Mikrokosmos

due poesie di Edoardo Sanguinetisanguineti.jpg

Radiosonetto

il mio libro sei tu, mio vecchio amore:
ti ho letto le tue vertebre, la pelle
dei tuoi polsi: ho tradotto anche il fragore
dei tuoi sbadigli: dentro le tue ascelle

ho inciso il mio minidiario: il calore
del tuo ombelico è un tuo glossario: nelle
xilografie delle tue rughe è il cuore
dei tuoi troppi alfabeti: alle mammelle

dei tuoi brevi capitoli ho affidato,
mia bibbia, le mie dediche patetiche:
questo solo sonetto, io l’ho copiato

dalla tua gola, adesso: e ho decifrato
la tua vagina, le tue arterie ermetiche,
gli indici tuoi, e il tuo fiele, e il tuo fiato:

Identikit

mi autoproduco, fragile, mi clono,
stacco me da me stesso, e a me mi dono:

mi autodigitalizzo, ologrammatico,
replicandomi in toto, svelto e pratico:

mi automaschero e, assai plasticamente,
sindonizzo il mio corpo, e la mia mente:

mi autoregistro, ormai, se mi iconizzo,
cromocifrato in spettro – e mi ironizzo:

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da Mikrokosmos. Poesie 1951-2004, a cura di Erminio Risso, Feltrinelli, 2004.

Ringrazio Edoardo Sanguineti per l’autorizzazione (T. S.).

  7 comments for “Mikrokosmos

  1. Dario Voltolini
    12 ottobre 2004 at 22:06

    Chissà, Tiziano, se questo può essere il luogo di un confronto tra noi, pubblico ma anche un po’ nascosto (qui, nei commenti), non tanto su Sanguineti e sulla sua poesia, quanto su come cambiano le prospettive di lettura col passare degli anni. In altre parole, a me queste cose non dicono più niente, eppure mi dicevano molte cose.

  2. gabriella fuschini
    13 ottobre 2004 at 00:42

    Perdona la mia intromissione ma mi hai incuriosita Dario, qual è il cambio di prospettiva e perché non ti dicono più niente?

  3. andrea barbieri
    13 ottobre 2004 at 11:06

    So che non è poesia e forse non può essere paragonata, ma se mi chiedessero un esempio di qualcosa che “dice” molto risponderei “Le prove 8” di Antonio Moresco apparso su Fernandel n. 50. Secondo me è un testo straordinario, vorrei che lo leggessero in tanti.

  4. 13 ottobre 2004 at 12:00

    Non le avevo mai lette, queste due di Sanguineti. Devo dire che la prima, in particolare, la trovo stupenda. Anch’io, come Gabrielska, sarei curioso di sapere dal mitico Dario perchè queste cose non gli dicono più niente. (Chiarifico che di Sanguineti non ho letto molto). Grazie.

  5. 13 ottobre 2004 at 14:39

    Caro Franz,
    queste cose non le avevi mai lette perché erano semi-inedite prima della recentissima pubblicazione dell’antologia personale “Mikrokosmos” nell’Universale Economica Feltrinelli. Si tratta di due poesie che ho tratto volutamente dalle ultime pagine, ossia da testi degli ultimi anni.

    Il caratteristico verso lungo sanguinetiano, che lo ha accompagnato per tutta la vita, non può essere riprodotto qui per motivi di impaginazione informatica. Altrimenti avrei aggiunto alcune poesie tratte dalla raccolta-sezione “Cose” (1996-2001), per esempio la n. 24 (quella che inizia così: “la mia virtù fu la spudoratezza:”). Facciamo così, Dario: leggi anche qualcuna di quelle e poi ne riparliamo?

    Per Andrea: immagino che Antonio Moresco pubblicherà il testo che menzioni fra qualche settimana anche su Nazione Indiana.

  6. andrea raos
    13 ottobre 2004 at 15:04

    la maestria tecnica di sanguineti mi lascia sempre, da sempre, a bocca aperta. ma il suo è un lavoro che ormai si puo’ – si deve – storicizzare. per quel che vale la mia opinione, mi sembra che da anni – da decenni – sanguineti non produca nulla di paragonabile a quello che faceva negli anni 60 (salverei forse il “novissimum testamentum”, alcune ballate). in particolare: l’altra sera, alla radio, ho risentito per caso, dopo non so quanto, “laborintus II”, con berio. ero quasi commosso: la libertà, la gioia, l’apertura sul mondo, la coscienza dell’antico/desiderio del nuovo… (qualche anno fa ho sentito in concerto il suo “travestimento” da lucrezio, messo in musica da non ricordo chi (appunto…) e c’era da mettersi a piangere…). ed è questo che resterà, per me, di sanguineti – perlomeno è cio’ che per me ha contato: i giochini anagrammatici, i sonetti palindromi e non so che altro, sempre secondo me, molto meno. basta leggere le poesie di florinda fusco, casualmente postate qui accanto, per vedere quanto queste di e.s. siano – scusandomi per il piatto storicismo – “superate” (e sulla loro “novità” o “unicità”, ci si potrebbe decidere a leggere emilio villa, edoardo cacciatore o adriano spatola, per fare solo qualche esempio). quasi mi dispiace, perché per la poesia di sanguineti (la persona non la conosco, l’ho incontrato una volta, niente di più) provo un affetto sincero.

  7. dario voltolini
    13 ottobre 2004 at 22:57

    Sì, Tiziano, farò così, hai ragione.

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