Le scimmie… (5)

di Dario Voltolini

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e non mi ricordo affatto di quella volta
che ti sei fermato di notte a fare il bancomat
di duecentomilalire
proprio non me la ricordo
e tu non mi hai mai più detto
né chiesto
niente
la scala sale obliqua dal cortile
sotto la luce del lampione sulla porta dell’ingresso
è notte nera
notte di nebbie
la compagnia del sole
è già perduta da sette ore
nell’inverno la ghiaia è arida
sulla strada in pendenza
nell’estate diventa polverosa
avvolgendo di polvere la macchina che parcheggia
la cena in casa si è prolungata
in chiacchiere
quello più giovane esce per fumare una sigaretta
nell’aria fresca attorno alla villa
le ombre sono tutte sfumate dalla nebbia
lunghe risonanze dall’interno della villa
la lampada lo illumina in pieno viso
domani pomeriggio sarà partito da qualche ora
le autostrade del viaggio sono scure
per i primi duecento chilometri
domani sera farà una sosta
in un albergo dall’insegna di neon blu
poserà la valigia e le borse piene
sul letto della stanza al secondo piano
l’albergo è in campagna
vicino a un canale
dalla finestra si vede un’autorimessa
si vede anche un pezzo di cielo
e il campanile del paese vicino
nella sala ristorante dell’albergo
gli serviranno un risotto troppo al dente
per non dire crudo
nella sala del palazzo milanese
un giorno di maggio
fiori secchi fiori finti
le tue figlie una che non si sposa l’altra che convive
con un balordo in una specie di magazzino
un cretino
che ha una moglie in un’altra città
a cui torna sempre
tutto sommato per fortuna così si toglie un po’ di torno
un bastardo che si fa le ragazzine
e a te ti tiene come una schiavetta
figlia mia ti spaccherei le ossa
ti penso in quel magazzino
mentre aspetti quel figlio di puttana
che non viene e nemmeno ti richiama
la moglie sentirebbe