Il presepe in una cozza

23 dicembre 2004
Pubblicato da

di Aldo Nove

presepcozza.jpgNon avevo mai riflettuto sul fatto che l’opposto di “consumatore” è “conservatore”, in uno psichedelico cozzo di campi semantici con conseguenti, oscene effrazioni ideologiche. Del resto, è anche un fatto d’identità: “La Coop sei tu: Chi può darti di più?”. Ma parlando di presepi, all’identità tutto sommato massificante delle statutette della Coop il mondo della Rete sa dispiegare tutto lo spettro che l’attuale ontologia dei consumi ci permette di godere e finalmente di essere.

www.glamouronline ci informa del presepe più figo dell’anno, quello allestito al museo delle cere di Madame Tussaud, con i coniugi Beckham che fanno Gesù e Maria, Blair, Bush e il duca di Edimburgo che fanno la parte dei Re Magi, Hugh Grant e Samuel L. Jackson sono i pastorelli mentre Kilye Minogue è un angioletto oltremodo sexy. Manca Berlusconi, che probabilmente fa direttamente Dio ed è quindi invisibile e sovra tutto sta e discetta.

Scendendo sul piano della realtà nostra fatta di acquisti e gioia immediata (da consumo), il sobrio e concreto eBay offre uno stupendo presepe portatile costituito da un tronco cavo d’albero all’interno del quale ci stanno Gesù, Giuseppe e Maria. Il prezzo d’asta è di soli sei euro.

Quella dei presepi portatili è un’ottima soluzione alle esigenze dell’uomo e della donna moderni. Finito il tempo dei telefoni fissi (o “stanziali”, come si dice oggi), ciascuno porta il proprio telefono con sé oppure, letteralmente, lo indossa, e lo stesso succede anche con il presepe, come nel caso del comodissimo “minipresepe” (20 euro) proposto da www.naturalgarden.com, alto 12 cm. E da tenere comodamente nella tasca della giacca, assieme al palmare.

Anche se il premio al presepe più portatile dell’anno va probabilmente al maestro Raffaele Tiscione di Napoli, che realizza presepi portatili di soli 3 cm e costruiti all’interno di una cozza (su www.presepiinminiatura.it).

Bello ma delicato da maneggiare è il presepe di vetro dentro palla di vetro soffiato con decorazioni in oro, ha un diametro di 8 cm. E costa solo 5,50 euro su www.regalicuriosi.com.

I più raffinati e tradizionalisti seguaci del presepe di dimensioni standard potranno invece godere quest’anno di tutta una serie di optional irrinunciabili, ad esempio il “variatore di luci in dissolvenza” (si compra su www.filcos.com) che altro non è che un impianto dotato di lampadine blu gialle e bianche che si accendono e spengono a seconda dell’ora del giorno del vostro presepe, consentendo tra l’altro ai più frettolosi di consumare la settimana santa nel giro di pochi minuti, come in un disco a 78 giri o in una pellicola d’inizio Novecento.

www.sottocoperta.net ci consiglia invece come costruirci un presepe con i mattoncini del Lego, utilizzando come possibili varianti ai personaggi della natività cristiana i gloriosi giocatori del Subbuteo (anche se la Madonna crea qualche problema d’allestimento).

Svariati sono i libri che ci spiegano come si costruiscono i presepi con la carta (uno su tutti: Natale in origami, di Luigi Leonardi e Enzo Riuscitti, euro 15), meno quelli che ci calano nell’arte del presepio fatto di pasta salata (un titolo tra tutti: L’abc della pasta salata, di Patrizia Premoli, sempre 15 euro).

Personalmente, il presepe mi riporta indietro di trent’anni, quando all’ultimo momento ci si accorgeva che “bisognava fare il presepe” e lo si improvvisava nel modi più disparati. Mi piaceva, differentemente dai miei genitori, un presepe fantasioso e ricco di contaminazioni. E quindi, sul tappeto di muschio strappati dal muro del vicino di casa e attorno alla capanna comperata per seimila lire nella bottega della parrocchia, ci mettevo i soldatini atlantic e i tirannosauri in plastica, le riproduzioni di Topolino del formaggino Mio e usavo gli smarties come pietre decorative (da bambino pensavo che essendo il natale magico anche le pietre fosssero magiche nel luogo dove si è compiuto, quindi era normale che avessero il cioccolato dentro).

Ma i miei genitori non apprezzavano i miei sforzi di fantasia e buttavano via tutto. “Il presepe lo facciamo l’anno prossimo, quando sarai diventato normale come tutti gli altri bambini”. Dopo qualche anno ho lasciato perdere. Niente più presepi. Niente più infanzia. Niente più “normalità”. Specialmente quest’ultima. Che non ho mai capito cosa sia. Esiste, un “presepe normale”?

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Pubblicato su l’Unità, 20 dicembre 2004.

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