Una storia di famiglia

di Jean-Pierre Ohl

traduzione di Francesca Spinelli

Ad alcuni la lettura del Giro del mondo in ottanta giorni dà voglia di fare il giro del mondo. Ad altri di leggere tutto Jules Verne. La mia famiglia appartiene piuttosto alla seconda categoria; e quando ero piccolo avevo a disposizione due agenzie di viaggio… voglio dire: due biblioteche.
La prima, quella ufficiale, abituale: era la biblioteca di mio padre. Scott, Verne, Conan Doyle, una collezione quasi completa del “Masque”; ancora oggi ne associo il giallo un po’ marcio al colore delle foglie arrotolate che mio padre metteva nella sua tabacchiera. Mio padre: uomo scrupoloso, responsabile; ma ciò non gli impediva, una volta tornato da lavoro, di appendere scrupoli e responsabilità all’attaccapanni dell’ingresso e di abbandonarsi alle profondità della sua poltrona di vimini, come altri si abbandonano ai pullman di linea.
Io giocavo dietro la poltrona; di lui vedevo solo il fumo della pipa, e mi sembrava che un’equazione segreta legasse quelle spirali alla sua intensa attività di lettore; come se i libri e il tabacco nero finemente tagliato entrassero nella composizione di uno stupefacente noto solo a lui. Mio padre era capacissimo di leggere lo stesso libro tre volte in un anno. Il libro non contava; quello che contava era leggere. «Non importa il flacone…» ha detto qualcuno. «Datemi un cicchetto», ha detto un altro, «purché faccia dodici gradi e mezzo».
A cosa pensava mio padre quel mattino del 6 dicembre 1991, sulle strisce pedonali dell’Avenue Barthou? – perché per niente al mondo quell’uomo responsabile avrebbe attraversato fuori dalle strisce. A cosa pensava così assorto, così assorto da non sentire lo stridio delle gomme di quell’irresponsabile che lo avrebbe investito? A Boileau e Narcejac – «L’amavate troppo, vero?» –, a Sherlock Holmes – «Venga, Waston, si trama ancora qualcosa!» –, alla morte di Turenne, o forse a niente. È detta distrazione, dal latino distrahere, “tirare in sensi diversi”, “ separare una parte dal tutto”. Spesso ce ne dimentichiamo, ma “distrarsi” è un’attività talmente seria, talmente coinvolgente, che può costare la vita.
La seconda biblioteca: quella di mio fratello. L’inferno. Due reggilibri – una bambola di cera alla Lewis Carrol e una testa di morto – a mo’ di cerberi. Al centro, i dannati: Lautréamont, Artaud, Céline, Dostojevskij, Rigaut, Lowry, Gombrowicz. E da qualche parte, dietro uno scaffale – mai lo stesso, proprio per confondere le tracce – una di quelle bottiglie di Johnny Walker comperate di contrabbando da Nini e che portavo nella mia cartella. Mio fratello si grattava la ferita della disperazione; gli serviva un buon disinfettante.
A cosa pensava mio fratello il 21 gennaio del 1973, quando ha deciso di grattarsi sul serio con le unghie listate a lutto del Signor Gilette? A Lolita – «la punta della lingua compie un percorso di tre passi»? A Ferdydurke – «Slowacki era un gran poeta». Alla morte di Luigi XVI? O forse a niente.
Potrei domandarglielo. C’è ancora, mio fratello. È uscito appena in tempo dalla sua stanza; uno studente di medicina reazionario ha stretto la sua disperazione col cinturone del mio costume da cow-boy. Da allora ha scritto dei libri. Dal libraio, per esempio – ecco! L’ho appena sistemato sullo scaffale della libreria… è quella che si chiama una storia di famiglia.

23 Commenti

  1. Qui ci siamo, lieber Franz. (Bella e riuscita, in particolare, l’ellissi intorno al padre.)
    Perciò mi sbilancio: a occhio e croce credo di preferire – letterariamente parlando – questo Forlani qui, come pure quello delle ancora troppo poco note “Metromorphoses”, all’istrione ‘napuletane’ che venerdì prossimo a Bolzano salirà sul palco dello slam poetry locale. Ciò non toglie che non veda l’ora di assistere alla tua pubblica enunciazione.
    Bis bald, StZ

  2. Ops!
    Credo di aver preso un granchio, almeno in parte, perché il titolo, in mancanza di corsivi, non è chiaro, ma ambiguo: il pezzo è di J.P. Ohl, non una tua finzione sul medesimo!?
    Comunque il mio giudizio non cambia; questa traduzione di per sé è una buona scelta.

  3. nella generale euforia indianesca: evviva FF, in tutte le sue fogge: partenopeo commediante con maschera di pulcinella, schioppo, mandolino e gran pizza pendente da medaglione al collo; raffinato dandy, con panciotto baudeleriano, anice nel bicchiere, e direttore di riviste della rive gauche; poeta di sottoscala e bunker; romanziere con interdizione finanziaria; frequentatore di accordeonisti con mandati di cattura internazionali, Gran maestro specializzato in dilettantismi, e cosi via…

  4. Sì Jan, erano queste le intenzioni mentre tentavo una qualche spiegazione telefonica al furlen… :-)
    e il pezzo è di J.P.Hol.
    Felice di leggervi tutti, vi abbraccio.
    ps
    Andrea, il mio preferito è il poeta di sottoscala e bunker!

  5. Carissimo Jan grazie per aver interpretato il pensiero, ma credo di aver fatto tre o quattro tentativi a vuoto ieri, compreso l’invio on line della mia password.
    (Come fare per aggiungere il nome della traduttrice Francesca Spinelli?)
    saluti a tutti
    effeffe

  6. “romanziere con interdizione finanziaria” è bella.
    Gabriella, ma tu sei Gabriella quella che dovevo salutare a Milano insieme a un po’ di gente ma il giorno prima mi sono ammalato?

  7. Franzisko, porta i Sud mi raccomando (ti ho sistemato il nome del traduttore, o almeno dovrei…)

  8. @ titonco
    yes, quando si era organizzato al teatro i forse giornalismo e verità… cmq sono gabriella fuschini, un saluto. :-)

    Ora che il pezzo è pubblicato per bene: bel racconto.

    @ iglesia
    baci ricambiati

  9. Volevo segnalare all’attenzione di N.A. che è in libreria la ristampa de “Il branco” di Andrea Carraro (cioè io) con una bella postfazione di filippo la porta. Scusate l’intrusione. Saluti.

  10. N.A.?
    E perché “Carraro” maiuscolo e “la porta” minuscolo?
    A proposito di “Sud”, quelli di Dante e Descartes mica si degnano di farsi vivi e/o spedirmi il materiale richiesto, nonostante gli abbia scritto già due volte. Perché? Ritmi partenopei o carenza di organico?
    Grazie di aver messo a posto i ‘credits’ del pezzo, Andrea, così è tutto più chiaro.

  11. Nazione Indiana è diventato illeggibile, brutto da vedere e frequentato da gente davvero molto noiosa. Mi spiace dirlo ma è proprio così. NI non suscita più nessun interesse all’infuori dei quattro gatti rimasti a scriverci banalità quotidiane.

  12. Mah, Andrea, se a qualcuno il progetto NI2 non piace, pazienza. Peccato che dispiaccia senza stimoli: per me è molto più interessante Ivan in bacheca che centra un paio di questioni, su cui, oltretutto, si sta già discutendo internamente in NI.

    Ogni volta che leggo “siete brutti, banali e vi date le arie” mi vien da dire che internet è una grande provincia, dove c’è posto per tutti, anche per quattro gatti.

    La discussione segue, d’ufficio, in bacheca.

  13. se se se …
    -una bacheca per gli imbronciati
    -una per le parolacce
    -una per gli inaffidabili
    -una per i troll
    -una per le critiche
    -una per i rimbrotti di jan
    -una per le signore … mi raccomando con lo specchio per rimettere a posto il cappellino e rifarsi il trucco….
    Beh alla fine fareste prima a fare una bacheca per gli articoli e stop;-) e magari cambiate pure nome e la chiamate “Bakeka indiana”.
    Ragazzi lo volete un consiglio (qui e non in bacheca)?
    Rilassatevi una buona volta. State meno in allarme!
    Il vostro blog è bellissimo, ha una storia bella e interessante alle spalle, voi siete intelligenti e in grado di fare cose ottime e originali (ora poi avete anche l’ottimo forlani)… quindi rilassatevi, soffiatevi il naso e mettete via la bacchettina, e incassate anche gli appunti invece di prendere solo appunti sugli inaffidabil ;-)
    georgia

  14. Grazie dei complimenti Georgia!

    Secondo me certe osservazioni sono importanti, hanno delle cose in comune, ma sparse in commenti a post diversi si rischiano di disperdere. Finora il posto più logico è la bacheca, un domani chissà.

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francesco forlani
Vivo e lavoro a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman . Attualmente direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Spettacoli teatrali: Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet, Miss Take. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Métromorphoses, Autoreverse, Blu di Prussia, Manifesto del Comunista Dandy, Le Chat Noir, Manhattan Experiment, 1997 Fuga da New York, edizioni La Camera Verde, Chiunque cerca chiunque, Il peso del Ciao, Parigi, senza passare dal via, Il manifesto del comunista dandy, Peli, Penultimi, Par-delà la forêt. Traduttore dal francese, L'insegnamento dell'ignoranza di Jean-Claude Michéa, Immediatamente di Dominique De Roux