La lettura del gas

19 settembre 2007
Pubblicato da

di Marco “P.N.” Mantello

Il mio cane si chiama Schiller
e ha due occhi più rossi
della prima internazionale.
Con i calli sui gomiti sale
e gli tremano le zampe posteriori.

Dentro al bosco, al di là della case
le carcasse degli Schiller precedenti
custodiscono ancora i cuori
di padroni adolescenti.
Il mio cane è cardiopatico e noioso
e gli cadono pure tre denti.

Quando sento gridare il cardillo
entra il ghiaccio e l’orecchio
mi si drizza. Invece il suo
sordo e immobile. E’ una pizza.
Incomincio a raspare il fogliame
vorrei correre ma lui
resta tranquillo. Non ha mai fame

E per questo ho deciso che oggi
mi abbandono nel bosco così
a cercarmi sarà il cane.
Ore e ore finché c’è la luce
e mostrando agli umani che incontra

la sua targa argentata e rotonda
chiamerà sul cellulare
che davvero deve essere triste
una voce che adesso gli dice:
questo numero non esiste.

Il mio cane ha lasciato un’impronta
e due gocce di urina sul tronco
fino a che c’è la luce e lui
sarà stanco e noi
non saremo più cane e padrone
di un valore conforme a ragione.

Sarà raro incontrarci di nuovo
sotto mucchi di legni tagliati
messi tutti alla stessa distanza
o magari nei pressi dei muri
della nostra patetica stanza

coi ritagli di giornale
quelle foto degli Schiller precedenti
che trattengono l’umidità
e nascondono tracce di denti.
*
Ho sposato un ingegnere dell’Alenia
L’altro giorno spedisce mia figlia
a studiare alla ‘Pina Mastai’
strasicuro che il mondo di massa
sia un gran mucchio di ermellini
che divorano la mia carcassa
ogni volta che la vendo ai pellicciai

Ci dovrebbero fare un’inchiesta
sulle scuole cattoliche a Roma.
Tolleranza per i simboli fascisti
attaccati agli zaini e gli occhiali
riflettevano frati trappisti

Nella chiesa di San Bellarmino
si diventa necrologi sui giornali
di marina e fanteria
Cappellani che trincano vino
ora sbarrano le porte dell’ingresso
ti rispondono male in latino.

Fra le macchine accostate sull’arteria
e le croci seppellite sottoterra
recitiamo con la musica nel sangue
le preghiere per la guerra
*
Poco prima di saldare l’apertura
balbettavi di greggi e allupati
e la luce anteriore pareva
quasi accesa e quasi spenta.

Lampeggi
finché un occhio ti diventa vuoto.

Causa dosi del mio sedativo
ti confondo con altre persone
ho perduto già lettere e foto
non ti vedo da quando sei vivo.

Viceversa al funerale di Leone
anche l’anima ha un odore ignoto.
Alle volte la cosa migliore
è arrivare indivisa all’ingresso
magari in moto.

L’individuo concreto scompare
crocefisso di fronte a un altare.
La preghiera del dio si fa dura
procedura per lasciare senza addio
lei diviene del tutto sincera

per il fatto che la devi recitare.

Come un’unica taglia di piedi
con il loro cartellino per il nome
ogni fede pretende conferma
da un principio di disperazione

consolando per logica interna:
quanto più gliene cedi
tanto più si riafferma
come è vero che sei una quaterna

da giocare quando sogni le persone.
*
Nel salotto della casa di montagna
fra San Candido, Piave e Ortisei
un mar rosso tramortito dal bicchiere
si riapriva sul mio labbro superiore
col rossetto misto al sangue degli ebrei.

‘Non credevo che ti fossero tornate’
dico ad Agave togliendo la saliva
dalla foto dove sputo su mio padre.

Due bambini davanti alla porta
a fissarci la viva e la morta
strascuri che siamo le fate.

Pure adesso che preparo il pentolone
la saliva gli risale fino in gola
mani e gambe sono ancora surgelate
l’occhio destro fuma come una pistola
mentre il sedano va incontro alle patate.

Poco prima che finisca la farina
non distinguo più il colore della pasta
dal vigore della fiamma. E quello basta
per ficcarmi nella bocca una linguina.

Pare proprio che siano fratelli.
Quello piccolo si vede il cuore
la sua urgenza sarà confessare
al suo tempo che potrebbe peggiorare
e se un giorno gli capiterà

di fissarsi alla luce del sole
farà in modo di trovare cattiveria
sulle facce della gente demolita
da un ricchissimo mondo interiore.

L’uguaglianza sarà garantita
il cinismo distinto dal male
e il piacere dal senso di colpa.

Una lenta rotazione dello spiedo
renderà la cottura migliore
consentendo di raggiungere la polpa
e scambiarla per natura umana.

Ogni notte, del resto, ti separa dal sole
si difende se qualcuno ti profana
ti comprende quando si è rigenerata
sotto forma di pensiero razionale
di reazione passiva o di fama.

Se hai presente il fratello maggiore
non so come è riuscito a scappare
mentre l’acqua stava quasi per bollire.
Adesso ha cinquant’anni

e lavora a una testata.
La sua era delle grandi divisioni
il fascista, il comunista, il liberale
che cadevano sui campi di calcetto

o all’ingresso della nostra pizzeria.
Con la foto del maratoneta
tavolate di clienti sordomuti
c’è un silenzio più feroce di una preda

e tintinnano i bicchieri dentro al petto
quasi fossero il solo prodotto
che sia in grado di lasciarci quasi nudi
a fissare l’illusione del risotto.
*
E’ per questo che il potere è lievitato
in presenza della puzza di bruciato?

Non si pone il problema
di giudicare se stesso. Esiste già
come pura coerenza agli scopi.

Si ma da dove nasce?
Dal cervello? Dalle cosce?
Dal fratello che alla fine abbiamo lesso
o da quello che era scappato

con quel paio di buffissime calosce?

Anche adesso quando l’hanno intervistato
stesse occhiaie di trent’anni fa
mi ricorda le vetrate della chiesa
dove San Sebastiano fa il lume

(si contorce mano a mano che lo guardi).
Le parole sono cani da difesa
e al di sotto dell’altare scorre un fiume
di vecchiette e di pastori sardi.

Nonostante la calvizie prematura
resta sempre un bellissimo uomo.
Affettuoso, corretto, cordiale
un po’ meglio del regime coreano
meno peggio di chi vive con il mito
di una spiaggia o di un gulag cubano.

Fa piacere vederlo passare
in reception con la gravida consorte
suona lui, domanda lei
se c’è posto per un’altra settimana.

Hanno già preparato la culla
nel salotto della casa di montagna
fra San Candido, Piave e Ortisei.
La parola fine e la parola nulla

sono solo una lista di nomi

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15 Responses to La lettura del gas

  1. Beatrice il 19 settembre 2007 alle 12:06

    Una carrellata di immagini spalancata sulle orbite,
    fatti reali resi più ‘malleabili’ dall’abilità del poeta,
    punte d’ironia affinano i versi.
    Belli!
    ciao
    Bea

  2. Berenice il 19 settembre 2007 alle 12:16

    piace solo ai nomi che finiscono in -ice?

  3. Bice il 19 settembre 2007 alle 12:29

    molto belle!

  4. Alice il 19 settembre 2007 alle 12:31

    Bella scelta il titolo!
    :-)

  5. the O.C. il 19 settembre 2007 alle 13:57

    Marco è uno dei (pochi) poeti ironici, storici e istrionici, in circolazione. Scrive semplice, perché ha qualcosa da dire (e da ricordare).

  6. phonorama il 19 settembre 2007 alle 14:25

    Rispetto a Schiller, perdio

  7. marco mantello il 19 settembre 2007 alle 15:34

    Ciao. In effetti ´P.N.´ non lo so nemmeno io cosa vuol dire. Bisognerebbe chiedere al postatore indiano…..
    Saluti e ringraziamenti a O.C., il suo richiamo alla ´storia´mi fa ovviamente molto piacere.

  8. francesca genti il 19 settembre 2007 alle 18:15

    ciao marco,
    poesie molto belle. anche un po’ misteriose, tipo un lago.
    avevo già letto Rocco ’78, anche quella mi era piaciuta molto.

  9. marco mantello il 19 settembre 2007 alle 18:33

    ciao francesca lo sai che il tuo richiamo al lago mi colpisce, in effetti ho due cani e ci vado alquanto spesso….ultima poesia invero criptica ma si basa su due pagine di proust che mi sono rimaste addosso, dove appunto ci sono la figlia del pianista vinteuil e la sua amante dentro una casa lungo il sentiero-swann, con un ragazzino che fissa la scena di lei che sputa sulla foto del padre. saluti, marco

  10. francesca genti il 19 settembre 2007 alle 19:13

    Sì è criptica, ma non gratuitamente. E anche se non si capisce e se tu non
    la spieghi rimane in piedi, ha la sua bellezza.

  11. marco mantello il 19 settembre 2007 alle 19:39

    Sono felice che produca da sé questo effetto…..E´una delle ultime che ho scritto….

  12. Nunzio Festa il 21 settembre 2007 alle 09:31

    il mio cane Invece
    si chiama m i o
    che significa fregarsi bocca
    e mani su Lecce e dintorni

    come la traversata
    agostina
    e l’agosto della nottata (odierna)

    a proposito
    d’uno spettinato formattare
    le tradizioni

    visto che mai
    avrò il deposito
    d’un cane…

    b!

    Nunzio Festa

  13. fm il 21 settembre 2007 alle 14:53

    Secondo me, stando a quello che di suo ho letto, cioè tutti i testi a varie riprese pubblicati su NI, Marco Mantello possiede, come poeta, la grande qualità/capacità di muoversi e di scrutare tra gli anfratti e le pieghe/piaghe della storia. Mi piacerebbe vederlo all’opera con strutture meno legate a un impianto espressivo di tipo narratologico: forse ne scaturirebbero risultati inaspettati, anche per l’autore (in senso positivo, s’intende). E questo, detto nel più assoluto rispetto della cifra e delle modalità stilistiche che ognuno riconosce come più appropriate e adeguate al suo dire.

    Complimenti, comunque: una scoperta che si fa sempre più interessante.

    fm

  14. marco mantello il 21 settembre 2007 alle 16:17

    fm
    grazie per l´intervento e per i complimenti, personalmente credo molto nelle potenzialitá ´narrative´dei versi e in genere nel ´raccontare´ qualche cosa andando a capo. Delle poesie e poemetti usciti su questo blog, forse ´la stanza delle grida´ rappresenta un´eccezione, rispetto al modo piú o meno ´solito´di scrivere (non tanto nel ritmo, che quello é, quanto per l´assenza di una trama narrativa, di un ´tema´, che nei miei lavori in genere c´é o comuqnue si intravede -spero-). Rifletteró su questo tuo invito a cimentarmi con impianti espressivi ´altri´, forse é una cosa che verrá da sé, negli anni a venire, credo che in poesia il ´cambiare registro´segni in molti casi un cambiamento di personalitá, insomma qualcosa di profondo, ecco, uscire fuori dal proprio ritmo e prendere altre strade. Un caro saluto. Marco

  15. fm il 22 settembre 2007 alle 02:13

    Grazie per la risposta, Marco.

    Quando ho postato il mio commento, all’invito che ti rivolgevo volevo aggiungere qualcosa di molto simile al tuo “forse è una cosa che verrà da sé”. Ti auguro il meglio, con un cordialissimo saluto. A rileggerti.

    fm

    p.s.

    “La stanza delle grida” è un testo eccellente.



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