Al di qua del principio di piacere

9 aprile 2004
Pubblicato da

di Antonio Piotti

pleas.jpgAccade spesso, se si ascoltano spot pubblicitari televisivi o se si sfogliano certe riviste patinate, che i termini Piacere e Godimento siano usati come sinonimi. Invece, caro lettore, devi sapere che sussiste tra essi una complessa ed articolata differenza e che proprio il confronto tra questi due concetti è un tema fondamentale nel dibattito psicoanalitico e filosofico contemporaneo.

Sono coinvolte le riflessioni girardiane sulla mimesi, lo sviluppo del concetto di narcisismo a partire dal famoso saggio freudiano del 1914 ed infine la questione lacaniana della jouissance.

Io tuttavia non voglio tediare nessuno con argomentazioni troppo specialistiche: tanto più che per operare una distinzione molto semplice, ma anche molto efficace, basta ricordare che il piacere richiede la condivisione, mentre il godimento comporta l’esclusiva. In altri termini, gentile amico, il piacere implica sempre un rapporto con l’altro, il godimento una chiusura in se stessi.

Il piacere ci spinge a fare delle cose che tutti fanno ed a sentirci a nostro agio nella percezione del piacere dell’altra persona; il godimento, invece, richiede proprio il distacco e la differenziazione: comporta che gli altri non facciano e non possano fare ciò che noi ci concediamo in quel momento. Il godimento è snob, il piacere è ingenuo e forse un po’ kitsch.

Il rischio più grosso connesso al piacere è quello della massificazione, quello del godimento invece è costituito dalla solitudine e dalla noia. Ora, occorre anche aggiungere che una civiltà complessa e raffinata come la nostra non può far altro che godere, cioè procedere sempre di più all’isolamento dell’individuo e al rifiuto della condivisione intersoggettiva, lasciando sempre meno spazio al piacere.

Ben consapevole della portata di questo evento psicosociale, nonché della ineluttabile destino masturbatorio che ci attende, dedico qui qualche riga a te, amico mio, nella speranza che tu sia fra coloro che, per ultimi, intendano ancora riscoprire qualche piacere stando in bilico tra il rischio del godimento isolazionista e quello opposto della massificazione. Le note che seguono vanno intese come istruzioni operative, come suggerimenti pratici, come indicazioni che possono – forse ancora per qualche tempo – delineare uno stile.

1.
Se vai in vacanza, scegli le località liguri d’inverno. Loano, Alassio, Alberga o, al limite, le Cinque Terre. Il clima è sempre molto mite e ci si trova tra coppie che passeggiano sul lungomare, ed altre che fanno shopping nei carruggi. Prendi una camera con vista mare a pensione completa in un piccolo albergo, guarda il passaggio delle imbarcazioni al mattino, fa’ una passeggiata respirando lo iodio fino all’ora di pranzo, poi un sonnellino, la lettura di un libro e, verso sera, una cena frugale in albergo (è assolutamente vietato, cenare nelle osterie Arcigola, nei locali segnalati dalle guide e in tutti quei posti che fanno riscoprire introvabili ricette “del territorio”, a base di prodotti esclusivi ottenuti secondo i dogmi della produzione alimentare più rigorosamente tradizionale, perché questo sarebbe il peggiore fra tutti i godimenti isolazionisti). Se piove, va bene lo stesso, e forse è anche meglio. la Liguria è bella anche quando piove e tu certo ricorderai, caro mio, i versi di quel poeta che ha paragonato le piogge liguri (mentre il sole fa ancora capolino) al pianto di una donna che improvvisamente rida.

2.
Se vai a Roma, non dimenticare di fare un giro a Porta Portese, dove la gente passeggia tra bancarelle affollatissime e compra vestiti e scarpe a qualsiasi prezzo. Le più interessanti sono quelle, piuttosto improvvisate, in cui la roba (camicie, giacche, golf e pantaloni) viene venduta a uno o due euro il pezzo. Fermati e rinnova, a poco prezzo il tuo guardaroba. Alle bancarelle trovi degli straordinari personaggi: io ricordo una signora che vendeva scarpe simil-Nike a otto euro il paio: quando qualcuno esprimeva dubbi sull’autenticità rispondeva: “Signo’, te devi pure accontentà; si nun c’hai i mezzi economici pe’ comprarte l’autentico…” (anche tu, vecchio mio, non vergognarti se non sei ricco e se, conducendo una vita dignitosa ma sobria, sei costretto ad accontentarti. D’altra parte, perché dovresti essere diverso dagli altri? Cos’hai tu che gli altri non hanno?) La cosa bella è la folla che esprime, nella calca, la soddisfazione dei colori e del contatto (se i colori e il contatto non ti piacciono, la colpa povero amico mio, è solo tua: vuol dire che non sai provare piacere e che sei chiuso nel godimento). Per cena, recati a Trastevere e, sempre rifiutando di compulsare la guida slow food delle osterie, entra a caso in un ristorante qualsiasi ordina carciofi e rigatoni, coda alla vaccinara o una bella trippa, bevici sopra il vino sfuso e rilassati.

3.
Quando vai a Parigi, invita la tua compagna, verso sera, a fare un giro sul Bateau Mouche, se, quando rivedi Parigi dal fiume, ancora ti commuovi, questo è un test che dimostra che sei sano. Altrimenti (povero amico mio) qualcosa non va e non saranno certo la escursioni al Palais de Tokio, a poterti consolare. Prendi le ostriche col vino bianco al Bar e portati un quadernetto per scrivere qualcosa. Va’ sulla rive gauche e cerca qualche libro in qualche libreria. Stupisciti nell’osservare le forme curiose dei grattaceli della Défense., non mettere piede, per nessuna ragione, nel quartiere Marais. “Per Parigi non ci sarà mai fine… Si finiva sempre per tornarci a Parigi, chiunque fossimo, comunque essa fosse cambiata, o quali che fossero le difficoltà, o le facilità con le quali si poteva raggiungerla. Parigi ne valeva sempre la pena e, qualsiasi dono tu le portassi, ne ricevevi qualcosa in cambio”.

4.
Non esiste alcun luogo, a Milano, nel quale si possa provare piacere.

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One Response to Al di qua del principio di piacere

  1. luminamenti il 9 aprile 2004 alle 08:21

    Se vengono usati Piacere e Godimento come sinonimi evidentemente c’è un motivo. Motivo che a me sembra più importante capire. E dovrebbero capirlo le persone che “provano” piacere e/o godimento. Il punto è che per porre una distinzione tra piacere e godimento occorre prima farne esperienza. E di questo ne dubito, nel senso che certo gli esseri umani godono e/o hanno piacere ma lontano dai margini. Mi sembra che ci siano grosse difficoltà degli esseri umani a “provare” piacere e/o godimento, al di là delle loro singolari dichiarazioni e giuramenti di “provarlo”. E’ la clinica del corpo a illuminare questo aspetto, che raggiunge poi l’apice nella vita sessuale,quasi sempre insoddisfacente o soddisfatta delle sue pulsioni parziali, quando invece il sesso è il luogo e il tempo più strumentale in sé per lo sviluppo del Sé. Quando questo si sviluppa, procede nello sviluppo, sviluppo che ha bisogno di Grande e Molto Tempo, allora la radura del piacere e/o godimento si schiarisce. In attesa di questo esaminare la proposizione che vuole distinguere tra piacere e godimento è perseguire solo un ghiribizzo, perchè il linguaggio comune non la suffraga, non può proprio farlo.
    Siamo lontani da una liberazione del piacere e/o godimento.



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