomignolo un po’ scemo di “Dario Voltolini”. Lo dici e non lo dici, ma lasci intendere che il mio amico Putin è venuto spesso a trovarmi in villa quest’estate, mentre vi accanivate sulla comunità.

  47. franz krauspenhaar il 5 novembre 2003 alle 23:35

    Caro Gustavo P. della Hungarofilm,
    non merito commenti,è vero; cioè, non li merito da te, che sai scrivere giusto come mi chiamo. Sul call-center ti ci farei fare un giro, poi ne riparliamo, magari al telefono. Se passi da Milano dopo essere andato a trovare Voltolini a Torino ti attenderò a braccia aperte. Continua a premere per dire quello che pensi ma prima pensaci bene. C’è sempre qualcuno che preme prima di pensare…

  48. franz krauspenhaar il 6 novembre 2003 alle 09:12

    Monreale, fai quasi tenerezza. Mi dai dell’ignorante sulla questione Walser. E’ ovvio che quelle curate da De Vivo & Vigilio (i Fruttero & Lucentini del Nuovo Millennio?, e dei due chi è quello morto?… De Vivo?), erano traduzioni dal tedesco. E da quale lingua se no, santiddio? C’era anche scritto alla fine dei pezzi e dell’intervista a Echte!!! Su quello che hai da dire sulla “soldataglia editoriale” (che citi senza fare nomi, nello stile di molti, noto qui)che dire? Fai di tutta l’erba un fascio di sterpi. Sui grandi scrittori “alternativi” (ce ne sono già fin troppo, derto tra noi) che presto prenderanno il posto di chi non si sa, visto che il MERCATO EDITORIALE è saturo spesso di cazzate, quando avrò tempo li leggerò, e anche con interesse. Leggerò loro e i Grandi Contemporanei come i Grandi Defunti in Manicomio, come RW-se ci sarà dell’altro.
    Sapete farvi pubblicità, a modo vostro. Certo, se la spocchia (stupida, come sempre) avesse bisogno di “testimonial”, potreste andare a fare delle belle televendita della spocchia stupida. E ora con te ho perso fin troppo tempo.

  49. Monreale G. il 6 novembre 2003 alle 11:57

    Franz, tu invece mi fai semplicemente riflettere, senza nessuna tenerezza. Riflettere sul fatto che tutti sembrano sempre sul punto di perdere la pazienza, qui dentro, ma puntualmente trovano il tempo di sputare un po’ di ulteriore veleno. Ci sarebbe da consigliare, a chi scrive, di pensare prima alla salute, e poi di metersi a parlare in pubblico. Giusto per non farsi e fare del male. Quanto a Zibaldoni e compagnia bella, io nemmeno so chi siano quelli che fanno questa rivista, né da che parte del mondo scrivano. Il fatto che tu mi dia del “voi” accomunandomi a chi non appartengo, è un altro brutto (per te) segno. Io non faccio pubblicità a nessuno, cerco solo di capire quello che mi succede intorno, e se intorno vedo il nulla, denuncio il nulla, se intorno vedo cose belle, grido di gioia alle cose belle. Io ho il tempo per gurdarmi intorno.
    Giorgio

  50. franz krauspenhaar il 6 novembre 2003 alle 12:10

    Caro Monreale,
    a quanto pare la pazienza l’hai persa anche tu. Poco male. Io, ti assicuro, alla mia salute ci penso, e non credo, onestamente, di far del male a qualcuno, qui “in pubblico”. E nemmeno a me stesso. Ti chiedo sinceramente scusa se ho equivocato sulla tua appartenenza o meno alla rivista Zibaldoni & altre meraviglie. Si va troppo di fretta, talvolta, è vero; e la vis-polemica (cosa, per quanto mi riguarda, ben diversa dallo sputare veleno, ti prego di credermi)può far sbagliare te, me e altri. Credi almeno, se vuoi, alla mia correttezza di fondo. Al tentativo di capire, tra errori omissioni e confusioni.
    A presto (spero) con argomenti più costruttivi.

  51. andrea barbieri il 6 novembre 2003 alle 12:29

    Comunque questa frase di Gustavo Paradiso:
    “A Franz Krauspenhaar (ho scritto bene?) consiglio solo di fare qualche straordinario in più nel call-center, dove, a quanto pare, è molto apprezzato. Per il resto non merita commenti.”
    è vergognosa. Nella vita reale, se sentissi dire una cosa del genere, quello che l’ha detta con me avrebbe chiuso.

  52. franz krauspenhaar il 6 novembre 2003 alle 13:56

    Caro Andrea, grazie comunque per l’appoggio. G.P. è un pazzo da Gran Premio, lasciamolo stare. Personalmente con me non ha chiuso; non per altro: non ha mai aperto. E’ un “idiota di cultura” che si sfoga al computer sotto pseudonimo in attesa che qualche editore NON a pagamento accetti le sue elucubrazioni saccentesche. Può avere 30 o 70 anni, è vecchio comunque. Può ESSERE chi gli pare. E’ facile sputare dal basso del proprio ridicolo pseudonimo. Sputando dal basso la saliva ricade inevitabilmente in faccia. G.Paradiso: un mix tra il cartone animato ungherese, Milton e la Sciura Maurizia post-operatoria.
    G.Paradiso: un nome, una garanzia…
    Un pavido, senz’altro.
    Franz

  53. Francesco il 6 novembre 2003 alle 15:08

    Monreale, continui a non rispondere sui fatti, e sei un nazista perché lavori di pura disinformazione.
    Vai tu alla diatriba estiva, seleziona una sola riga dei tuoi idoli in cui si dica che munus significa incarico (sai come si fa, vero? La Gestapo te l’ha insegnato?) e riportala qui.
    Montanari non ha fatto nessuna figuraccia, e rileggendo ulteriormente ne ho avuto ancora una conferma: ha avuto una disputa molto interessante con Gustavo Paradiso su munus e communitas, nel corso della quale nessuno dei due ha messo in dubbio che il significato di munus non fosse affatto “dono” ma “carica, incarico”; c’è anzi una mail molto bella di GP in cui quest’ultimo elenca una serie di riscontri di dizionari che mettono communitas in relazione etimologica con munus (la tesi che preme a GP) e che, quanto a significato, insistono tutti su munus = carica, responsabilità, incarico.
    Dato che la reazione di Montanari era stata suscitata dal fatto che i tuoi due feticci viventi avevano parlato di communitas come “messa in comune del dono della propria solitudine”, mi sai dire dove sta la figuraccia di Montanari? Montanari e Paradiso hanno dato luogo a una delle discussioni più interessanti viste finora su Nazione Indiana (forse anche grazie al fatto che tu eri in vacanza a Rapallo e non potevi mettere becco e rompere i coglioni), discussione finita in modo molto signorile con reciproche scuse per il tono acceso che aveva preso – capito, Monreale? – e dalla quale si deduce che communitas è in relazione etimologica con munus (tesi di Paradiso), e che munus non vuol dire (solo) dono, ma principalmente incarico (tesi di Montanari e Paradiso). Per questo è assurdo che i tuoi due referenti cultural-esistenziali dicano ora “ripetiamo che munus significa dono e incarico” senza riconoscere che questo chiarimento di significato è dovuto ai signori Montanari e Paradiso (in ordine alfabetico).
    A me Paradiso è anche simpatico, devo dire: è sicuramente una persona che lavora seriamente per sostenere le proprie idee, e non si nasconde dietro cortine fumogene, non sfugge al dibattito come fai tu, sciocco di un Monreale. Mi dispiace che negli ultimi post il livello del suo dibattito con gli altri sia diventato un po’ povero di contenuti.
    In conclusione: dal nazistoide Monreale, esperto di manipolazione e diffamazione, aspetto ancora che risponda concretamente alle cose che dicevo nella mia mail precedente, e mi sa che aspetterò per un pezzo.
    A Franz: guarda che come lo stesso Voltolini ti fa notare, hai equivocato: io facevo dell’ironia, non stavo certo criticando lui, se non per il fatto che è troppo disponibile.
    Continuo a ricordare a tutti (a Monreale no, per lui è una cosa normalissima) che stiamo parlando di un pezzo critico verso Nazione Indiana, ospitato su Nazione Indiana. Sarei veramente curioso di vedere cosa accadrebbe se la redazione di Nazione Indiana mandasse a Zibaldoni un pezzo critico su Zibaldoni: pensate che lo pubblicherebbero senza commenti, lasciandolo al libero giudizio dei lettori? Come minimo partirebbe un pippone di 350 righe di distinguo, richiami a Esposito e alla sapienza greca, lai, puntualizzazioni stizzite!
    Cerchiamo di stare ai fatti, per favore.

  54. Monreale G. il 6 novembre 2003 alle 16:32

    Caro Franz K.,
    tu sì che capisci i sentimenti di chi scrive a volo in un blog. La pazienza ci vuole un nulla a perderla, e anch’io l’ho persa, è vero. Io, come ti dicevo, avevo apprezzato il tuo tentativo di mettere un po’ di pepe nella discussione spostando il punto di vista sui contenuti dell’intervento dei due suddetti, anche se poi non avevo capito altre cose, che invece adesso cominciano a sembrarmi più chiare. D’altronde la tua passione per Walser è la stessa che ho io, e che mi ha spinto a seguire il lavoro di zibaldoni.it. Io e te sappiamo quanto Walser sia misconosciuto e frainteso e forse dovremmo cominciare a parlare, con altri toni, proprio del lavoro di questo grande scrittore. Sai cosa pensavo stammatina? Che in fondo noi stiamo discutendo di cose delle quali è lo stesso Walser a parlarci in quel suo testo strabiliante, che si intitola, manco a farlo apposta (o sì?) “Lo scrittore”. Ebbene, quanto è lontano il tono di Walser dagli strombazzamenti dei bloggers e degli Scrittori! Quanto è profondo e affettuoso il suo parlare, a paragone di quello di Scarpa e di Moresco (c’era qualcuno che qui voleva i nomi). Le cose, nella prosa walseriana, diventano tutt’uno con la voce che le esprime, rallentano e si trasfigurano, come in una sequenza con effetti speciali. Altro che la fretta con cui scriviamo noi qui dentro! Altro che le aggressività verbali di Scarpa e Moresco! Ti immagini se Walser avesse visto questo mondo popolato di bloggers che si fanno la guerra? Per scrivere c’è sempre bisogno di rintanarsi, perciò la modernità è la negazione di ogni scrittura, di ogni missione letteraria. Oggi allignano gli SCRIVENTI, non gli SCRITTORI.
    Ciao.
    Giorgio

  55. Anto il 6 novembre 2003 alle 16:35

    ue’, barbiere, stiamo ancora ad aspettare il tuo silenzio. io penserei piuttosto al “leccaculo” che il grandissimo paradiso ti ha rivolto, piuttosto che all’innocuo consiglio dato a franzkafka. guarda la pietrona conficcata nel tuo nonsoche, piuttosto che la pagliuzza nell’occhio dell’altro.
    s.

  56. Sandra Bottiglieri il 6 novembre 2003 alle 16:45

    Riguardo al “dono della propria solitudine” intuibile in munus, inviterei Francesco a rileggere un bellissimo post di De Vivo e Virgilio in risposta a Moresco (mi pare), in cui si parla proprio di questi temi, collegati alla poetica leopardiana, in maniera che io non saprei rendere chiaramente.
    Io posso solo aggiungere che la “mancanza”, o caducità, che caratterizza il nostro essere umani universalmente, anzi UNICAMENTE, perché è la sola cosa che “abbiamo”, in fondo, è appunto una solitudine estrema, dunque la sola cosa che possiamo donare agli altri. L’”incarico”, in senso non banalmente burocratico, ma se vogliamo anche in quello, è appunto la “mancanza” che si fa dono, quindi la “propria solitudine” – la ferita, la nudità, hanno detto altri, anche in NI – che diventa utile agli altri, e, nello stesso tempo, diventa anche qualcosa d’altro, ovvero qualcosa che non è più “sola”, “isolata”.
    Sandra Bottiglieri

  57. Amilcaredein il 6 novembre 2003 alle 17:24

    Il signor Francesco sembra molto supponente a me. E a voi? È chiaramente un ignorantone, si appoggia sui dizionari e gli interventi degli altri, ma pretende di farsi ascoltare. Fa il giornalista, riporta questo e quello, ma cosa sa e cosa pensa lui nessuno lo capisce, forse perché lui non sa e non pensa nulla. Senza contare che poi tirare in ballo ancora quella discussione estiva mi sembra davvero proditorio, anche perché chi doveva capire (che Montanari faceva solo il gioco al massacro, e se ne infischiava della communitas e di tutto il resto, e che perciò De Vivo e Virgilio portavano le loro validissime ragioni in un deserto) ha capito. Sveglia, Franci, è giorno ormai!

  58. franz krauspenhaar il 6 novembre 2003 alle 21:29

    Sono appena tornato dal call-center dove nella pausa caffè ho scambiato 4 chiacchiere col mio amico Max Brod…
    Caro Pieraccini, beato te che trovi simpatico Paradiso. Si, Voltolini mi ha fatto notare che tu non lo attaccavi e io da bravo ragazzo ho preso diligentemente nota. Continuo ad apprezzare molto la tua lucidità. Però hai il coraggio di dare del nazista a qualcuno, qui. Ma tu, gentile Pieraccini, lo sai proprio chi è un nazista? Lo sai veramente? Se lo dicessi a me (faccio per darti un esempio non proprio a caso) sarebbero (dialetticamente, beninteso) cavoli amari. Ma mi rendo conto che sono solo problemi tuoi col “nazista” Monreale.
    Con immutata stima

    Caro Monreale,
    per virare splendidamente su RW, secondo me hai ragione: il suo tono è quello del vero grande scrittore che non ha bisogno di sentirsi grande. Forse, azzardo, è così grande che nemmeno lo presuppone. Rispetto ai luoghi di discussione come questo, qui siamo in altri luoghi, comunque stimolanti. A volte le discussioni, ho notato, prendono brutte pieghe, e anch’io, devo dire, faccio la mia parte… Si, i nomi li volevo io, quel qualcuno che tu citi ero io. Cosa vuoi che ti dica? Scarpa è Scarpa. Lo trovo uno scrittore moderno di spessore. Si muove su fronti anche antitetici e ce la fa. Moresco lo conosco poco: ho letto poche pagine dei suoi Canti del Caos parte seconda, in libreria, mi sono seduto, l’ho trovato annichilente nel senso più che buono. ha cominciato a farmi male: per me buon segno! Di più non posso dire perchè non si può giudicare un libro, e soprattutto un artista, da una lettura così parziale. I paragoni sono improponibili: Walser è Walser, Scarpa é Scarpa, Moresco è Moresco. Anche Faletti è Faletti. Anche Melissa P è Melissa P. (la troia). Franz Kafka non è Franz Krauspenhaar: ci accomunano luoghi simili di provenienza e le stesse iniziali. Per il resto… Sarebbe bello conoscerci tutti perlomeno in un confronto più umano. Mi pare che proprio Antonio Moresco, tempo fa, qui su NI avesse fatto questa proposta. Le cose che dici su RW sono giuste e vere, Giorgio; ma non farne- se posso permettermi un consiglio-un modello. Dirò di più: non fare di NESSUNO un modello.
    Sinceramente non credo, come tu affermi con ammirevole passione, che per scrivere c’è sempre bisogno di rintanarsi. Ma è certo che la meditazione, e l’osservazione, AIUTANO. Anche la comprensione, per quanto si può. E non pensare nemmeno che la modernità sia la negazione di ogi scrittura; certo, la società odierna è uno schifo sotto tutti i punti di vista. La maggioranza delle persone conosce a malapena il significato della parola walzer, figuriamoci il significato dell’uomo-artista Walser. Quello che conta, più che il potere, è l’accumulo del denaro. Ma la modernità, questo merda di modernità con cui dobbiamo fare i conti, non è la negazione di ogni scrittura. Secondo me, oggi come ieri (in un mondo, quello proprio di ieri, comunque fatto di stermini, di guerre, di ingiustizie) E’ DIFFICILE LA VITA DELL’ARTISTA, diciamo così, VERO. Cioè di quello che persegue una sua poetica. Anzi oggi, mi permetto di aggiungere, è ancora più dura. La tecnologia affosserà i libri, prima o poi. E tornando all’oggi, è ancora più dura proprio per colpa della modernità. La poesia è roba da ricchi. O da matti da legare.
    Alla prossima,
    Franz

  59. Patty il 7 novembre 2003 alle 15:12

    Per esempio, se uno volesse dire a Scarpa in qualche modo che queste cose che scrive, tipo l’ultimo intervento sull’arte, sono di una banalità sconfortante, dove lo dice? Deve intrufolarsi in questo colonnino inadeguatamente, e parlare fuori tema. Forse è una soluzione, certo, anche questa, ma è fastidiosa, se così posso dire.
    Patty

  60. andrea barbieri il 7 novembre 2003 alle 17:47

    “ue’, barbiere, stiamo ancora ad aspettare il tuo silenzio. io penserei piuttosto al “leccaculo” che il grandissimo paradiso ti ha rivolto, piuttosto che all’innocuo consiglio dato a franzkafka. guarda la pietrona conficcata nel tuo nonsoche, piuttosto che la pagliuzza nell’occhio dell’altro.
    s.
    Posted by Anto at 06.11.03 16:35”

    Ha ragione Paradiso, tra essere paraculo e essere un dissipatore di poeti preferisco il paraculo. State bene.

  61. Anto il 7 novembre 2003 alle 22:43

    non “paraculo”, barbiere, “leccaculo”, leggi bene, LECCACULO

  62. […] Nel racconto di fantascienza intitolato Scrittori e bloggers pubblicato qualche giorno fa su Nazione Indiana, Enrico De Vivo e Gianluca Virgilio immaginano un universo parallelo dove gli “Scrittori” gestiscono tirannici siti informatici. In questi siti, una casta inferiore denominata “blogger” è confinata a intervenire nelle finestre dei commenti. Chi pensava che oggi in Italia esistessero decine di migliaia di blog, chi credeva che chiunque potesse aprire un blog per scriverci dentro (in home page, non solo nelle finestrelle) ciò che vuole come gli pare e piace, leggendo la fiction di De Vivo e Virgilio prova una buffa sensazione di stupore e straniamento. 1. ETIMOLOGIA E SIGNIFICATO […]



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