Fronte Sud

Giù per terra

di Paolo Graziano

Una torre è una torre finché sta in piedi, altrimenti è
altezza perduta, polvere e fango, nobiltà che decade.
Ho visto il crollo della prima torre della Domitiana
dietro i vetri dell’auto per ripararmi dalle schegge di
vetro e tristezza proiettate nell’aria come schiaffi senza
autore.
L’ho vista cadere andando su e giù per questa lunga
leccata d’asfalto che non somiglia alla sua origine né
alla sua fine, non alla calma agonia flegrea non al
sereno distacco delle spiagge laziali.
L’ho vista piegarsi come una ballerina sulle ginocchia
sostando sul tumulo basso di Scipione ammucchiato
tra il mare e la chiusa, imbarazzante crocevia della
storia, Africa sconfitta per sbaglio e condotta a questa
costa con la cavezza a chinare la schiena ad aprire le
gambe.
L’ho vista come Gulliver sbattere le spalle a terra in
mezzo al rimescolio dei bagnanti, e c’era intorno
un’aria di festa stranita, lembi di un nastro appena
reciso a svolazzare nel turbine di spinte contrarie, in
quel dies irae di calce e metallo.
Qui la ricostruzione ha la faccia nera della distruzione:
palle di ferro che oscillano, dinamite che esce fuori dai
gangheri. E allora avremmo dovuto far più rumore del
botto, dire che le rovine non liberano il cammino, lo
ingombrano. Ma non ci è bastata la voce.
Dovevano gonfiarsi di vento ardito le Vele a Scampia,
portare questa barca lontano; le Torri della Domitiana
dovevano scrutare il progresso venire dal mare. Sono
venute soltanto le carcasse dei poveri. Dalle spalle,
dalla campagna bruciata: dove nessuno stava guardando.

2 Commenti

  1. “Venerdì 1 agosto si conclude l’abbattimento delle torri di Pinetamare. Ne sono rimaste in piedi tre delle otto che erano state definite “l’ecomostro” di Castel Volturno”.
    è annessa la foto dei martufoni edilizi che crollano.

    si abbattono edifici, simbolicamente.
    quelli più vistosi e sfacciati, perché magari a qualcuno possa sembrare che c’è in atto una qualche lotta, o tipo una vera opposizione, al massacro.
    ma non è così: nessuna lotta, nessun autentico contrasto, solo qualche “finto” abbattimento.
    finto perché è solo una messa in scena che serve come contentino, a mascherare un vuoto di politica e di cultura.
    tanto valeva lasciarli in piedi, gli ecomostri.
    l’abbattimento-simbolo serve perché tutto il resto seguiti come prima, selvaggiamente, sommessamente e senza tregua.
    il territorio è lo specchio di quello che, come paese, non siamo riusciti a diventare.
    è vero per il sud come per il nord.
    e amen.

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francesco forlani
Vivo e lavoro a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman . Attualmente direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Spettacoli teatrali: Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet, Miss Take. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Métromorphoses, Autoreverse, Blu di Prussia, Manifesto del Comunista Dandy, Le Chat Noir, Manhattan Experiment, 1997 Fuga da New York, edizioni La Camera Verde, Chiunque cerca chiunque, Il peso del Ciao, Parigi, senza passare dal via, Il manifesto del comunista dandy, Peli, Penultimi, Par-delà la forêt. , L'estate corsa   Traduttore dal francese, L'insegnamento dell'ignoranza di Jean-Claude Michéa, Immediatamente di Dominique De Roux. Ultimo romanzo pubblicato: L'amico spagnolo
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