Il giornalismo italiano e l’islam

12 giugno 2006
Pubblicato da

logotipo Razzismi Quotidianiun’inchiesta di Roberto Santoro

Introduzione

Il Foglio, il Giornale, Libero. Tre quotidiani che per rifondare il “Nuovo medio oriente” hanno rispolverato la biblioteca coloniale, stringendo un patto d’acciaio con il cristianesimo rinato in nome della libertà. Sotto l’apparente imparzialità, e uno stile accattivante, i giornalisti italiani nascondono il consueto pregiudizio politico sull’Islam: siccome ne scrivono, pensano di conoscerlo davvero.
Gli stereotipi sul mondo arabo e musulmano appaiono anche nei giornali liberal e di sinistra. Il nostro obiettivo, dunque, sarà fare chiarezza: da una parte all’altra dello schieramento politico e culturale. Partecipate al dibattito per scoprire quali sono i loro – e i nostri – pregiudizi. Il metodo è la rassegna-stampa, le ricerche di archivio. Come diceva il vecchio Missiroli: “In Italia niente è più inedito dell’edito”

Prima puntata

Il giornalismo cazzuto

Muovo dall’assunto che l’Oriente non sia un’entità naturale data, qualcosa che semplicemente c’è, così come non lo è l’Occidente.
Edward W. Said

Secondo Trey Parker e Matt Stone, i creatori di “South Park”, i cazzoni sono quei bravi ragazzi americani, svitati e un po’ guasconi, che gonfiano le palle quando c’è da espandere la democrazia. I cazzoni si fottono le “fighette” del pacifismo globale che se la fanno con quei “rotti in culo” di terroristi islamici e dittatori come il nord-coreano Kim Jong-il.[1]

Al giornalismo italiano piace essere cazzone. Per i cazzoni è essenziale democratizzare il medio oriente seguendo il collaudato schema della Liberazione: un nuovo sbarco Alleato per sconfiggere il nazismo islamico, uguale a quello che salvò l’Europa da Hitler. Questi giornalisti sostengono di esprimere tesi scomode, “scorrette”: siamo in guerra, la Quarta Guerra mondiale. Se non la vinciamo, entro vent’anni la penisola europea diventerà una colonia dell’Islam e i liberal che oggi frignano in difesa del multiculturalismo piangeranno con le mani mozzate.

L’idea che affermazioni del genere siano più autentiche rispetto al pensiero comune, bollato come inetto e rinunciatario, è diventata a sua volta una rappresentazione convenzionale.

Il giornalismo cazzuto si arroga il compito di dire la verità, ma proprio tutta la verità sull’Islam, il peggiore rivale della civiltà occidentale e quindi italiana. Questo temibile avversario va combattuto con un fervore da Crociata democratica, nel quale convergono l’antifascismo e l’anticomunismo militante, la retorica cristiana e le più ardite teorie postmoderne. Un tuffo a occhi chiusi nella Storia, insomma, un salto quantico che dal 1096 porta dritto all’11 settembre.

L’idea di una civilizzazione delle barbarie islamiche non ha niente di rivoluzionario. Appartiene al sostrato della cultura atlantica ed europea, a quella endemica dose di razzismo che si conserva in ognuno di noi.

Gli islamici sono nani morali, devono crescere politicamente, non è detto che ce la faranno, ma di sicuro non ci riusciranno da soli. E se qualche fighetta prova a correggere il tiro, riaprendo il discorso sull’Islam da una prospettiva che non sia quella dello “scontro di civiltà” o della riforma del mondo arabo e musulmano, i guardiani dell’ortodossia tuonano sconcertati, indignati che qualcuno possa metterli in discussione.

Questa introduzione “preventiva” non è una critica alle anime sagaci del giornalismo cazzone. Siamo tutti contro i tagliagole che hanno decapitato Nick Berg, contro le stragi di civili in Iraq, contro duci e ducetti mangiasemiti come il presidente iraniano Ahmadi-Nejad. È vero che la guerra in Afghanistan ha liberato Kabul da un regime iperarcaico, e che la successiva invasione dell’Iraq ha spodestato un tiranno, inaugurando una costituente democratica sotto i colpi della guerra civile.

Ma lo scopo della nostra ricerca non sarà di provare se Enduring Freedom e Iraqi Freedom sono state l’inizio di “un incremento potenzialmente rivoluzionario di pace e libertà nel medio oriente”, come ha scritto Giuliano Ferrara.[2] Non giudicheremo se la guerra è stata “la cosa giusta”, ma come è stata raccontata dalla stampa. Con quali tecniche, e da quale punto di vista, i giornalisti italiani pensano di riformare l’islam.

NOTE
1. Trey Parker e Matt Stone, Team America, Usa 2004. Gli autori di South Park e Team America sono l’ala creativa dei libertari americani. Sono critici beffardi dell’idealismo atlantico in politica estera, perché, come spiega Ed Crane, fondatore del prestigioso Cato Institute: “è già molto faticoso mantenere una società libera in casa, figuriamoci all’estero dove incontriamo culture di cui non sappiamo nulla”, in Christian Rocca, Libertari del Cato Institute contro tutti, il Foglio, 7 dicembre 2005. Il bersaglio preferito di Parker e Stone è la “gilda” degli attori hollywoodiani ostili alla Casa Bianca di Bush. Nel giugno del 2005, Sean Penn ha visitato Teheran incontrando il nipote dell’ayatollah Khomeini. Penn è la classica “fighetta” che se la fa con “i rotti in culo”. Cfr. Stefano Pistolini, Leggere Sean Penn a Teheran, il Foglio, 3 settembre 2005
2. Giuliano Ferrara, Una guerra vinta. Punto, il Foglio, 17 dicembre 2005

segue – leggi la seconda puntata

19 Responses to Il giornalismo italiano e l’islam

  1. tashtego il 12 giugno 2006 alle 14:14

    Purtroppo la questione è molto complicata.
    Non basta prendersela giustamente col giornalismo cazzuto, come sicuramente Santoro sa bene.
    Si tratta di semplificazioni di destra, alle quali sarebbe bene non opporre semplificazioni di sinistra.
    Personalmente sono all’antica e penso, paro paro, che la religione sia l’oppio dei popoli.
    Esistono droghe più o meno pesanti.
    L’Islam è una droga pesante, invade tutto lo spazio vitale del credente, non lascia scampo ad alcunché di civile, cioè a quel territorio della tolleranza che, messo in comune, costituisce la base di ogni società degna di questo nome.
    Naturalmente il cristianesimo in passato ha fatto lo stesso e attualmente si percepisce una certa qual nostalgia per quei bei tempi.
    Si tratta quindi di religioni monoteiste, per loro stessa natura tendenti alla totalizzazione dello spazio privato/spirituale di credenti e non.
    Certamente non c’è da stare allegri se l’Europa viene di nuovo lentamente invasa da milioni di individui che non sanno nemmeno cos’è l’Illuminismo, che non fanno differenza tra stato laico e dettato religioso, che impongono alla donna comportamenti medievali, eccetera.
    Il problema esiste: la battaglia per laicità e pluralismo non è ancora finita e già all’orizzonte si profilano schiere di credenti intransigenti, per i quali l’ultimo filosofo occidentale degno di essere studiato è stato Aristotele (testuale).
    La cosa mi preoccupa, in quanto non credente, sotto due diversi aspetti:
    1) l’implementazione dell’integralismo cristiano e la sua saldatura con gli strati più reazionari delle società cosiddette occidentali;
    2) la conseguente tendenza alla chiusura a riccio del nostro spazio sociale, già abbastanza ristretto.
    La crisi terminale dell’Islam così come oggi è concepito durerà decenni e provocherà danni molto ingenti ovunque, ma provare a risolverla innestando con la forza la democrazia in sistemi ideologici che le sono avulsi può fare solo il gioco dell’estremismo islamico.
    Tuttavia si tratta un’altra partita, ben più subdola, che riguarda l’appropriazione e il controllo delle ultime fonti energetiche del pianeta.
    Il punto è lì.
    Il giornalismo cazzuto non fa che difendere il livello di vita raggiunto in Occidente, in fondo facendo solo gli interessi del capitalismo multinazionale et globalizzato.
    Tra questi interessi c’è anche una buona dosa di de-secolarizzazione della società, per ottenerne il consenso per le azioni democrtizzanti e anti-islamiche a venire, interne ed esterne.
    Eccetera.
    “Loro” la definizione di Marx non l’hanno dimenticata.
    Sanno che è esatta.

  2. marco v il 12 giugno 2006 alle 16:58

    … coloro che credono bisogna rispondere al fuoco col fuoco tra vent’anni saranno dimenticati e/o biasimati. E’ un razzismo subculturale. Non siamo di fronte a fenomeni immigratori o emigratori: come è stato spiegato a tutti coloro che avevano voglia di ascoltare, stiamo vivendo una nuova era MIGRATORIA. La migrazione cambierà per sempre la geografia umana dell’Europa, e ad una velocità inusitata rispetto ad altri eventi simili dei millenni passati (a causa, ovvio, dell’evoluzione dei mezzi di trasporto e conoscenza).
    Dunque, gli integralismi occidentali e islamici si specchiano fedelmente l’uno nell’altro, poiché ciò che li muove è la puerile rabbia impotente di fronte all’inevitabile che ci aspetta e che coloro che hanno scarsa fantasia – non riuscendo a immaginarla – non riescono neppure a sopportare.
    Spaventa ciò che non si conosce. Qualunque cosa sarà l’Europa del 2050, non sarà occidentale così come oggi, e non sarà islamica così come certuni temono potrebbe essere domani. Mischiando i due colori, ne verrà fuori qualcosa di completamente diverso, inedito, né buono né cattivo, né giusto né sbagliato. Semplicemente nuovo e che in un certo senso già ci esclude. E’ l’insopportabile arroganza dell’Uomo che stimola certe violenze: il presentimento della propria vacuità e inutilità (che cazzo serve il dialetto padano di fronte a tutto questo? Nulla! Ma io, padano, non sono mica nulla, non voglio esserlo, quindi “viva il dialetto padano!”) caccia fuori gli istinti peggiori. Son gente, come il klux klux klan, i terroristi di ogni genere e ideologia, che nasce sconfitta e, allora, vive della soddisfazione di portar con sé all’inferno qualcuno degli “altri”. Io sono ottimista: sulla religione ha già vinto la politica (cuius regio eius religio) sulla quale ha vinto l’economia. Parafrasando i vecchi liberali: “Dove passeranno le merci non passeranno i kamikaze”. Dando opportunità, a più persone possibile, verrà fuori la voglia di consumare in pace la propria esistenza, senza guerre. La pinguetudine vincerà. Vincerà il morbido atterraggio. Ricordate “La vita agra” di Bianciardi? Il protagonista arriva a Milano per compiere un attentato al Pirellone. Ce l’ha col sistema, ma il sistema è moolto accogliente: gli trova un lavoro in una casa editrice, un’amante… e ben presto si dimentica la ragione per cui era arrivato lì… troppo impegnato a lavorare duro per mantenere quel minimo tenore di vita che non aveva chiesto ma che gradualmente si era impossessato di lui del suo tempo, della sua vita. Quando questo capiterà in massa anche alla comunità islamica, nessuno più sarà disposto ad ammazzarsi: non puoi abbandonare una vita che non è più soltanto TUA ;)

  3. Trespolo il 12 giugno 2006 alle 17:14

    @Marco, mi piace il tuo ottimismo. E ci sta anche un sorriso :-)

    Buona serata. Trespolo.

  4. Marco Saya il 12 giugno 2006 alle 17:36

    il minimo tenore di vita è sceso sotto la soglia di ogni ragionevole e più misera povertà immaginata! La guerra tra poveri è già in atto e i giornalisti cazzuti ne sono i beoti portavoce. i pochi altri tranquillamente salpano gli oceani con i loro luccicanti yatch.

  5. Nick il 12 giugno 2006 alle 17:44

    Beh, ma se l’alternativa al “giornalismo cazzuto” deve essere il grigiore dei giornalisti allineati alle posizione cristallizzate di certa sinistra, viva i giornalisti “cazzuti” (definizione sprezzante, che denota un livello appena appena percettibile di frustrazione nei confronti di chi ha avuto gagliardamente un successo culturale, formando pubbliche opinioni con tesi spesso molto interessanti, perchè libere da condizionamenti culturali del tipo dire una cosa “di sinistra”). Accomunare il Foglio, Il Giornale e Libero è come accomunare la sinistra, D’Alema, i no-global, i centri sociali…cioè un’operazione di una scaltrezza un po’ ingenua. Mi sembra risibile e un po’ facilone, anche il tentativo di liquidare il fatto che i giornalisti in questione sostengano che le loro opinioni siano più veraci ed autentiche di quelle del “pensiero comune”, dicendo che questo fatto è ormai anch’esso una convenzione e quindi omologato. Dalla parte di chi sostiene ciò vi è senza dubbio un certo relativismo culturale. Ho trovato eccezzionale la parte che conclude un commento precedente al mio, che era stato interessante fino all’oppio dei popoli…ma molto di più nel suo finale rocambolesco e fantascientifico, ovvero quando parla del controllo delle risorse energetiche per mantenere l’attuale livello economico da parte dell’occidente con azioni di guerra strategica: se l’occidente fosse così alle strette addirittura nel rifornimento energetico (certo che è alle strette, ma continua a comprarlo il petrolio, non a defraudare paesi più deboli militarmente, tesi vecchissima che non usano più neanche gli scrittori sci-fi) , quale sarebbe la migliore politica estera che le potenze occidentali dovrebbero attuare per difenderlo? Ti suggerisco un Marx d’annata…
    La guerra, aspettate ripeto: LA GUERRA, coloro che sostengono queste tesi, non la prenderanno mai e poi mai in considerazione neanche se gli cadrà un’atomica nel salotto, perchè sono delle anime nobili. Invece chi non possiede un tale dono divino la propone addirittura, un giorno sì e uno no, e con tutti i se e i ma del caso, sul giornale in cui scrive a chiare lettere: che sfacciataggine questo Ferrara! Dobbiamo trovargli un nominiolo che lo qualifichi subito e che non gli permetta di essere magari frainteso e allor più condiviso da qualche superficiale sprovveduto: “Giornalista Cazzuto”.

  6. tashtego il 12 giugno 2006 alle 18:11

    va bene nick.
    come vuoi, nick.
    ribadisco che la battaglia per l’energia è cominciata da un pezzo.
    la vera questione dei prossimi decenni è quella.
    da ateo totale e militante, ribadisco che la religione, paro paro, è l’oppio dei popoli.
    quest’oppio serve ora e ancor più servirà in futuro.
    i giuliani ferrara si limitano a suonare il piffero della reazione: il vero lavoro sporco stavolta lo fanno i preti.
    infatti è ai preti che devotamente er penzatore ciccione si inchina.
    spera che loro riescano dove berlusconi e sodali hanno, per ora, fallito.

    per l’ottimista che intravede a breve termine radiose fusioni di monoteismi dico due cose.
    la prima è che ogni fusione è altamente improbabile: storicamente si sono sempre fusi i politeismi, mentre i monoteismi si sono sempre combattuti all’ultimo sangue: ci sono di mezzo diverse rivelazioni e verità ultime.
    la seconda è che, qualora si fondessero, sarebbero catzi acidi per tutti.
    il futuro dell’Europa nell’era della Migrazione con ogni probabilità è il conflitto.
    sempre più aspro.

  7. Marco Saya il 12 giugno 2006 alle 19:45

    Ho qualche dubbio che la battaglia per l’energia sia cominciata da un pezzo, a parole forse…ma azioni costruttive ancora non ne ho viste, il solito problema dei costi, ma sarà vero che sono così elevati? O è la solita favoletta che giustifica il ricorrere a futili guerre fino al totale esaurimento del greggio? E poi il greggio ha ancora decenni davanti a sè! L’oppio fa comodo per tenere quieti i benpensanti ipocriti e per tenere pingui le tasche delle nostre porpore vesti…, come farebbero poi i rutelli e le palombelle a governare se non avessero l’aiuto delle tuniche viola…? Tutto si mischia nel grigiore di un unico disegno, cerchiamo di vedere delle sfaccettature che,ahimè, non esistono! Esiste il “creare” sempre i buoni e i cattivi, le crociate continuano, noi siamo sempre spettatori inermi, subiamo come nelle dittature sudamericane i prodotti che ci vengono imposti, le veline-oba-oba e il pallone, intanto i problemi si accumulano e distraggono…, domani si vedrà, è un altro giorno, peccato, sempre uguale al precedente!

  8. daniele il 12 giugno 2006 alle 20:58

    FORZA GHANA!!!!!!!!!!!!!!!!

  9. Lucio Angelini il 12 giugno 2006 alle 21:26

    Tashtego, la religione – secondo me – non è tanto l’oppio (ipnotico-analgesico-sedativo) dei popoli, quanto la loro coca (vd. ebbrezza cocainica):-/

  10. georgia il 12 giugno 2006 alle 22:45

    io sinceramente non ho capito quasi nulla del post, a parte la primissima parte, perchè forse c’è un po’ di confusione …
    Ad ogni modo mi sembra di capire che denunci una stampa non proprio carina nei confronti dei paesi arabi o islamici in generale e riporti alcuni passi vergognosi di alcuni giornalacci.
    A me però non fa paura un linguaggio così esplicito, se rimane limitato ai giornalacci d’origine, perchè chiaramente si autosputtana da se, io personalmente non gli offrirei mai un’altra tribuna per farlo circolare, quello che invece mi fa paura, e che andrebbe combattuto dalla controinformazione, è quello che ha lo stesso fine ma viene fatto passare per qualcosa di imparziale e scentifico.
    In questi anni la maggior parte delle notizie dalla stampa araba i giornali occidentali (non conoscendo l’arabo) le hanno spesso prese, tradotte, dall’agenzia Memri (Middle east media research institute) fino a che questo istituto non è stato sputtanato, anche da un articolo di Brian Whitaker sul Guardian nel 2004, articolo che in italia passò del tutto inosservato. Ignorato non solo dalla stampa principale ma anche dai blog e siti che si definivano di sinistra.
    Gli unici a farlo circolare furono alcunii siti movimentisti come informationguerrilla.
    L’altro giorno ero capitata nel sito della LS DI (libertà di stampa diritto all’informazione)
    http://www.lsdi.it/
    E ho trovato la segnalazione di una tesi interessante sul Memri di Leila Zoia (22 anni) discussa all’università di Padova. la tesi è scaricabile dal sito LSDI alla fine del post Costruire il “nemico” manipolando la stampa araba
    http://www.lsdi.it/dossier/memri/index.html
    Se vi interessa nel mio blog avevo segnalato il tutto compreso il il link dell’articolo di Whitaker che potete leggere QUI
    geo

  11. roberto il 13 giugno 2006 alle 09:26

    @nick
    @tash

    “le anime belle”

    Mi proponevo di dare il giusto peso, il valore esatto, a ciò che ho scritto.
    In fondo, ogni volta che scriviamo qualcosa, mentre la scriviamo, appena l’inchiostro si asciuga sulla pagina, le parole sembrano già vecchie e stanche.

    Quindi ha ragione Nick a mettere il dito nella piaga. C’è un conflitto irrisolto, in questa e nelle prossime puntate dell’inchiesta, una partita irrisolta tra le nostre vecchie convinzioni e nuove, presunte, lucenti certezze.

    E’ lo iato tra quello che sento de’ core, de’ panza (de’ sinistra), e quello che vedo di fronte a noi, cioè la forza specifica delle guidelines “cazzute”, che mostrano una fibra e una tenuta teorica assolutamente rispettabile.

    Ma c’è un però, grande quanto Said. E’ lui che infila il tarlo, che mina le sicurezze razionali, che resta lì, duro e pesante come un macigno.

    Mi vengono in mente le (solite) cose che stiamo sentendo in questi giorni sulle squadre africane al campionato del mondo.

    Eccoli, gli eroi sorridenti del calcio ancestrale. Eccola, l’Africa nera e di maniera, la creazione (testuale) delle Stelle Pulite e Dotate, come sottolineano, rispettivamente, quel furbacchione di Beppe Grillo e quella bonazza di Ilaria d’Amico.
    Eccolo, lo stravagante portiere del Ghana.

  12. jan reister il 13 giugno 2006 alle 11:25

    Grazie Georgia della segnalazione della tesi di Leila Zoia.

  13. Andrea Raos il 13 giugno 2006 alle 12:03

    Un’attenta opera di pulizia linguistica sarebbe davvero fondamentale, lo è sempre. Sono molto d’accordo con Santoro quando denuncia l’orientalismo di sinistra, bestia perniciosissima, “pulita” nelle idee, sporchissima nella lingua.

    A questo proposito, ho quasi finito Dies irae di G. Genna.

    a p. 393 un personaggio dice: “C’è un passo dell’opera della cosiddetta età dell’oro della letteratura Tamil, The Lay of the Anklet, che descrive […]”. Nell’età dell’oro, è notorio, la letteratura Tamil era scritta in inglese…

    a p. 632 il narratore dice: “Edith lavorava. Giunse a farla urlare. Urlò. L’abbracciò. Il lento dondolio di due corpi femminili abbracciati, la sapienza preculturale del corpo che viene dalle Antille, un corpo speciale, un corpo specifico, un corpo che tiene in sé gli inizi della specie e quindi allude alla sua fine.”

    C’entra? A me sembra di sì. Perché non si dovrebbero scrivere cose del genere. Queste sono espressioni della “destra mentale” che ci inquina tutti.

    Preciso che non ce l’ho con Genna, il suo romanzo mi sta tutto sommato convincendo, lo prendo ad esempio solo perché l’ho sottomano. Potrei trovare esempî ben peggiori, e penso proprio che lo farò.

    In bocca al lupo a Santoro, spero che troverai i commentatori che meriti (per ora sembra di sì).

  14. claudio il 13 giugno 2006 alle 15:40

    L’idea di monitorare linguaggi e forme dei media italiani riguardo al mondo arabo-islamico mi sembra interessante, così come conoscere il tono della stampa araba sull’Italia e l’Europa in genere. L’obiettivo primario è sempre e comunque uscire da un eurocentrismo che rende (anche involontariamente) miopi se non del tutto ciechi.

  15. tashtego il 13 giugno 2006 alle 17:42

    io a un po’ di euro-centrismo ci terrei, purché non diventi pura miopia, purché si sforzi di capire.
    l’unica cura per il fondamentalismo catto-musulmano sono un certo ateismo e relativismo intransigenti e consci di essere i veri anticorpi della barbarie.

  16. roberto il 14 giugno 2006 alle 09:19

    @raos
    Sul lavoro dedicato alla stampa di sinistra, be’, puoi contarci. Per adesso mi sono stoppato ai “giornalacci” di destra, che comunque vanno letti, giudicati e capiti (o crediamo davvero di sapere sempre tutto, anche quello che non leggiamo e che contestiamo preventivamente?).

    Come dire, ho mirato al bersaglio grosso, alle affermazioni plateali e scioccanti, quelle che non ci vuole certo un genio per demistificarle, e infatti non lo sono.

    Prendiamolo come una sorta di “allenamento”, usiamo il Foglio come un punching-ball, rimettiamo in moto le macchinette interpretative di Said.

    Funzionano ancora? Che cosa hanno di vecchio e inservibile e che cosa, invece, può ancora esserci utile? Poi diamo il benservito alla nostra parte, con i suoi stereotipi più o meno morbidi e apparentemente corretti.

    @tash
    Sul petrolio archivio la dichiarazione di George W. Bush dal buen retiro di Camp David. Udite, udite, gli Stati Uniti stanno combattendo per restituire il greggio agli irakeni. Gli hanno dato un governo, un parlamento, libere elezioni, è ora che gli diano anche un’economia. E’ una vecchia tesi, quella che gli arabi sono incapaci di gestire le loro ricchezze energetiche. Siamo in Iraq per farlo diventare un paese più ricco, non solo più libero e democratico.

    @georgia
    Perfetto l’esempio del Memri: il lavoro di rassegna stampa che avevo in mente è proprio questo.

  17. Baldrus il 14 giugno 2006 alle 12:37

    Però l’affermazione di Tash: “il vero lavoro sporco stavolta lo fanno i preti.
    infatti è ai preti che devotamente er penzatore ciccione si inchina.
    spera che loro riescano dove berlusconi e sodali hanno, per ora, fallito.” è un’affermazione… cazzuta. E’ una generalizzazione gratuita e rozza da Bar Sport, scusa, sai Tash, ma mi esprimo con franchezza, proprio come fai tu. Il prete dove va mia figlia per “L’estate ragazzi” è un uomo bravissimo, che non cerca di far passare nessun linguaggio reazionario ecc. E ne conosco altri. Non è tutto così semplice, così banale, così rassicurante. E l’articolo del cardinale Martini, uscito ieri su Repubblica, dimostra che esiste anche “altro” da Ratzinger e Ruini. Lungi da me un atteggiamento pro-Chiesa, ma le generalizzazioni gratuite le ho sempre trovate insopportabili. Inoltre chiamare in maniera sprezzante una persona con problemi di obesità “ciccione” mi è sempre sembrato razzista, così come uno con una malformazione alla colonna vertebrale “gobbo”, e uno con la sindrome di Down “mongoloide”.
    Chiusa parentesi.

  18. tashtego il 15 giugno 2006 alle 19:37

    va bene baldrus, sono rozzo e razzista.
    l’aggettivo di ciccione per ferrara era più che altro affettuoso.
    lo stimo, non ostante non condivida una virgola dei suoi asserti.
    la giaculatoria che esistono preti e preti è nota, baldrus, ed è pure vera, in linea di massima.
    mi riferisco alle alte gerarchie ecclesiastiche, naturalmente, cioè al blocco di potere che ha portato il pastore tedesco (altro insulto razzista) al soglio pontificio.
    se poi il prete di tua figlia è una “bravissima persona”, che c’entra?
    anche il card. silvestrini, per dire, è una “brava persona” e un cattolico non reazionario.
    probabilmente anche ruini lo è, ma il lavoro che fa non mi piasce, baldrus.

  19. Baldrus il 16 giugno 2006 alle 11:45

    va bene, tashtego, non ho detto che SEI rozzo e razzista, ma che nel commento hai espresso considerazioni di questo tipo. Non ho quindi generalizzato. E se il prete responsabile del centro estivo dove va mia figlia è una persona in gamba, c’entra, perché non ha senso dire genericamente “i preti”; per esempio io ho lavorato per anni in una grande coop dove i sindacalisti erano a) degli imboscati vergognosi b)collusi con l’amministrazione. Però non dico che “i sindacalisti” sono tutti degli imboscati e dei collusi. Per me non è un dettaglio. Sugli epiteti di “ciccione” e “zoppo” e così via, diffusissimi, di uso comune, io la penso così: queste sono persone nate sfortunate, con dei difetti fisici, che sono stati classificati già da piccoli come ciccioni, gobbi ecc. Hanno quindi avuto una doppia sfortuna. Noi, che siamo i progressiti, non dovremmo giudicare gli altri per il loro aspetto fisico ma per le loro idee.



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