Prima della pensione

9 maggio 2006
Pubblicato da

di Thomas Bernhard

dal 4 al 21 maggio

al Teatro Aperto

Traduzione Roberto Menin

Personaggi
ALESSANDRO GENOVESI è Rudolf Höller, presidente del tribunale ed ex-ufficiale delle SS
ELENA RUSSO ARMAN sua sorella Clara
FEDERICA FRACASSI sua sorella Vera

FRANCESCA GAROLLA il testimone Olga
IL PUBBLICO un testimone

Progetto e regia
Renzo Martinelli

Aiuto regia Elena Cerasetti Francesca Garolla
Suono Giuseppe Ielasi
Tecnica Marco Preatoni
Disegno luci Lucio Lucà
Fotografie di scena Andrea Messana, Salvatore Lanteri

Produzione Teatro i
Arredamento in collaborazione con 1380

con il patrocinio di Comune di Milano- Assessorato Cultura e Musei, Provincia di Milano, Forum Austriaco di Cultura a Milano
Si ringrazia A.G.A. Anelli, B&F di Roberto Botti, Lucrezia Pizzetti

Dopo Il teatro è cominciato. Un esercizio per Thomas Bernhard, presentato in apertura di stagione, la compagnia Teatro Aperto continua l’indagine intorno all’autore austriaco con la produzione di Prima della pensione, un dramma definito il più complicato, il più corrosivo, il testo migliore di Bernhard.
Questa “commedia dell’anima tedesca” si svolge tra le claustrofobiche pareti domestiche della famiglia Höller, dove l’ex direttore di un lager e le due sorelle si preparano a celebrare, come ogni anno, il compleanno del defunto Himmler.
La regia sceglie di far incarnare vizi e degenerazioni dei personaggi bernhardiani a maschere non ancora segnate dal tempo, affidando provocatoriamente i ruoli ad attori trentenni.
Siamo di fronte a un panorama confuso ed equivoco. Oggi, in particolare nel nostro Paese, si assiste al cortocircuito dei concetti di tempo ed età. Non ha più senso parlare di uno sviluppo storico lineare, dove generazione si succede a generazione. L’Occidente, non avendo la forza di guardare in faccia il suo passato, non può far altro che essere fatalmente immaturo, vittima e artefice della sindrome di una falsa giovinezza.
Dopo aver dato spazio a voci fuori dal coro, antagonisti, idealisti, eroi, ci ritroviamo per necessità e per scelta a chiamare in causa chi invece del coro è parte e nel coro si nasconde: noi borghesi, noi intolleranti, noi vecchi, noi infantili, noi violenti, noi bugiardi, noi morti.

Quanto in là ci si può spingere affrontando Bernhard?
La lingua di Bernhard è terreno insidioso. Ci avviciniamo con cautela, inadeguatezza, curiosità. Ogni testo è un labirinto, un intero di infinite parti.
La lingua di Bernhard costringe alla concentrazione, al dubbio, al gioco. Incrina con leggerezza il nostro poco sapere.
La lingua di Bernhard chiama, chiede con forza una presenza, un’attenzione. Non ha bisogno di uno spettatore passivo, non si lascia semplicemente fruire. Chiede un’azione, un corpo, una voce. Vuole un pensiero.
Noi prendiamo la sua parola in punta di dita, cerchiamo di farla nostra e interpretarla, per comprenderla. E infine la rimandiamo a chi guarda.
Esiste una sfida da condividere. Da condividere con un pubblico accolto all’interno di una cornice, non più semplice spettatore, ma testimone, di ciò che è accaduto ieri, pochi anni fa, di ciò che accade oggi, di ciò che non si vuole più vedere per non ferirsi ancora. Una bambina sordomuta accompagna il pubblico nel quadro, gli svela le contraddizioni di cui si nutrono i personaggi, figure ormai incapaci di uscire dalla propria ossessione.
Verità e menzogna, autenticità e simulazione, realtà ed esasperazione convivono, si confondono per cogliere infine, oltre la parola, suoni esili, impalpabili e armonie momentanee.
Che altro, ancora? Ah sì, quante maschere, quanta voglia di truccarsi e struccarsi hanno questi personaggi di Bernhard. Quanti volti.
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Ufficio stampa: Chiara Bagalà, 349-6694772 / Sara Fazia Mercadante, 347-0010795
Biglietteria: 02-8323156 – Biglietti: intero 12 / ridotto 10
Teatro i
via Gaudenzio Ferrari 11 – 20123 Milano
info@teatroi.org www.teatroi.org

[Vd. anche questo resoconto di Tiziano Scarpa sulla prima dello spettacolo.]



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