Intervista a Marina Warners

14 ottobre 2007
Pubblicato da

di Marino Magliani

(Di seguito un’intervista dello scrittore ligure residente in Olanda Marino Magliani a Marina Warners, proprietaria della ormai leggendaria Libreria Bonardi di Amsterdam, che molti lettori e autori di Nazione Indiana conoscono, e che compie in questo mese trent’anni di gloriosa attività a favore della cultura italiana fuori dal nostro paese. Per questo, un augurio e un sincero grazie a Marina. FK)

Qualche notizia sulla leggendaria Bonardi, Marina, come é iniziata trent’anni fa, in quanti ci lavorate, i progetti realizzati e quelli in via di realizzazione. E le difficoltà naturalmente.

Negli anni Settanta Paolo Lombardi e io abbiamo avuto l’idea di creare uno spazio culturale per gli emigrati italiani. In Olanda non si trovavano facilmente libri italiani e così abbiamo pensato di aprire una libreria con l’aiuto di Giovanni Carnevali, un nostro amico libraio di Foligno. Il 10 ottobre 1977 aprimmo in Van Oldenbarneveldtstraat 51, Amsterdam West, la prima libreria italiana dei Paesi Bassi. Cominciammo con mobili e mensole di seconda mano, un telefono e duecento libri nuovi dall’Italia. Eravamo aperti solo il pomeriggio, la mattina si doveva lavorare “sul serio” per poter mantenere noi e la libreria. Non avevamo un capitale di partenza e quindi nemmeno i soldi per la pubblicità. I primi tempi furono veramente duri ma non ci siamo scoraggiati e i risultati si possono vedere: oggi abbiamo infatti una bella collezione di narrativa italiana moderna e classica, libri per l’apprendimento dell’italiano, guide turistiche, libri di cucina, un discreto assortimento di non fiction, letteratura per l’infanzia (di autori italiani s’intende). Inoltre vendiamo libri olandesi che parlano dell’Italia e traduzioni di letteratura italiana in olandese (e viceversa). Paolo è tornato in Italia da ormai più 25 anni, ma negli anni ho ricevuto il sostegno di tante altre persone. Il negozio adesso è situato in una zona più centrale di Amsterdam e ho due collaboratrici fisse, Dafna Fiano e Pinuccia Drago. La cosa che mi sta più a cuore è che la libreria non è soltanto un negozio di libri ma è diventato un punto di riferimento ma per tutti quelli che amano la cultura italiana: incontri con scrittori e attori, presentazioni, gare di traduzione. La nostra clientela è prevalentemente olandese (almeno due terzi). Inoltre possiamo vantarci di aver pubblicato due libri in proprio: cinque anni fa per il 25esimo compleanno della libreria abbiamo pubblicato una piccola antologia bilingue di sonetti italiani attraverso i secoli e il 20 ottobre prossimo, in occasione del nostro trentesimo anniversario, uscirà una nuova raccolta di racconti. È un’antologia bilingue intitolata La mia Olanda – Denkend aan Holland (www.bonardi.nl/attivita.html). Quindici scrittori italiani, che sono stati nostri ospiti in libreria nel corso di questi trent’anni, ci hanno regalato ognuno un pezzo dedicato all’Olanda o ad Amsterdam. La maggior parte di questi contributi è stata scritta espressamente per l’antologia, e la cosa ci riempie di soddisfazione e di gioia.

Quanto viene seguita in Olanda la narrativa e in generale la letteratura italiana?

La narrativa italiana in Olanda viene seguita quasi esclusivamente sulla base delle traduzioni dei romanzi italiani, spesso bestseller, e le loro recensioni.

In un’intervista che hai rilasciato da qualche parte, oltre che di pasta al tartufo, in fatto di gusti, hai parlato della Coscienza di Zeno. E’ davvero per te uno dei libri italiani più importanti ? Non ti chiedo il nome di un contemporaneo perché non credo ti piacciono i giochi della torre, allora consigliaci un autore olandese, che non sia il solito o la solita già stradotti in Italia.

È vero, la Coscienza di Zeno è per me il più bel libro del primo Novecento anche perché è stato il primo romanzo italiano che mi ha fatto ridere. Dei miei tre autori olandesi preferiti è stato tradotto solo un romanzo a testa: Gerrit Krol (La testa millimetrata), Gerard Reve (Il linguaggio dell’amore) e Jeroen Brouwers (Rosso decantato).

Quest’anno ad Amsterdam avete organizzato un laboratorio di scrittura creativa, in lingua italiana, docenti Giulio Mozzi e Giorgio Vasta, gli olandesi ne fanno di cose del genere, che esperienza é stata.

Anche in Olanda ci sono corsi di scrittura creativa, ma a mio parere sono meno frequenti che in Italia. La grossa differenza con l’Italia poi è che tra i docenti non figurano scrittori noti. Qui non esistono equivalenti delle scuole Holden e Omero. L’esperienza con Mozzi e Vasta è stata decisamente positiva ed è stata accolta con grande entusiasmo dai partecipanti che hanno già espresso il desiderio di ripetere l’incontro.

Se una piccola casa editrice ti propone i suoi libri da esporre e vendere…

In genere accettiamo volentieri i libri in deposito, anche da piccole case editrici, ma avvertiamo sempre che venderli sarà un’impresa difficile, perché i nostri clienti vogliono nomi noti. Sono pochi infatti i clienti che si avventurano tra autori sconosciuti.

Un posto a cui sei legata in Italia.

Umbria: Spoleto e Foligno sono la mia seconda casa. Lì ho imparato a conoscere l’Italia e da lì sono arrivati i primi libri per la libreria: i primi anni li trasportavamo in treno con lo zaino e poi sul mio Maggiolino scassato.

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9 Responses to Intervista a Marina Warners

  1. marino il 14 ottobre 2007 alle 22:52

    Grazie Franz, i lettori perdoneranno nelle mie domande un paio di virgole sciagurate e un refuso.
    Un’altra cosa non esatta sta nell’aver sostenuto, io, che ad Amsterdam si é tenuto un corso di scrittura creativa. In realtà i docenti preferirono chiamarlo un laboratorio di scrittura narrativa al Nord.
    Per ultimo, rinnovo un augurio e un grazie a Marina, a Dafna e Pinuccia.

  2. véronique vergé il 15 ottobre 2007 alle 08:05

    Trovo molto interessante l’articolo, perché parla di un mestiere magnifico: essere libraio. Adoro l’ambiente delle piccole libraie: posso parlare con il libraio. Odio la Fnac( è utile, lo so). Non capisco quando un libraia propone altri articoli, per esempio forniture.
    Amo molto La torre di Babele, anche se non vado spesso a Parigi, perché è una libraia dedicata alla letteratura italiana.
    A volte lavorare in una libraia mi tenta molto.

  3. gianni biondillo il 15 ottobre 2007 alle 10:55

    Incrociai fugacemente a una fiera del libro di Torino, Marina. Feci solo in tempo ad inchinarmi di fronte a tanto amore per le nostre patrie lettere.
    Spero di incontrarla di nuovo, sarà per me un immenso piacere.

  4. alessandra il 15 ottobre 2007 alle 11:28

    Se la libreria Bonardi dovesse scegliere una frase per presentarsi, io suggerirei questa: l’unica libreria in cui grandi e piccole case editrici hanno lo stesso spazio sullo scaffale.

  5. dege il 17 ottobre 2007 alle 20:14

    ci sono centinaia di corsi di scrittura creativa, ma non c’è un solo corso per librai intelligenti. ah, quanti “smerciatori di libri” dovrebbero andare a lezione da Marina d’Olanda, la Sylvia Beach dei nostri tempi…

  6. Damiano il 17 ottobre 2007 alle 22:25

    La Libreria Bonardi è un paradiso, di quelli in estinzione. E Marina una lettrice di prima classe. Chiunque dovrebbe fare una visita alla Bonardi se passa per Amsterdam… almeno per vedere tanti titoli di piccole (e grandi) case editrici spesso difficili da trovare in Italia e respirare un po’ di “aria” sana. Sono sicuro che la serata dedicata ai 30 di esistenza sarà un gran piacere. Auguro a Marina altri 100 anni di piacevole lettura e alla Bonardi altri 1000 anni di esistenza… e allo stesso tempo dedico anche un pensierino a Tineke.

  7. Alessandra Galetta October 2007 il 19 ottobre 2007 alle 11:43

    […] domani sera ,ad Amsterdam, c’è questa festa. Un’intervista a Marina Warners si può leggere qui. Nei commenti un certo Dege scrive: ci sono centinaia di corsi di scrittura creativa, ma non c’è […]

  8. […] può essere uno stimolo a resistenze titaniche. Come quella di Marina Warners, per esempio, che da trentanni gestisce l’unica libreria italiana in Olanda. La libreria […]



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