da: Thérèse (HC2738B)

12 ottobre 2004
Pubblicato da

di Florinda Fusco

ora che sono il tempo non ho più memoria

chorus:

Thérèse dipinse il suo nome sulla bocca

l’eredità del giogo premeva la testa già pesante
tra due legni che opprimevano il suono e segnavano
due cerchi sulle guance. La pietra cadde sul cranio
che mangiavo pane e frutta. E vidi i re cadere
dalle sedie e i lazzari tornare nelle tombe.

Arrivò l’uomo dalle braccia scure per condurmi
a mangiare un istante a ginocchioni sull’altare trepidante.
Mi alzò le braccia quando io non muovevo e mi riempì
del suo vuoto incessante. Mi slegai il corpo di alamari
neri e bande gialle e coprii gli occhi con grandi lenti azzurre.
E vidi chiara la banalità della mente e vidi
che si faceva ascia e l’ascia era così banale.
E i corpi gravitazionali aprirono piano le loro ali.
Riconobbi l’unità la diversità del numero e della forma.
E fui distanza. E rotolai tra me e te e rotolai tra te
e lui e rotolai tra me e me e rotolai tra me e lui e
rotolasti tra te e me e rotolasti tra te e lui e rotolasti
tra te e te e rotolò tra sé e te e rotolò tra sé e me
e rotolò tra sé e sé. L’uomo dalle braccia scure
all’improvviso mi gettò a terra e girò le stelle
e il mio corpo rotolò tra le scale. Io dimenticai. E mi
trovai in una terra lunga che non aveva nome. Non
riconobbi la pelle la fronte le unghie e qualcuno disse
“tu sei thérèse”.

*

chorus:

“e adesso-disse Thérèse-intingi le dita
e disegna il mio volto col sangue”

le mie ossa sono smarrite
nel mio corpo non c’è memoria di te
chi ti celebrerà ancora nel sepolcro aperto?

chi mi partorirà?

*

dov’è il grembo che hai conosciuto e non conosco, dove’è il beato
che hai conosciuto e riconosco, e il cuore che partorisci e non
conosco, e la siringa che segna lieve il polso, e il nome dato
al corpo che non vedi, e i numeri che inscrivi nella carne (Hieme
et aestate, usque dum vivam) e quando arriva la stagione?
non so se arriva la stagione che conosco, e il corpo a pieghe la pelle
lucida e legata, e la stagione da srotolare sotto i suoi piedi, e
tutti i soli che ruoterei intorno al capo, la stanza stretta e questo letto
così duro, osserva il grembo nell’interna luce rossa, guarda la testa
che urta la mia testa, e adesso dammi una parrucca per guardarti,
lo smalto nero per le unghie e i polpastrelli, un altro cuore di gomma
che respiri

*

chorus:

Thérèse dipinse il suo nome sui piedi

guàrdami discendere con la lametta in mano
come un sottomarino nei cerchi dell’acqua
il mio corpo di bambina in un baule
(i calzini bianchi e le scarpe rosse li ho riconosciuti)
guàrdami aprire piano il baule nei cerchi dell’acqua
sfilare la corona di fango
e tagliare la piccola testa a metà
e adesso che i pesci ti ruotano intorno
in corteo funereo
non sentirò più il tuo urlo
dall’occhio nero
di ogni pozzo

*

chorus:

Thérése dipinse il suo nome sui seni

porgi l’orecchio alla mia orazione
non mi recherò nelle labbra il tuo nome
tu che hai provato il mio cuore

infino a quando mi dimenticherai?
infino a quando nasconderai il corpo?

e chi diromperà in questa casa?

*

chorus:

thérèse vorrei cucirti la gonna agghindare i capelli con dei ferretti le vene che tagliano le ginocchia thérèse con i giornali farti nuovi vestiti disegnare ogni giorno nuove corone sulla tua testa thérèse i tuoi pianeti che girano lenti e il grembiule e questo gonfio sole con cui parli il tuo passo di Lazarus lo spazio per il mio sangue l’olio che metti ancora nelle ampolle e i soldati al fronte thérèse vorrei coprirti di foglie d’aceto e nuove bende farti sdraiare sulle mie mani tagliate e la terra che gira nella tua pancia mentre ricami sul corpo

*

thérèse sarò il pianeta nero su cui camminerai

non istrascinarmi
sperimentami
non celebrarmi
trémami

*

chorus:

e perché stai lontana?
e ti nascondi ai tempi?
e non posso nutrirti?
e non posso mangiarti?

guarda la linea che esce fuori per tutta la terra
abbasserei li cieli
per tenerti in questa selva
e mangiare con te briciole di pane

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2 Responses to da: Thérèse (HC2738B)

  1. Anna il 13 ottobre 2004 alle 19:59

    Brava.

  2. brunella antomarini il 15 ottobre 2004 alle 10:21

    florinda,
    ci siamo conosciute alla presentazione del libro di paola febbraro. ma che belli questi versi. straordinari! c’è una versione di carta?
    spero che ci vedremo presto
    un abbraccio
    brunella



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